Grazie a Luca Sofri, leggo sul Corriere online questo articolo sul problema della sovrapopolazione, scritto durante la conferenza COP9 sul clima, svoltasi a Milano lo scorso dicembre.
Nell’articolo è esposto un fatto che si potrebbe tranquillamente definire allarmante:
Se la fertilità continuerà a manifestarsi come oggi - dicono gli esperti - gli abitanti del pianeta nel 2300 saranno addirittura 134 mila miliardi.
Impressionante, vero? Centotrentaquattro trilioni. “Non so neanche come si scrive”, disse il tale una decina d’anni fa.
Ora, umani in quantità tale da esser centotrentaquattro seguito da dodici zeri, su un solo pianeta, per il ventiquattresimo secolo non è un WCS: è, tuttalpiù, una stronzata. Non ci potranno mai essere tanti umani in un sol botto, perché già adesso abbiamo superato la quota di umani che questo pianeta è in grado di sostenere. Sicuramente, prima di arrivare non dico a 134.000 miliardi, e neanche a 134 miliardi, ma a 13.4, sarà una bella lotta, senza prosciugare gli oceani, o rendere tutti i deserti abitabili. È un po’ come quei problemi di analisi 2, con le crescite esponenziali dei batteri; ad un certo punto, si arriva ad un plateau tale per cui la colonia batterica non aumenta in popolazione dopo aver occupato tutto lo spazio occupabile. Questo avviene, abbastanza semplicemente, perché spazio e risorse sono due quantità limitate.
In realtà , però, il problema della sovrapopolazione è interessante da studiare per una sorta di reverse engineering sul pensiero ambientalista. Siamo sinceri: una frangia, la più integralista, dei verdi di tutto il mondo pensa che sei miliardi di esseri umani sono troppi, e che, forse, è venuto il momento di ridurne il numero. Magari con una bella pandemia, che è l’alternativa environmentally correct della guerra nucleare.
Il problema della sovrapopolazione ha due possibili scenari: o si risolve da sé, con il raggiungimento del plateau di cui sopra, oppure non si risolve; in quest’ultimo caso, la spinta a cercare spazio e risorse, porterà ad una modifica di questo pianeta, o allo spostameno di parte della popolazione in altri posti (colonie orbitali, altri pianeti del sistema solare, etc.), e ben prima del ventiquattresimo secolo.
il corriere, via quattroeunquarto.