On the other side of the screen, it all looks so easy

Archive for January, 2004

Prima il piacere…

Dopo i bagordi della serata, la giornata di oggi è stata interamente dedicata alla rifinitura dei due nuovi moduli di gtk2-perl: Gtk2::SourceView e Gnome2::PanelApplet, di cui ho parlato anche qui.

Mettere un modulo sul CVS assomiglia alla checklist pre-lancio di uno Space Shuttle: bisogna creare i file sul server e poi dire di sincronizzare il repository con la directory in locale; e se qualcosa non va, riparare è doloroso come martellarsi le gonadi, oppure fare bungee jumping con la corda attaccata ai testicoli (cantando il repertorio di Mino Reitano).

Una volta finita questa tragedia greca, ho messo mano a gnome-schedule, il programma in Python che uso per ovviare alla mia cronica mancanza di memoria senza essere direttamente responsabile del diboscamento di metà dell’Amazzonia per fare fogliettini/post-it; la nuova versione permette di spostare i vari task tra finestre della stessa istanza del programma tramite drag and drop. Prossime aggiunte: stampa della lista e gestione delle dipendenze tra task. Quest’ultima feature permetterà di gestire una gerarchia tra i compiti da svolgere: un task non sarà completabile se non prima del completamento di un’altro (o di altri), ad esempio.

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Aggregation

La blog-cena è stata, secondo il mio modesto parere, un successo. Bellissima compagnia, tante risate, roba buona da mangiare: che altro si può volere di più dalla vita?

A breve, le foto (giusto per inaugurare la sezione “photo” del blog).

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In procinto…

Mi sto preparando per andare alla blog-cena. Sto stampando la cartina, anche se tanto è perfettamente inutile; stavolta, però, ho capito perfettamente dov’è il ristorante, e come arrivarci… Ma ho due cellulari carichi, per ogni evenienza.

Ultima passata nel blog-roll, e trovo questo pezzo di autentico genio ad opera di White and Disturbed.

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Choices

Bel post di Pfaall sullo scagionamento del governo Blair riguardo le presunte WMD dell’Iraq.

Personalmente, avrei preferito la gogna giuridica, ma mi accontento della gogna mediatica e della (possibile) gogna elettorale.

Pfaall, via brodo primordiale.

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Delirio di un romanziere idiota?

Poteva andarti peggio, Chetti.

Avrebbe potuto essere un blogger.

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Neo, get back to the source

Da un po’ di tempo non mettevo mano ai binding Perl per le GTK. Dato che mi si è liberato un po’ di tempo, con la scusa che gli esami sono saltati, mi sono dato un po’ da fare, e in meno di ventiquattr’ore, sono riuscito a creare il binding funzionante per le libgtksourceview 1.x. Queste librerie danno accesso ad un widget (window element: bottoni, finestre, caselle di testo, etc., ovvero tutto quello che compone una moderna interfaccia grafica) adatto all’editing dei sorgenti; hanno una serie di feature interessanti, come la colorazione della sintassi basata sul tipo di file, la numerazione delle linee, e, cosa più importante, la stampa dei sorgenti.

Le API sono molto ben fatte, ed è un piacere sia da portare in Perl, sia da utilizzare. Qui sotto c’è uno shot di un’applicazione di test, che permette l’editing del codice dell’applicazione stessa.

source-view app

Sto ancora impazzendo sul binding di un’altra libreria: quella per le applet del pannello di GNOME 2.x… Se la risposta dei maintainer delle gtk2-perl è affermativa, sparo il mio albero dei sorgenti sul CVS del progetto e spero che qualcuno che ne sappia più di me riesca a cavarne fuori qualcosa…

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Copyright and Copyleft

Sempre riguardo al diritto d’autore, come si può notare dal banner a sinista, e dalla copyright notice in fondo, ho messo tutti i contenuti del blog sotto una delle Creative Common Licenses. La licenza in questione permette di copiare e distribuire il materiale in questione secondo queste condizioni:

  • mantenere l’indicazione dell’autore;
  • utilizzarlo per scopi non commerciali;
  • non modificarlo o utilizzarlo per altri lavori.

In sostanza, è l’equivalente della GPL per quanto riguarda le opere che non siano software. Utilizzare questa licenza significa mantenere i diritti sull’opera in maniera chiara ma senza condizioni assurde.

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Magic Moments

Su Macchianera, il Grassilli (qui e qui sta tentando di farmi venire uno di quei magoni nostalgici che mi durano una settimana (salvo complicazioni) e che mi costringono a ricerche impossibili tra montagne di cianfrusaglie, per ricordare i bei (sic) tempi che furono (doppio sic).

Nel 1994 avevo quattordici anni. Da tempo ero esposto a quantitativi industriali di Cuore, di Vernacoliere, e di prime pagine de l’Unità. Ricordo che la cassettina in questione fu ascoltata e riascoltata talmente tante volte da andare vicina all’autodistruzione. Addirittura, nell’ultima traccia (quella con Bisio), avevo riversato sul computer il pezzo alla rovescia per capire che dicesse (non svelerò il segreto, per chi non ci fosse ancora arrivato).

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Sandinista!

FranCiskje riprende un commento di Luca Sofri riguardo alla pirateria, riportando la visione “dall’altra parte della barricata”.

Fermo restando che la pirateria è un reato, oltre che essere un male, chi è un pirata? Io, che scarico una manciata di MP3, invece che spendere cinque e rotti euro per un cd singolo (che alla casa discografica costa centesimi, e che all’artista frutta ancora meno)? Non credo. Non credo non tanto perché non sono cosciente del fatto che, se milioni di persone scaricano un pezzo, il danno per l’artista diventi rilevante. Non ci credo perché, come è stato dimostrato, questo sistema di pubblicizzazione delle opere funziona: anche se le case discografiche ci perdono sui singoli, la vendita di album si mantiene comunque su livelli costanti (per descrescere laddove si riesce a ridurre la partecipazione a servizi di file sharing).

Ai tempi dei romani, gli artisti dipendevano da benefattori. Mecenate, che ha dato il nome alla categoria, era uno di questi. Gli artisti si raccoglievano intorno a queste figure, che si fregiavano in società dei loro ultimi “acquisti”, come di trofei; nei secoli, i mecenati sono stati soppiantati da società che hanno come unico scopo il profitto, e più ne fanno, più ne vorrebbero. Poiché i “mecenati” (persone o società) non possono sfamare tutti gli artisti (o presunti tali) di questo pianeta, a questo punto, è forse venuto il momento per gli artisti di prendere in mano il timone?

C’è una democratizzazione dei mezzi di produzione e di distribuzione, in atto, tramite Internet: perché non sfruttarla, perché essere alla mercé di gente senza scrupoli, che ti sostiene fintantoché sei di moda, per poi lasciarti a terra l’attimo dopo in cui non lo sei più. Non mi si venga a dire “pochi usano Internet”: accadeva anche con la stampa, secoli fa. Non per questo gli scrittori hanno smesso di scrivere.

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Giornate si #2

Sembra che Mario Monti debba avere tutta la mia stima.

Un’altra spallata verso l’Impero del Male?

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Giornate si

Alle volte capitano anche queste giornate, in cui senti che nulla può rovinartele, a meno di sfighe epocali.

Oggi, dopo sei mesi, l’Università degli Studi di Milano - Polo di Crema, nelle persone del Consiglio di Facoltà, si è degnata di dirmi che hanno accettato il trasferimento degli esami dal Politecnico di Milano. In sostanza, sarei iscritto al secondo anno, e non dovrei dare che un orale di Matematica del Discreto, il prossimo semestre, per essere in pari. Questo, ovviamente, se il secondo anno del mio corso di laurea fosse attivo. Ergo, risulterò sempre al primo anno, ma fino all’anno prossimo sono a posto con esami e via discorrendo.

Ovviamente (perché, seppur in “giornata si”, rimango cinico e stronzo), potevano dirmelo un po’ più tardi, a esami del semestre già dati.

Perfino esser presi a calci nel gufo al Fantacalcio non mi rovinerà il momento.

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La Colonna Infame

Iniziamo quest’oggi una piccola rubrica, che verterà sugli abusi del web nella variegata et variopinta galassia dei template dei blog.

L’HTML dei blog è, di solito, generato automaticamente, e su di esso poco o nulla può l’utente. I template, al contrario, sono, per quanto concerne HTML e CSS, di completa responsabilità del creatore/utilizzatore. Non me ne vogliano gli “iscritti” alla Colonna: questa piccola finestra sulla mancanza di conoscenza di un minimo di standard (o di buon gusto), pur andando vicino ad una lotta contro i mulini a vento, è un modo per rendere più sano (nel senso anglosassone del termine) il web.

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Partiamo, quest’oggi, con il blog Quattro Passi (segnalato dal Giuda). Vi conosco, e sarete andati subito a vedere che ha di sbagliato; avrete fatto click sul pulsante destro, avrete detto al vostro Explorer di aprire il collegamento in un’altra finestra, e non avrete visto nulla di male.

Adesso, vi mostro quello che vedo io:
Quattro Passi sotto Mozilla

Perché si vede in questo modo oscendo? Beh, perché l’estensore del template su cui Splinder poi “incolla” le entry del blog, ha avuto la brillante idea di impostare la dimensione delle linee in pixel, fregandosene altamente delle impostazioni locali; quindi, dimenticandosi della regola d’oro del web: tu (webmaster) non sai che cosa io (utente) stia usando per vedere il tuo sito. Non solo: l’indomito webmaster della domenica ha specificato lo stile per ogni elemento “div” che racchiude un post, cosa quantomeno inutile, dato che, così facendo, si aumenta la dimensione della pagina. Il problema è rappresentato dal fatto che ogni elemento “div” ha, al suo interno, specificate larghezza (e fin qui) e altezza. Ora, Explorer renderizza la pagina “correttamente” (perlomeno, come voleva il tenutario del blog) perché, ovviamente, ignora l’attributo “height” (quindi perché usarlo esula dalla mia capacità di spiegare questi comportamenti devianti). Altri, e più rispettosi degli standard, browser non lo ignorano (se c’è, ci sarà un motivo, no?), e fanno quello che l’HTML dice loro di fare (che, badate bene, non è quello che vorreste fosse fatto, ma quello che è esplicitamente scritto). Questo conduce al risultato mostrato in figura.

Leggendo il sorgente della pagina, ho avuto “la vaga impressione” che il layout sia stato composto con Office; “chi è causa del suo mal, pianga sè stesso”, dicevano gli antichi. “Chi fa stronzate del genere dovrebbe essere appeso per i pollici”, aggiornerei io.

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Lo so che i weblog hanno dato l’illusione che chiunque, senza sapere una benemerita fava di HTML/CSS/CippaLippa/pippoepierosevolta, potesse mettere in piedi un sitarello personale; personalmente, mi piacerebbe conoscere chi ha sparso questo meme in giro per il web, per poter provare una cura medievale sulle sue chiappe.

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Fozzitalia

Io non so chi sia il suo pusher, ma lo scongiuro: dimezzagli le dosi, che poi straparla fino a che la pacca non entra in circolo, e si dà una calmata.

Vorrei rispondere seriamente, ma io vi giuro che non ce la faccio. Se pensa davvero quello che dice, se davvero ritiene che lui abbia salvato l’Italia dai comunisti, allora si entra nel campo della psicopatologia, e io non sono un analista. Se, come credo, le sta sparando talmente grosse da minimizzare l’apporto della Luna alle maree, per coprire la sua assoluta mancanza di pensiero liberale, la sua assoluta inadeguatezza a governare, ed il miserabile fallimento che il suo governo ha rappresentato negli ultimi anni, allora sarebbe da chiederne le dimissioni immantinente.

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Campo Minato

Mi rifiuto categoricamente di chiamarlo con il suo nuovo nome “politically correct”

Personalità Confusa fa un breve trattato sui veri motivi per cui Windows è tanto usato negli uffici di questo triste mondo: i giochini messi dentro per aumentare la produttività degli impiegati nello stesso modo in cui i managier aumentano i profitti a colpi di Excel.

Dato che ho passato alcune delle ore più tristi della mia adolescenza sulle varie versioni di quell’aggeggio sadico chiamato “Campo Minato”, volevo solo puntualizzare: i numeretti che appaiono sulle caselle, e di cui qualcuno ancora oggi ignora il significato, non sono ornati cabalistici che servono per invocare Yog Sothoth o qualche altro Grande Antico; servono ad indicare il numero di mine negli otto quadrati circostanti. Secondariamente, per avere record invidiabili (memorabile il mio 7 secondi per il campo con 100 mine), basta modificare con un semplice editor di testo il file INI (da Windows 3.1 a Windows ME, c:/windows/winmine.ini, in cui vengono scritti nomi e punteggi.

Sono anche figlio di un “drogato del Solitario”, che a cinquant’anni si diverte a realizzare il record: al 3/11/2002, 8037 punti per una partita durata 95 secondi (il mio personale del 1998 è di 7155 punti per 106 secondi, dopo di che ho trovato nuovi e più eccitanti modi di perdere il mio tempo).

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Si, vabbé…

… se Luca Sofri voleva sapere se gli Autogrill fossero accessibili senza entrare in autostrada, poteva venire subito da me, e non da g_.

Per inciso: gli autogrill di San Zenone (venendo da Milano, lo si trova prima del casello di Lodi) e quello di Somaglia hanno accessi anche da fuori autostrada. Se passate verso le due e qualcosa del mattino, c’è pure il rischio di trovarvi di fronte il sottoscritto (che potrebbe non essere una gran cosa, lo ammetto), dato che, come chiusa della serata, ormai è un classico fermarsi a prendere un caffé.

Comunque, me la sono legata al dito: non si fa così… :-P

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Io c’ero…

Un brevissimo resoconto della giornata di ieri.

Finito l’esame alle undici e un quarto, prendo la macchina, faccio benzina, e vado a recuperare A. e P.; insieme, andiamo a prendere A. a casa sua, e poi dritti di filato in autostrada, per andare a prendere E., la ragazza che ha prenotato i posti al Medusa Multisala di Cerro Maggiore.

La Prova

Arriviamo al cinema all’una e qualcosa (eravamo fuori tabella di marcia di quasi venti minuti alla partenza, ma siamo stati troppo conservativi sui tempi di viaggio) e mentre E. e A. prendono i biglietti, io, l’altra A. e P. prendiamo da mangiare. C’è gente i costume, ma decisamente poca: ce ne fu molta di più alla prima giornata di proiezione di The Fellowship of The Ring, tre anni fa (a Bologna).

La maratona inizia alle due e un quarto, e fila via dritta. Complice un paio di focacce liguri e una birra media, ho un momento di abbiocco nel viaggio tra Bree e l’attacco dei Nazgul a Wheatertop; non che non l’avessi mai visto. Pausa tra The Fellowship of The Ring e The Two Towers, dedicata soprattutto al bagno. Parte il secondo film. Finisce il secondo film. Sono le dieci di sera.

Il terzo e ultimo film, The Return of The King, parte alle dieci e mezzo. Eviterò spoiler, anticipazioni e quant’altro. Tuttavia, posso solo dire che Peter Jackson ha qualche problema con la famiglia dello stewart of Gondor (partito con Faramir in TTT, completa con Denethor in ROTK). A parte altre divergenze (più o meno lievi) dal testo, che spero (meglio: mi aspetto) vengano colmate in parte dall’extended edition, il film è bellissimo. Durante l’assalto dei rohirrim sui Pelennor Fields piangevo come un bambino. Non c’è lo Scourging of the Shire, ma questo si sapeva benissimo da tempo.

Fine del film: ore due.
Ritorno a casa: ore quattro.

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On Vacancy

Il sottoscritto scompare fino a giovedì (al più tardi, venerdì mattina). Domani mattina, esame. Subito dopo, si salta in macchina, si corre a prendere la compagnia dell’anello, e si va a vedere la maratona. Ritorno previsto? Boh…

See you, space cowboy.

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Me and my (many) Self

La meccanica quantistica, tra le altre cose, ci dice che, fintanto che non osserviamo una particella, essa assume contemporaneamente tutti gli stati possibili. È un po’ romanzata, ma è così. Questa proposizione ha fatto sì che alcuni fisici proponessero l’idea che esistano molti universi possibili, ognuno dei quali fosse basato sul fatto che una data particella assumesse uno stato oppure un altro; quello in cui viviamo, quindi, non sarebbe che un universo in cui la particella è stata osservata e per questo ha assunto un determinato stato. C’è molto scetticismo su questa ipotesi. Innanzitutto, non è verificabile empiricamente; in secondo luogo, quanti universi ci sarebbero? Secondo un calcolo approssimativo, ci sarebbe un numero di atomi, nel nostro universo, pari a dieci seguito da cinquantacinque zeri, e ognuno di essi potrebbe avere molti differenti stati; quanti di questi universi potrebbero essere quelli in chi esiste vita umana? E, infine: esiste la possibilità di vedere o visitare questi universi? E se fosse possibile, si potrebbe tornare a quello di partenza?

Io ho la risposta. La risposta è una macchina che ho inventato. Mi permette di viaggiare tra gli universi paralleli. Ovviamente, quelli “vicini”, quelli simili al nostro, quelli in cui non è cambiato molto, ma è cambiato a sufficienza per modificare la vita di una persona. La mia.

Emmanuele-alfa È la prima delle mie copie che incontro. L’universo in cui vive è praticamente identico al mio. Lui ha continuato a seguire il corso di ingegneria informatica, e, anche se è fuori corso e si lamenta spesso, ha intenzione di finirlo prima di avere dei nipoti. Ha conosciuto una ragazza, nel suo corso, e adesso esce con lei ogniqualvolta può prendere la macchina a suo fratello. Quando mi vede, non si spaventa; mi chiede se, percaso, ho viaggiato nel tempo. Anche lui è un lettore di libri di fantascienza, e quando gli dico da che universo vengo, fa come un cenno d’intesa. Mi racconta della sua vita, e io della mia. Divergono solo fino a giugno dell’anno scorso. Mi indica da lontano la ragazza: non vuole spaventarla. “Questo universo non è pronto per due Emmanuele”, mi dice, con un sorriso. Mi chiede come funziona la macchina di traslazione dimensionale, e io gli lascio un cd in cui sono scritte tutte le formule (non sai mai cosa può succederti in una dimensione parallela). Mi saluta, augurandomi buon viaggio, e mi dice che, forse, un giorno ci incontreremo di nuovo, in giro per qualche universo.

La macchina di traslazione dimensionale funziona grazie ad una piccola singolarità. La singolarità connette lo stesso punto in tutti gli universi: questo permette di spostarsi senza rischiare di finire in un momento in cui la Terra si trova in un’altra posizione rispetto al Sole, o al resto della galassia.

Emmanuele-beta non lo trovo in zona. Con un po’ di faccia tosta, chiamo a casa, e vengo a sapere che mi sono trasferito a Bologna, per finire gli studi. Vivo in un pensionato per studenti, e non mi faccio mai sentire (questa è mia madre). Prendo il treno e arrivo in città. Faccio un controllo sul mio cellulare, e scopro di avere lo stesso numero, ma che anche in questo universo lo tengo spento. Mangio qualcosa: fortunatamente, i soldi sono una costante. Il presidente del consiglio mi appare sorridente, con quella sua folta chioma e quell’aria da “grande sindaco del centro-sinistra”. Richiamo, senza grandi speranze, mentre penso di trasferirmi in questo universo; contro ogni previsione, il telefono squilla. Mi risponde E-beta. Mi presento. Non mi crede, e mi riattacca il telefono in faccia. Evito di tentare l’improvvisata, e di piombare dove abita. Apro la porta di traslazione, e me ne vado.

Gli universi sono virtualmente illimitati, date le possibili combinazioni. Eppure, le combinazioni che risultano nella vita umana e in una storia generale della civiltà sono abbastanza esigue da essere visitabili in una vita intera.

Scopro che Emmanuele-gamma vive a Milano. Ha già preso la laurea, in fisica, e sta lavorando ad un sistema di traslazione spaziotemporale. Nel tempo libero, cerca di fare il dottorato. Lavora part-time in un’azienda informatica: quanto basta per sbarcare il lunario. Quando lo incontro, quasi gli viene un infarto. Mi subissa di domande. È strano come la tua stessa voce possa darti sui nervi, dopo due ore di interrogatorio. E-gamma è felice come una pasqua, e mi dice che le mie idee combinate alle sue potrebbero funzionare. Mi scongiura di rimanere a dargli una mano: “due teste sono meglio di una, specie quando sono la stessa”. Rispondo che ho da fare, e che ho molti universi da visitare. Lo lascio con un sorriso stampato sul volto, e con l’aria di chi sta pensando a un milione di cose contemporaneamente, una delle quali è un discorso da tenere in Svezia, davanti alla regina.

Esistono anche universi in cui la similitudine con un proprio doppio avviene in un contesto storico differente. Capita se e solo se la propria vita e quella del proprio doppio non hanno, fino a quel momento, influito in maniera rilevante nella storia.

Nell’universo di Emmanuele-delta il petrolio è finito nel 1992. Il gas naturale nel 1996. C’è stata una guerra mondiale, nel 1983, fortunatamente senza l’impiego massiccio di armi termonucleari (secondo i libri di storia, ne sono state lanciate centosei, prima della doppia resa dell’Unione Africana e del Commonwealth israeliano). E-delta è un ragazzo magro, che lavora come tecnico in una centrale solare vicino alla capitale, Firenze. Ha una famiglia e un bambino piccolo, di nome Giuseppe. È figlio unico, a quanto pare. Ha la testa a posto, ben piantata sulle spalle. Suona la chitarra ogni tanto.

Il principio di congruenza dice che due universi, con simili probabilità di base, offrono un alta probabilità di congruenza sia nel contesto sia nell’esistenza dei propri doppi.

Emmanuele-epsilon è un geometra. Da quasi quattro anni ha sostenuto l’esame dell’ordine, e lavora in uno studio. Ritiene di potersi mettere in proprio subito dopo i trenta. Esce il venerdì sera con la stessa compagnia di quando andava alle superiori, e il sabato sera si divide tra una cena e la fidanzata storica (stanno insieme dalle medie). L’unico programma per computer che usa è Autocad (ammette di non capirci dentro molto in quelle macchine infernali), e di fisica sa quel tanto che basta per calcolare il carico di una trave. Le nostre vite divergono verso le elementari: lui non ha mai avuto un focolaio polmonare, e quindi ha iniziato ad uscire con i compagni di classe senza per questo passare la settimana dopo a letto con trent’otto di febbre. Non ha mai costruito un LEGO Technics, e legge due libri all’anno, durante le ferie. Ciononostante, mi crede. Mi racconta delle superiori, mi presenta alla sua ragazza. Quando mi chiede qualcosa di me, rimango sull’evasivo; sarà perché un po’ lo invidio.

Ovviamente, anche l’inverso del principio di congruenza è vero: presi due universi con differenti probabilità, quasi certamente mostreranno pochissima congruenza tra di loro.

Emmanuele-eta è, in realtà, Emmanuela. Meglio, Valeria. È una ragazza carina, ma ha quei capelli mossi che la fanno dannare. È intelligente, e si sta laureando in ingegneria aerospaziale. Vuole andare a vivere all’estero, vuole girare il mondo. Quando ride è perfino attraente; in questo, si vede che il Principio di Congruenza è decisamente veritiero. Non fosse che il nostro DNA ci renderebbe praticamente cloni, siamo decisamente differenti. Parlo un po’ con lei come farei con una sorella, e scopro che è single; vive per lo studio e per il lavoro; si lamenta che ingegneria sia un club ancora per maschietti. Parla tre lingue, ed ha trovato pure il tempo per diplomarsi in clarinetto al conservatorio. La invidio immensamente.

Non c’è da stupirsi se in un universo non esiste un proprio doppio: le probabilità che un singolo umano venga al mondo in un determinato contesto, alle volte, sono così differenti tra un universo e un altro, da rendere ognuno di noi praticamente unico.

Emmanuele-zeta ha cinque anni, e li avrà per sempre. È caduto dalle scale, e invece di fermarsi a dieci centimetri dal termosifone, ci è finito contro, rompendosi l’osso del collo. Mentre sono davanti alla lapide, sento una mano sulla mia spalla destra: è Emmanuele-alfa. Mi sorride, e rimaniamo per dieci minuti in silenzio, fermi lì, in piedi.

Dopo l’ultimo viaggio, ho spento la macchina di traslazione dimensionale. So che Emmanuele-alfa è ancora in giro, là fuori. Una volta, ha visitato anche questo universo: siamo usciti a cena, e lui mi ha raccontato di aver visto tanti altri universi, molti dei quali a bassa probabilità. Una volta, è finito su una Terra stretta tra i ghiacci, dove gli esseri umani sono costretti a vivere lungo la fascia equatoriale; in un altro universo, gli uomini sono già sulla Luna da quasi quarant’anni, e c’è stata un po’ di tensione con le colonie. Dopo cena, mi ha salutato, e mi ha invitato al suo matrimonio; gli ho fatto le congratulazioni, ma ho risposto che ci penserò. Mi ha stretto la mano, e ha attraversato la porta di traslazione.

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Blogging all the way…

Beh, se c’è da mangiare, io ci sono sempre.

Per inciso: 29 gennaio, Baja Sardinia, Milano. Chi c’è, c’è. Chi non c’è, s’attacca.

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Paz!

Leggete questa bellissima “guida ad Andrea Pazienza”, ad opera di Davide Ognibene. Intanto che ci siete, recuperate il volumetto di Repubblica, che avete tempo fino a giovedì. Ah, e andate a vedervi il film di Renato di Maria.

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Chiuder baracca e burattini

Via Wittgenstein, leggiamo questo questo lungo articolo che l’Observer pubblica su Berlusconi. In sostanza, dice che Berlusconi sarà anche quello che è, ma quello che fa lo fa perché, in fondo, in Italia siamo tutti (perlomeno, tutti quelli che l’hanno votato) come Berlusconi.

Una frase mi ha dato da pensare:

You have to wonder, though. While there may be much truth in the contention that in the Italian media arena Berlusconi fills the role both of player and referee, is it also true to say that Italians are so easily manipulated, so gullible?

La risposta è: no. Gli italiani non sono facilmente manipolabili: gli italiani vogliono essere manipolati.

Ma, alla fine, gli inglesi ci prendono perfettamente:

If Italians vote for him it must be, in the end, because they like him. Because they see much of themselves in him.

A questo punto, che fare? Rassegnarsi, e prendere coscienza del fatto che c’è ben poco da fare? Oppure lottare contro i mulini a vento?

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Sezione linux

Ho finalmente messo online la sezione su Linux. Per ora, ho messo online la nuova release di gnome-schedule, il file sensors.conf per la motherboard A7S333, e la vecchia versione dell’Ultima Online Italian HOWTO.

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Linux section opening

The linux section has been opened. I’ve uploaded the latest version of gnome-schedule, my sensors.conf for the ASUS A7S333 motherboard and the old Ultima Online Italian HOWTO. More is to come.

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Questione di Feeding

chiedo perdono per lo squallido calembour

Dopo un po’ di tribolazioni, ecco il feed di questo blog. Dovrebbe essere comprensibile a tutti i news aggregator in giro (perlomeno, Straw, l’aggregatore che uso io, lo renderizza correttamente), ma se ci sono problemi, basta dirlo. :-)

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