On the other side of the screen, it all looks so easy

Life on a Deadline #0 - Past Prologue

Tutto comincia mercoledì notte, con un esame fissato per il dodici, e uno per il tredici di luglio.

Mentre il primo è uno scritto, il secondo prevede il design e l’implementazione di un programma; nonostante l’esame sia un laboratorio del primo anno, il progetto è da classificarsi come “non banale” - almeno, per me che odio i giochi (memore soprattutto dell’esame di Ingegneria del Software al Politecnico, per il quale mi trovai a dover scrivere, insieme ad altre due persone, un’implementazione di Tetris in Java). Dopo il design preliminare, e la stesura delle strutture dati nell’arco di due ore di studio matto e disperatissimo, passano quasi due settimane in cui il solo aprire l’editor di testo per scrivere qualcosa in un linguaggio turing-completo mi provoca dolore fisico. Alla fine, mi accorgo di aver sbagliato l’implementazione, e faccio qualcosa che va contro la mia stessa natura - che tende al will release when it’s complete di debianistica fede - ovvero, mi piazzo una deadline per il week-end. Come ogni deadline, non può essere rispettata.

Il week-end arriva e passa. Bad Lele, no cookie for you. Nel frattempo, la macchina stregata decide che il finestrino lato guida può benissimo stare sempre abbassato perché siamo in estate; quindi lunedì bisogna portare mio fratello a prendere il treno, portarmi a Crema per l’esame, e portare la macchina almeno a far bloccare il finestrino. Tra parentesi, cerco disperatamente qualche pranoterapeuta capace che tolga il malocchio da una Seat Ibiza.

Monday, h 0230

Tuoni, fulmini e saette. Niente computer acceso, stanotte. Quindi, niente revisione nel tentativo, ormai disperato, di far funzionare l’aggeggio. Leggo capitoli assolutamente a caso de The Prisoner of Azkaban, The Goblet of Fire e The Order of the Phoenix. A un certo punto, sono sicuro di aver visto un paragrafo in cui la Umbridge, tenuta in ostaggio in fondo al lago dai merpeople doveva essere salvata da Remus Lupin.

Monday, h 0530

Finisce Up The Long Ladder - un episodio che mi ha sempre fatto venire in mente una strip di Wiz, quella in cui una guardia corre dal re di Id e dice: “Maestà, il popolo ha sete!”; in seguito, ne arriva un’altra che dice: “Maestà, le bestie del fossato hanno fame!”; al che, il re pensa: “Comincio ad intravedere una possibile soluzione”. Doccia, colazione, e illuminazione: so come far funzionare il dannato programma. Solo, non ho quelle tre o quattro ore di tempo necessarie per scrivere il codice e per il test, dato che - porca miseria - l’esame è alle undici del mattino.

Monday, h 0900

Arrivo in facoltà, e mi accorgo non solo di non avere con me qualcosa da leggere, oltre al Kernighan e Ritchie e agli appunti dell’esame, ma, in più, di non avere il mio taccuino e una penna. Partono tre sigarette a velocità relativistica.

Monday, h 1000

Began thinking in english. Out loud. Sometimes happens, especially when I’m nearing a complete nervous break-down. That can’t be good.

Monday, h 1030

Conosco un altro paio di “forzati dell’esame”, e chiacchero del disastro imminente. Sto sperando che il docente arrivi e la faccia finita alla svelta. Si discute di esami mancanti per il semestre, e mi ricordo che ho un voto di inglese ancora da registrare. Da gennaio.

Monday, h 1130

Il professore sbuca dalla porta del laboratorio alle undici, e comunica che hanno problemi sulla rete. Certo, fare la reinstallazione dei server di posta, file e autenticazione a luglio, in piena sessione estiva, potrebbe (del tutto incidentalmente, per carità) aver inciso; ma questi sono informatici, mica ingegneri: vaglielo tu a spiegare che questi pasticciamenti si fanno a bocce ferme, e non durante il gioco - specie quando le bocce sono piene di nitroglicerina. Entrano i primi quaranta, prendono posto, e mano a mano che finiscono, altra cannon-fodder passa nel tritacarne. L’adrenalina mi rende alquanto socievole: scambio chiacchere, pareri, impressioni e battute con gente che non ho mai visto prima; la mano sinistra sembra affetta da Parkinson - sembro Tom Cruise alle prese con l’interrogatorio di Jack Nicholson, ma transeat. Voci incontrollate parlano di uno slittamento dell’esame del 13 fino alla settimana dopo; io sono troppo teso per afferrarne il significato. Mi appare un tizio con la barba sulla superficie della macchinetta del caffé, che mi dice: “cunvertite peccature, altrimenti padreppie te fa boccià a st’esame!”. Non so se è per via del caldo, o per i neuroni ormai all’ammasso.

Monday, h 1210

23 risposte corrette su 27. Beh, 85% è sempre meglio del 75% del precedente appello: il voto sarà compreso tra 19 e 24, quindi bien. “Scusi, professore: quando pubblicherà i risultati?” “Dopo pranzo”. Si, ma di quale giorno? Uno dei “forzati” di prima non è riuscito a consegnare l’esame: il server ha tirato gli ultimi quando ha inviato il form, e quindi dovrà darlo dopo che tutti quanti avranno registrato. Le trentasei ore di veglia cominciano a farsi sentire: in bagno, sento da fuori la porta la voce di Ciccio che mi dice di stare attento, che nei bagni succede di tutto. Vado fuori, e accendo la pipa della vittoria. Un lato del mio cervello pondera sulla curva di distribuzione dei voti (14 risposte su 27 valgono un 18, ma 27 su 27 valgono 27); prima che i neuroni fondano, entra in funzione il failsafe mode, e mi spengo su una sedia.

Monday, h 1500

Immaginatevi un plotone d’esecuzione davanti alle scale che portano agli uffici dei docenti, composto da una trentina di esaminati. Arriva il professore, e ci guarda in modo strano. Poi, assaporando la tensione, fa: “Ci sono i risultati, li volete vedere?”. No, caro imbecille, adesso andiamo a casa, e registriamo a settembre, perché ci piace passare una giornata in facoltà, con tutte le aule chiuse, e i laboratori non funzionanti, dato che a casa non abbiamo una mazza da fare, tranne un programma. Momenti di terrore, mentre cerco la mia matricola del Politecnico; tiro fuori il libretto e controllo due volte il numero, come se dovessi lanciare delle testate nucleari da un sottomarino al largo della costa cinese: “Mi spiace, cervello, ma non posso concordare con il suo ordine”. Trovato: era il secondo della lista. Ventitré. Il cervello si sgancia dall’overdrive. Propongo di sacrificare quaranta vergini a Samhaine, ma non se ne fa nulla (più che altro, per mancanza di sacrificande).

Monday, h1530

Finalmente, al cervello arriva il dettaglio che il tredici di luglio sono previste le lauree, quindi non ci può essere un esame. Peccato che il terminale dei sistemi informatici dell’ateneo non abbia indicazione alcuna di un appello nei prossimi novanta giorni. Le endorfine post-firma del libretto, però, mi impediscono di preoccuparmi.

Monday, h1800

Finalmente arrivo a casa. Ricomincia la deadline. Poi, a Chtulhu piacendo, l’anno finirà, e i0 potrò andarmene a Praga senza avere rimorsi di coscienza. Sto scherzando: si sa che la mia coscienza l’ho venduta anni fa sottobanco per un disco fisso da 15 GB.

Un ringraziamento particolare ai vari “in bocca al lupo”, arrivati con vari mezzi. Sono sicuro che sia stato merito soprattutto vostro, data la quantità di studio da me impiegata per questo esame. Quindi, grazie. Bow down, step back, step back, step back. And turn.

+++

conundrum, wikipedia, debian, bell labs, imdb.

6 Comments »

  1. restodelmondo said,

    July 13, 2004 @ 03:56

    Complimenti.
    Alla Umbridge salvata da Lupin ho smesso di leggere per un minuto buono, causa riso.
    Alla (ovviamente precisissima) descrizione dell’episodio di ST via Wizard of Id ho fatto fatica a tenermi in equilibrio sulla sedia.
    E per quel che riguarda la coscienza: il premio Bender era già tuo prima di queste rivelazioni…
    Complimenti, di nuovo.
    (”intravedo una soluzione”… immaginarla detta da Patrick Stewart in tutina mi farà sghignazzare a lungo.)

  2. restodelmondo said,

    July 13, 2004 @ 08:32

    Dubbio improvviso: l’ultima frase è una citazione dai “Tre moschettieri” con Gene Kelly?
    (E inoltre, se non fosse chiaro: il premio Bender era inteso nel migliore dei sensi.)

  3. Invernomuto said,

    July 13, 2004 @ 10:42

    Di sicuro non sarà stato uno dei film più belli della storia, ma quella scena e quel bicchiera d’acqua parkinsoniano sono assolutamente intensi! Rob Reiner è un regista decisamente sottovalutato.

  4. Invernomuto said,

    July 13, 2004 @ 10:42

    dimenticavo… bravo figghiu.

  5. zefram said,

    July 13, 2004 @ 18:03

    rdm: il premio bender può essere solo preso nel migliore dei sensi. ;-) e l’ultima frase è una citazione dall’ultimo samurai, ma adesso dovrò vedermi i tre moschettieri…
    inve: pure tom cruise sembrava un bravo attore, quindi reiner ha senza dubbio il merito di averlo sfruttato bene. e grazie. :-)

  6. restodelmondo said,

    July 13, 2004 @ 19:01

    Me lo sono perso, dovrò recuperare.

RSS feed for comments on this post · TrackBack URI

Leave a Comment

Stop blog spam today with the bulky, extraordinary, and profound Wordpress Spam-be-gone plugin.