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Luciana Litizzetto è una piccola, grande, comica. I suoi personaggi, come Minchiassabbri, Lolita, la Nives, sono parte della storia dei comici televisivi. La ricordo con Bisio e la Cenci a Cielito Lindo, su RaiTre, anni fa, molto prima di Zelig. La ricordo a Ciro, il figlio di Target, dove è apparsa per la prima volta “Chao Chichu”, la cameriera del ristorante cinese (che duettava con Gaia De Laurentis), o a Mai dire gol, con “la Nives” (”T’ho scritto t’amo sulla sabbia… del gatto”: geniale).
Luciana è sempre stata sboccata e volgare. “Scendo il cane che lo piscio”, “le tartarughe minchia”, “ti gonfio come una mongoliera”, sono solo alcune frasi nell’italiano strambo di Minchiassabbri (un’adolescente che vive coi genitori e esce con Giampi, un nano iperbrufoloide, alto un metro e venti che impenna sul Garelli col sellone doppio).
Luciana è ritornata dai tre eterni ragazzi terribili della telvisione italiana, ovvero la Gialappa’s Band, per questa edizione di Mai dire domenica, riportando alcuni dei suoi personaggi. Ieri sera, la trasmissione l’ha retta praticamente da sola (a parte Aldo, Govanni e Giacomo, che con l’aiuto di Fabio de Luigi, hanno riportato per un istante in vita Nico, Tafazzi e Rolando). In più è stata molto volgare. In meno di un’ora ha sdoganato, in prima serata, “figa” e “glande”. Magari con battute un po’ telefonate (ma siamo diventati un po’ troppo critici, con l’età), ma se per avere battute come quella della Nives: “Donne, datela. Per voi è un attimo, ma potreste salvare una vita”, allora ne vale sicuramente la pena.
Mi aspetto reazioni inconsulte dell’Osservatorio sui Minori e del MOIGE. Mi aspetto richieste di flagellazione in pubblica piazza, stracciamento di vesti e scuse estratte con attizzatoi roventi e aghi sotto le unghie dei piedi. Non ci sarebbe divertimento, altrimenti.