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Fine e non Mezzo

Prende le mosse da un pezzo del Sofri grande, pubblicato dal Foglio e riportato dal Giudamaccablog, ma la discussione sulla fecondazione assistita prosegue su farfintadiesseresani. Sto avendo un piccolo rigurgito di passione per la storia delle filosofia (ho addirittura ritirato fuori il vecchio Sini[1] per rileggermi qualche cosa), e il solo citare Kant mi mette sull’attenti, e mi invoglia a scribacchiare qualcosa. Non che io sia in qualche modo qualificato per discutere di filosofia con un laureato e un docente, ma l’occasione è troppo ghiotta; perdonate, se potete, i deliri di questo post-ventenne. Un piccolo appunto: non ho intenzione di convincere nessuno a cambiare la propria posizione; in questo mondo si vuole “convincere”, spesso come tanti piccoli figli di Schopenhauer, e non “spiegare”.

Il contesto è quantomeno d’obbligo ricapitolarlo. Un giudice catanese ha applicato alla lettera la nuova legge sulla fecondazione assistita, impedendo ad una coppia (portatrice sana dei geni per la talassemia) la selezione dei blastocisti (agglomerati di cellule risultato iniziale della fecondazione, sia essa in vitro che in utero) per evitare l’impianto di quelli che avrebbero portato allo sviluppo di un feto prima, e di un bambino poi, affetto da talassemia (malattia debilitante che provoca anemia nel caso più lieve, e morte del bambino spesso poco dopo il parto nel caso più grave). La gravidanza, comunque, non va a termine per cause naturali. Fin qui, il contesto.

Da un lato, si può essere d’accordo con la sentenza del giudice, paventando il rischio di un’eugenetica strisciante. Il fatto che all’eugenetica invariabilmente venga associata l’immagine del bambino biondo-occhi-azzurri-fisico-perfetto è un meme iniziato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale (e il sottoscritto si chiede quando finirà di propagarsi) invece di essere associata alla riduzione di malattie genetiche, scopo senz’altro più coerente con il termine stesso di eugenetica (a proposito: lo sapevate che ben prima della Germania nazista furono gli Stati Uniti ad implementare direttive per l’eugenetica? C’è sempre da imparare); ma transeat. Lasciando da parte bambini biondi e dagli occhi azzurri, giusto per evitare di tediarvi oltre, vorrei arrivare al punto cruciale della questione, ovvero la liceità o meno della fecondazione medicalmente assistita. Sul perché, una volta accettata la fecondazione assistita, sia la legge che questa sua implementazione decadano, non mi pronuncio: mi risulta cristallino come una legge in palese contrasto con un impianto legislativo preesistente, e contro ogni logica, sia una condizione di contorno rispetto alla questione etica sottostante.

Farfintadiesseresani cita Kant e Wittgenstein (quello vero, non il blog, ça va sans dire); per la precisione, il primo ha detto come sia necessario considerare l’umanità sempre come un fine, e non come un mezzo (concetto che, se non sbaglio, viene espresso nella Critica del giudizio; ma non picchiatemi troppo forte se ho detto una vaccata). Operando un piccolo ribaltamento di prospettiva, tuttavia, si potrebbe facilmente affermare come quella che noi chiamiamo “umanità” non sia altro che l’unico modo per cui due filamenti di acido desossiribonucleico siano in grado di preservare metà della loro struttura. Visione estrema, lo ammetto, che ridurrebbe tutto ciò che siamo, che impariamo e che pensiamo di conoscere, a mere incrostazioni in un brodo di coltura; pensiero inaccettabile. Manteniamo l’asserzione kantiana come assioma, quindi; l’embrione diviene, così, un appartenente all’umanità, in quanto umanità “in potenza”, stadio attraverso la quale tutti noi, umanità “in atto”, siamo passati. Qui sta il nodo gordiano, direbbe Alessandro Magno; e, sfortunatamente per noi, al contrario di Alessandro non abbiamo uno strumento in grado di tagliare il nodo, in un magnifico esempio di pensiero laterale. L’unico strumento in nostro possesso è quello della scienza, che, alas non ci dà risposte, ma sa solo dirci come cercarle, e come validarle se pensiamo di averle trovate. Quindi, in una serie impressionante di reductio ad unum del problema, siamo giunti alla definizione di “umanità” come punto focale del problema. Qui si entrà, però, nell’annoso dilemma che attanaglia la nostra specie fin da quando essa ha iniziato ad interrogarsi su sè stessa e sull’altro da sè (Ah! La gnoseologia! Ore e ore di argomentazioni su quello che è pensabile o meno; che se Parmenide si fosse fatto una canna staremmo tutti molto meglio). Alla fine di tutto questo discorso, quindi, che abbiamo? Abbiamo uno di quei momenti che mi piace definire “goedeliani”, ovvero: non sappiamo che pesci prendere.

Quindi, come giustamente dice farfinta, si riduce tutto ad una decisione puramente arbitraria: alcuni possono decidere che qualunque cosa definisca l’umanità risieda, integralmente e in potenza, in un agglomerato di una dozzina di cellule non differenziate; altri, come il sottoscritto, preferiscono spostare questa “umanità in potenza” più avanti (a dire il vero, vi sono esempi di persone che, personalmente, non ritengo appartenere all’umanità anche ad anni di distanza dal parto). A questo punto, però, interviene la questione legale: io, Stato, posso prendere una tale decisione per i miei cittadini? Da liberale (in materia sociale), un’ingerenza del genere mi fa arricciare la punta delle scarpe come se fossi stato schiacciato da una casa trasportata da una tromba d’aria. Senza contare che, tale ingerenza sarebbe, come abbiamo dimostrato, figlia di un’operazione intellettuale che varia da persona a persona. Ritengo, quindi, che la decisione di ricorrere o meno alla fecondazione assistita, e a tutto quello che essa implica (ivi inclusa l’eliminazione di materiale organico/embrioni) sia qualcosa che vada deciso dal singolo, e su cui uno Stato di diritto non possa in alcun modo esercitare forzature, e in un senso e in un altro.

Ecco, lo sapevo: è venuta fuori la solita pappardella logorroica per dire le solite due cose. Il tizio vicino a me ha preso una tanica di benzina e se l’è versata addosso. Adesso vado, perché una delle hostess mi ha chiesto se so pilotare un aereo. Eh, lo facevo durante la guerra, prima dell’incidente in cui persi l’intera mia squadriglia…

+++

[1] Carlo Sini, “I Filosofi e le Opere”, Ed. Principato.

giudamaccablog, farfintadiesseresani, wikipedia, wittgenstein, imdb, cinemazone.

3 Comments »

  1. farfintadiesseresani said,

    May 29, 2004 @ 12:27

    Interessantissimo. Contropippone in elaborazione. Era la Critica della Ragion Pratica (e anche la Fondazione della metafisica dei costumi), ma apprezzo l’impegno (mi chiedessi tu qualcosa concernente il tuo settore, mi darei malato).

  2. restodelmondo said,

    May 29, 2004 @ 13:15

    Adesso vi linko tutti….

  3. farfintadiesseresani said,

    May 29, 2004 @ 14:57

    Ti prego, RdM, il tuo parere in merito mi interessa moltissimo.

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