La meccanica quantistica, tra le altre cose, ci dice che, fintanto che non osserviamo una particella, essa assume contemporaneamente tutti gli stati possibili. È un po’ romanzata, ma è così. Questa proposizione ha fatto sì che alcuni fisici proponessero l’idea che esistano molti universi possibili, ognuno dei quali fosse basato sul fatto che una data particella assumesse uno stato oppure un altro; quello in cui viviamo, quindi, non sarebbe che un universo in cui la particella è stata osservata e per questo ha assunto un determinato stato. C’è molto scetticismo su questa ipotesi. Innanzitutto, non è verificabile empiricamente; in secondo luogo, quanti universi ci sarebbero? Secondo un calcolo approssimativo, ci sarebbe un numero di atomi, nel nostro universo, pari a dieci seguito da cinquantacinque zeri, e ognuno di essi potrebbe avere molti differenti stati; quanti di questi universi potrebbero essere quelli in chi esiste vita umana? E, infine: esiste la possibilità di vedere o visitare questi universi? E se fosse possibile, si potrebbe tornare a quello di partenza?
Io ho la risposta. La risposta è una macchina che ho inventato. Mi permette di viaggiare tra gli universi paralleli. Ovviamente, quelli “vicini”, quelli simili al nostro, quelli in cui non è cambiato molto, ma è cambiato a sufficienza per modificare la vita di una persona. La mia.
Emmanuele-alfa È la prima delle mie copie che incontro. L’universo in cui vive è praticamente identico al mio. Lui ha continuato a seguire il corso di ingegneria informatica, e, anche se è fuori corso e si lamenta spesso, ha intenzione di finirlo prima di avere dei nipoti. Ha conosciuto una ragazza, nel suo corso, e adesso esce con lei ogniqualvolta può prendere la macchina a suo fratello. Quando mi vede, non si spaventa; mi chiede se, percaso, ho viaggiato nel tempo. Anche lui è un lettore di libri di fantascienza, e quando gli dico da che universo vengo, fa come un cenno d’intesa. Mi racconta della sua vita, e io della mia. Divergono solo fino a giugno dell’anno scorso. Mi indica da lontano la ragazza: non vuole spaventarla. “Questo universo non è pronto per due Emmanuele”, mi dice, con un sorriso. Mi chiede come funziona la macchina di traslazione dimensionale, e io gli lascio un cd in cui sono scritte tutte le formule (non sai mai cosa può succederti in una dimensione parallela). Mi saluta, augurandomi buon viaggio, e mi dice che, forse, un giorno ci incontreremo di nuovo, in giro per qualche universo.
La macchina di traslazione dimensionale funziona grazie ad una piccola singolarità . La singolarità connette lo stesso punto in tutti gli universi: questo permette di spostarsi senza rischiare di finire in un momento in cui la Terra si trova in un’altra posizione rispetto al Sole, o al resto della galassia.
Emmanuele-beta non lo trovo in zona. Con un po’ di faccia tosta, chiamo a casa, e vengo a sapere che mi sono trasferito a Bologna, per finire gli studi. Vivo in un pensionato per studenti, e non mi faccio mai sentire (questa è mia madre). Prendo il treno e arrivo in città . Faccio un controllo sul mio cellulare, e scopro di avere lo stesso numero, ma che anche in questo universo lo tengo spento. Mangio qualcosa: fortunatamente, i soldi sono una costante. Il presidente del consiglio mi appare sorridente, con quella sua folta chioma e quell’aria da “grande sindaco del centro-sinistra”. Richiamo, senza grandi speranze, mentre penso di trasferirmi in questo universo; contro ogni previsione, il telefono squilla. Mi risponde E-beta. Mi presento. Non mi crede, e mi riattacca il telefono in faccia. Evito di tentare l’improvvisata, e di piombare dove abita. Apro la porta di traslazione, e me ne vado.
Gli universi sono virtualmente illimitati, date le possibili combinazioni. Eppure, le combinazioni che risultano nella vita umana e in una storia generale della civiltà sono abbastanza esigue da essere visitabili in una vita intera.
Scopro che Emmanuele-gamma vive a Milano. Ha già preso la laurea, in fisica, e sta lavorando ad un sistema di traslazione spaziotemporale. Nel tempo libero, cerca di fare il dottorato. Lavora part-time in un’azienda informatica: quanto basta per sbarcare il lunario. Quando lo incontro, quasi gli viene un infarto. Mi subissa di domande. È strano come la tua stessa voce possa darti sui nervi, dopo due ore di interrogatorio. E-gamma è felice come una pasqua, e mi dice che le mie idee combinate alle sue potrebbero funzionare. Mi scongiura di rimanere a dargli una mano: “due teste sono meglio di una, specie quando sono la stessa”. Rispondo che ho da fare, e che ho molti universi da visitare. Lo lascio con un sorriso stampato sul volto, e con l’aria di chi sta pensando a un milione di cose contemporaneamente, una delle quali è un discorso da tenere in Svezia, davanti alla regina.
Esistono anche universi in cui la similitudine con un proprio doppio avviene in un contesto storico differente. Capita se e solo se la propria vita e quella del proprio doppio non hanno, fino a quel momento, influito in maniera rilevante nella storia.
Nell’universo di Emmanuele-delta il petrolio è finito nel 1992. Il gas naturale nel 1996. C’è stata una guerra mondiale, nel 1983, fortunatamente senza l’impiego massiccio di armi termonucleari (secondo i libri di storia, ne sono state lanciate centosei, prima della doppia resa dell’Unione Africana e del Commonwealth israeliano). E-delta è un ragazzo magro, che lavora come tecnico in una centrale solare vicino alla capitale, Firenze. Ha una famiglia e un bambino piccolo, di nome Giuseppe. È figlio unico, a quanto pare. Ha la testa a posto, ben piantata sulle spalle. Suona la chitarra ogni tanto.
Il principio di congruenza dice che due universi, con simili probabilità di base, offrono un alta probabilità di congruenza sia nel contesto sia nell’esistenza dei propri doppi.
Emmanuele-epsilon è un geometra. Da quasi quattro anni ha sostenuto l’esame dell’ordine, e lavora in uno studio. Ritiene di potersi mettere in proprio subito dopo i trenta. Esce il venerdì sera con la stessa compagnia di quando andava alle superiori, e il sabato sera si divide tra una cena e la fidanzata storica (stanno insieme dalle medie). L’unico programma per computer che usa è Autocad (ammette di non capirci dentro molto in quelle macchine infernali), e di fisica sa quel tanto che basta per calcolare il carico di una trave. Le nostre vite divergono verso le elementari: lui non ha mai avuto un focolaio polmonare, e quindi ha iniziato ad uscire con i compagni di classe senza per questo passare la settimana dopo a letto con trent’otto di febbre. Non ha mai costruito un LEGO Technics, e legge due libri all’anno, durante le ferie. Ciononostante, mi crede. Mi racconta delle superiori, mi presenta alla sua ragazza. Quando mi chiede qualcosa di me, rimango sull’evasivo; sarà perché un po’ lo invidio.
Ovviamente, anche l’inverso del principio di congruenza è vero: presi due universi con differenti probabilità , quasi certamente mostreranno pochissima congruenza tra di loro.
Emmanuele-eta è, in realtà , Emmanuela. Meglio, Valeria. È una ragazza carina, ma ha quei capelli mossi che la fanno dannare. È intelligente, e si sta laureando in ingegneria aerospaziale. Vuole andare a vivere all’estero, vuole girare il mondo. Quando ride è perfino attraente; in questo, si vede che il Principio di Congruenza è decisamente veritiero. Non fosse che il nostro DNA ci renderebbe praticamente cloni, siamo decisamente differenti. Parlo un po’ con lei come farei con una sorella, e scopro che è single; vive per lo studio e per il lavoro; si lamenta che ingegneria sia un club ancora per maschietti. Parla tre lingue, ed ha trovato pure il tempo per diplomarsi in clarinetto al conservatorio. La invidio immensamente.
Non c’è da stupirsi se in un universo non esiste un proprio doppio: le probabilità che un singolo umano venga al mondo in un determinato contesto, alle volte, sono così differenti tra un universo e un altro, da rendere ognuno di noi praticamente unico.
Emmanuele-zeta ha cinque anni, e li avrà per sempre. È caduto dalle scale, e invece di fermarsi a dieci centimetri dal termosifone, ci è finito contro, rompendosi l’osso del collo. Mentre sono davanti alla lapide, sento una mano sulla mia spalla destra: è Emmanuele-alfa. Mi sorride, e rimaniamo per dieci minuti in silenzio, fermi lì, in piedi.
Dopo l’ultimo viaggio, ho spento la macchina di traslazione dimensionale. So che Emmanuele-alfa è ancora in giro, là fuori. Una volta, ha visitato anche questo universo: siamo usciti a cena, e lui mi ha raccontato di aver visto tanti altri universi, molti dei quali a bassa probabilità . Una volta, è finito su una Terra stretta tra i ghiacci, dove gli esseri umani sono costretti a vivere lungo la fascia equatoriale; in un altro universo, gli uomini sono già sulla Luna da quasi quarant’anni, e c’è stata un po’ di tensione con le colonie. Dopo cena, mi ha salutato, e mi ha invitato al suo matrimonio; gli ho fatto le congratulazioni, ma ho risposto che ci penserò. Mi ha stretto la mano, e ha attraversato la porta di traslazione.