Odio le domande stupide.
Anche quelle stupide-fintamente-retoriche.
Ad esempio: aprendo la porta di casa - ah, sei qui? (no, è il mio corpo astrale che ho mandato in avanscoperta, sai mai ci fossero i ladri); rispondendo al telefono fisso - sei in casa? (no, certo: sono a Milano con quaranta chilometri di prolunga… anzi, se aspetti un attimo che mi si è impigliata in un ghisa…); oppure, la peggiore di tutte: stai dormendo? (certo che no! Ho rallentato battito cardiaco e respirazione e ho iniziato una fase REM solo perché adoro farmi chiedere se sto dormendo).
Dopo questi (pochi? molti?) anni di vita universitaria, mi sono reso conto di come ogni ateneo sia, in realtà, il luogo dove le domande stupide nascono, si propagano e, sfortunatamente, non muoiono. Dato che delle domande stupide non si può fare un freddo campionario, a causa del loro numero spropositato, si può catalogare l’Autore Medio delle Domande Stupide all’Università.
Studente Richiedente-Richiedente (Studens Quaerens-Quaerens) - La tipologia classica di studente che, talvolta, fa una domanda stupida. La fa perché è stato disattento, e di solito se ne rende conto subito dopo. È riconoscibile dal fatto che prova vergogna, e si scusa per l’interruzione, per poi scappare fuori a fumare una sigaretta, anche se vi sono venti gradi sotto zero, un attacco di lupi in corso o se ci si trova al quarto piano. Anche se non fuma.
Studente Richiedente-Demente (Studens Quaerens-Demens) - Costui non fa domande stupide perché vi è portato: fa domande stupide perché non sa farne altre; ergo, ogni sua domanda sarà stupida per definizione. Sarà stupida perché la risposta era ricavabile dal contesto, da quanto detto dal professore/libro di testo esattamente venti secondi prima, oppure semplicemente tramite una lieve dose di buon senso o di logica (a piacere). Da questa premessa, si evince l’inevitabile verità: lo studens quaerens-demens è irrimediabilmente sordo, cieco e pure un po’ fesso.
Studente Richiedente-Serpente (Studens Quaerens-Stronzius) - Questo è il peggiore dei tre e, alas uno dei peggiori studentes quaerentes in circolazione. Il bastardo, infatti, fa domande di cui sa già la risposta; i motivi per cui questo povero cretino lo faccia variano: insicurezza, spocchia, stupidità conclamata, etc.. Il problema non è tanto quello: ognuno è libero di rompere le palle come e meglio crede (basta che non le rompa a me); la vera questione è che il quaerens-stronzius riesce ad arzigogolare la propria domanda (nel vano tentativo di non mostrare di sapere già la risposta) a tal punto da renderla incomprensibile e per sé e per il professore e per gli amici e per la gnocca di due file avanti su cui vuole irrimediabilmente far colpo; questo comporta, di solito, degli avvitamenti carpiati che portano lui ed il professore in una spirale che, non raramente, si conclude con la morte di uno dei due.
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Ciò che manca, in università, è un professore che, quando sente una domanda stupida, dica ad alta voce (così da venire riascoltato durante le sbobinature): “Lei ha appena chiesto una cazzata allucinante. Le lascierò cinque secondi di silenzio per capire perché. Nel caso non ci arrivasse entro questo tempo limite, a fine lezione glielo spiegherò io, ma lei è dal quel momento precettato dal afre altre domande nel mio corso”.
Oppure, ma questo penso lo farei solo io, portare un fucile a canne mozze in aula, metterlo sulla cattedra vicino ad una targhetta con su scritto, a lettere d’oro: “Questa è la risposta ad ogni vostra domanda che riterrò essere stupida. Chiedetevi se vi sentite fortunati.”