On the other side of the screen, it all looks so easy

Energia

Considerazioni sparse sul black out (da uno che dormiva, e se l’è perso):

1. Importare un quarto del fabbisogno energetico dall’estero, foss’anche il sabato notte (con una richiesta di 20.000 MW) è andare alla caccia di problemi. Il fatto, poi, di importarlo quanto non ce ne sarebbe bisogno sarà oggetto di indagine dalla commissione d’inchiesta, spero. Il problema è che importare 6000 MW costa meno che produrli; specie il sabato notte; specie se abbiamo un contratto che ci vincola all’import. Questo è il lato negativo dell’importare energia dall’estero: siamo vincolati a doveri contrattuali.

2. È impensabile che non esista un sistema di ridondanza continentale nella gestione dell’energia elettrica, e che sia demandato tutto ai singoli stati. Perlomeno, eviteremmo spettacoli di dubbio gusto, come dare la colpa a mezzo continente per colpa di un ramo che fa andare a massa tutta quanta una rete nazionale.

3. Per quanto possa sembrare lapalissiano, non ci si può lamentare della mancanza di energia elettrica e contemporaneamente lamentarsi se decidono di creare nuove centrali elettriche. Capisco che la gente non vorrebbe abitare vicino a una centrale elettrica. Così come ad una discarica. O ad un aereoporto. O a una stazione ferroviaria. Personalmente, non vorrei mai abitare vicino ad una azienda che produce profumi (non riesco nemmeno ad entrare nel relativo reparto al supermercato che mi si chiude il naso e mi lacrimano gli occhi). Purtroppo, lo spazio a disposizione è quello che è, e non si può accontentare chiunque. Non possiamo far volare due aerei al giorno perché disturbano il sonnellino del gatto, né si possono mettere le discariche sulla Luna.

4. Passare al nucleare dopo vent’anni è una cazzata allucinante, specie dopo che abbiamo mandato via o riconvertito tutti i tecnici e gli studiosi. Anche bandire il nucleare in primis, cavalcando l’onda emotiva della popolazione dopo due incidenti, di cui uno in una centrale vecchia, malandata e con una manutenzione risibile, è stata una cazzata, intendiamoci. I Verdi meriterebbero di essere usati come contatti in un’enorme pila di volta, al posto dei dischi imbevuti di soluzione salina.

5. le sorgenti alternative sono una balla pazzesca, e i Verdi lo sanno. Prendiamo le celle fotovoltaiche. Hanno rendimenti nell’ordine del 16% circa, sono realizzate con materiali tossici, e l’unico modo per renderle competitive sarebbe creare una centrale a celle fotovoltaiche di svariati chilometri quadrati in orbita geosincrona (a 36.000 km di altitudine), in modo che intercetti le frequenze più energetiche (filtrate, fortunatamente per noi, dall’atmosfera terrestre), e invi l’energia raccolta usando un fascio di microonde a delle stazioni a terra; il pericolo? Che il raggio vada fuori fuoco, e bruci metà dell’Europa, con persone bollite vive, corsi e bacini d’acqua trasformati in vapore e clima che se ne va a farsi benedire. Per ora, però, non si può comunque fare: i costi sarebbero (no pun intended) astronomici, e non esiste comunque nessun vettore per portare delle persone in orbita geosincrona, per poter costruire una centrale del genere. E già stiamo usando una navetta spaziale progettata negli anni ‘70.

6. la nostra specie è giunta troppo oltre nel consumo di energia. Ormai, qualunque fonte energetica necessaria per mantenerci in vita è intrinsecamente pericolosa, proprio per la quantità di energia richiesta. E anche se abbassassimo il nostro consumo elettrico, tra cinquant’anni potremmo trovarci sul gobbone due miliardi di cinesi e un miliardo e mezzo di indiani. Va Pecoraro-Scanio a convincerli?

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