Fourteen Days - Final Chapter
Siamo al delirio puro.

Come potevo esimermi dall’appoggiare una campagna a favore di mio cugggino (® e © Elio e Le Storie Tese)?
Senza contare che, oggi, ho visto che le richieste del gneri-2 sono state esaudite, e Gullo è stato nominato (sebbene cum iniuria) dalla dirigenza del Cervia - ma con la caterva di voti che si prende ogni settimana, non credo correrà rischi di sorta. In ogni caso, però, sono sicuro che Moratti sta già studiando con Mancini una revisione del comparto difensivo dell’Inter, per includere questo genio della palla.
macchianera, immagine by sestaluna.
Post autoreferenzial-scanzonatorio
In ritardo di - approssimativamente - 18 giorni (lo so, sono un ritardatario cronico) espongo al pubblico ludibrio una certa secchiona che passa ogni tanto da queste parti. E quando dico secchiona mica è un understatement: come chiamereste una che si presenta davanti alla commissione di laurea con 111 (si, centoundici, come gli anni di Bilbo Baggins al momento di lasciare la Contea)?
Quindi, dopo aver visto il video della laurea (con I’ll be there for you di sottofondo… Non è carina?), rinnovo i complimenti (già fatti, che credete?), e auguro anche di rimettersi in piedi al più presto ad un’amica importante (anche se non rispondo mai ai messaggi, perché me li manda e non sento il cellulare)… :-)
Qui la faccenda è zeppa di anticipazioni e di spoiler… Se siete fan di un certo telefilm ambientato nell’Ala Ovest della Casa Bianca, negli Stati Uniti: Quelli Che Vorremmo, allora andate avanti.
Mi chiedo se questo affare sia abbastanza potente per far girare Doom 3.
Ora, se qualcuno gentilmente mi prestasse i due milioni di dollari che servono per la versione base da 200 processori…
id software, cray computers, tgc.com, via slashdot.
Q: Se un Boeing 767 a 41.000 piedi di quota finisce il carburante, cosa ottieni?
A: Un aliante da 132 tonnellate.
Ovvero, la storia del volo Air Canada 143.
via 0xdeadbeef.
Su Context Switch (in inglese), il mio tentativo di installazione di Ubuntu Linux.
Devo creare un plugin, o quantomeno un aggeggio, per la creazione di note a fondo pagina con WordPress.
Adesso come adesso, è macchinoso: creare i link, creare l’anchor, salvare il draft del post, modificare link e anchor, pubblicare il post.
yawn
Il giovedì è il turno cimiteriale, qui nelle catacombe di un certo liceo.
Il Comer da un lato, ché l’esame in Sistemi di Elaborazione dell’Informazione lo si deve dare nonostante tutto, e l’immagine ISO della Ubuntu Linux[1] nel masterizzatore a bruciare.
Davanti a me, un povero studente è tutto preso a montare un filmato - si, quel famoso filmato, per chi è a conoscenza della storia.
Ancora un quarto d’ora.
Update: ovviamente, appena scritto quanto qui sopra, hell breaks loose; vengo precettato per la sera del 4 novembre, a causa di una manifestazione, in cui devo garantire supporto tecnico e quant’altro.
[1] A quanto pare, la distro del momento per molti debianisti - almeno, a leggere Planet Debian. Io la proverò, avendo una decina di GB a far nulla.
Dopo aver ricevuto, il 15 di ottobre, la mia dose decennale di radiazioni nella parte mediamente energetica dello spettro (diretta sulla mia dolorante spalla sinistra), il referto ritirato oggi è:
Classico quadro di periatrite scapolo-omerale con grossolana calcificazione visibile in intrarotazione nel decorso del tendine del sovra spinato. Per il resto non sono osservabili alterazioni morfo-strutturali dei capi articolari i quali conservano regolari rapporti e rime.
Il che mi dà da pensare. Ho una grossolana calcificazione, ma i capi articolari mantengono ancora rapporti, e si trovano a comporre rime. Nel frattempo, però, qualcuno insegni ai medici l’utilizzo della punteggiatura nella scrittura dei referti: mentre leggevo queste semplici righe ho rischiato l’anossia cerebrale da apnea.
Se qualcuno sa come viene una lastra scannerizzata, la metto pure online. Ecco qui la mia spalla, in tutto il suo splendore.
Create un programma che, ricevendo in input un’immagine tridimensionale, la sputi fuori chinata.
Scegliete un nome, magari facendo una crasi tra ink ed emulator.
Signore e signori, ecco a voi Inkulator 9000.
La prossima volta, però, scegliete meglio.
Come ho avuto modo di scrivere, da un paio di settimane e fino alla fine dell’anno scolastico in corso, il sottoscritto è stato assunto - in qualità di tecnico informatico (nonché BOFH) - in questo liceo.
Oltre alla mansione principale - ovvero, evitare che i professori e gli studenti provochino una guerra termonucleare globale - è stato inclusa anche una brevissima docenza (circa una sessantina di ore) per un corso di alfabetizzazione informatica per le classi del ginnasio; o, come ho ribattezzato il corso, come accendere il computer in centoquaranta pratiche lezioni. Quindi, da stamattina, ho “saltato il fosso”, e sono passato dalla parte giusta della cattedra.
Devo dire che è stata un’esperienza molto interessante; avevo di fronte ragazzini con dieci anni in meno di me, a cui insegnare alcuni aspetti fondamentali dell’informatica di base. Il digital divide si è sentito subito: tutti quanti, a parte un paio, avevano a casa un peecee, già sapevano spippolare con Windows[1]. Per le quarte ginnasio, era prevista una introduzione sulla suite di office automation che tutti odiamo (Office XP), per le quinte sono stato informato dalle docenti che gli argomenti da trattare dovevano essere PowerPoint e un po’ di authoring con HTML. In questo secondo caso, sono passato subito alle maniere forti: editor di testo, e scrittura di una pagina HTML pezzo per pezzo, con una spiegazione su cosa sia un “linguaggio di markup”, sulla rappresentazione, sulla divisione logica tra contenuto e rappresentazione, e sull’accessibilità. Insomma, prenderli da giovani per evitare una nuova generazione di w-ebeti (o e-diots, nell’albionico idioma).
Per i primini, invece, ho subito sparato a zero su Word e sul formato *.doc, spiegando le differenze con l’RTF, e su come sarebbe meglio usare quest’ultimo formato per evitare incompatibilità con versioni precedenti di Office o con altre suite di office automation.
Ovviamente, questo striderà un po’ con quanto insegnano altri docenti - ad esempio, ho sentito, con queste orecchie porcine, definire l’RTF come “un formato compresso, usato per occupare meno spazio” - si, occupa meno spazio, ma mica perché è compresso: è perché è “sano”, nell’accezione anglosassone del termine; e in più, è plain text, mica binario come un *.doc, quindi sarebbe comprimibile con fattori maggiori rispetto a quest’ultimo.
Insomma, ho tentato fin da subito di dare un’impressione dell’informatica come qualcosa che va al di là della Microsoft; e sebbene nobody has ever been fired for choosing Microsoft, sapere che c’è altro può solo fare del bene.
E dalla prossima settimana, ViM e Mozilla Firefox. E OpenOffice, se si riesce.
[1] Qui è partito il momento vecchio scorreggione, con la descrizione del mio primo computer, senza disco fisso, senza interfaccia grafica, e su come i computer moderni siano in competizione con quelli della NASA.
A grande richiesta, tornano le mirabilanti avventure dell’homo hobbysticus.
Le ferie finite, l’homo hobbysticus entra in un letargo virtuale. Per motivi di lavoro - il lavoro che dà soldi intendo, non il lavoro “vero”, ovvero quello di produrre in un’abitazione gli effetti di una tromba d’aria - gli utensili vengono riposti con cura maniacale in cantina, in garage o in soffitta, e l’homo hobbysticus, con grande sollievo di chi gli sta intorno (entro un raggio di due chilometri), finalmente evita di tormentare le povere anime dei suoi famigliari.
Vi sono momenti, tuttavia, in cui questo sotto-genere del genus Homo ritorna alla vita; la maggior parte delle volte, questi momenti di lavoro coincidono con il week-end. E se anche il resto degli abitanti della casa riposa, durante il fine settimana, non sarà certo questo semplice dettaglio a fermare l’homo hobbysticus. Certo, potrebbero pensarci le occhiate torve del/della consorte - ma, in fondo, se ha sposato un appartenente a questo sotto-genere, l’ha fatto scientemente, e sapeva a cosa andava incontro. Quindi, si potrebbe dire che se l’è un po’ cercata.
L’Homo hobbysticus impazzisce, del tutto letteralmente, per i puzzle. Il sogno (mica tanto) segreto di ogni homo hobbysticus è quello di abitare in un prefabbricato dell’Ikea - ma, soprattutto, di montarselo da solo. Spero, tra l’altro, che dirigenti dell’Ikea non leggano questo blog, altrimenti potrei avere sulla coscienza alcuni padri di famiglia. Ad esempio, ieri, torno a casa, e trovo mio padre davanti ad uno scatolone contenente un piccolo ripostiglio in plastica, completamente da montare. È, effettivamente, il LEGO più grande che io abbia mai avuto dinanzi.
Uno dei tanti problemi dell’homo hobbysticus è che, adorando i puzzle, costruisce il mobilio componibile esattamente come assemblerebbe un 1000 pezzi di un’immagine di un castello della Loira: guardando l’immagine finita; capirete anche voi come, dovendo costruire un oggetto tridimensionale, questo sistema dia quantomeno adito a incertezze - quando non proprio psicodrammi familiari. Per questo, i produttori, dal fornire istruzioni complete ed estensive, sono passati alle istruzioni iconografiche - cosa che fa balzare all’indietro di circa 10.000 anni la civiltà umana, ma che rende immediatamente comprensibile un errore. È stato appurato, tuttavia, come l’assemblaggio di un oggetto, di qualunque natura o complessità, sia direttamente connesso con i livelli di adrenalina di un homo hobbysticus - ovvero, detto in parole povere, chiunque si metta a costruire qualcosa comincerà ad incazzarsi come uno storione del Don. Non è ben chiaro il motivo di questo aumento dell’adrenalina in circolo: alcuni ricercatori pensano sia dovuto a ricordi atavici, tramandati per memoria genetica, in cui i nostri avi tentavano di costruire punte di lancia con ciottoli e pietre; non è un caso che il fuoco sia stato scoperto, con ogni probabilità, scagliando una pietra contro un sasso - non sappiamo, infatti, chi abbia inventato questo sistema di accensione del fuoco, ma sappiamo (grazie a questo particolare) trattavasi di un homo hobbysticus particolarmente incazzato.
Il team di Mozilla Firefox ha, nell’ultima release, introdotto nel loro browser, una funzione che definire “utile” è l’understatement dell’anno. Sto parlando dei Live Bookmarks.
Che sono? Presto detto. Se un sito ha un feed RSS o ATOM, si può creare un bookmark per il feed; automaticamente, verrà creato un sottolivello nel menù dei bookmark di Firefox che conterrà i link a tutti gli item del feed. Ad esempio, per un blog saranno mostrati i permalink a tutti i post presenti nel feed.
I siti che permettono questa operazione, però, devono essere così gentili da informare il browser della Mozilla.Org; per la precisione, bisogna inserire un tag nella sezione head del template usato nel blog.
Se usate RSS versione 0.92, il tag in questione è:
<link rel=“alternate” type=“text/xml” title=“RSS 0.92″
href=“URL del vostro feed“ />
Se usate RSS versione 2.0, il tag è:
<link rel=“alternate” type=“application/rss+xml” title=“RSS 2.0″
href=“URL del vostro feed“ />
Se usate ATOM, infine, il tag è:
<link rel=“alternate” type=“application/atom+xml” title=“ATOM 0.3″
href=“URL del vostro feed“ />
Ovviamente, al posto di URL del vostro feed dovete inserire l’URL del vostro feed.
Ricaricate la pagina, e, se nella finestra di Mozilla Firefox (release >= 1.0PR) vedete, in basso a destra, un bottoncino arancione con scritto “RSS”, allora siete a cavallo.
La modifica non pregiudicherà in alcun modo la resa del template su altri browser, o su release precedenti di Mozilla Firefox.
I Live Bookmarks, magari in accoppiata con Sage, permettono di soddisfare tutti i bisogni dei feed-aholic come il sottoscritto.
Zef after Farfi e soprattutto dopo il Culone (Luca! Non te la sarai mica presa! :-)).
Come dimenticare le ore di italiano alle medie dedicate alla narrativa? Di norma, come per tutte le altre ore: semplicemente smettendo di farle.
A meno che.
A meno che non succeda qualcosa che marca indelebilmente quelle ore di sub-materia di studio. La chiamo sub-materia perché veniva contrassegnata, nell’orario alla quinta pagina della Smemo, come Narrativa (o Narr, per andare al risparmio), quindi con dignità di materia regolare; tuttavia, era una costola di italiano, e da studenti era palese - stesso professore (o professoressa), stessi compiti, possibilità di saltare per compiti in classe di italiano, etc. - insomma: si leggeva, un libro, certo, ma mica ci lasciavamo fregare dai nomi: sempre italiano era.
Cosa successe, in quelle ore, di tanto tremendo da dedicarci pure un po’ di neuroni? Beh, è presto detto: la seconda nota (nonché la prima meritata[1]) della mia carriera scolastica.
Durante la terza media, infatti, il testo di narrativa era Zanna Bianca, di Jack London. Dopo una settimana, avevo finito il libro (leggendolo solo nelle ore di lezione - ero lento, all’epoca), e avevo già emesso il lapidario verdetto sull’opera (”modesto, e decisamente palloso dopo un inizio spettacolare con l’assalto del branco di lupi ai due viaggiatori del primo capitolo”). Quindi, passavo le ore rinchiuso nella solitudine del mio cervello a pensare ai primi programmi in BASIC, mentre nelle mie orecchie arrivavano flussi di imbarazzanti letture da parte di ragazzini senza concetti di cadenza, punteggiatura e (alle volte) alfabetizzazione - giudicando il tutto come troppo lento[3]. Questo nelle giornate migliori. Trattandosi, però, di una materia (o sub-materia) scolastica, anche Narrativa aveva i suoi compiti. Compiti dai quali, avendo letto già l’intero libro, mi ritenevo esentato - insomma, come faccio a ricordarmi qual’era la posizione della zampa della madre di Zanna Bianca nel capitolo tre, se io sono già arrivato al capito ventidue? Ti pare che quando leggo faccio attenzione a un dettaglio tanto irrilevante nell’economia del racconto? Chi sei tu per venirmi a dire cosa dovrebbe essere interessante in questo (comunque palloso) libro? Se permetti, e se vuoi che io formi una mia visione critica (che poi è lo scopo delle ore di Narrativa, o mi sbaglio?) del romanzo, decido io cosa mi interessa di questo cazzo di Zanna Bianca. Sfortunatamente, avevo mancato di avvisare il professore di questa mia convinzione. Perciò, ad ogni “giro di verifica” di fine capitolo, rispondevo ai quesiti del testo direttamente a memoria, calcolando il punto che sarebbe toccato al sottoscritto. Per tre mesi andò tutto bene, fino al fattaccio: cambio del giro a tradimento, e domanda diretta. Sulle prime, la memoria fece il suo dovere, poi le mie reticenze mi fecero scoprire - quindi, nota e firma del genitore (o di chi ne fa le veci) richiesta sul diario. Più l’Umiliazione Cocente (si, con le maiuscole). Mi misi a fare i compiti di Narrativa, da allora, per ben due settimane. Poi, la noia si impossessò di me, e ripresi ad andare a memoria.
[1] la prima fu il risultato dell’avere una deficiente come supplente di inglese; all’ordine perentorio “alzate la mano se dovete chiedere qualcosa”, alzai la mano e, dopo aver stabilito contatto oculare, mi sentii in diritto di chiedere come si traducesse “corso di francese” in inglese (ero in prima media, secondo giorno di lezioni). Evidentemente, guardare negli occhi una professoressa non è sufficiente per avere la sua attenzione[2] - chissà su cosa stava grandemente riflettendo, chissà su quali profonde domande la sua mente si stava interrogando. Ergo, nota, e conseguente Umiliazione Cocente. Smisi di fare domande per sei mesi.
[2] Per questo, in prima superiore, cominciai a chiamare i professori alzando la mano e schioccando le dita. Come con i camerieri. Fino a che la professoressa di ginnastica delle ragazze, compaesana, disse a mia madre che alcuni professori - namely, tutti - potevano rimanerci male nell’essere trattati come camerieri. La mia obiezione di adolescente cinico e altéro, fu: ha ragione - data l’utilità sociale media, potrei offendere dei camerieri eventualmente presenti nell’aula. Da allora, evitai di porre domande, ché so che danno fastidio.
[3] Leggere un libro è una cosa personale. Ognuno lo legge come vuole, dando le voci che vuole, con il ritmo che vuole, alla velocità che vuole. Imporre un ritmo di lettura, o, peggio, assestare la velocità al minimo comune denominatore tra le velocità di una ventina di ragazzini, dei quali nessuno con le capacità recitative di - chessò - un Bene o un Gassman, è qualcosa che grida vendetta dal profondo dell’abisso. A questo punto, professori, leggetelo voi, il libro. Questo, ovviamente, se sapete leggere (non solo leggere, ma leggere).
Chiedo - anzi no: pretendo - che al coglione che ha pagato 50.000 evro per far giocare a calcio il proprio figlio siano ritirati istantaneamente la patria potestà, la patente di guida, il passaporto e le figurine dell’album Panini che servono per completare l’annata 1983/84.
Come mettere a buon frutto i feed di Repubblica
… se mille parole valessero meno di 34.50 evro. Questa qui sotto, invece, è gratis.
I telefilm vanno visti in gruppo, obbligatoriamente.
Vanno commentati. Vanno irrisi e sbeffeggiati.
Alle volte, vanno anche pianti.
Si, ieri ho visto la fine di “Rocket” Romano - in compagnia fisica e essemmessosa. No, non ho pianto, ma c’è stato abbastanza da tirare fuori un post sulla predestinazione e sulla causalità che farebbe piacere a Spinoza.
Don’t want to be an American idiot.
Don’t want a nation that under the new media.
And can you hear the sound of hysteria?
The subliminal mindfuck America.Welcome to a new kind of tension.
All across the alien nation.
Everything isn’t meant to be okay.
Television dreams of tomorrow.
We’re not the ones who’re meant to follow.
Well that’s enough to argue.Well maybe I’m the faggot America.
I’m not a part of a redneck agenda.
Now everybody do the propaganda.
And sing along in the age of paranoia.Welcome to a new kind of tension.
All across the alien nation.
Everything isn’t meant to be okay.
Television dreams of tomorrow.
We’re not the ones who’re meant to follow.
Well that’s enough to argue.Don’t want to be an American idiot.
One nation controlled by the media.
Information age of hysteria.
It’s going out to idiot America.Welcome to a new kind of tension.
All across the alien nation.
Everything isn’t meant to be okay.
Television dreams of tomorrow.
We’re not the ones who’re meant to follow.
Well that’s enough to argue.
Green Day, “American Idiot”
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Questo blog non utilizza i feed ANSA.
Non che l’avrei mai usati, ma l’idea che un sistema per la redistribuzione dell’informazione sia limitato mi fa venire l’orticaria.
Il sistema di syndacation si basa proprio sul fatto che qualcuno pubblichi i feed, in locale o su un’altro sito; se si bloccano le redistribuzioni, che senso ha l’utilizzo - appunto - di un sistema di syndaction dei contenuti? Se poi pensiamo a quanto i blog facciano nella distribuzione delle notizie, mi sembra che quelli dell’ANSA abbiano trovato il modo di martellarsi le gonadi su un grosso incudine.
via brodoprimordiale e leibniz*.
Risposte non richieste a post in giro per la blogosfera.
Okay, The DaVinci Code è una cazzata. Ma anche Armageddon è un’immane idiozia (al contrario di questo film). Quindi, se esistono i popcorn movies, perché non hanno altrettanta liceità i popcorn books? Mi spiace, l’argomento “la letteratura è arte” non vale - anche il cinema lo è; in più, l’argomento “qualcuno potrebbe credere a quanto scritto nel libro” non è nemmeno da considerare, dato che le persone con un QI a due cifre, ovvero in grado di prender per buone le affermazioni di Brown, potrebbero nello stesso modo pensare che tutti i mussulmani sono terroristi, o che tutti gli americani sono grassi, o che tutti gli italiani mangiano la pasta e suonano il mandolino: since when stupidity became an option? (User Friendly). Quindi, se può essere realizzato e far passare allegramente un paio d’ore - a cervello disconnesso - un film con un asteroide grande quanto il Texas che viaggia ad una velocità tale da rendere inutile qualunque testata nucleare, non vedo perché non possa esser realizzato e far passare allegramente quattro ore - a cervello disconnesso - un libro dove ci sono templari, segreti vecchi di duemila anni e un professore di semiotica.
Eriadan, l’ingegnere-poeta con la matita, ha in cantiere un libro, che verrà presentato a LuccaComics. E io non posso andarci - seguono accidenti tirati in Black Speech.
Via Chettimar, apprendo della triste storia dei signori Viagra, Cialis e Ambien. Io vorrei conoscere le famiglie che hanno questi cognomi. A un certo punto, se esce un farmaco che si chiama come te, o cambi cognome, o chiedi che lo cambi il farmaco. Anche perché io, ai filtri bayesiani, mica ci rinuncio.
Tra l’altro, grazie a questo post, arriverò in cima alle query di Google.
I like to hang around with friends, chatting, dancing, all that sort of thing. We don’t appreciate outsiders, and do our best to discourage others approaching us. I enjoy occasionally wandering around randomly, and often find that when I do so, I get to where I wanted to be. What Video Game Character Are You?
via planetGNOME.
Eppoi diciamolo: l’intelligenza di Ferrara mi ricorda tanto la verginità di Brooke Shields. Tutti ne parlano come se fosse vera. E alla fine lo diventa. Ma basta rifletterci un po’ su e si capisce che è una balla.
aelred, nei commenti di questo post su tom.