The Skeptical Environmentalist
Bjørn Lomborg è un ricercatore in statistica ed economia della Cambridge University, e ha pubblicato, nel 2001, un libro chiamato The Skeptical Environmentalist. In esso, l’autore prendeva qualcosa come 2900 documenti su vari tematiche ambientali, e tentava di tracciare un sommario, una fotografia dello stato del pianeta, che andasse oltre la solita litania “stiamo distruggendo il pianeta”. Il risultato furono cinquecento pagine in cui si diceva che: si, il pianeta ha subito, e sta subendo, gli effetti della presenza della nostra specie; tuttavia, la situazione non è così grigia come viene presentata. La conclusione era prettamente economicista: dato che questo è un mondo con risorse finite, forse faremmo bene ad identificare quali siano i veri problemi, e indirizzare sforzi e fondi per quelli, invece che correre come galline senza testa.
Il libro fu, ovviamente, attaccato da tutti gli ambientalisti, e difeso dalle grosse corporazioni. Ognuno vi leggeva quello che voleva leggere: i primi vedevano solo qualcuno che li attaccava, e dal quale difendersi, mentre i secondi vedevano un sostegno alla loro volontà di fare profitti.
In realtà, Lomborg commise alcuni errori di metodo, che lo portarono a decontestualizzare alcune ricerche per provare la sua tesi. Difficilmente questa sarebbe una novità, e, a mio modesto parere, il fatto che l’autore abbia incluso tutte le fonti nel suo libro, depone a favore di un’onestà intellettuale che manca a molti altri. Ciò che mi ha colpito, tuttavia, è stata la reazione scomposta e davvero ributtante di molti ambientalisti, che si sono scagliati contro la persona (con attacchi ad hominem, spesso basati sulle credenziali dell’autore), invece di invalidare le sue conclusioni, dando l’impressione di essere più una setta che un movimento con solide motivazioni alla base (motivazioni che, in alcuni casi, condivido pienamente). Un’altra reazione che mi ha davvero dato fastidio è stata quella di Scientific American (pubblicata anche in Italia da Le Scienze); nel numero di genniaio 2002 (in Italia, febbraio 2002), quattordici pagine sono state dedicate a quattro autori, che in altrettanti articoli, hanno tentato di smontare le tesi di Lomborg. Da questi quattro articoli, però, traspariva più un furore cieco contro l’autore, piuttosto che contro la sua tesi; furore che si poteva notare con basse considerazioni sulle credenziali, sulla laurea e sulle capacità di Lomborg. A Lomborg fu data anche l’opportunità di difendersi in una pagina e mezzo da quattordici pagine di accuse, e quando ha pubblicato una difesa più approfondita sul suo sito web, è stato minacciato da SciAm di azioni legali nei suo confronti per questioni di copyright (maggiori informazioni sulla querelle le potete leggere qui).
Perché ne parlo a due anni di distanza? Beh, solo ultimamente sono riuscito a recuperare il libro, e devo dire che, a parte alcuni casi di wishful thinking (come quello sulla possibile evoluzione del clima, che non tiene conto della crescita della popolazione umana), alcune delle conclusioni di Lomborg “suonano giuste”: è necessaria una maggiore obbiettività, e una seria analisi di quanto accade sul pianeta, invece di investire risorse in tutto quello che sembra essere un problema.
Marco said,
December 30, 2003 @ 01:04
Chiunque può scrivere bibliografie enormi, come ha fatto l’autore. Peccato che in questo caso la maggior parte siano fonti non attendibili scientificamente (ergo, articoli non revisionati e senza informazioni su metodi e protocolli) e che lui si sia basato solo su dati numerici, senza tenere conto di fattori quali biodiversità, interazioni e bilanci. In più è uno statistico (che in sè non sarebbe un limite, ma lui ammette di non essere preparato nella materia ambiente!), abituato a lavorare coi numeri, ma quelli che altri gli forniscono…questi altri sono chimici, fisici, ecologi e così via… Questa è la base dello studio su base scientifica sull’ambiente! Ecco perchè gli ambientalisti gli si sono scagliati contro…almeno quelli che ne sanno grazie a studi e lavoro, ovviamente non quelli che lo sono solo di facciata e senza preparazione alcuna. In ambito ambientale i problemi sono ENORMI, e non lo dico solo perchè il tg di turno strilla una notizia saltuaria solo per fare sensazione…più studio, più mi accorgo che la gestione del sistema ambiente sia lacunosa e insufficiente. Chiedi a Lomborg se non è grave che ogni giorno spariscano diverse specie di organismi. E i morti per l’inquinamento atmosferico? E quante aree stanno subendo desetrificazione per l’aumento della temperatura? Per quanto riguarda il clima, la climatologia è una disciplina in crescita, che non può dare ancora risposte definitive sugli sviluppi futuri…ma da qui a dire che non ci sono problemi di riscaldamento globale io me ne guarderei bene…Io non ho visto tutto questo furore negli articoli di Le Scienze, in vero motivati e obiettivi, e Lomborg secondo me è stato fin troppo sopravvalutato. Concordo però con le tue conclusioni sulla maggiore obiettività…