SCO
È da un po’ di tempo che mi tirava gola di raccontare le devianze del capitalismo americano e mondiale all’opera nel caso SCO vs. IBM, ma mi frenava la poca voglia di riassumere tutto; Dopo aver letto le nuove dichiarazioni di SCO depositate per la causa legale contro Big Blue, ho preso il coraggio a quattro mani (due me le sono fatte prestare), ed ecco quello che è saltato fuori. Mi scuso in anticipo per la lunghezza. DISCLAIMER: IANAL applies.
Verso la metà del 2003, la Santa Cruz Operations, già Caldera Linux, depositaria di alcune delle licenze del sistema operativo Unix (ho qui uno SCO UnixWare7 con tanto di licenza personal, se a qualcuno interessa), e da tempo in passivo, decide, nlla persona del CEO Darl McBride, di intentare una causa legale nei confronti di IBM per un miliardo di dollari; le motivazioni per la causa sono le seguenti: secondo SCO, la IBM avrebbe infranto alcuni dei copyright di Unix di proprietà di SCO, inserendo frammenti di codice nel kernel di Linux. La motivazione reale, secondo i ben informati era, in realtà, farsi acquisire da IBM, in modo da garantire la buonuscita del top-management (e la conseguente inculata a base di sabbia e schegge di vetro per gli azionisti). In seguito, SCO alza la posta, e in meno di tre mesi piazza queste “bombe”:
- chiede tre miliardi di dollari (in banconote di piccolo taglio e serie non consecutive, immagino) per il copyright infrigiment di IBM;
- dichiara che, poiché IBM avrebbe rubato del codice di Unix, la licenza di AIX (lo Unix di SCO) concessale è da considerarsi nulla
- dichiara che, poiché Linux è un clone di Unix, e poiché ci sarebbero dei frammenti di Unix al suo interno, in realtà Linux sarebbe di proprietà della SCO, che quindi ne otterrebbe tutti i diritti
- conseguentemente, minaccia, con lettere e dichiarazioni a mezzo stampa, le 1500 maggiori aziende americane, richiedendo loro di non usare Linux perché di dubbia provenienza, e di usare AIX al suo posto;
- ciononostante, la SCO non permette la visione del codice “copiato”, se non dietro la firma di un contratto di non-divulgazione (NDA), a cui, però, nessuno può accedere;
- dichiara che la GNU General Public License sarebbe da ritenersi nulla, poiché non enforceable (non saprei come tradurre il termine, se non con la perifrasi “non è possibile far valere i diritti in essa esplicitati”);
- non solo la GPL non sarebbe valida: essa sarebbe anche contraria allo spirito e alle leggi americane (nonché provoca il cancro, il riscaldamento globable, i brufoli e fa ingrassare).
Il che dimostra che, nonostante alla SCO nessuno produca più nulla da tempo, l’ufficio legale si guadagna i propri soldi.
Nel frattempo, ecco quello che è successo:
- IBM ha rifiutato di patteggiare con la SCO (by now), e ha intentato una contro-causa per patent infringiment;
- RedHat ha intentato una causa contro la SCO per la diffusione di notizie false;
- la SuSE (il più grande distributore di Linux in Europa) ha ottenuto da un giudice tedesco l’immediata cessazione della campagna di propaganda della SCO in Germania;
- non appena la SCO ha mostrato due piccoli frammenti del codice “rubato”, è stata esposta al pubblico ludibrio, poiché SCO non poteva vantare alcun diritto su quei frammenti (il primo era stato rilasciato come pubblico dominio fin dagli anni ‘60, il secondo era stato messo sotto licenza BSD dalla stessa SCO anni prima);
- le azioni della SCO sono improvvisamente cresciute del 30% da quando questa storia è iniziata; contemporaneamente, il top-management si sta disfando di consistenti pacchetti azionari (Enron anyone?).
- alla Microsoft, bontà loro, è passato per la mente proprio ora di prendere una licenza Unix dalla SCO, non si è ben capito per farne cosa.
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Stamattina, però, ho letto qualcosa che mi ha fatto sbellicare dalle risate.
In soldoni, la SCO ha risposto alla IBM con le seguenti affermazioni:
VI. The General Public License (’GPL’) is unenforceable, void and/or voidable, and IBM’s claims based thereon, or related thereto, are barred.
VII. The GPL is selectively enforced by the Free Software Foundation such that enforcement of the GPL by IBM or others is waived, estopped or otherwise barred as a matter of equity.
VIII. The GPL violates the U.S. Constitution, together with copyright, antitrust and export control laws, and IBM’s claims based thereon, or related thereto, are barred.
Ovvero che, essendo la GPL una licenza che viola la costituzione americana (e opera dei terroristi di al Quaeda, si sono dimenticati di aggiungere), la IBM non ha diritto di protestare. Inutile dire che, poiché la GPL si basa sui principi del copyright per restringere in maniera molto precisa le libertà dei contraenti la licenza, se fosse dichiarata anti-costituzionale, tre quarti del sistema dei diritti d’autore statunitensi cadrebbe con lei, ma transeat…
Quello che conta è che al dipartimento legale della SCO pare sia sfuggito un lievissimo dettaglio: se la GPL non fosse valida, le tonnellate di codice sotto quella licenza non diventerebbero di pubblico dominio (sarebbe illegale), ma passerebbero sotto il diretto controllo del relativo copyright holder, ovvero dell’autore (è ovvio: niente licenza di distribuzione, niente distribuzione), il quale potrebbe utilizzare una licenza differente, e nessuno potrebbe utilizzare quel codice nel frattempo. Nello stesso documento di risposta (legalmente vincolante) all’IBM, però, la SCO ammette di aver distribuito Linux e altro software sotto licenza GPL. Ora, se sapevano che la GPL non era una licenza valida (e loro dicono di averlo saputo), hanno scientemente e per profitto distribuito dei prodotti senza esserne i proprietari né i licenziatari, commettendo un reato punibile, negli Stati Uniti, con un massimo di tre anni di reclusione e con una multa di 150.000$ per ogni copia illegalmente venduta.
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Se mai si andrà in tribunale, quindi, ci si troverà dinanzi ad un test per la General Public License della Free Software Foundation di Richard Stallman, ma, in ogni caso, la vittoria sarà della FSF: se vincesse la IBM, la GPL ne uscirebbe rafforzata, e nessuno oserebbe metterla in discussione o violarla; se vincesse la SCO, al contrario, quest’ultima finirebbe i tre miliardi chiesti alla IBM in meno di un tick del clock del processore, e la FSF farebbe uscire la GPLv3, ancora più restrittiva, senza che i programmatori di software OpenSource ne abbiano minimamente a soffrire.