To Boldly Go
Il sottoscritto si nutre di televisione da decenni, in special modo di serie televisive Made in the USA, come è giusto che sia. Come ho avuto modo di scrivere, il sottoscritto è anche un trekker - malattia che si giustifica solo con la innate geekiness che mi caratterizza.
Prendo spunto da quanto scritto nei commenti a questo post dello Zio d’America, per fare il punto della situazione in cui Star Trek si trova - e tralascerò volutamente il lato gossiparo, in quanto son signore e sono anche il presidente dell’immaginario fan club italiano non ufficiale di Jeri Ryan. Quanto segue è un post lungo, che potrebbe non interessare ai non-fan. Chiunque apprezzi, anche in piccole dosi, la science fiction, però, è pregato di leggere, perché Star Trek è un po’ come una grande e nobile casata del genere.
In the beginning…
C’era una volta uno sceneggiatore assunto nella serie di Star Trek: The Next Generation. Questo sceneggiatore era di discreto livello, e realizzò diversi segmenti notevoli, anche se aveva una particolare perversione nello scrivere trame che contenessero paradossi temporali. Lo sceneggiatore crebbe di importanza, nel team creativo che si era radunato negli anni intorno alla creatura di Gene Roddenberry, in special modo dopo la sua morte, e venne investito del non disprezzabile privilegio di occuparsi di un’intera serie - Star Trek: Voyager - come executive producer. Per chi si fosse sempre chiesto che faccia un EP, basti sapere che questa figura - che non sempre coincide con il creatore di una serie, anche se è possibile agli inizi - stabilisce la direzione in cui gli scrittori e gli sceneggiatori si debbano muovere, decide quali trame si trasformeranno in segmenti, quali evoluzioni debba subire un personaggio, e - tra le altre cose - maneggia il contenuto della “borsa” (chi tiene i cordoni della borsa sono, al contrario, i produttori - l’emittente o la casa di produzione). Questo sceneggiatore-ora-produttore-esecutivo, in pratica, divenne l’officiante del Dio-Paramount nella chiesa di Star Trek; o, come più prosaicamente direbbe Picard, divenne il Numero Uno (l’XO).
The beginning of the end
Non è detto, però, che un buon sceneggiatore possa essere anche un buon EP; in questo caso, ci si trovò di fronte ad un pessimo produttore esecutivo. Infatti, a poco a poco, Star Trek perse pezzi sempre più importanti del proprio team creativo. Gente come Joe Menosky, Lolita Fatjo, René Echevarria, Ira Stephen Behr - ovvero i responsabili del successo di TNG e di DS9 si staccarono dalla final frontier, spesso e volentieri per dissensi con la produzione - namely, con uno dei due produttori esecutivi (non vi starò neanche a dire quale). La serie di Star Trek: Voyager si chiuse, così, con un’emorragia di ascolti, e alla Paramount commissionarono una nuova serie di Star Trek, per il proprio canale via cavo UPN - che non navigava in buone acque.
Enters Enterprise
La nuova serie di Star Trek venne affidata - abbastanza banalmente - a quanto rimaneva del team di Star Trek; in pratica, ai due produttori esecutivi, dato che non rimaneva nessuno della squadra originale. Così, uno dei due, quello che aveva maggiori esperienze di scrittura e sceneggiatura (indovinate chi), comincia a stendere un draft; la nuova serie si sarebbe svolta non in un futuro remoto, seguendo la linea delle serie precedenti, ma serebbe ritornata alle origini del mito. Capirete anche voi come un’0perazione del genere sia quantomeno di dubbia intelligenza, dato che gli scrittori si dovranno muovere in un campo minato fatto di quasi quarant’anni di continuity. A quel tempo, però, andavano di moda i preludi - era appena uscito l’Episode One di Lucas, cosa che i fan di Star Wars avrebbero preferito non accadesse. I fan di Star Trek non potevano rimanere indietro rispetto ai loro arci-rivali, quindi anche loro avrebbero avuto un prequel. I risultati furono, bene o male, gli stessi - il che è quantomeno sconfortante: pensavamo (noi fan di Star Trek) di avere scrittori migliori di George Lucas, a nostra disposizione.
The Story So Far
Star Trek: Enterprise è stata un fallimento su tutti i fronti. La serie non è mai decollata, anche se - si mormora - la terza season sia quantomeno meglio delle prime due. L’emorragia di ascolti è essenzialmente dovuta a due fattori: il primo è l’evidente mancanza di rispetto per la continuity, che fa incazzurrire come storioni del Don gli hardcore fan, lo zoccolo duro, quelli che saprebbero descriverti un motore a curvatura bendati con le mani dietro la schiena - schiera di fan alla quale mi faccio vanto di appartenere, pur avendo un rapporto di odio con la TOS; il secondo è la rappresentato dalla mancanza di idee che pervade lo show. Senza troppo banalizzare, si potrebbe tranquillamente dire che Star Trek: Enterprise è una mediocre serie di sci-fi, superata sicuramente da altri prodotti, come Andromeda o Firefly, di qualità molto più elevata. Il problema, però, è arrivare a definire Enterprise come mediocre serie; questo è possibile solo anestetizzando il piccolo trekker che è in me. Per farmi comprendere meglio, farò qualche esempio.
Case Study #1: The Vulcan Dumb-ification Syndrome
Per comprendere dove e come Enterprise sia un attentato alla continuity di Star Trek, nessun esempio è migliore di come i Vulcan siano tratteggiati in questa serie. La caratterizzazione del personaggio del vulcan (non userò mai vulcaniano, trattandosi di una traduzione secondo me volgare e ignorante) è precisa, fin dai tempi della serie classica (TOS); non sto parlando di Spock, ma di Sarek. Il vulcan tipico è leggermente insofferente della razza umana, ma è rispettoso degli individui (altrimenti, Sarek non avrebbe mai sposato la madre di Spock), e, soprattutto, non si comporta in maniera irrazionale. I vulcan in Enterprise, al contrario, sono dei razzisti, dediti alla menzogna, e impediscono attivamente lo sviluppo degli esseri umani - tenendoli all’oscuro di informazioni. Sono, inoltre, in guerra con varie civiltà, prima tra tutte quella andoriana. Qui ci si addentra nel famoso campo minato della continuity; secondo quanto è noto, Andoria fu uno dei pianeti, insieme alla Terra e a Vulcano, a fondare la Federazione Unita dei Pianeti, dieci anni dopo gli eventi che hanno per setting Enterprise. Stiamo parlando di guerra interplanetaria, che va avanti da decenni, e con Vulcan che - ad esempio - usano un santuario (i Vulcan? La razza “logica” che ha santuari?) come copertura per un’array di sensori puntati su Andoria? C’è seriamente qualcosa che non va, in questa caratterizzazione.
Case Study #2: Stupid is Who The Stupid Does
La dimostrazione che Enterprise sia, nel senso labranchiano del termine, del tutto kitsch, la sia ottiene guardando gli episodi in cui non c’è una reale attinenza con l’universo di Star Trek; ovverosia, negli episodi in cui la continuity non entra in gioco. Esponente massimo del genere è l’episodio Breaking the Ice - anche se in realtà, in quest’episodio c’è una componente che rientrebbe nel case study no. 1, che però tratterò per ultima, per semplicità. L’episodio è diviso in tre sub-plot: il primo è un raro esempio di meta-trama, in cui l’equipaggio dell’Enterprise NX-01 è chiamato a rispondere alle domande degli studenti di una scuola elementare terrestre. L’ovvio parallelo tracciato dagli autori è che quei bambini siano, in realtà, i trekker, che vogliono sapere tutti i dettagli più banali - cosa che gli autori prendono benevolmente in giro, come a voler dire: “concentratevi sulla storia, e non su come funziona la gravità artificiale”. Quindi, a parte registrare una lieve forma di supponenza, andiamo a vedere la storia. Il secondo sub-plot si svolge su una cometa - occasione, questa, per mettere un po’ di CGI al fuoco. Il problema è che l’intera sotto-trama sta in piedi peggio di un serpente zoppo. Non solo sulla cometa c’è una gravità pari a quella terrestre (cosa che, con un paio di calcoli fatti dal sottoscritto, permette di dedurre come la cometa sia fatta di un materiale talmente denso da ricordare quello di una stella di neutroni), in più è banale e scontata. Il terzo sub-plot, infine, vorrebbe aggiungere un tassello nella caratterizzazione di due personaggi, fallendo miseramente; si viene a scoprire, infatti, che T’Pol è destinata in sposa a qualcuno, e che dovrebbe tornare su Vulcano per le nozze, rinunciando alla propria carriera. Chi le dà una mano? Trip, ovvero il personaggio che più odia i Vulcan. Anche questo plot device risulta abbastanza “telefonato”. In altre serie, un dilemma del genere ha preso un intero segmento; in Enterprise, è un ridicolo sub-plot, trattato velocemente e con un approfondimento quasi nullo. Senza contare l’assurdità di un essere umano che dà consigli di cuore a una vulcan.
Case Study #3: Fortune Favors the American
In realtà, l’essere umano che consiglia le altre razze è un esempio di quello slittamento etico che Enterprise rappresenta. In Star Trek, le razze aliene sono sempre state radicalizzazioni di aspetti dell’essere umano. È una costante dell’esplorazione del sé che Star Trek ha portato avanti per trentacinque anni: ciò che l’equipaggio dell’Enterprise (sia essa D, E o “no bloody A, B, C or D”) era chiamato a scoprire era il sé racchiuso negli altri, ovvero l’alieno visto come specchio in cui l’umano si riconosce e si rivela - magnificamente esemplificato da Q a Picard con la sua frase: “That is the exploration that awaits you. Not mapping charts or studying nebulas, but charting the unknown possibilities of existence”, pronunciata verso la fine del series finale di The Next Generation, All Good Things…. In Enterprise, al contrario, gli alieni vengono notevolmente radicalizzati, nel loro aspetto macchiettistico, e gli esseri umani vengono automaticamente innalzati sul piedistallo del rigore etico e morale; Archer può giudicare gli altri - Picard non lo fa mai (basti vedere l’episodio - bruttino, per la verità - The Otrageous Okona, trasmesso giusto stamattina da Canale5). Poiché, poi, per “essere umano” si intende “americano”, si capisce come Enterprise sia solo la risposta adatta ai tempi, e che, quindi, tutto il relativismo morale espresso da Star Trek in tre quattro decenni sia andato perso.
Case Study #4: Deja-vù (or: I’ll Be Seeing You. Again.)
Enterprise, così, non solo perde pezzi del fandom per strada, ma non accoglie nuovi fan per via di trame decisamente poco brillanti. Per correre ai ripari, viene fatto ricorso ai metodi più squallidi: scene di decontaminazione - passata alla storia quella del pilot, in cui Trip spalma di gel T’Pol e ha un’evidentissima erezione (comprensibilissima, per carità, sono il primo ad ammetterlo - ma decisamente fuori luogo) - tutine sempre più attillate, etc. Tutto questo perché il trekker americano quadratico medio è stato identificato come l’adolescente con severe crisi ormonali. In più, per tentare di catturare l’audience, ecco che riappaiono razze (non potendo i personaggi) note, provocando effetti che potrebbero esser definiti comici, se non fossero così patetici. I Klingon vengono incontrati fin dal pilot, ma da The Next Generation in poi è noto come il primo contatto con la loro specie portò ad una guerra decennale con i terrestri (cosa che non avviene). Oppure, appaiono i Ferengi - mentre il primo contatto fisico con la razza avverà solamente qualcosa come duecento anni dopo, con The Last Outpost. Oppure, sulla scia dei probelmi portati dal film First Contact, ecco apparire i Borg, anche questi con duecento anni di anticipo. Ci sono altri esempio, tuttavia, riferiti alla tecnologia. Già nel pilot appaiono phaser e teletrasporto; il traduttore universale, così brillantemente evitato tramite il personaggio di Hoshi Sato, viene introdotto senza colpo ferire, eliminando tutta una serie di possibili plot con un colpo di spugna. Nel quarto episodio appare un prototipo di ponte ologrammi.
The End… ?
A questo punto, cosa rappresenta Star Trek: Enterprise, nel complesso universo di Star Trek? È davvero la fine, come i fan più radicali profetizzano dai tempi del pilot di questa serie? Oppure è stata solo un fallimento, da cui ripartire con nuove serie, realizzate meglio sia dal punto di vista della consistenza che dell’originalità? Fine del viaggio o buco nell’acqua?
Ci sono indizi per l’una o per l’altra ipotesi, e solo il tempo lo dirà. Quello che è certo che è il team creativo dietro Enterprise sta subendo una specie di Notte dei Lunghi Coltelli, e che la serie ha avuto il via libera per la quarta stagione con l’obbiettivo - ben poco nascosto - di fare episodi a sufficienza per la redistribuzione in syndacation, ovvero la gallina dalle uova d’oro della Paramount (i diritti della sola TNG hanno fruttato - fino al 2002 - qualcosa come 340 milioni di dollari alla casa di produzione). Il problema serio, però, è che Star Trek rappresenta un marchio nel merchandising, voce importantissima nei bilanci della Paramount - si stima che abbia generato ricavi per 4 miliardi di dollari fino ad ora, e che il 10% degli utili annuali sia coperto proprio da tutto quanto ruoti intorno a Star Trek. Si capisce perché la produzione non voglia in alcun modo perdere questa vacca da latte. Fino a dove è lecito spingersi, tuttavia? Fino a che la vacca sarà completamente a secco - per poi macellarla? Conoscendo i sistemi dell’imprenditoria televisiva americana, questo scenario è decisamente probabile. Quindi, Enterprise non sarà - purtroppo - la fine di Star Trek. C’è ancora la possibilità di peggiorare.
Così come c’è la possibilità di migliorare. Sempre a causa della rilevanza in termini economici che Star Trek ha, anche adesso che il brand si è fortemente indebolito, alla Paramount potrebbero optare per una cura di tipo radicale. Assumere autori famosi e di richiamo, chiuderli in uno stanzino con matite e bloc-notes, e tirare fuori la sesta serie di Star Trek. Sembra che qualcosa si stia muovendo in questo senso, anche se pochi ci sperano.
Chi vivrà, vedrà.
+++
restodelmondo said,
June 29, 2004 @ 22:44
Rispetto a StarWars (ma perché questa contrapposizione? non si possono apprezzare sci-fi asimoviana *e* space operas?) vedo un paio di vantaggi. 1. L’autore del declino di SW è il Creatore dell’Universo, Giorgino Lucas. Braga, per quanto possa fare, non è Roddenbery (requiescat in pacem): invocare la semiinfermità mentale della serie e mettere tra parentesi il suo operato non è impossibile. 2. La mole di SW è molto inferiore a quella di ST. SW conta sei ore e qualcosa di Trilogia Classica più cinque circa (so far) di prequel. Ah, e due ore di Holiday Special, che resta lì a tormentare i sonni di Georgie. Star Trek sono, quante ore? Altre venti ore di danni saranno relative, confrontate con le centinaia delle serie precedenti.
La cacciata di Braga mi ricorda moltissimo quella di Will Eisner dalla Disney, così, a occhio. Lì i tempi di produzione sono lunghi, quindi non si possono ancora vedere gli effetti: ma aspettiamo e speriamo.
Dài, vedrai che alla sesta andrà bene. Per l’Inferno ;-)
(E magari Ep3 non sarà *così* emetico. Beh, questa è più dura.)
(rdm ottimista)
zefram said,
June 29, 2004 @ 22:50
la contrapposizione è più che altro riguardante “science fiction” (star trek) con “space opera” (star wars), ovvero “fantascienza intelligente” con “fantascienza per le masse” (rispettivamente); divisione che sa di elitaristico, ma che è universalmente accettata. non è impossibile la convivenza tra i due aspetti: a me, come a molti altri, piacciono entrambi; ma da “star wars” non mi aspetto l’intelligenza di “star trek” nel trattare temi variegati. quanto alle due questioni: 1. il problema è che star trek è “risorto” già una volta, e non sappiamo se il trucco riuscirà di nuovo - soprattutto perché adesso più che mai perdere ascolti per mezza stagione significa rischiare l’immediata e totale cancellazione (vedi “dark angel”, “futurama”, “firefly”, etc.). 2. “star wars” ha una mole di background molto forte; al contrario di “star trek”, dove tutto ciò che appare al di fuori dello schermo televisivo è considerato “non canon” (o “non ufficiale”), in “star wars” ogni cosa, dal libro al gioco di ruolo, è considerato “ufficiale”. c’è molto di più di quella decina di ore di girato dei cinque film.
restodelmondo said,
June 30, 2004 @ 06:36
C’è di più di quelle dieci ore e rotti, vero, ma a quello che non appare sullo schermo non si chiede grande qualità (eufemismo): direi che libri, fumetti & co. sono un “semi-canon”.
Galluzzo said,
July 29, 2005 @ 20:03
Da geek a geek: francamente opinabile. Questo atteggiamento a spada tratta dei fan che amano definirsi, vanitas vanitatum, lo zoccolo duro, o i custodi della fede di Star Trek, direi io è la rovina del brand. Volete imbottirvi di bombe e farvi saltare? accomodatevi.
Braga, con tutte le sue manie, può non star simpatico, è vero. Ma esagerato è questo atteggiamento di demonizzazione. Può essere uno sceneggiaotre di talento montatosi la testa, ma certo non è il villain, il grnade complottatore, Mefisto destinato a portare l’Apocalisse su Star Trek con l’araldo Voyager (certo, la serie di qualità più discontinua anche a mio parere, ma espisodicamente valida) e il gonfaloniere Enterpise.
La serie tacciata di scarso successo, è in realtà la più evidente, sotto certi aspetti amara prova di un cambiamento nella fruizione delle serie: snobbata alla TV, grazie anche ad una politica di palinsesto per quanto ne so vergognosa, la più scaricata con Bittorrent. Facile scoprire il fianco poi quando i giudizi precedono l’analisi, anzichè il contrario. Non sostengo l’assoluta illegittimità di alcune tue critiche… ma quasi ^_^. Quella dei Vulcan assolutamente logici e bendisposti verso la razza umana, ad esempio: bella fola. A distanza di 30 dalla serie originale, e dopo un certo “canon” stabilito per lo più da Next Generation è facile confondere l’immagine costituitasi nella memoria cllettiva con le effettive caratteristicche di una razza, per dirne una. Il ritratto che la serie classica offre dei Vulcan è quella di una razza puritana, ma severa nei giudizi, e dai rituali (sì, logico non è sinonimo di ateo, il misticismo vulcaniano direi che emerge più volte in tutto Star Trek) spesso barbarici (Pon Farr? Accoppiamento? Che sono, animali? Il fatto che poi costori non fossero stinchi di santo è testimoniato dall’atteggiamento di un certo dott. Bones: sarà perchè è uno sporco sudista o ci sarà sotto qualcos’altro? Enterprise da una risposta, che forse potrà non piacere a tutti coloro che pensano al Vulcan tipo come a quello che ti saluta come un “gentilessere” (Good Grief): nemmeno il rigidissimo Tuvok, personaggio alla fine noioso perchè stereotipo (Sarek ricordo che aveva l’unushomosapiensmania, considerato i flirt numerosi con le umane), dopotutto, è piaciuto.
C’è anche da considerare questo fatto sulle altre razze viste come spalle macchiettistiche scarsamente rispettate; a dirla tutta, non so se dire che abbiamo visto gli stessi episodi di Star Trek, perchè rivedendo in questo periodo TNG su Jimmy, beh, rimango impressionato da quanto in scarsa considerazione venisse tenuta l’opinione aliena. In clima di piena correttezza politica, Worf è il rude addetto alle armi che si può compatire perchè rozzo e irruente Klingon; i pianeti visitati, di solito, vengono contattati pieni di spirito ecumenico trek, e, in quanto tali, soggetti ad un pistolotto spesso non indifferente su quanto la Federazioni rispetti le differenze finchè queste non sono completamente sbagliata, agli occhi del borghese federale medio. E’ verso le ultime stagioni che questa chiarezza di vedute, oggi come oggi innegabilmente un po’ rigida e ipocrita, comincia a sfaldarsi, opera poi continuata con Deep Space Nine in primis (pensiamo ai Ferengi: gli astuti capitalisti della Galassia in TNG sono una razza di gnometti piuttosto imbesuita, prona a qualsiasi inganno da parte del prode cowboy federale.
Quanto alla cattiveria nei confronti dei fan-atics in Enterprise… sì, l’ho vista: nell’ultima puntata. Nella peggior sceneggiatura dell’intera serie, in una puntata fattasi perchè, diamine, abbiamo pagato tutti quanti, ormai, vediamo di recuperare un po’ sul prezzo, si riversa tutta l’acredine dei creatori: contro la produzione, contro il pubblico padre padrone, contro tutti. La morte inutile e supreflua di un personaggio per segare le gambe a qualsiasi possibilità futura di continuazione alla serie, una trama tematicamente dedicata al DOVERE imposto, caratterizzazioni perfide dei personaggi che o fanno la figura dell’imbecille (l’ottimo Shran ridotto all’ombra di sè stesso) o peggio (Ryker morboso voyeur). Detto questo, proseguire sarebbe un po’ capzioso, visto che la serie, ohimè, non s’ha più da fare. Gradirei però che a postero, almeno, i cosiddetti fan rivalutassero le proprie convinzioni e, se devono cimentarsi con l’analisi, non dico già a divertirsi, perchè questa capacità sembra essere stata espulsa dall’orizzonte di attese, lo facciano non a partire dalle convenzioni pregresse, o come li chiamo io, dai pregiudizi, ma dal materiale realmente sotto mano. Al bando la lettera Trek, viva STAR TREK.
ale said,
March 23, 2007 @ 18:50
il problema è chei l materiale è realmente pessimo. non è che le altre serie forssero dei capolavori, ma questa è proprio ‘na monnezza direbbero a Napoli.