Esiste (ed è unico)
Capita che esistano giorni in cui non invidi i figli unici.
Oggi non è uno di questi giorni.
Capita che esistano giorni in cui non invidi i figli unici.
Oggi non è uno di questi giorni.
Mi sono divertito, nelle ultime due notti, a mettere le mani[0] su una piccola applet, scritta da Michiel Sikkes, per il Pannello di GNOME - in pratica, si tratta di una replica dell’icona del “cestino”, simile a quella che si vede su MacOSX:

Uh oh… Tempo di svuotare il cestino…
Quando dico “divertito” escludo, ovviamente, le maledizioni in sanscrito lanciate quando la compilazione non andava a buon fine, o quando l’applet si incantava, bloccandomi X - e con X la tastiera e il mouse, costringendomi ad utilizzare una delle feature che più benedico del kernel di Linux, ovvero le combinazioni con SysRq[1]. Vi assicuro, però, che vedere che tutto funziona, da una sensazione paragonabile ad un mezzo orgasmo - endocrinologicamente parlando. In più, è molto bello vedere il proprio lavoro riconosciuto - privilegi dell’Open Source.
[0] Si beh, se vi faccio vedere il diff da 20 kB delle mie modifiche vi spaventate - praticamente, gliel’ho riscritta manu militari.
[1] Vi sarete sempre chiesti che diavolo dovesse fare il tasto SysRq o R Sist; con Linux è possibile usarlo in combinazioni che permettono il reboot, l’unmounting dei volumi, la stampa dello stack, e tante altre cose utili. La combinazione utile per recuperare in maniera sana una macchina lockata, posto che il kernel sia ancora vivo, è (tenendo premuti Alt e SysRq): S, I, S, U, B (ovvero: sync, kill, sync, unmount, reboot).
Alcune novità riguardo serie televisive in arrivo (o di ritorno).
E questo è tutto. Sulla pagina del palinsesto ridotto riporterò le serie settimana per settimana.
un sentito ringraziamento a Nicola Vianello per il suo Osservatorio, e ad Antonio Genna.
Vendetta, tremenda vendetta
di quest’anima è il solo desio
di punirti già l’ora si affretta
che fatale per te tuonerà
Come un fulmine, scagliato da Dio
L’Inve colpirti saprà
A destra, in tutto il suo splendore, il countdown per Praga.
Per farlo, mi sono divertito ad imparare il JavaScript - non l’avrei davvero mai detto che un giorno mi sarei dato a questo tipo di strumenti del demonio.
Il Googlebombing, con i blog, difficilmente funziona (capita che vengano linkati i blog e non il bersaglio).
Tuttavia, con certa gente da evitare, diventa un imperativo morale. Non perché non si condividono le idee, ma perché questa gente da evitare non vuole avere contraddittorio, non vuole sentire idee differenti, non vuole vedere quello che esiste al di là della ristretta prospettiva concessa loro dai paraocchi che indossano. Lo dimostra anche il nome di dominio totalmente neutro e generico scelto per il sito: come se certa gente da evitare fosse l’unica depositaria della verità.
Per questo, sono gente da evitare.
magenta-woland, via restodelmondo.
Ricordate che il 30 luglio è la giornata di apprezzamento dell’amministratore di sistema. Siate buoni e gentili con chi vi permette di lavorare - anche perché lui (o lei) conoscono la password della vostra posta elettronica, vedono dove navigate durante le ore d’ufficio, e sanno a chi fate le telefonate lunghe mezz’ora a quegli strani prefissi internazionali.
Ho deciso: prendo questa maglietta.
C’è anche la versione per le bloggeouse (oddio, che ho scritto?), qui.
Perché è così difficile fare qualcosa che sai deve essere fatto, ma hai sempre troppa paura per farlo?
Ora che George Lucas ha svelato il titolo dell’Episodio III, ecco, in anteprima, i titoli scartati:
via slashdot.
C’era una volta… No, non un re. E nemmeno una galassia lontana lontana. C’era un regista con un nome impronunciabile (senza perdere istantaneamente l’uso della lingua per i successivi cinque minuti), nato in India, ma cresciuto negli States.
Questo regista, dopo un paio di opere abbastanza misconosciute (la prima chiaramente autobiografica, la seconda una commediola da cassetta), esplode ai botteghini con un film sui fantasmi. Il film in questione è, abbastanza ovviamente, The Sixth Sense, e il regista è M. Night Shyamalan. The Sixth Sense è ancora oggi copiato, citato, e abusato da innumerevoli film. Ha stabilito nel mainstream, per gli anni a seguire, il canone del cosiddetto “finale multiplo” - per il quale le situazioni esposte dalla trama non si risolvono tutte contemporaneamente nel finale, ma a scoppio ritardato. Non che fosse un’invenzione di Shyamalan, intendiamoci - tutt’altro; però, se ci fate caso, tutti i film successivi, perfino le commedie, avevano almeno il doppio finale. Cosa che, per inciso, avrebbe stracciato anche un po’ le scatole del pubblico.
Con The Sixth Sense, però, Shyamalan si rivela essere un decostruttore di generi, ovvero un regista in grado di prendere un film di genere, di romperlo nei suoi componenti, di vedere - e far vedere al pubblico- come essi siano fatti, e poi di rimontarlo in un modo leggermente diverso. Questa abilità (che hanno pochi altri, uno su tutti un certo signor Brian de Palma, regista del quale, come dice il mio fratellino virtuale il Comottino, non si butta via niente, come del maiale) la si nota con il film successivo, ovvero Unbreakable. In quest’opera, Shyamalan prende la struttura tipica dei film tratti dai fumetti e la scompone; ne fa un film lento, riflessivo, che indugia nei particolari, invece di renderlo veloce, leggero e (mi si passi il termine) “vuoto”; e qui sta il genio di questo ottimissimo cineasta: il genere da lui decostruito sarebbe letteralmente esploso in faccia agli spettatori solo un paio d’anni dopo - tuttaiva Shyamalan ne anticipa i canoni, per poi invertirli, smontarli ed esplorarli.
Non c’è quindi da stupirsi se, come chiusura della trilogia, M. Night Shyamalan fa un film sugli alieni, Signs, senza che essi appaiano, se non alla fine, e per chiudere un discorso sulla predestinazione e sui limiti del libero arbitrio che è, in realtà, il vero scopo del film.
In realtà, i tre film di cui sopra, fanno parte di una notevole trilogia sul Sé; ne The Sixth Sense sia il personaggio interpretato da Haley Joel Osment che quello interpretato da Bruce Willis compiono un percorso che li porta ad accettare la verità sulla propria natura. In Unbreakable, lo stesso percorso è compiuto da i due antitetici protagonisti (ancora Willis, ma questa volta in compagnia di Samuel L. Jackson). In Signs, invece, dopo aver esplorato il sé (nel cammino per il recupero della fede da parte del personaggio interpretato da Mel Gibson), si prende in considerazione l’altro da sé, come complemento e come definizione negativa della propria essenza (”noi siamo anche ciò gli altri vedono e fanno di noi”).
Perché tutta questa pappardella? Perché è uscito The Village (remake de Il Villaggio dei Dannati - e non del primo remake), e sono letteralmente ansioso di vederlo.
imdb, the village, via il vanz.
Sala 2, ore 13.00
Fenomenologia dell’accostamento cromochemoricettivo e compenetrazione organolettica di materiale in stato ipercritico.
Seminario a cura del Giovane Ingegnere, con sessione di degustazione.
Sala 1, ore 14.00
Né coppa né cono: il terzismo della vaschetta nella nuova dimensione bipolarista della politica italiana.
Open Forum. Moderatori: Luthor e Squilibrata Pischella.
Nuova settimana, nuovo aggiornamento al palinsesto ridotto.
Alcune segnalazioni importanti: mercoledì 28 andrà in onda l’episodio Superstar di Buffy the Vampire Slayer; è un episodio atipico, quindi guardatelo facendo attenzione. Venerdì 30 luglio, sempre per BtVS, andrà in onda l’episodio inedito New Moon Rising (”Luna Nuova”) - censurato da Italia1 a suo tempo a causa… beh, se non lo avete mai visto, lo capirete; e se non lo capite, niente paura: voi siete normali, non quelli di Italia1.
Stargate SG1 prosegue con gli ultimi episodi della terza stagione (mentre sul canale satellitare FOX andranno in onda gli episodi inediti della sesta stagione) e, dal 2 di agosto, con gli episodi della quarta stagione. C’è la possibilità, quindi, che la RAI decida di andare in pari con questa serie - finalmente, con solo quattro anni di ritardo.
Anche Roswell “cambia stagione”, e approda alla seconda (di tre). Anche in questo caso, si spera che vada avanti tutto com’è ora.
La camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una legge per regolamentare i velivoli suborbitali commerciali, e si spera che il senato la ratifichi a settembre. La legge sembrerebbe buona, ad una prima analisi, in quanto velocizzerebbe le procedure per l’ottenimento di una licenza di volo attraverso la FAA.
msnbc, via instapundit.
Il film più atteso tra i film che verranno rilasciati il 19 maggio 2005, si intitolerà Star Wars Episode III: Revenge of The Sith.
Maggiori informazioni, qui (attenzione, al momento starwars.com è sottoposto allo slashdot effect; nel caso, riprovate più tardi). Io vado ad accendere un cero a San Obi Wan Kenobi, protettore dei colpiti da una lightsabre
starwars.com, via slashdot, heartstars.
FFDES riporta la notizia secondo cui la corte inglese avrebbe permesso ad una coppia di procedere alla selezione di embrioni (realizzati tramite fecondazione in vitro), per ottenere cellule staminali da usare, poi, per il trattamento di una malattia del primogenito della coppia.
Poiché la notizia è riportata dall’ANSA in maniera nebulosa, la possibilità di prendere lucciole per lanterne è abbastanza alta. All’inizio dell’articolo, ad esempio, viene fatto intendere che la coppia faccia portare a termine la gravidanza, dopo l’impianto dell’embrione, per avere un “bambino salvavita”; tuttavia, alla fine, si parla solamente di embrioni.
Risulta evidente come un embrione e un bambino siano due cose estremamente differenti - a prescindere da dove si ponga l’inizio della cosiddetta “vita”. Ovviamente, il trattamento di questi due stati dipenderà da dove, appunto, una persona decida di porre questo inizio. Come disse anche FFDES, è una questione di decisione arbitraria. Anche un feto e un embrione sono due cose, abbastanza ovviamente, differenti; nonostante entrambi non abbiano ancora visto la luce. A dire il vero, vi sono differenti stadi di evoluzione all’interno dello stadio di embrione.
Nella mia grassa ignoranza in materia, e presupponendo che sia la coda dell’articolo ad essere la parte corretta - ovvero, spogliata dal sensazionalismo che sembra d’obbligo in questo tipo di notizie - si può ritenere che il procedimento alla base sia la creazione di embrioni ai primissimi stadi di sviluppo (quindi, composti da una quarantina di cellule somatiche, o totipotenti, insomma non differenziate), per avere materiale sufficiente per una terapia genica a base di cellule staminali. Questo tipo di cure potrebbe usare le cellule del cordone ombelicale, o cellule rese indifferenziate dello stesso donatore; il problema, nel primo caso, è che spesso le madri non sanno di poter donare il sangue del cordone ombelicale (cosa che, personalmente, porrei sotto silenzio-assenso, dato che può davvero salvare la vita a molti bambini); il problema, nel secondo caso, è che il trattamento di cellule per renderle indifferenziate è ancora molto sperimentale, e non è detto che funzioni in maniera corretta. Senza contare che, se il difetto è genetico, l’auto-trapianto senza correzione (che non siamo ancora in grado di fare) non porta a nulla - sarebbe come un’auto-trasfusione per un emofiliaco.
In parole povere, stante il fatto che potrebbero esservi delle ragioni mediche e pratiche che impongono l’utilizzo di embrioni creati partendo dai gameti dei genitori del bambino malato, e in seguito selezionati tramite screening genetico, c’è una buona possibilità che, per curare una vita, sia necessario arrivare alle soglie (o oltre; come ho detto sopra, è una questione del tutto dipendente da un’operazione intellettuale personale) della creazione di un’altra vita.
Nei commenti al post di cui sopra, sfigablog si fa una domanda parallela, ma egualmente importante: solo perché possiamo farlo, è etico pensare di doverlo fare? Non tanto usare un embrione per curare un bambino, ma fare un bambino possibilmente malato in primis. La risposta, in questo caso, diventa ancora più complicata; in parte, perché quando si parla di porre dei limiti riproduttivi ad una coppia portatrice di difetti genetici, si rischia sempre di essere paragonati ai nazisti - con la motivazione secondo la quale alcuni potrebbero un giorno decidere che tratti somatici o etnici sono l’equivalente di “difetti genetici”. La mia personale risposta è che, in questo caso, è inutile piangere sulle bistecche perdute: il bambino ormai è nato, ed è dovere della comunità garantirgli una vita sana. Non lasciare che il tuo senso della morale ti impedisca di fare quello che ritieni giusto, diceva Salvor Hardin.
La discussione, però, è tutta contenuta qui: ogni individuo che diritti ha nel decidere di copiare metà del proprio DNA? Quali, tra questi diritti, possono essere tolti dalla comunità? Quali, infine, sono quelli garantiti?
Sala 1, ore 10.00:
Ermeneutica del Contenimento e del Trasporto di Materiale Aromatizzato in Stato Ipercritico.
Seminario a cura di: Orfini Matteo, Muto Inverno e SECca.
Seguirà dibattito.
Mario Monti non è un uomo di sinistra, su questo converremo tutti quanti. Cionondimeno, è rispettato in maniera molto bipartisan sia da destra che da sinistra, perché si è dimostrato una persona con dei principi saldi, e che ha sempre dimostrato un estremo rigore morale. Per questo si merita il rispetto anche da chi, come me, non condivide le sue idee.
Monti, per motivi che ognuno di voi è liberissimo di non condividere (o comprendere), mi era risultato molto più simpatico (e molto meritevole di rispetto) per la multa assegnata alla Microsoft.
Sapere che Mario Monti è stato sostituito, per meri motivi di opportunismo politico, con Rocco Buttiglione mi rende triste - oltre che estremamente incazzurrito come uno storione del Don. Anche perché ho come l’impressione che tutto il procedimento contro la Microsoft subirà un inaspettato twist della trama.
Sai che non sei ancora pronto per GMail quando…
… vedi la scritta:
You are currently using 3 MB (0%) of your 1000 MB.
e pensi: “devo cancellare qualche email, tre mega sono troppi”.
+++
Per inciso, il mio archivo di email dal Novembre del 1999 (cioé da quando ho installato la Debian), non è piccolo:
wolverine:~$ du -sh Mail 627M Mail
E l’archivio è compresso al volo per risparmiare ancora più spazio. Si vede che sono nato, informaticamente parlando, quando i dischi fissi erano dei mostri da 20 MB.
Tutti i miei pensieri, tutte le mie considerazioni, riguardo alla variante italiana del caso O. J. Simpson, sono contenuti in questo post di Sasaki.
Update: sottoscrivo anche quanto dice il Frà.
Risposta a FFDES: si, sono per il laicismo “alla francese”. Lo sono perché non mi sono mai realmente fidato della capacità degli esseri umani di andare d’amore e d’accordo sulle questioni religiose; la storia degli ultimi cinquemila anni mi darebbe anche ragione, ma è più che altro il mio pessimismo, specie alla luce di quanto successo negli ultimi quattro anni, a farmi vedere le questioni di fede come qualcosa di attinente la sfera esclusivamente personale. Ovviamente, nelle relazioni interpersonali la componente fideistica/religiosa gioca un ruolo non banale; tuttavia, se lo Stato deve essere un contratto tra esseri umani (lo ammetto, sono un po’ lockiano), tale contratto non può contare solo del contributo di chi effettivamente lo stende, ma deve pensare ad un periodo di tempo lungo. Prendiamo, ad esempio, quel pasticciaccio brutto del preambolo della Costituzione Europea, e delle radici giudaico/cristiane: è forse accettabile far riferimento ad una specifica etica di derivazione religiosa, quando non solo non ci sono solo giudaico/cristiani ma anche cittadini di altre religioni adesso e, possibilmente, in futuro? A mio parere, no. Sarebbe un’inutile affermazione di superiorità, in un momento in cui tale manifestazione di (percepita) superiorità non farebbe alcun bene.
In fondo, ho sempre percepito la religiosità come qualcosa di estremamente personale, anche perché ho ben presente cosa è successo le volte che si è voluto far diventare la religione qualcosa di più di un rapporto standardizzato e codificato tra uomo e numinoso.
Qui, invece, rispondo a Panda e Lester: la metafora del muro pieno di simboli, come giustamente fa notare Restodelmondo, si complica quando si a che fare con religioni iconoclaste, oltre che con le varie gradazioni dell’agnosticismo. Il muro si fa decisamente grande, e, sempre poiché credo nella estrema personalità della religione - sia della sua presenza che della sua assenza - dovrebbe essere ridipinto ogni volta. Capisco l’indotto e tutto il resto, ma qui davvero si sfiorerebbe il ridicolo.
Ebbene si, come avrete capito, il sottoscritto è un fondamentalista ateo. :-)
Addendum: ribadisco, nel caso non si fosse capito (ultimamente reagisco un po’ troppo “violentemente” nelle discussioni - penso sia colpa del caldo), che non ho intenzione di convincere nessuno. Se fosse possibile, anzi, vorrei che qualcuno dimostrasse che ho torto - perché solo chi ha torto può imparare.
Bill Shatner avrebbe parlato con Rick Berman riguardo delle idee per una sua apparizione in Enterprise. Sempre nello stesso articolo, si parla anche di un’apparizione di Brent Spiner come bis-bisnonno di Noonien Sing, il creatore di Data.
Commento - praticamente unanime - dei fan: pensavamo avessero toccato il fondo, adesso stanno cominciando a scavare.
Ho appena scoperto, vagando in modalità random su Wikipedia, di soffrire di Scoppio Elio-Oftalmico Autosomico Dominante Compulsivo, meglio noto come starnuto riflesso fotico - ovvero, starnutisco quando sono esposto ad una luce intensa (tipicamente, quella solare, dato che ormai vivo di notte). Purtroppo, non potrò mai pilotare un aereo in combattimento per questo.
In più, ho anche scoperto che cado troppo spesso in uno stato di ipnagogia. La pagina di Wikipedia lo descrive come uno “stato terrorizzante” - beh, è l’understatement dell’anno: è come non essere più in controllo del proprio corpo; la mente è sveglia, ma gli occhi non si aprono, gli arti non si muovono, e non sapete come diavolo uscirne. In particolare, ho sofferto alcune volte di un completo blocco, e molto spesso provo la sensazione di cadere.
Devo smetterla di vagare su Wikipedia, oppure potrei scoprire chissà che altro.