On the other side of the screen, it all looks so easy

Archive for March, 2004

Batman in SUV

Va bene: Bruce Wayne è un multimilionario.
Va bene: il suo alter ego, Batman, è un eroe americano.

Ma dargli un SUV grande come una petroliera, che consuma come una petroliera e che inquina come una petroliera mi sembra un tantinello troppo.

Comments

Reminder

Volevo ricordare ai gentili blogspettatori che stasera, su Italia1, alle ore 2300, va in onda Six Feet Under, mentre su Rai2, alle 2255, va in onda The Dead Zone.

Buona visione.

E ora scusate: corro ad impostare il timer del VCR per 6FU.

Comments

Non l’avrei mai detto

Infatti, lo dicono loro: non sembra esserci una connessione tra il download di file musicali da servizi P2P e il calo di vendite dei CD. In particolare:

Consumption of music increases dramatically with the introduction of file sharing, but not everybody who likes to listen to music was a music customer before, so it’s very important to separate the two

Secondo il modello statistico più pessimistico, infatti, solo due dei centotrentanove milioni di CD musicali venduti in meno nel triennio 2000-2002 sarebbero imputabili ai servizi di file-sharing, e quindi:

From a statistical point of view, what this means is that there is no effect between downloading and sales

Ovviamente, la RIAA contrattacca, e dichiara che nun è vero gniente, e che, anzi, è disposta ad andare a prendere 247 persone in giro per il mondo, spendendo in carta bollata, più di quanto pensino di recuperare dalle cause legali. Certo, dato che tutti i guai dell’industria dell’entertainment sono origine di Internet e di una masnada di ragazzi tra i 18 e i 25 anni, e non dei prezzi artificialmente gonfiati dal regime di monopolio, o della pirateria industriale, o del fatto che la scena musicale oggigiorno è fatta da gruppi/artisti tirati su in cloning vat o breeding factories, tanto si somigliano.

via yahoo! e bloomberg.

Comments

Polvere di (blog)Stelle

Era una notte buia (ma no?) e tempestosa (beh, tira vento e pioviggina), quando alla radio varie voci a me note si spargevano nell’etere cosmico (e nella fibra ottica della dorsale Milano-Palermo). Era una notte in cui nascevano blogstar.

Attenzione: Caduta Blogstar

Ora rimane da vedersi una cosa: e se li insultassi? :-)

Comments (4)

Fatality!

Socci e Baget-Bozzo.

Cazzo, una combo!

Comments (6)

Custom Service

Luciana Litizzetto è una piccola, grande, comica. I suoi personaggi, come Minchiassabbri, Lolita, la Nives, sono parte della storia dei comici televisivi. La ricordo con Bisio e la Cenci a Cielito Lindo, su RaiTre, anni fa, molto prima di Zelig. La ricordo a Ciro, il figlio di Target, dove è apparsa per la prima volta “Chao Chichu”, la cameriera del ristorante cinese (che duettava con Gaia De Laurentis), o a Mai dire gol, con “la Nives” (”T’ho scritto t’amo sulla sabbia… del gatto”: geniale).

Luciana è sempre stata sboccata e volgare. “Scendo il cane che lo piscio”, “le tartarughe minchia”, “ti gonfio come una mongoliera”, sono solo alcune frasi nell’italiano strambo di Minchiassabbri (un’adolescente che vive coi genitori e esce con Giampi, un nano iperbrufoloide, alto un metro e venti che impenna sul Garelli col sellone doppio).

Luciana è ritornata dai tre eterni ragazzi terribili della telvisione italiana, ovvero la Gialappa’s Band, per questa edizione di Mai dire domenica, riportando alcuni dei suoi personaggi. Ieri sera, la trasmissione l’ha retta praticamente da sola (a parte Aldo, Govanni e Giacomo, che con l’aiuto di Fabio de Luigi, hanno riportato per un istante in vita Nico, Tafazzi e Rolando). In più è stata molto volgare. In meno di un’ora ha sdoganato, in prima serata, “figa” e “glande”. Magari con battute un po’ telefonate (ma siamo diventati un po’ troppo critici, con l’età), ma se per avere battute come quella della Nives: “Donne, datela. Per voi è un attimo, ma potreste salvare una vita”, allora ne vale sicuramente la pena.

Mi aspetto reazioni inconsulte dell’Osservatorio sui Minori e del MOIGE. Mi aspetto richieste di flagellazione in pubblica piazza, stracciamento di vesti e scuse estratte con attizzatoi roventi e aghi sotto le unghie dei piedi. Non ci sarebbe divertimento, altrimenti.

Comments

Constitution

Mentre si (ri)avvia il processo costituente in Europa (dopo la parentesi farsesca del semestre di presidenza italiana), il mio babbo virtuale dà il meglio di sé nello stendere la nuova costituzione italiana sotto l’ombra del biscione.

E si avvia, anche lui, lungo il cammino per la blogstarizzazione.

Comments

Questione di Feeding #2

Rimbalzo da Chettimar la lodevole iniziativa per l’utilizzo dei feed (RSS, possibilmente) sui blog.

Con una modifica: sarebbe bello avere i feed completi. Il perché è semplice: aprire un aggregatore è molto più semplice che aprire ventimila istanze di un browser (per i poverini che usano quella patetica scusa di browser che si chiama Internet Explorer) o ventimila tab. E ciò non toglie traffico al blog, dato che ci si connette sempre al server (nel caso di tool automatici, la richiesta verrà comunque reindirizzata), per chi ci tiene particolarmente a vedere il counter che sale.

Anche perché, diciamocelo chiaramente: dei blog interessa il contenuto, non il layout della pagina. Lo dico soprattutto per chi si sbatte per usare un template (per il 90% delle volte fuori standard) estremamente cool. Il web si sta affrancando dalla stupidità degli anni ‘90, della bubble, della new economy, per cui il contenitore era più importante del contenuto (una stupidaggine ideata da quella categoria di reietti dalla società che sono i web designer, per far credere ai committenti di essere degli artisti); mi sembra quindi inutile ripetere gli stessi sbagli.

Comments (10)

Upgrades

Sto provando l’X-Server di freedesktop.org (il collective effort per una standardizzazione del desktop su Linux), che permette di fare alcune cose molto carine, come la trasparenza dei widget. Un esempio è questo:

Freedesktop.Org XServer

Clickare sull’immagine per ingrandirla.

In questo stesso momento, sto usando un’istanza di Firefox che viene visualizzata su questo X-Server (mentre in background gira quella normale, su un altro virtual terminal: potenza di *nix). Vedendo i menu trasparenti, mi è venuta in mente una frase letta tempo fa su Slashdot a riguardo:

In the publishing industry, tons are spent and much effort is made to ensure that the paper is thick enough so that the reader can’t see the words underneath the current page… In the computer industry, it seems that the effort spent is for the opposite effect.

È vero. Però fa tanto cool. :-)

Comments

Split-up

Da un paio di giorni è in atto una discussione (anche abbastanza accanita) sul possibile split della gerarchia Usenet it.comp.os.linux.*. Da un lato, c’è la volontà di creare dei gruppi dedicati alle distribuzioni di Linux (ad esempio, it.comp.os.linux.debian e it.comp.os.linux.redhat), per ridurre il traffico sugli altri gruppi. Dall’altro, c’è una più radicale visione della gerarchia, che vede lo split come un palliativo, e vorrebbe maggior cooperazione dei frequentatori abituali dei gruppi (specie di it.comp.os.linux.iniziare) o, come extrema ratio, la moderazione dei gruppi.

Personalmente, sono (penso da solo :-)) da questo lato della barricata. Dopo aver passato gli ultimi cinque anni su ICOLI, posso dire senza tema d’esser smentito, che la maggior parte dell’enorme traffico del gruppo è composto da gente che non sa porre domande in maniera umanamente comprensibile, oppure pone domande la cui risposta è presente nelle FAQ o in un thread non più “vecchio” di una settimana, oppure da gente che non sa schiodarsi il dito dal deretano, e fare una ricerca su Google. Come se non bastasse, ci sono anche tanti (troppi) utenti con la sindrome del buon samaritano, i quali, invece di rimandare alle FAQ, rispondono con la pappa pronta.

Lo split, con i gruppi orientati a specifiche distribuzioni, sposterà solo il problema, e lo riprodurrà in scala ridotta, sui nuovi gruppi, con il risultato di avere non più un solo gruppo “fogna”, bensì una varietà. A quel punto, si opterà per la moderazione di quei gruppi, con tutti i problemi che questo comporterà (in primis trovare dei moderatori).

Comments (5)

You know what they say: “To save the world…

… you have to push a few old ladies down the stairs.”

C’è gente, a questo mondo, che si diverte nel recuperare vecchie cose. Vecchi mobili, vecchi dischi, vecchi libri.

Il sottoscritto si diverte a recuperare vecchi computer e vecchi videogiochi. Soprattutto questi ultimi. Purtroppo, i computer moderni, vuoi per cambiamenti hardware, vuoi per cambiamenti software, spesso non riescono a far girare giochi dal glorioso passato, e quindi ci si deve fornire di una vecchia macchina su cui installare solo quelli. Un computer in più in giro per casa, però, non sempre è possibile averlo (i miei potrebbero decidere di tenere il computer e di buttar fuori me).

Non vi dico, quindi, la contentezza quando ho trovato questo programma per far girare i bellissimi giochi della LucasArts, come Indiana Jones and the Fate of Atlantis, The Dig, e Day of the Tentacle (da cui è tratta la sublime citazione iniziale). Adesso devo solo recuperare dall’archivio i vari dischetti, e poi potrei non riemergere fino alla prossima era geologica.

Comments (1)

Six Feet Under

Devo ancora metabolizzarlo, ma è sicuramente quanto di più ben fatto si veda in televisione, oggigiorno.

Sul lato RAI, invece, altri insulti (e si sta sfiorando il moccolo a Delta di Dirac): hanno trasmesso un nuovo episodio di The Dead Zone, e non una replica del secondo episodio della prima stagione. Fortuna che avevo deciso di registrare comunque, per stare sul sicuro.

Comments

Ambient-a-portér

Grazie a Luca Sofri, leggo sul Corriere online questo articolo sul problema della sovrapopolazione, scritto durante la conferenza COP9 sul clima, svoltasi a Milano lo scorso dicembre.

Nell’articolo è esposto un fatto che si potrebbe tranquillamente definire allarmante:

Se la fertilità continuerà a manifestarsi come oggi - dicono gli esperti - gli abitanti del pianeta nel 2300 saranno addirittura 134 mila miliardi.

Impressionante, vero? Centotrentaquattro trilioni. “Non so neanche come si scrive”, disse il tale una decina d’anni fa.

Ora, umani in quantità tale da esser centotrentaquattro seguito da dodici zeri, su un solo pianeta, per il ventiquattresimo secolo non è un WCS: è, tuttalpiù, una stronzata. Non ci potranno mai essere tanti umani in un sol botto, perché già adesso abbiamo superato la quota di umani che questo pianeta è in grado di sostenere. Sicuramente, prima di arrivare non dico a 134.000 miliardi, e neanche a 134 miliardi, ma a 13.4, sarà una bella lotta, senza prosciugare gli oceani, o rendere tutti i deserti abitabili. È un po’ come quei problemi di analisi 2, con le crescite esponenziali dei batteri; ad un certo punto, si arriva ad un plateau tale per cui la colonia batterica non aumenta in popolazione dopo aver occupato tutto lo spazio occupabile. Questo avviene, abbastanza semplicemente, perché spazio e risorse sono due quantità limitate.

In realtà, però, il problema della sovrapopolazione è interessante da studiare per una sorta di reverse engineering sul pensiero ambientalista. Siamo sinceri: una frangia, la più integralista, dei verdi di tutto il mondo pensa che sei miliardi di esseri umani sono troppi, e che, forse, è venuto il momento di ridurne il numero. Magari con una bella pandemia, che è l’alternativa environmentally correct della guerra nucleare.

Il problema della sovrapopolazione ha due possibili scenari: o si risolve da sé, con il raggiungimento del plateau di cui sopra, oppure non si risolve; in quest’ultimo caso, la spinta a cercare spazio e risorse, porterà ad una modifica di questo pianeta, o allo spostameno di parte della popolazione in altri posti (colonie orbitali, altri pianeti del sistema solare, etc.), e ben prima del ventiquattresimo secolo.

il corriere, via quattroeunquarto.

Comments (5)

TOW The Girls Move Out

Il microbloggiallo si prende i suoi (giusti) spazi, e le ragazze si prendono il dominio, da vere blogstar.

Il prossimo passo sarà la conquista del mondo?

Comments

Fatemi capire bene…

… per avere 200 hit in un giorno, finire nella hitlist di skip intro, e avere un post commentato dal griso devo prendere un po’ per il culo i neoconi?

Allora è vero che la blog-sphere è a maggioranza sinistrorsa. :-)

Beh, conoscere anche un paio di blogstar aiuta. ;-)

Comments (4)

Best seller

497 milioni di colpi di spazzola prima di andare a dormire.

Comments

La morte della musica

No, non sto parlando di Dragostea din tei, ma del ritorno delle Lollipop.

via Chettimar.

Comments (1)

Grazie Paola

Grazie per Alexia Galaxia. Grazie per la fiction. Grazie per Panni Sporchi. Grazie per “No perditempo” e per “Non mi chiedermi”. Grazie per i trailer.

Davvero grazie per tutto questo.

Comments (2)

Ser Geek-a-lot

Ci dev’essere qualcosa che non va in questo test: ho totalizzato solo 44.97041% (Major Geek). Mah…

inve, via typesetter.

Comments

Grattati e Vinciti

Con immane sprezzo del pericolo, il sottoscritto è riuscito, dopo giorni e notti di appostamenti, ad entrare durante la pausa pranzo, nella redazione de Il Foglio per trovare la lista dei premi della Tessera Neocona. Eccola qui:

neo-cone card

100 punti: stella di latta da sceriffo del mondo. Con questa tessera sarete autorizzati a spedire nella preistoria a forza di bombe chi vi sta sulle palle.
200 punti: la bambolina-template voodoo di Brodo Primordiale, con lo spillone da infilzare nel counter per ridurre il numero di accessi.
500 punti: un commento di Rolli nel vostro blog, che riporta un commento di Filippo Facci, che riporta un commento di Christian Rocca, che riporta un commento di Giuliano Ferrara, che riporta un vostro commento.
1000 punti: il bollitore per caffé, il simbolo dell’american way of life.
1972 punti: il calendario neocon ufficiale; con, tra le altre, una foto di Rocca avvolto nella bandiera americana, e una foto (da satellite) di Ferrara avvolto nel continente americano.
2000 punti: un pozzo di petrolio (a scelta tra Afganisthan e Iraq) liberato dalla Halliburton, e intitolato a voi; riceverete a casa un attestato firmato dal presidente Cheney dal suo nascondiglio segreto.
5000 punti: una provincia irachena a scelta tra Nassiriya, Nassiriya e Nassiriya.
10000 punti: uno stato del centro o del sud America, una volta che saranno stati liberati con un golpe finanziato dalla CIA, come ai bei vecchi tempi del maestro Kissinger.
1000000 di punti: la presidenza degli Stati Uniti d’America; se i neoconi sono riusciti a mandare uno come Bush nello studio ovale, ci riusciranno sicuramente anche con voi.

Comments (5)

Due punte cialtrone

Il Giuda ne dice quattro al suo presidente allenatore, a sprezzo di centinaia di punti sulla tesserina neocona.

Comments

Dead man’s hand

È interessante notare come, nell’anti-mazzo dei quattro assi neoconi pro-guerra in Iraq mostrato sulla copertina dell’edizione cartacea dell’Economist, non vi sia l’amicone di Bush, alias il Nano d’Arcore, ma il premier australiano John Howard (duramente contestato per la serie di leggi anti-terrorismo varate dal suo governo)[1].

È anche questo un indice della considerazione (e del peso politico) data all’Italia dall’estero, sotto la guida del buffone di corte (o forse, il Bis-luscus è considerato come l’asso nella manica tipico del baro).

Lo fa notare anche il Rampini (che ha messo i permalink) riguardo i discorsi di Howard Dean.

+++

[1] E a tal proposito, potrei chiedere i danni all’Economist, per avermi scippato l’idea per la loro cover; ma sono buono, in fondo son comunistacci pure loro, no?

Comments

Referrers Back in Action

Avanti, chi è l’infame che ha cercato “emmanuele porno” su Google? Giuro, non gli faccio niente, e se anche avesse trovato qualcosa, posso solo dire: ero giovane e dovevo lavorare. Devo dire che pure chi ha cercato “flavia cercato porno” mi ha incuriosito…

Mi piacerebbe anche sapere chi ha cercato “file sharing psicopatologia”, giusto per un puro piacere antropologico.

Al (ai?) necro-informatico che ha cercato “gwbasic interfaccia parallela” e “gwbasic+sintassi” posso dire di avere qui il manuale del gwBASIC del DOS 3.3, in inglese. Non lo cedo, ovviamente (è stato il mio primo libro in inglese, letto a undici anni), ma se serve un’hint aggratis, bisogna usare la direttiva OPEN sul file “LPT1:”:

OPEN “LPT1:” AS #1

E poi usare le solite PRINT #1 … per spedire dati (il buffer LPT1 è solo in output, quindi niente lettura, a meno di non scriversi una bella routine in assembly e caricarla tramite CALL).

A chi cercava “foto crash test ostacolo fisso” va un sonoro “vaffanculo”, in luce ai tristi eventi appena passati.

A chi cercava “implementare un blog php” va tutto il mio incoraggiamento: va là che non è difficile.

Infine: qualcuno ha tentato di far tradurre questa pagina al babelfish di Google. I risultati sono di un comico che non vi dico, quindi chiedo scusa al povero non italian speaking alien che ci ha provato se non ci ha capito una fava.

Comments

Altro che pinguini!

I giochi degli Happy Tree Friends.

Imperdibili.

Grazie al solito ander costruction.

Comments

« Previous entries ·