On the other side of the screen, it all looks so easy

Archive for November, 2003

Freaky Friday

Noto, con una punta di antropologico piacere, che il giorno preferito dal blogger sembra essere il venerdì. Nel mio roll, infatti, il venerdì è sinonimo di “posting selvaggio”, con recupero di topic lasciati a riposare per una settimana, nell’attesa del giorno ferale, in cui si ha tempo di scrivere qualcosa.

Quando, infatti, la settimana lavorativa finisce, e inizia il weekend, ecco che il blogger può concedersi il lusso di lasciar perdere il netsurfing senza limiti (dalle postazioni in ufficio, di solito), e di darsi alla scrittura (quanto mi sento Alberto Angela quando metto giù questi paragrafi, voi non ne avete idea). Il nostro blogger non potrà svolgere la sua attività nel weekend: questo lasso di tempo è previsto per l’accoppiamento… ehm, scusate… per la visita al partner, per la partita di inserire uno sport a caso, per la visione dell’una e trina puntata di 24, e per tutte le attività consone ai sabati/domeniche; il blog, nel weekend, quindi è lasciato in secondo piano.

Mi sembra anche giusto che io scriva qualcosa sul venerdì di sabato.

Comments (4)

Blogback

blogback:un po’ rassegna stampa, un po’ slashback, un po’ flusso di pensieri a caso.

Café au Verre
sarà giusto “verre”? o “glace” è più corretto? o magari “vitre”? e perché questi stracazzo di francesi hanno tre stracazzo di parole per dire “vetro”? mah…

La Mae* riprende miic sull’annosa questione “caffé in vetro o in ceramica?”. Giusto per portare la mia piccola esperienza: al bar del Politecnico di Milano (quello davanti all’aula studio, tra le aule Nord e il Trifoglio, giusto per intenderci), servono (o servivano: è un tre mesi buoni che non ci metto piede) il mocaccino (AKA “marocchino”, se non vi fate sentire da quelli di Radio Popolare) nella tazzina di vetro. Meglio, non è una tazzina perché non ha il manico; ergo sarebbe qualificabile come un gotto, anche se presumo (non avendone mai visto uno) che il gotto sia un filino più grande.

Grass
La Secca riporta le decisioni del governo inglese in fatto di cannabis e droghe leggere. Non vorrei che il lungo pippone sul proibizionismo finisse qui: adesso che mi stavo assuefacendo…

Professor Duran, I presume
La notizia della creazione dell’Orgasmatron colpisce sia Giuda che il microbloggiallo. Il che potrebbe dare adito a qualche dubbio sulle relative vite di coppia (scherzo ;-)).

E mettice sto subject…
Il nuovo “re: (no subject)” è qui. Ora, qualcuno vada a mettere a posto i MUA del Sofri e di Rocca, ché una mail senza subject è malformed.

Froza panino!
Saitenereunsegreto, Achille e Chettimar rivangano i ricordi di feste delle medie, con lentoni vari. Sarà che alle medie noi non facevamo feste, tantomeno coi lentoni, ma non vedo necessariamente il bisogno di un revival dei lenti: ballare il lentone è un ottimo modo per finire in mezzo ad altre venti coppie che tentano di ballare il lentone. Preferisco una sana limonata fuori dalle balle.

Comments (1)

The Usual Suspects

In questi giorni, abbiamo assistito ad uno dei doppigiochi politici più fini e disgraziati mai portati avanti da un politico in Europa, se si esclude il patto di non aggressione Ribbentrop-Molotov tra Germania nazista e Russia del 1939. Sto ovviamente parlando dell’affondo ai danni del patto di stabilità economica se non ideato, portato avanti con colpevole connivenza[1] dal governo italiano.

Il fatto che questo affondo venga della presidenza di turno dell’Unione Europea non fa che dimostrare il disprezzo che il nostro governo (sic) dimostra per le istituzioni europee. Quale stato, infatti, tra Italia, Germania e Francia, beneficia di questa crisi? La Germania e la Francia, che se la sarebbero comunque cavata con un’ammonizione e raccomandazioni di controllo del deficit, e non con sanzioni economiche (come dice lo stesso Prodi al Corriere)? Oppure l’Italia, che così può portare avanti il suo scellerato progetto di revisione del patto, per avere meno vincoli all’”economia creativa”[2] del sottocitato Tremonti?

Se poi si legge questo articolo dell’Espresso (online, fortunatamente), le cose diventano un filino più chiare.

Alla chiusura dei mercati, poi, l’euro vola di nuovo sul dollaro, minacciando seriamente le possibilità di espansione dell’economia europea, poiché un euro forte permette sì di importare materie prime a costi inferiori, ma danneggia gravemente l’esportazione dei prodotti finiti.

+++

Quando, due anni e mezzo fa, l’attuale governo era salito al potere (per colpa della sinistra, massimamente), mi consolavo all’idea che, per quanto peggio le cose potessero andare, l’Europa sarebbe stata perlomeno risparmiata.

Mi sbagliavo.

+++

[1] io propendo per la prima ipotesi, anche se non posso concedere a Termonti tutto il merito.
[2] preferisco “economia cretina”.

Comments

Energia #2

Tempo fa, dicevo che, per rendere efficiente l’energia solare, avremmo dovuto mettere in orbita geosincrona un impianto di celle fotovoltaiche. Dato che sono autoreferenziale, mi autorispondo con un link, che, all’epoca, non avevo sottomano.

Il link è questo.

Fatto sta che le mie previsioni apocalittiche (foreste bruciate, fiumi e oceani che bollono, persone bollite vive) in caso di un “fuori fuoco” del raggio di microonde che partirebbe dalla stazione solare orbitale per arrivare alla stazione ricevente a terra, non erano esatte. Il raggio utilizzato, infatti, sarebbe così poco energetico da non avere effetti a breve termine.

Sta anche di fatto che sarebbe possibile realizzare una stazione del genere in breve tempo, e con costi minimi rispetto ad un qualsiasi progetto militare.

+++

È di questi giorni, poi, l’annuncio che è stato scelto il luogo per la costruzione di ITER.

Fusione, energia solare competitiva, idrogeno. Unita al fatto che, nonostante gli sforzi erculei degli Stati Uniti per accaparrarsi il bottino petrolifero iracheno, prima o poi ci si dovrà liberare (geopoliticamente parlando) di questa ingombrante risorsa.

Comments

Skin Deep

Un paio di giorni passati a ridisegnare il sito. Di nuovo, devo ringraziare questi signori per le belle idee.

Sperando che renderizzi anche su Explorer (e relative versioni vecchie ;-)), dato che non ho, al momento, alcuna macchina Win32 su cui testare (domani vedrò di controllare dalle winbox in facoltà, anche se hanno Explorer 6).

Piccolo appunto: i feed al momento non funzionano, dato che sono generati da uno script PHP, e quindi mangled dagli script di Lycos. Saranno sistemati al più presto.

Addendum: ho controllato il rendering da explorer 6. L’ho già fatta altre volte, quindi vi risparmierò la tirade sul fatto che sia un gran bel browser di merda (poi non dite che non voglio bene a chi mi legge). Ho corretto il CSS, ma se perchance vedete il menù centrale di navigazione su due linee, ridimensionate la finestra del browser e pregate[1].

Non ho modo di provare con alcunché di precedente a Firebird 0.7, Mozilla 1.4 ed Explorer 6.

+++

[1] il problema è dovuto al box model di explorer, che non calcola correttamente le dimensioni percentuali ad ogni ridisegno della pagina.

Comments (5)

Say It Loud (I’m Geek And Proud)

Guardando la carta di identità, mi sento quasi di affermare di non essere poi un vegliardo[1].

Eppure, per quanto riguarda l’ambito dei computer, mi sento come se appartenessi ad un’altra generazione; frequentando il vario bestiario delle facoltà universitarie computer-related, e frequentando il vario bestiario dei gruppi Usenet relativi (comp.*/it.comp.*), so quel che dico.

Mi capita spesso di incontrare gente (o ggente[2], dipende dalla giornata), specie in facoltà, il cui unico scopo nella vita sembra essere scaricare tutto il software craccato o craccabile; il che, dato che queste persone dovranno scrivere software per vivere, mi sembra quantomeno ironico.

Altri non hanno la più pallida idea di come scrivere un programma in maniera efficiente (tutti futuri programmatori Microsoft); spesso, questi non hanno mai avuto in mano un computer meno potente di un Pentium II (e mi sto tenendo molto largo).

Sarà che scrivo programmi da quando avevo computer la cui RAM poteva essere misurata in kB senza superare il migliaio, e che il disco fisso se lo sognavano (loro e io, obviously). Sembra il solito discorso da vecchio scorreggione, ma, come abbiamo appurato sopra, non sono così vecchio da poter dire “ai miei tempi dovevamo incidere gli zeri e gli uni sull’argilla con uno stilo”.

Altra domanda: è dunque questa, l’informatizzazione di massa? Un branco di futuri ingegneri (e) informatici che non hanno la più pallida idea di cosa è venuto prima di loro? Senza storia, e, di riflesso, senza futuro (perché costretti a reinventare la ruota, o aspettare che qualcuno la reinventi per loro)?

+++

[1] conosco giusto un paio di persone che potrebbero obiettare, ma transeat.
[2] ggente, n. - stupid people. (by MdI)

Comments

nuovo layout

Ecco il nuovo (e spero definitivo) layout per il sito.

Ho modificato il CSS tentando di rimanere il maggiormente compatibile all’indietro possibile, ma, ovviamente, non posso garantire nulla, se non che il contenuto del sito rimarrà accessibile anche attraverso un terminale a caratteri. Purtroppo, quando si progetta un sito web, bisogna fare i conti con browser vecchi oppure con errori nel rendering; il massimo che si può fare, è provare con varie release, ma non è sempre possibile averle. Questo sito è stato testato con Mozilla (e derivati) >= 1.2 e con Internet Explorer >= 5. Non posso garantire che il layout venga visualizzato come vorrei su versioni precedenti di questi browser.

Comments

Ci sono le bugie…

… le grosse bugie e le statistiche.

Un’interessante sondaggio nella homepage del sito di Forza Italia.

A parte il fatto che manca l’opzione quattro “Ti tocchi”, mi sento in dovere di proprorre un contro-sondaggio.

Il sondaggio del sito di Forza Italia sul ritiro del contingente italiano stanziato in Iraq è:

(1) stupido
(2) demente
(3) cretino

Dato che mi sento un sondaggista serio, aggiungo anche:

(4) ti tocchi

Comments

Replay

Dato che si parlava della trasmissione di questi due loschi figuri, per chi se la fosse perso[1] questa domenica mattina, ecco il link (formato WMA; si legge anche con MPlayer sotto Linux, a patto di scaricare le librerie Win32).

+++

[1] avevo un pranzo fuori casa, quindi mi sono dovuto alzare presto lo stesso; metà trasmissione l’ho ascoltata tra le coperte, tentando di aggrapparmi agli ultimi scampoli di sonno, mentre l’altra metà sotto la doccia…

Comments

Questione di stile…

Negli States, hanno questo.

Qui da noi, avremo questo.

La mera distanza, anche sul solo piano stilistico, tra noi e loro è un abisso.

Spero non facciano mangiare la testa di una capra a Pappalardo, perché sennò è la fine.

Comments

Sunday…

Ora, prima che la commozione prenda il sopravvento (gli occhi lucidi mentre si guarda lo schermo con gli occhiali sono qualcosa che non consiglierei nemmeno al mio peggior nemico), ecco qui un argomento più “faceto”.

Stamattina, durante “Il Programma“, Sofri e Emmebi hanno parlato del Minidisc, con il direttore della sezione “elettronica di consumo” della Sony Italia.

Come fortunato (si fa per dire) fratello di un fortunato possessore di un lettore Minidisc, mi sento in dovere di dare un paio di tip a chi fosse un po’ curioso (e anche a chi no, ma il blog è mio, e me lo gestisco io ;-)).

Prendere un lettore Minidsc non è un’impresa da poco; in primis perché bisogna trovare qualche negozio che li venda (non è così difficile, nelle catene come Mediaworld se ne trovano ancora). Altra difficoltà è il prezzo: spendere dai duecento euro in su non è cosa da tutti, specie se si vuole un semplice sostituto del walkman; a quel prezzo, si può già pensare di prendere un iPod: follia per follia.

Un Minidisc, però, non è un acquisto così malvagio da qualche tempo. Si può, infatti, trasferire canzoni codificate in MP3[1] su vari dischi[2], da portarsi in giro, e la durata delle batterie di questi affari è straordinaria (rispetto a player CD o a player MP3); per esperienza, laa batteria ricaricabile fornita “di serie” arriva tranquillamente alle 30 ore di playback. Per chi ha vari CD, poi, la possibilità di trasferire le canzoni direttamente su Minidisc[3] può rappresentare un’ulteriore spinta all’acquisto. Altra motivazione è il costo dei supporti: un minidisc vergine non costerà mai quanto una memoria allo stato solido per i lettori MP3 che non usano dischi fissi (leggasi iPod e i player della Creative). Molti acquistano lettori Minidisc con la possibilità di effettuare registrazioni ambientali; la qualità è effettivamente altissima.

Lati negativi? Il fatto che non si possano registrare dati, e che la capienza sia poca rispetto alle memorie allo stato solido attualmente in circolazione; per questo ci sarà una nuova versione dei MiniDisc tra non molto, come è stato detto durante la trasmissione. Altro lato negativo è la poca diffusione di questo media, che è anche causa del fatto che le funzioni di interfaccia con il computer siano utilizzabili solo da peecee con su Windows[4]. Altro problema è rappresentato dal DRM del software di trasferimento delle canzoni: non è possibile effettuare il download di tracce dal MiniDisc su un computer che non sia quello da cui sono state scaricate sul MiniDisc.

Questa è una seria limitazione della libertà del proprietario, e potrebbe essere il solo motivo reale per cui comprare un MiniDisc non conviene. Si spera che le prossime release, conseguenti al restyling del mezzo tolgano questa limitazione[5].

+++

[1] le canzoni verranno ricordificate in ATRAC3, un formato trasparente a sufficienza per non dar fastidio.
[2] mediamente, un Minidisc può contenere l’equivalente di 130 MB di canzoni da MP3.
[3] sempre che abbiate un lettore CD con un’uscita ottica; a casa ho un amp+cd della Sony, e, ovviamente, non ho avuto problemi.
[4] esiste una libreria che permette la modifica della titolazione, ma non l’upload e il download, delle canzoni anche su piattaforme come OSX e *nix, ma è sperimentale.
[5] ci credo poco, considerando l’andazzo in questo campo.

Comments

72

perché 24 non bastavano…

Reduce dalla tre giorni di festeggiamenti vari, prima di tutto, ancora un grazie a tutti quanti (anche a chi non legge il blog, e magari non lo saprà mai… :-)).

Più vecchio di un anno da (quasi) due giorni, devo dire che è stato un anno strano, quest’ultimo. È stato un anno passato senza nessuno con me, anche se con molti vicini a me. Un anno fa, stavo riprendendo tutti i contatti con amici di lunga data, e stavo cominciando a conoscere amici nuovi. Stavo ricostruendo una vita, anche se ho lottato per un (bel) po’ nel tentativo; mi ha aiutato l’avere vicino tante persone che mi hanno prestato un po’ della loro forza, anche solo della loro presenza. Mi è servito, e giuro che per questo sarò grato a tutti loro in eterno.

Un anno un po’ strano, dicevo. Alle volte molto triste: ho perso un nonno a cui volevo molto bene (l’altro se n’era già andato tempo fa), e mi sono trovato dinanzi a scelte complicate, a bivii importanti; ma più che altro, mi sono trovato davanti a solitudine e tristezza, convinto che poco poteva cambiare. Eppure, “qualcosa è cambiato”, giusto per citare Jack Nicholson.

Alle volte, quest’anno è stato molto allegro, e i momenti come questo weekend mi hanno davvero fatto vedere oltre alla tristezza e alla solitudine. Mi hanno fatto capire che non sempre le cose vanno per il verso sbagliato.

Se sperate, però, che sia diventato ottimista, mi spiace: sono sempre il buon vecchio cinico e stronzo di sempre. :-)

Ma con un debito in più verso tante persone.

Comments

Almanacco del giorno dopo…

Solo grazie, anche se non basta.

Comments (6)

Running to stand still

And so she woke up
woke up from where she was
lying still
Said “I gotta do something
about where we’re going”.

È tardi, e domattina devo alzarmi presto per andare in ufficio. Il babbo (quello vero, non quello che ha un blog) mi ha convinto a lavorare sul loro sito aziendale. Ciononostante, sto scaricando la prima (e unica) puntata di “RaiOt”, e questo pomeriggio ho dormito qualche ora, quindi posso tranquillamente tirare le 2 e qualcosa. Nel frattempo, ascolto “The Joshua Tree”, che ho rippato in ogg e che tengo sul peecee per i casi di emergenza affettiva.

Step on the steam train
Step out of the driving rain maybe
run from the darkness in the night
Singing
a-laladedee
alalaladedee
alaladedee

Il sito è basato su un content management system. Per chi non sa se ho scritto una parolaccia o meno, un CMS è un aggeggio che permette di inserire i contenuti in un template già fatto. Insomma, come in un blog ospitato da siti come Splinder.it e Blogspot.com.

Sweet the sin
bitter the taste, in my mouth.
I see seven towers but I only see
one way out.

Il lavoro non è nemmeno difficile: si tratta solo di piazzare il content nel content management system; poiché il primo me lo danno, e il secondo me lo tengo, tutto si riduce ad usare il secondo. Ora, usare è già un termine troppo forte; diciamo che si riduce a:

1. Insultare grandemente i dementi che hanno scritto questo CMS
2. Insultare tutta la linea femminile degli antenati dei dementi che hanno scritto questo CMS, in linea diretta e non, fino alla settima generazione
3. Insultare grandemente i dementi del management che hanno deciso di utilizzare questo sottoprodotto della demenza umana.

Il problema è che questa schifezza è stata scelta dalla casa madre (in Switzerland, dove è meglio se continuano a dedicarsi a cioccolato, orologi e formaggio coi buchi, perché col software proprio non ci sanno fare). Ergo, non ci si può fare niente. Mi ero anche offerto di riscriverglielo tutto da capo, ve lo giuro, tanto sono sull’orlo della disperazione.

You gotta cry without weeping
talk without speaking
scream without raising your voice.
You know I took the poison
from the poison stream
then I floated out of here
singing alaladedee
alalaladedee
alaladedee

Mi si dirà: “ma questo sta sempre a criticare tutto quanto, non gli va mai bene un cazzo, è uno scassamarroni”. Il che potrebbe anche essere una buona descrizione del sottoscritto quando ha a che fare con prodotti che sono evidente risultato della teoria secondo la quale, date abbastanza scimmie, e dati abbastanza terminali, è possibile avere in output un sorgente sintatticamente corretto[1].

Non solo, infatti, il risultato di questo CMS è un obbrobio che usa solo immagini per i titoli (giuro) e flash per i menu (giuro anche qui), rendendo quindi, de facto il sito innavigabile su qualsiasi cosa che non sia un browser da peecee. Non solo questo CMS non genera meta tag, quindi avere la speranza di veder indicizzato il sito su un motore di ricerca rimane appunto una vana speranza.

Non solo.

No.

È pure con parti in crucco e parti in inglese, è tutto web-based, è lento, è anti-intuitivo, ha funzioni implementate a metà.

In totale, è una beta di una demo di una applicazione nata male e progettata peggio. Roba che mio fratello che sa a malapena usare un browser potrebbe riscriversela in un paio di settimane/uomo.

She runs through the streets
with her eys painted in red
under a black belly of clouds in the rain
In through a window and she brings me
white gold and pearls
stolen from the sea
She’s ragin’
She’s ragin’
And the storm blows up in her eyes
She will
suffer the needle chill
She’s running to stand
Still.

Fortunatamente, in parallelo lavoro ad un sito secondario. Partendo da zero.

Se siete arrivati fino in fondo, vorrete l’URL, vero? Accontentati: eccolo.

+++

[1] per i più curiosi, un esempio di questo tipo di programmi è Outlook Express.

Comments

By any other name…

blog

n.
Short for weblog.
A meandering, blatantly uninteresting online diary that gives the author the illusion that people are interested in their stupid, pathetic life. Consists of such riveting entries as “homework sucks” and “I slept until noon today.”

v. intr.
The act of posting to a weblog.

+++

Porca miseria, la Soncini scrive anche su UrbanDictionary.com!

Courtesy of EmmeBi.

Comments

La faccia come il culo

La faccia come il culo

Comments

Blook

that is blog + book

Stamani sono andato dallo spacciatore di libri di fiducia per comprare qualche nuovo tomo (a furia di leggere solo blog sul browser stavo perdendo il contatto con la carta stampata… terrore!)…

Avevo già in mano High Fidelity di Hornby quando un libro arancione ha attirato la mia attenzione, se non altro per la parola “blog” nel titolo (poi non dite che non sono un blogger provetto ;-)). Il libro è (e qui immagino che i blogger con qualche mese/anno di vita nella blogsphere più del sottoscritto e le varie blogstar siano già passate al prossimo link nel roll) Baghdad Blog, di Salam Pax.

È, in soldoni, l’archivio del blog al link di cui sopra, nel periodo tra settembre 2002 e giugno 2003, di un blogger di Baghdad. Anzi: del blogger di Baghdad. È un testo interessante, e anche se nella traduzione in carta stampata perde ovviamente la forma del blog (anche se i permalink sono riportati a fondo pagina, cosa buona e giusta), conserva intatta la struttura, la natura di blog.

+++

Pensavo, mentre lo leggevo, che forse siamo davvero alle soglie di una possibile rivoluzione nella nostra concezione di partecipazione alla vita sociale e politica; rivoluzione possibile attraverso la rete, e rivoluzione mostrata dalla rete stessa. Come per tutti i cambiamenti di paradigma (come dice Ian Malcom, nel libro di Jurassic Park), non puoi vederlo fino a che non sei dall’altra parte. Il piccolo ottimista in me, che ogni tanto si slega e si toglie il bavaglio, dice che forse siamo già dall’altra parte; il cinico pessimista, dopo aver rimesso il nastro adesivo sulla bocca dell’ottimista, dice che è ancora da vedersi se ci arriveremo tutti d’un pezzo, dall’altra parte.

Comments (2)

It Could Work!

BRAOUM! CRASH!

Perdincibacco, ha funzionato!

Comments

Z10N

beh, non proprio…

Il mio babbo scrive qualcosa di giustissimo, a cui non riesco ad aggiungere nulla.

Non per niente è ir mi’ babbo. ;-)

+++

Seriamente: l’equivalenza tra “antisemitismo” e “antisionismo” sta diventando qualcosa di davvero pericoloso per la libertà di pensiero. Non solo è dimostrabilmente falso usando contro-esempi (io e Inve, tanto per dire), ma è anche una sciocchezza ignobile: sarebbe come a dire che tutti gli abitanti di dello stato di Israele sono ebrei ortodossi e praticanti.

In più: usando questa visione distorta, si limita la libertà di dissentire delle azioni del governo dello stato di Israele. Per fare un parallelo, è come se un cattolico non potesse essere contro il governo italiano solo perché la maggioranza di governo si dichiara cattolica.

Comments (1)

Thought Control #2

Un interessante articolo su The Inquirer, che spiega perché la Microsoft vorrebbe acquisire Google.

Ho fatto una prova: ho scritto “Linux” su google.it e su msn.com, ed il risultato è stato, effettivamente, di 65.000.000 di pagine sul primo, e di 365 sul secondo.

Ora, intendiamoci: alla Microsoft sono liberissimi di implementare un motore di ricerca che ritorni solo quello che vuole lei; il motore di ricerca è loro, e ci fanno quello che vogliono. Tuttavia, msn.com è la pagina di default per Explorer 6. Quanti utonti^H^H^H^Hutenti si trovano davanti a quella pagina e la usano per le loro ricerche? E se alla Microsoft decidessero che, da domani, la supercazzola con lo scapellamento a destra quasi fosse antani non fosse in linea con le policy dell’azienda?

+++

Addendum: guardando meglio i risultati di msn.com, ci si accorge che, in realtà, i 365 matching documents siano raggruppati per sito; appena si supera la quinta pagina (circa), i risultati diventano 18 milioni. Il che porta a due possibili ipotesi:
1. alla microsoft non sanno fare un counter delle pagine rimanenti decente (così come non sanno scrivere un algoritmo di stima del tempo rimanente, vedi la scritta “5 minuti alla fine dell’operazione” che rimane fissa per mezz’ora).
2. il raggruppamento per sito e non per pagina mostra i link “sponsorizzanti”, senza distinguerli da quelli non “paganti”, che è quantomeno eticamente discutibile.

Delle due, l’una: incompetenza o borderline ethics.

Comments

Thought Control

Stasera, in onda il programma di Sabina Guzzanti.

No, Contrordine.

No, aspetta: contro-contrordine.

+++

Lungi da me dare giudizi sul Paolo Ruffini, e sul programma (che non ho visto, perché c’erano tre episodi di 24, e cthulhu solo sa quanto ci voglia per staccarsi da quel telefilm). Probabilmente, si è trattato di un eccesso di zelo paragonabile solo a quella specie di auto-censura che ha colpito come una malattia gli Stati Uniti post-9/11, ed è quindi vero che il suddetto Ruffini non se l’è sentita di mandare in onda uno show satirico proprio ora.

Il fatto è che in questa italietta che ormai vive e respira e agisce per e come la televisione nostrana, io non riesco a non essere cinico e paranoico[1]. Giuro, proprio non ci riesco. Soprattutto perché mi viene in mente che domenica non hanno interrotto Domenica In; e che sabato non è stato interrotto lo show di Panariello; e che, per quanto quello che è accaduto in Iraq, non molto del palinsesto delle tre reti pubbliche è stato modificato. Quindi, perché togliere un programma di satira? Per qualche gag poco rispettosa? Eppure lo show è programmato da tempo, quindi anche i segmenti al suo interno sono noti, e la Guzzanti non ha (che io sappia) doti di veggenza in modo da prevedere un attacco terroristico al contingente italiano in Iraq.

Lasciando da parte la paranoia, però, anche l’auto-censura è preoccupante. Personalmente, mi facevano una gran pena gli americani che non potevano vedere le immagini del 9/11 perché le emittenti degli Stati Uniti si erano auto-censurate; mi facevano pena perché solo dalla conoscenza arriva la comprensione. Nascondere la tragedia, al contrario, la diminuisce, e la rende più vuota.

+++

[1] poi, come in Strange Days della Bigelow, non è questione se sei paranoico: è questione se lo sei abbastanza.

Comments

My name is Jack Bauer… #2

Sempre a riguardo di 24:


How Ready are you for Season Two?

considerando che non ho ancora visto metà della first season… :-)

Courtesy of microbloggiallo.

Comments (1)

My name is Jack Bauer…

… and this is the longest day of my life.

Tutti pazzi per 24.

Stasera, dose settimanale delle avventure del direttore della Counter Terrorism Unit che non si ferma neanche per bisogni fisiologici (i casi sono due: o ha preso un diuretico prima di mezzanotte, oppure gli hanno dato due punti di sutura). Con il triplo dosaggio settimanale cui Rete4 ci sottopone (dannaz, e c’era pure Sabina Guzzanti sulla RAI) si sta andando in assuefazione alla svelta, e cominciano i primi sintomi di crisi d’astinenza (qui se ne possono vedere gli effetti estremi ;-) - anche se devo dire che sono estremamente invidioso)… Sperando che non interrompano a due puntate dal finale, altrimenti potrei compiere qualche sciocchezza… No, niente assalto armato in Mediaset: mi riferivo al cofanetto DVD delle prime due season. Se non altro, mi risparmierei “chicche” come quelle di stasera, in cui “sniper rifle” veniva tradotto come “fucile sniper”, invece di “cecchino”.

Comments

Respect my authority!

uhm… come il macca e come chetti… ci deve essere qualcosa di profondamente sbagliato nell’universo, oppure siamo di fronte ad uno dei sette segni dell’apocalisse imminente…

Cartman
You are Eric Cartman from South Park. Yes, you are fat, and mean, and everything that other people do NOT like. You are treated as an outcast. You may have a few friends, but they are not the best, and they may be the leftovers. Other people make fun of you, and you are actually a good guy. You know what is right, and you were taught correctly. The only thing that is bad in your life is your social life. You would have a better life if you were skinnier, cuter, and has better skin. Exercise more and go on a diet, fat guy maybe youll have more friends.

What Cartoon Are You? brought to you by Quizilla

Comments

« Previous entries ·