Archive for May, 2004
Pillole di Referrer #4
Puntate precedenti: #1, #2, #3.
Eccoci di nuovo qui a scartabellare tra le centinaia e centinaia di referrer provenienti da motori di ricerca, nel tentativo antropologicamente rilevante di determinare chi (o cosa) raggiunge questo sito, usando, come asettico metro di giudizio, cosa va cercando. Questo mese, dopo un po’ di assenza, le “pillole” sono delle ruote di carro, ma solo per recuperare il tempo perso…
Per prima cosa, un momento di commozione personale: qualcuno è arrivato qui cercando conundrum bassi. Una lacrimuccia scende dal mio occhio sinistro.
C’è chi cerca daniela santanche calendario, cosa che assai mi perplime, e che testimonia un generale scadimento della qualità dei calendari da appendere sul retro della cabina di guida. Altri cercano il blog di Eriadan, arrivano qui e non vedono vignette. No, non vi siete ammattiti: questo, abbastanza ovviamente, non è il blog di Eriadan (non si sa mai).
Lascio volutamente perdere tutti quelli che arrivano qui cercando copy controlled o craccare sky, e mi pungerebbe vaghezza di lasciar perdere nello stesso modo anche chi cerca telenovela cuore selvaggio, nella speranza che tutti quanti trovino la giusta punizione per le loro azioni. Tra parentesi, non contenti di “craccare” codice autoradio, copy controlled, decoder sky, signore anelli (non credo che Sauron sia molto d’accordo), tessera punti (Luthor, cercano te) e windows 2003, alcuni cercano craccare tutto; per quello non serve un computer: serve uno schiacciasassi.
Noto un “cambiare font” + linux, sintatticamente (mi riferisco ad un pattern di ricerca) corretto. Mi piacerebbe rispondere, ma non so dove si vorrebbe cambiare il font; console? X? E se X, che cosa si sta usando? GNOME? KDE? fvwm2? Mah.
Ci sarebbe un “running to stand still” traduzione, ma per quello dovrei mettere su una pagina con i testi delle canzoni che più mi piacciono; progettino, questo, che tengo sempre da parte per i giorni di pioggia. Il che, accoppiato con il fatto che i “progettini per i giorni di pioggia” sono nell’ordine delle migliaia, significa che lo farò quando verrà il Secondo Diluvio Universale (siete autorizzati a preoccuparvi).
Fa una stranissima impressione leggere, immediatamente appaiati, foto di stronzi e foto di wess e dori ghezzi.
Chicca del mese della sezione “Informatica”: fare la grafica con il compilatore c. Figlio mio… Te c’hai grossa crisi. Te non sai più quando stai andanto su questa tera, te non sai più quanto stai facendo su questa tera. Consiglio di Quelo: lascia stare. A parimerito, si decide di premiare anche rendere stabile windows me; impresa improba, l’unico modo per farlo è fare come ho fatto io: mettere il CD su una mensola. Sono mesi che non è ancora caduto.
Chicca del mese della sezione “Cinema”: film gesù compagnone. È Dogma, e faresti bene a vederlo.
Chicca del mese della sezione “Televisione”: giudizi terza stagione enterprise. Vorrei evitare di superare la quota di parolacce/mese con un singolo post.
E anche per questo mese, il lato antropologico è soddisfatto.
si ringrazia shinystat per i referrer, nell’attesa che superi la mia innata pigrizia e mi scriva un modulo per la gestione dei referrer; eriadan, imdb.
Perché non possiamo definirci anti-ferraristi
Il Morris, con una bravura di cui solo lui è capace, sintetizza alla perfezione perché, nonostante la Formula 1 stia diventato il parco giochi personale di Michael Schumacher e della Ferrari, non possiamo definirci anti-ferraristi.
Zitti al cinema
Bene, è ufficiale. Il quattro giugno, a meno di catastrofi ambientali provocate dall’interruzione della corrente del Golfo, si va a vedere un film.
A vedé cosa?
No, non Quo vadis, ma tutt’altro genere di film.
Piccolo appunto per chi non sa come io vado al cinema. Durante la proiezione io sto zitto. Al massimo, se il momento lo richiede, delle lacrime mi appannano la vista. Se rivedo in italiano un film che ho visto in inglese, recito sottovoce le battute originali, ma solo se la traduzione è orribile (o se il protagonista è doppiato da Pino anvedi sta puttanesca Insegno). Non pretendo che non voli una mosca, e accetto le risate nei momenti comici (nei momenti che io ritengo comici; se il protagonista finisce sotto le ruote del treno sarà anche inverosimile, ma non mi sembra il caso di riderci su).
Ma non bisogna mai e poi mai parlare ad un tono di voce superiore ai 10 dB (livello: brezza). E, soprattutto, non ci si può aspettare che io risponda a domande. Si, lo so: sono una piaga biblica, e si è capito perché, se voglio vedere un film, ci vado da solo, mentre se voglio andare al cinema, ci vado in compagnia.
Ovviamente, sto scherzando. Fino ad un certo punto.
Fine e non Mezzo
Prende le mosse da un pezzo del Sofri grande, pubblicato dal Foglio e riportato dal Giudamaccablog, ma la discussione sulla fecondazione assistita prosegue su farfintadiesseresani. Sto avendo un piccolo rigurgito di passione per la storia delle filosofia (ho addirittura ritirato fuori il vecchio Sini[1] per rileggermi qualche cosa), e il solo citare Kant mi mette sull’attenti, e mi invoglia a scribacchiare qualcosa. Non che io sia in qualche modo qualificato per discutere di filosofia con un laureato e un docente, ma l’occasione è troppo ghiotta; perdonate, se potete, i deliri di questo post-ventenne. Un piccolo appunto: non ho intenzione di convincere nessuno a cambiare la propria posizione; in questo mondo si vuole “convincere”, spesso come tanti piccoli figli di Schopenhauer, e non “spiegare”.
Il contesto è quantomeno d’obbligo ricapitolarlo. Un giudice catanese ha applicato alla lettera la nuova legge sulla fecondazione assistita, impedendo ad una coppia (portatrice sana dei geni per la talassemia) la selezione dei blastocisti (agglomerati di cellule risultato iniziale della fecondazione, sia essa in vitro che in utero) per evitare l’impianto di quelli che avrebbero portato allo sviluppo di un feto prima, e di un bambino poi, affetto da talassemia (malattia debilitante che provoca anemia nel caso più lieve, e morte del bambino spesso poco dopo il parto nel caso più grave). La gravidanza, comunque, non va a termine per cause naturali. Fin qui, il contesto.
Da un lato, si può essere d’accordo con la sentenza del giudice, paventando il rischio di un’eugenetica strisciante. Il fatto che all’eugenetica invariabilmente venga associata l’immagine del bambino biondo-occhi-azzurri-fisico-perfetto è un meme iniziato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale (e il sottoscritto si chiede quando finirà di propagarsi) invece di essere associata alla riduzione di malattie genetiche, scopo senz’altro più coerente con il termine stesso di eugenetica (a proposito: lo sapevate che ben prima della Germania nazista furono gli Stati Uniti ad implementare direttive per l’eugenetica? C’è sempre da imparare); ma transeat. Lasciando da parte bambini biondi e dagli occhi azzurri, giusto per evitare di tediarvi oltre, vorrei arrivare al punto cruciale della questione, ovvero la liceità o meno della fecondazione medicalmente assistita. Sul perché, una volta accettata la fecondazione assistita, sia la legge che questa sua implementazione decadano, non mi pronuncio: mi risulta cristallino come una legge in palese contrasto con un impianto legislativo preesistente, e contro ogni logica, sia una condizione di contorno rispetto alla questione etica sottostante.
Farfintadiesseresani cita Kant e Wittgenstein (quello vero, non il blog, ça va sans dire); per la precisione, il primo ha detto come sia necessario considerare l’umanità sempre come un fine, e non come un mezzo (concetto che, se non sbaglio, viene espresso nella Critica del giudizio; ma non picchiatemi troppo forte se ho detto una vaccata). Operando un piccolo ribaltamento di prospettiva, tuttavia, si potrebbe facilmente affermare come quella che noi chiamiamo “umanità” non sia altro che l’unico modo per cui due filamenti di acido desossiribonucleico siano in grado di preservare metà della loro struttura. Visione estrema, lo ammetto, che ridurrebbe tutto ciò che siamo, che impariamo e che pensiamo di conoscere, a mere incrostazioni in un brodo di coltura; pensiero inaccettabile. Manteniamo l’asserzione kantiana come assioma, quindi; l’embrione diviene, così, un appartenente all’umanità, in quanto umanità “in potenza”, stadio attraverso la quale tutti noi, umanità “in atto”, siamo passati. Qui sta il nodo gordiano, direbbe Alessandro Magno; e, sfortunatamente per noi, al contrario di Alessandro non abbiamo uno strumento in grado di tagliare il nodo, in un magnifico esempio di pensiero laterale. L’unico strumento in nostro possesso è quello della scienza, che, alas non ci dà risposte, ma sa solo dirci come cercarle, e come validarle se pensiamo di averle trovate. Quindi, in una serie impressionante di reductio ad unum del problema, siamo giunti alla definizione di “umanità” come punto focale del problema. Qui si entrà, però, nell’annoso dilemma che attanaglia la nostra specie fin da quando essa ha iniziato ad interrogarsi su sè stessa e sull’altro da sè (Ah! La gnoseologia! Ore e ore di argomentazioni su quello che è pensabile o meno; che se Parmenide si fosse fatto una canna staremmo tutti molto meglio). Alla fine di tutto questo discorso, quindi, che abbiamo? Abbiamo uno di quei momenti che mi piace definire “goedeliani”, ovvero: non sappiamo che pesci prendere.
Quindi, come giustamente dice farfinta, si riduce tutto ad una decisione puramente arbitraria: alcuni possono decidere che qualunque cosa definisca l’umanità risieda, integralmente e in potenza, in un agglomerato di una dozzina di cellule non differenziate; altri, come il sottoscritto, preferiscono spostare questa “umanità in potenza” più avanti (a dire il vero, vi sono esempi di persone che, personalmente, non ritengo appartenere all’umanità anche ad anni di distanza dal parto). A questo punto, però, interviene la questione legale: io, Stato, posso prendere una tale decisione per i miei cittadini? Da liberale (in materia sociale), un’ingerenza del genere mi fa arricciare la punta delle scarpe come se fossi stato schiacciato da una casa trasportata da una tromba d’aria. Senza contare che, tale ingerenza sarebbe, come abbiamo dimostrato, figlia di un’operazione intellettuale che varia da persona a persona. Ritengo, quindi, che la decisione di ricorrere o meno alla fecondazione assistita, e a tutto quello che essa implica (ivi inclusa l’eliminazione di materiale organico/embrioni) sia qualcosa che vada deciso dal singolo, e su cui uno Stato di diritto non possa in alcun modo esercitare forzature, e in un senso e in un altro.
Ecco, lo sapevo: è venuta fuori la solita pappardella logorroica per dire le solite due cose. Il tizio vicino a me ha preso una tanica di benzina e se l’è versata addosso. Adesso vado, perché una delle hostess mi ha chiesto se so pilotare un aereo. Eh, lo facevo durante la guerra, prima dell’incidente in cui persi l’intera mia squadriglia…
+++
[1] Carlo Sini, “I Filosofi e le Opere”, Ed. Principato.
giudamaccablog, farfintadiesseresani, wikipedia, wittgenstein, imdb, cinemazone.
Non ci sono parole…
… in grado di esprimere il mio disgusto per questo: la piccola Camp David di Berlusconi.
repubblica, via japanesecaptain.
Doveri #2
Giusto per par condicio, cosicché Bondi non mi accusi di essere il solito comunista invidioso.

Update: sono stato colto dal solito “furor demente”, e sto seriamente pensando ad una campagna elettorale “Pro Netiquette su Usenet”. Per evitare di doversele scaricare tutte ogni volta fintantoché questo post rimarrà in prima pagina cliccate su “more…” per vedere gli altri manifesti della campagna.
Radiation
Un piccolo appunto a questo post di Marco: le radiazioni elettromagnetiche emesse dai terminali GSM, GPRS o UMTS (insomma: i telefonini cellulari) non sono radiazioni ionizzanti, al contrario delle radiazioni emesse dagli apparecchi radiografici (o da qualsiasi aggeggio che contiene materiale radioattivo). Per quelle abbiamo quarant’anni di studi che ci dicono quando diventano pericolose, e quando non lo son0.
Le antenne trasmittenti dei terminali portatili, poi, sono sottoposte ad una severissima legislazione, e sono praticamente sicure al di fuori del raggio di cinque metri (la potenza decresce con il cubo della distanza, e non sono isotropiche, ma direzionali).
Infatti da tempo continuo a sostenere che più antenne ci sono, meno potenti i telefonini devono essere per avere la stessa efficienza, meno problemi insorgono nel tenere una sorgente di campo elettromegnetico a 1 GHz attaccata al cervello. Esattamente il contrario di quanto sostengono i verdi, che vorrebbero meno antenne (e, di conseguenza, cellulari più potenti, ma a questo non ci hanno evidentemente pensato).
C’è da dire che, mentre abbiamo quarant’anni di studi sulle radiazioni ionizzanti e più di vent’anni di studi sulle radiazioni emesse dai sistemi di trasporto di energia elettrica ad alto e altissimo voltaggio (gli elettrodotti, per intenderci), non abbiamo equivalenti studi sulle radiazioni emesse a così piccola distanza da tessuti organici vivi da parte di terminali così piccoli. Le potenze usate (nell’ordine del watt/cm^2) lascerebbero intendere che i danni potrebbero essere minimi, ma ci vorranno ancora anni di studi e anni/uomo di test per verificare se questi danni esistono, e quanto bisogna fare per stare al sicuro. Non ritengo, tuttavia, applicabile il principio di precauzione tanto caro agli ambientalisti, in questo caso. In fondo, non abbiamo studi precisi sul gelato al pistacchio (se pensate di fare uno studio con un milione di anni/uomo di esposizione, contattatemi al mio indirizzo email), eppure i gelatai di tutto il pianeta lo vendono.
Visioni pomeridiane
In questi pomeriggi assolati, per un quasi-fotofobico come il sottoscritto ci sono solo tre rifugi: la cantina, davanti allo schermo del computer (temperatura costante intorno ai venti gradi Celsius, umidità relativa abbassata dal deumidificatore, radiazioni dagli schermi CRT convertite direttamente in nutrimento tramite una mutazione genetica acquisita con gli anni), camera mia con un libro (condizionatore acceso, tapparelle abbassate), o il salotto davanti alla televisione.
Doveri
Diavolo, se davvero fosse così, sentirei un impulso irrefrenabile a votarlo.
Heavy Rotation
Dischi (o singoli) in rotazione continua questa settimana:
- Maroon 5 - Songs About Jane
- Nelly Furtado - Folklore
- Jamiroquai - A Funk Odissey
In più, ho sviluppato una strana ossessione per “Strict Machine” dei Goldfrapp e per “Sound of Violence” di Cassius.
Meeting time?
Non si potrebbe organizzare qualcosa per la prima di “The Prisoner of Azkaban”?
La butto lì: prima serata (venerdì 4 giugno), Odeon Multisala a Milano. Sempre ammesso che ci siano ancora biglietti a disposizione.
Preghiere esaudite
Misantropia
Negli ultimi tempi ho attacchi sempre più frequenti di misantropia. Non fraintendetemi: non è che sia un misantropo fatto e finito. È che, alle volte, proprio ho un cedimento nella mia fiducia (già peraltro ridotta all’osso) nell’umanità, intesa come specie e come società. Il fatto che mi capiti spesso quando si parla della nuova classe di servi della nostra specie, ovvero i computer, mi rende alquanto triste per la piega che l’umanità ha preso.
Ad esempio, io pensavo che, con il termine informatizzazione di massa si intendesse quella spinta che, nella parte più ricca del mondo, porta le persone ad utilizzare sempre più spesso i computer. Invece, a quanto pare, è quella spinta che, nella parte più ricca del mondo, porta le persone ad essere utilizzati sempre più spesso dai computer.
Su ICOLI, giusto qualche minuto fa, ho letto l’articolo in cui si diceva: “un povero cristo che compra una webcam non deve sapere cosa ha comprato: deve saperlo il computer”. Capirete anche voi come lo sconforto mi ha attanagliato il cuore. Qualcuno mi deve spiegare come un pezzo di ferro, con tracce di silicio, oro e rame, pilotato da qualche milione di righe di microcodice, possa sapere (al di là di ogni implicazione metafisica che il “sapere” comporti) cosa sia un altro pezzo di ferraglia. Qualcuno mi deve spiegare perché un computer è intitolato ad essere più intelligente di me, che pure:
- sono entrato nel negozio
- ho scelto una webcam
- l’ho pagata
- l’ho portata a casa
- l’ho spacchettata
- l’ho montata
Insomma, che ho deciso cosa prendere e perché. È questo quello che mi sconvolge, che mi fa pensare: “È dunque a questo che servono i computer? A prendersi delle responsabilità che noi non vogliamo assumerci? Vogliamo dei computer intelligenti per delegare a loro la nostra vita?”
E non posso fare a meno di pensare ad un discorso, fatto in un grattacielo, tra un programma senziente con le fattezze di Hugo Weaving, e la rappresentazione digitale dell’io cosciente di Laurence Fishburne, sentito in un certo film:
Which is why the Matrix was redesigned to this, the peak of your civilization. I say your civilization because as soon as we started thinking for you it really became our civilization which is of course what this is all about. Evolution, Morpheus, evolution, like the dinosaur. Look out that window. You had your time. The future is our world, Morpheus. The future is our time.
Expecto Harry
Sono un fan di Harry Potter.
Basti solo dire che, per “The Order of the Phoenix” ho fatto il preorder su Amazon.co.uk con quasi quattro mesi di anticipo sulla data di uscita del libro (per inciso: non sono stato nemmeno l’unico; conosco una ragazza gialla e una ragazza indecisa che hanno fatto lo stesso ;-)), e che solo freni inibitori pazzeschi mi hanno trattenuto dall’andare alle Messaggerie Musicali, a Milano, la sera del 24 Giugno 2003, per la serata in occasione dell’uscita del romanzo.
Quindi, immaginatevi voi come sto, a meno di due settimane dall’uscita di questo film.
A un passo dalla follia
Ebbene si, lo ammetto. Stavo per fare l’estremo gesto. Mi ero alzato in piedi, diretto in camera mia, con lo sguardo fisso dell’uomo deciso a porre fine a questo stillicidio personale. Non sono una persona religiosa, né ho fede in qualcosa di più della causalità; eppure, mi sono appellato a tutti gli dei del mio personalissimo pantheon (Cthulhu, Yog-Sothoth, Leonardo Serni) perché mi dessero la forza di resistere. Forza che non ho ricevuto (forse Leonardo era impegnato).
Cosa ha trattenuto la mia mano? Daria Bignardi che ha proclamato “il televoto è ufficialmente chiuso”.
Si, stavo per votare perché Floriana andasse fuori dai coglioni.
Blog Deathmatch
Lesser Evil
Nel 1969, James Lovelock (un fisico inglese) proponeva una teoria interessante, seconda la quale la Terra, inteso come unicum di pianeta e di abitanti, era un sistema in perfetta omeostasi, in cui ogni singolo elemento bilancia gli altri. La teoria fu chiamata Teoria di Gaia. A parte fornire un plot per film in CGI, la Teoria di Gaia piacque particolarmente agli ambientalisti, che la modellarono, per le loro battaglie, su una metafora organica: la Terra diventava Gaia, un qualcosa di vivo, in cui ogni specie esistente non era nient’altro che un ospite, e l’omeostasi alla base (che nessuno scienziato contesta) come un processo intelligente (cosa di cui non esiste alcuna prova, e che difficilmente potrebbe essere un’ipotesi credibile).
Punti di rottura
Ricevo (su it.comp.os.linux.iniziare) e volentieri pubblico
Stamattina mi sono detto, basta con questo Linux, mi ha stufato.
Allora sono andato su Windowsiso.com e ho scaricato WindowsXP (mi hanno detto che e’ il piu’ facile per un niubbo). Ho preso il file .iso e l’ho masterizzato, ho salutato K3B per l’ultima volta (stupido programma… fucsia, tze’) e ho riavviato. Subito una splendida schermata blu mi ha accolto dicendomi che non avevo un hard disk disponibile e che doveva formattarlo. Ho accettato con entusiasmo, tanto io mica lo volevo piu’ quel maledetto Linux. Poi c’era una licenza da leggere e da bravo EX utente Linux l’ho letta tutta quanta: a parte la questione della gogna se vengo beccato a piratare non mi sembrava scritta male… sempre meglio della GPL scritta da quel ciccione hippy drogato!
Poi mi aspettavo la scelta dei pacchetti, ma WindowsXP ha fatto tutto per me… che figo! L’installazione e’ andata benissimo, pensate che mi ha messo persino i driver accelerati! Niente Java, ma va bene cosi’, bisogna evitare la Java trap! Anzi no! Ora siamo amici di Sun… vabbe’, lo installero’… Poi mi ha chiesto un codice di attivazione. Io non ce l’avevo. Allora ho riavviato ma non c’era piu’ grub. Allora sono andato da un mio amico che mi ha dato il suo vecchio codice di windows 2000, ma purtroppo non funzionava, allora siamo andati su un sito di warez e ci siamo presi 4 trojan e 7 worm (che bello! Tra poco potro’ usare anche io IE!), ma del resto e’ bastata una veloce scansione con l’antivirus per beccarli tutti! Allora sono tornato a casa e ho riavviato il computer, ma siccome non avevo terminato l’installazione ho dovuto reinstallare da capo. Fa niente, provateci voi ad installare Linux in un’ora!
Il codice ha funzionato, e appena mi e’ apparso il desktop ho visto:
- le verdi colline
- i fumetti che mi dicevano un mucchio di cose
- una mezza dozzina di ragazze che volevano fare cose sconce con me (tze, sfigati col pinguino! Tie’!)
- un ENORME bottone con sopra scritto START.
Allora lo clicco, per esplorare un po’ dei programmi. Ci sono 5 programmi. Un po’ pochi per una distribuzione da 600MB! Bah vabbe’, ci sara’ un tool di aggiornamento, no? Ah ecco… Windowsupdate… ah pero’ devo impostare la connessione ad internet… Allora ho preso il mio modem USB… o cavolo, non me lo riconosce… si vede che a furia di usarlo con eciadsl si sara’ rotto! Vabbe’ tanto ho il CD coi driver… uhm non ci sono per XP… Forse e’ il momento di comprarne uno ethernet! E non perche’ me lo dicono quelli di ICOLI!
Figoooooooo! Dai, ok, adesso sono online e faccio windowsupdate… proponi aggiornamenti… ok… si si si si e si…. fanno 546mega… e che mi frega, ho l’adsl! Ok vai cosi’, 100, 200, 300, 400… ehi ma cos’e’ sta roba… il processo lsass.exe… msblast… cavolo PC riavviato… beh dai avra’ una cache: mica dovro’ riscaricare tutto da capo………………..
Rovine
Un blog appena aperto, ma imprescindibile per chiunque abbia letto anche solo uno dei libri di Hornby: 5inquine (ovvero: del perché Hornby ci ha rovinato la vita).
Il paziente Silvio B.
… Il fatto che Silvio B., di professione presidente del consiglio di una nota nazione del terzo mondo, avesse una lieve ossessione per quelli che lui chiama “i comunisti” è perfettamente noto. La storia clinica del paziente è piena di riferimenti a queste entità, che nessuno oltre a lui vede, e che, facendo uso di qualunque mezzo, sia esso lecito o illecito, vorrebbero farlo tornare da dov’è venuto (”dal nulla”, si ode dal fondo della sala, ma sarà un comunista - risate del pubblico). Si tratta, come si può facilmente intuire, di una classica forma paranoide. Il paziente Silvio B., come tutti gli uomini che hanno raggiunto dopo anni quello che si prefissavano, vive nell’angoscia e nel terrore che quanto hanno vada perso; questo avviene ancora più sovente quando ciò che hanno è frutto non già di operazioni lecite, in cui la coscienza è pienamente soddisfatta, bensì quando è il risultato di operazioni di dubbia moralità. Ovviamente, questo avviene ad un livello inconscio: il paziente è profondamente convinto di aver fatto tutto da sé, e di averlo fatto nel migliore dei modi possibili. L’inconscio, tuttavia, avverte la tensione tra questa auto-convinzione e tra una forma pregressa di moralità (instillata in parte dall’educazione formale, in parte dall’ambiente che lo circondava negli anni di formazione), che di fatto non approva quanto il paziente ha raggiunto negli anni. Questa tensione si manifesta in due modi: il primo è una forma lieve di sindrome dissociativa, in cui il paziente non discerne pienamente la fantasia costruita dal mondo reale (il paziente vede solo ciò che vuole vedere, e di ciò che non vuole vedere si costruisce un’immagine mentale sostitutiva); il secondo è l’esteriorizzazione della paura, conscia e inconscia, di perdere tutto. Questa paura è consciamente associata a terzi (i “comunisti”, nel caso del paziente Silvio B.), ma inconsciamente il paziente la associa a sè stesso. Tendenzialmente, questa forma paranoide si manifesterebbe solo durante i sogni, o in occasioni private. Tuttavia, in periodi di stress prolungati, come può esserlo una fase di campagna elettorale, o in caso di tensioni interne alla maggioranza di governo, essa può salire alla luce quando meno il paziente se lo si aspetta; ad esempio, durante discorsi pubblici, tenuti da Silvio B. con un altro paziente, George B. (il cui caso esporremo più avanti); è interessante notare come, in questo caso, la personificazione di una paura del primo vada a sostituirsi alla personificazione della paura del secondo. Un interessante fenomeno di trasfert fobico, dato dall’interazione tra i due pazienti. Come si può vedere dalla slide numero ventitrè…
Excerpt from the XXXVII Annual Proceedings of the International Psychiatric Society, Miskathonic Univ., Mass., 2004
il manifesto, via restodelmondo.
Luser
Approfitto dell’occasione per inaugurare una nuova categoria, “Lusers: Here’s your LART. And what was your username again?”. Ovvero: l’informatica dal punto di vista da chi la subisce, raccontato da chi la conosce.
Repubblica.it, in un articolo di per sé potentemente pervaso da forme di “utontiade”, da una interessante definizione di “dialer”:
dialer, n.:
programmini che si staccano dal Web e procedono, spesso senza che l’utente se ne renda conto, a una connessione costosissima via modem.
Ammettendo che ci si possa “staccare” dal Web, qualunque cosa significhi, io già mi collego con un modem, e spendo (in media) meno di una connessione always-on come l’ADSL. Come per magilla, però, basta sostituire “staccano” con “scaricano”, e la frase acquista una qualche forma di senso.
Blogrodeo 1.0
Io c’ero.
Avessero voluto eliminare metà della blogsfera italiana in un colpo solo, bastava piazzare una bomba. :-)
Alcool che scorreva potente, risate, casino, sessioni di blogging In Real Life, una blogger senza vergogna che fotografava le scarpe di tutti i partecipanti, una sinergia (cellulare - blog) tutta particolare, un professore di storia e filosofia (con moglie) finalmente dal vivo, fischiare blogstar (per doveri di claque, ma anche perché, oggettivamente, c’erano blogger più bravi stasera)… Insomma: di tutto, di più. Ah, beh, la cosa più importante: la nostra creatura ha vinto.