On the other side of the screen, it all looks so easy

Archive for November, 2004

Migrazioni

Passi per avere un ambiente geek-friendly:

Domanda: cos’altro mi può mancare?

Un sentito ringraziamento agli organizzatori del LinuxDay di Piacenza, per avermi risparmiato la ricerca dei binari per Windows dei programmi summenzionati. A parte VideoLan, che mi sembrava una buona cosa da inserire sul CD della manifestazione, dato che si tratta di un ottimo media player/media server multipiattaforma.

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Teflon


Anche questo blog aderisce entusiasticamente all’iniziativa.

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Unrecovery Chronicles #3

Uno spettro si aggira per il pianeta…

… e si chiama PowerPoint.

Tempo fa, Edward Tufte scrisse che PowerPoint rendeva stupido chi lo usava - o, meglio, che incoraggiava gli utenti ad usarlo nei modi più stupidi possibili, creando una specie di sotto-cultura per cui PowerPoint poteva essere usato per tutti i compiti immaginabili, tranne (ovviamente) quelli per cui è stato scritto.

Ad esempio, oggi ho visto una presentazione di duecentocinquanta megabyte, preparata per una conferenza tenuta da una professoressa. Conteneva solo foto.

A noi, utenti e non utonti, una cosa del genere fa sorridere, e ricorda abbondantemente il proverbio se un uomo ha in mano solo un martello, tutto quello che vedrà saranno solo chiodi. In fondo, mica tutti sanno che esistono programmi che fanno slide show partendo da directory contententi immagini; oppure che Windows XP ha già un visualizzatore interno che fa esattamente quello. Quindi, potrebbe (ma, badate bene, non lo è) essere sensato usare PowerPoint.

Non fosse che PowerPoint è un’applicazione scritta con le gote che uno si trova normalmente ad avere appoggiate sulla sedia, quindi per fare una presentazione contenente solo un centinaio di immagini (trentasei megabyte), lo spazio richiesto per il file sarà di duecentocinquanta megabyte (quasi sette volte tanto - e che cazzo c’ha da scrivere in quel file? Metadati? Sette byte di dati per ogni byte di informazione?); spazio che provoca il rallentamento di qualsiasi macchina (provate voi ad allocare 250 megabyte per un file, più lo spazio richiesto per l’applicazione). In più, proprio perché PowerPoint è stato scritto con il culo, una volta chiuso, la macchina va in trashing, e bisogna riavviare.

Il prossimo che becco a fare una presentazione del genere in PowerPoint, gli taglio le dita.

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Controindicazioni/2

Oggi ho finito di correggere un batch di test delle Olimpiadi di Informatica (sic). A margine di quanto ho già detto, ecco delle considerazioni a riguardo di questa, a mio parere, inutile perdita di tempo (le olimpiadi nella loro interezza, non le mie correzioni, che quantomeno sono servite a farmi riflettere sullo stato dell’informatica nelle scuole del regno).

Della trentina di test che ho avuto modo di correggere (campione rappresentativo della popolazione della totalità dei test), in tutti i quesiti di programmazione sono stati bellamente ignorati, oppure sono stati svolti al più due esercizi. Se le olimpiadi volevano verificare l’insegnamento dell’informatica - intesa come teoria della programmazione degli elaboratori - allora si può tranquillamente dire che hanno completamente fallito lo scopo prefissato. Questo perché nessuno studente sa programmare in Pascal, dato che nessun professore sa programmare in Pascal.

Badate bene, ho scritto saper programmare: copiare un programma per la soluzione dei sistemi di due equazioni in due incognite non è saper programmare, è saper copiare - qualcosa di inutile, tra l’altro, perché perfino la la mia scassatissima calcolatrice permette la soluzione di sistemi fino a tre incognite (più un’altra fraccata di roba - mi chiedo se gli insegnanti di matematica abbiano mai messo le mani su una TI come questa, o questa, che a momenti ti fanno pure il caffé mentre aspetti).

Eppure, da quando è stato introdotto il PNI nei liceo di ogni tipologia, agli insegnanti di matematica è stato delegato il ruolo di insegnare a programmare queste idiozie ai poveri studenti che finiscono tra le loro grinfie. Oppure, ad insegnare loro ad utilizzare le suite di office automation (namely, Office, ovviamente) usando testi di riferimento che assomigliano in maniera vagamente inquietante a un Office XP Espresso for Dummies.

Si potrebbe sostenere che, in fondo, questi sono liceali - non serve loro sapere come scrivere un programma per la gestione delle paghette mensili usando C#, no?

Bzzzt! Wrong!

Scrivere un programma significa imparare ad usare il computer così com’era stato previsto fin dall’inizio - ovvero far eseguire al computer quello che l’utente vuole, e non quello che vuole ${SOME_SOFTWARE_COMPANY}? In fondo, che male c’è nell’insegnare a progettare, razionalizzare ed essere critici verso il proprio lavoro?

Non vorremo mica che questi ragazzi imparino a pensare per conto loro, vero?

Più mi avventuro sulle rive dell’oceano-scuola, più mi rendo conto che quanto avevo visto da studente era un nulla, rispetto all’idiozia di base. La situazione della scuola italiana non è risolvibile con riforme, riformine o quant’altro: andrebbe portata fuori e abbattuta con un colpo alla tempia.

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Crossover/2

L’ultimo episodio di The West Wing, andato in onda l’altra settimana negli States mostra un interessante conflitto - che immagino manderà in visibilio un paio di blogger di mia conoscenza - sintetizzabile in: Joshino contro i blogger (nessun altro spoiler a riguardo, anche se l’episodio è ottimo, come tutta l’appena iniziata sesta stagione; a tal proposito, è d’obbligo un bacio di ringraziamento verso la mia pusher di banda larga).

In realtà, il pretesto è evidente: i blog, negli Stati Uniti, sono diventati un fenomeno culturale proprio per l’attivismo politico, e l’apparizione in The West Wing penso sia la consacrazione mediatica definitiva di questo aspetto. Viene da chiedersi perché, qui in Italia, non vi siano blog equivalenti.

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Unrecovery Chronicles #2

It ain’t always good to be a BOFH.

Mi chiedo se per le persone cosiddette normali, sia effettivamente normale trattare le cose delicate come se fossero indistruttibili. In fondo - e mi pare di esser quasi banale nello scrivere quanto segue - nessuno entra in un negozio Swarowsky con una mazzetta da cinque chilogrammi e si diverte a controllare la resistenza del cristallo, nel caso quest’ultimo venga sottoposto a stress strutturale. Né, d’altronde, sento di urologi che eseguono palpazioni con una chiave inglese del quindici nascosta dietro la schiena.

Allora, perché - perché, numi del cielo e della terra - le persone cosiddette normali trattano i floppy disk come se fossero fatti di una lega in cromo-vanadio? Perché li tengono in borse che finiranno contro qualunque oggetto con una durezza compresa tra il muro di mattoni e una pressa industriale? Perché li infilano dentro i relativi drive come se infilassero un proiettile in un obice 125/50? Voglio dire: esisterà un qualche meccanismo psicologico alla base - oppure la spiegazione è solo una colossale cospirazione atta a far impazzire chi, quei drive, li mette a posto?

Appena arrivato, vengo chiamato perché un dischetto non va. Immagino che chi faccia queste pregnanti descrizioni sia anche lo stesso che va dal medico dicendo mi fa male qualcosa - aspettandosi una risposta sensata. Mi tolgo i guanti, appoggio il mio cappotto, e mi dirigo verso il computer incriminato; la segretaria toglie il dischetto e mi dice: questo computer non legge più i dischetti. Faccio un paio di prove con floppy sani, ed elimino subito l’ipotesi del dischetto guasto: trattasi di morte del drive. Effettivamente, usare nel 2004 un residuato degli anni ‘80, che gli stessi produttori stanno rimuovendo dai nuovi computer in favore delle memorie a stato solido, mi sembra quantomeno anacronistico; per questo, molti professori fanno ricorso alle matite - come le chiamano loro (non che abbiano torto: a ben pensarci, sono riscrivibili, quindi meglio “matita USB” di “penna USB“).

Parto alla ricerca del pezzo di ricambio - che fortunosamente abbiamo in magazzino - e, armato di cacciavite, mi accingo ad eseguire un trapianto di floppy. Sulla strada, noto che una professoressa sta maneggiando un floppy senza la protezione in metallo; la guardo, e le dico: quel dischetto è andato, meglio prenderne un altro. Campanello d’allarme numero uno. Al momento, non ci faccio comunque molto caso - sarà perché sono sempre nervoso quando devo aprire un computer, data la mia notoria avversione per l’hardware. Smonto l’aggeggio, e rimonto il floppy. La piattina per i dati è una di quelle nuove, con la tacca di plastica per indicare il verso di inserimento; bene - penso - così eviterò di girare quaranta volte il cavo per trovare l’orientamento giusto. Campanello d’allarme numero due; ormai, credo di aver sviluppato il mio personalissimo “senso di ragno”.

Rimonto il tutto, e avvio. Un momento… Perché la luce del drive è rimasta accesa?

Il dannato nuovo drive ha la porta dei connettori per i dati montata al contrario - e non posso girare il dannato cavo perché la piattina ha la dannata tacca in plastica. Va bene, soluzione “sporca” (limare via la plastica in eccesso) scartata, parte la soluzione da hacker: doppio trapianto di floppy drive da un computer abbastanza vecchio da non avere né cavi né drive con la tacca per l’orientamento. Forza, questo non è un pic-nic. Vado nel dungeon dove si trovano i laboratori, e stacco il drive di una postazione - quella che, incidentalmente, monta anche Linux (Slackware qualcosa, kernel 2.2.qualcosa, usata dal professore di informatica per le esercitazioni sul web authoring - con root senza password, come da installazione della Slack; spero che un giorno o l’altro, questa fessa abitudine morderà sul sedere Volkerding). Il doppio trapianto riesce alla perfezione.

Prendo in mano il drive guasto, e il primo campanello d’allarme suona come un dannato. Okay: floppy senza protezione metallica, drive guasto. Quanto ti ci vuole, Emmanuele, per fare 1 più 1 e ottenere 10? Ravano un po’ con il cacciavite, ed estraggo la protezione di metallo di un floppy - il tutto mentre decido quali attrezzi medievali mi occorrono per instillare un po’ di delicatezza nei cul^H^Hervelli di alcuni professori.

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Innesti

Momento startrek-gossipparo…

Ecco a voi Jolene Blalock prima…

Jolene Blalock before...

... and Jolene Blalock after

… e dopo l’impianto di due memorie di massa a base siliconica.

E ha pure l’ombelico che butta in fuori.

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The Dangerous Lifes of Bloggers

Vorrei prendere a prestito Jodie Foster, sono sicuro che i chierichetti capiranno…

In questo weekend succede di tutto, in questo angolo di blogsfera. Vediamo di ricapitolare brevemente.

De Rerum Feedei

Inve minaccia ritorsioni inenarrabili, e due graziose signorine eseguono. Lo sapevo che sbagliavo approccio con l’altro sesso. Ora, mi basterà minacciare di mandare Gasparri a casa di una donna, e quella cadrà ai miei piedi. Che babbo virtuale sciupafemmine mi ritrovo… Fra l’altro, il post di Inve ha la stessa ora alla base di uno degli episodi più brutti di Star Trek: Voyager, ovvero 11:59 - un caso, oppure le due cose sono collegate? Ai posteri l’ardua sentenza.

Nel frattempo, però, sempre il babbo virtuale scopre l’ultima rutilante feature di Splinder. Effettivamente, mentre andavo negli archivi di un paio di blog sulla piattaforma più “interessante”[1] web. Pensavo fosse un bug, ma, come al solito, il confine tra bug e feature è labile (e sottoposto a varia ed eventuale interpretazione)

De Rerum Fidei

Restodelmondo scrive un mirabile post su religione e fondamentalismi. Giusto per coprire l’intero spettro, però, mi permetto di aprire il discorso anche a chi ha operato un simmetrico movimento di rimozione della religione - o, più in generale, dell’aspetto fideistico alla base della rappresentazione del numinoso. Operazione che, come il .mau. dice nei commenti al post di RDM, che è altrattanto illogica - anzi, meglio irrazionale - rispetto a quella di chi “crede”. A suo tempo, scrissi un post a riguardo; e, nella migliore tradizione autoreferenziale di questo blog (tradizione che è propria della mia persona, dato che tendo a ripetermi) vi ci rimando.

[1] “Interessante” come nella famigerata maledizione cinese: “Che tu possa vivere in tempi interessanti”.

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Sign o’ the times

Ti accorgi di andare a letto troppo presto quando…

… ti svegli e la strip di Eriadan è già stata pubblicata.

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Twenty-four

Wake me up when I’m fourty.

Balle - l’anno prossimo c’è il quarto di secolo, poi ci sono i 10e anni, poi i 10π anni, poi i trentatré-virgola-trentatré anni, poi…

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Farf finta di essere sicuri

Stamattina, io e il professore abbiamo visto il suo blog pieno di scritte in cinese (credo che le parole esatte siano state: perché vedo il mio blog in cinese?).

Un’oretta dopo, nel reload, appare questo:

Blog-city is down for maintenance. A hacker has effected (sic) a number of blogs and we are in recovery mode. Please accept our apologies for the delay we shall be back shortly.

Non solo gli spammer, adesso anche gli acher.

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Protezione Animali

A cura di Aldo Grasso, ecco a voi i

Dieci motivi per salvare Ryan e «O.C.»

E vissero infelici e scontenti. Ecco dieci buoni motivi per cui Ryan dovrebbe mollare Marissa («O.C.», Italia 1, mercoledì, ore 21,05).

1) Tra i due c’è troppa differenza sociale (lui povero e adottivo, lei dei quartieri alti) e alla fine si sente.

2) Marissa ha un ex in giro sempre fra i piedi e la sua anima da crocerossina la porta a facili abbandoni (ha persino perso la testa per un pazzo).

3) Marissa ha una madre che le fa ancora concorrenza e con meno scrupoli (soprattutto con gli ex della figlia).

4) Marissa ha un padre «ciula» perdutamente innamorato della madre adottiva di Ryan (ma per intanto si accontenta della zia adottiva).

5) Marissa è solo troppo bella (e se la tira), Ryan ha solo un’infanzia infelice alle spalle: un cocktail micidiale per i dialoghi della serie.

6) Marissa alla prima difficoltà o s’impasticca o beve o fa le due cose insieme, poi bisogna precipitarsi a salvarla (e Ryan si era appena liberato del fantasma della madre alcolista anonima).

7) Ryan non ha l’ironia né la leggerezza di Seth Cohen (un mito) le uniche armi con cui affrontare le ragazze dei quartieri alti colpite da improvvisa povertà economica (per via del padre «ciula») e da carenza affettiva (per via della madre disinibita).

8) Marissa ha una grazie naturale nel vestire (sempre in minigonna) che rende inadeguato lo stile «C’era una volta Fronte del porto» di Ryan.

9) Ryan sembra più uno da moglie e buoi dei paesi tuoi: una prima volta si è lasciato sfuggire la vecchia «chica» Theresa, nel mitico episodio «La telenovela», ma per la seconda incombe già il pancione.

10) Attento Ryan. Marissa è una significativa rappresentante del genere «ragazza problematica», il tipo più pericoloso che esista per la propria salute mentale.

Il punto cinque è meraviglioso.

sul correre cartaceo.

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Controindicazioni

Non dovrei leggere questi post al lavoro.

Potrei correre alla lancia anti-incendio più vicina.

Ma capitemi: ho appena presieduto alle Olimpiadi di Informatica (sic), dove devi risolvere:

  • numero 12 quesiti di logica matematica presi direttamente dalla Settimana Enigmistica, con problemi che richiederebbero quantomeno conoscenze di calcolo combinatorio (disposizioni semplici, coefficienti binomiali and such) che al liceo non insegnano più del 1927;
  • numero 6 quesiti di programmazione in Pascal, talmente idioti e arzigogolati che solo un professore di matematica può averli ideati;

E questo per verificare la bravura in informatica di uno studente di liceo? Da quali e quanti psicopatici era composto il comitato che ha partorito questa bella schifezza? Ed è forse lo stesso che crea i quesiti delle olimpiadi di matematica e fisica (entrambe completamente fuori programma non solo del liceo, ma del primo anno di una facoltà di Ingegneria)?

Mi piacerebbe torturarli con comodo con un attizzatoio rovente, e poi cacciarli a calci in culo fuori dal Ministero - perché gentaglia del genere merita di finire a vivere sotto i ponti. A ben pensarci, proporrei anche la sterilizzazione, ché meno si riproducono, meglio è per il mondo.

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Omologie

Passano dieci anni, passo dall’altra parte del banco (quella giusta), ma gli scioperi dei professori continuano ad essere una mano santa per l’ulcera da stress.

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Rivoluzioni?

Pare che alla Microsoft abbiano scoperto le shell.

A quanto pare, qualcuno ha finalmente detto loro che sono trent’anni che ci sono su Un*x, che fanno le stesse cose, e che uno dei motivi per cui i sistemi operativi della Microsoft sembrano giocattoli a chi, al computer, non deve scriverci una letterina di Natale, è proprio la mancanza di una shell umanamente accettabile.

Non trattenete il fiato: questa shell sarà pronta (?) per il 2006.

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Round robin

Giusto per aggiungere qualche parola sulla questione. Prima, però, leggete questo post di Sky, specie il punto terzo.

Molte aziende, o enti pubblici che si trovano a dover mettere in piedi una LAN con accesso verso l’esterno, tendono a mettere un bel proxy proprio - come dice SkyOne - per togliersi dall’empasse di dover controllare i propri dipendenti senza realmente volerlo fare. È ovviamente molto più semplice limitare una libertà - in questo caso, poter girare a uzzo sul uord uaid uebb - che raccogliere i cocci ex post facto.

Ovviamente, queste tipo di azioni non segue una legge fissa e inviolabile: ci può essere - e a conti fatti c’è - molta più flessibilità di quanto non si creda. Ad esempio, se i magazzinieri sono stati bravi, hanno fatto il loro lavoro, e hanno magazzinato tutto il magazzinabile nel 40% del tempo previsto, piuttosto che lasciarli lì a girarsi i pollici (e, potenzialmente, far danno, perché non c’è niente di più pericoloso di un dipendente che non ha una fava da fare), allora gli si dà l’accesso verso grandebudello.com o gsmcrap.it - perché altro non possono fare: hai voglia te a mettere a posto un magazzino se non ti entra roba nuova. Alle segretarie dell’amministrazione, invece, se c’hanno da lavorare fitto per i prossimi dodici anni, senza ferie e con gli straordinari, gli si blocca tutto quanto - e si chiamano pure i cani allevati a feti umani, che hai visto mai che finiscano prima il lavoro, dati un po’ di incentivi.

Insomma: usare una scusa come Il collaboratore licenziato faceva […] ricorrenti collegamenti con siti del tutto estranei agli interessi di un ufficio pubblico è una notevole baggianata, e implica una consistente dose di faccia come il culo.

sky blogone, wikipedia, repubblica.it.

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Unrecovery chronicles #1

Altre storie dal vostro BOFH al liceo.

Dovete sapere che, al liceo, ci sono due laboratori e mezzo. Il mezzo è dove io e il mio fido socio lavoriamo, mentre gli altri due sono per la didattica (viz. per insegnare a stare al mondo, prezzi modici). Il vero e proprio laboratorio di informatica - usato dal docente della stessa - è composto da computer tutti uguali, e questo facilita grandemente le operazioni di recupero di macchine compromesse. Il secondo laboratorio, però, è composto da macchine prese nel mucchio, e recuperate in vario modo. Ergo, non sono affatto uguali. In buona parte sono della Fujitsu-Siemens, con su Windows98 SE. Per chi non le avesse mai viste, le macchine di questa casa non sono designed for Windows, dato che mancano del pulsante di reset. Quindi, l’unico modo per riavviarle, è premere il dannato pulsante dell’accensione per un tempo t >= 4 secondi (questo perché la Windows death grip mica funziona sempre).

Da un paio di settimane, una di queste macchine ha deciso di tirare gli ultimi. L’avvio richiede dai cinque ai dieci minuti, lo spegnimento (quando decide di avvenire) in un tempo equivalente. Avendo già visto comportarsi così uno dei miei computer casalinghi, a causa di una installazione durata fin troppo, e di un hard disk ormai a fine vita, decido di partire con il formattone. A dire il vero, vorrei partire anche con la creazione di un disco immagine, giusto per approfittare del downtime della macchina (per i sysadmin alla lettura: si, non hanno immagini dei dischi fissi; e non hanno strategie di backup; e non hanno UPS sul file server; no, io non ho potere decisionale in merito, si sto aspettando il primo crash epidemico per il takeover e la successiva instaurazione di un regno di terrore).

Part l’installazione. Avvio, formatta, riavvio, copia i file, riavvio, installa, riavvio, Procedura Guidata per l’Hardware Plug & Play, riavvio, è stato rilevato nuovo hardware, riavvio, è stato rilevato nuovo hardware, riavvio, macchina pronta? No, mancano scheda video, scheda audio, scheda di rete (onboard) e chipset. I geniacci alla Fujitsu-Siemens hanno inserito tutti i driver su un compact disc, ma li hanno messi compressi. Ergo, esplodi il driver, e installalo. Non solo: hanno usato un solo disco per quattro modelli di computer, con specifiche differenti da modello a modello; e io non so che caspita monta il modello che ho sottomano. Smonta il case, prova a smontare le schede - niente da fare, la scheda grafica non vuole venir via (una parte in plastica previene la rimozione), rimonta tutto. Riavvia. Installa il chipset indicato sull’etichetta del case - inchiodamento, impossibile riavviare, boot bloccato. Ripetere la sequenza da avvio, formatta, …

Ora, immaginate questo paragrafo qui sopra inframmezzato con una quantità tale di moccoli per cui, in tutti gli edifici sacri a qualunque religione, entro un raggio di due chilometri dal liceo, si sono aperte voragini e oggetti consacrati hanno preso fuoco.

Gli sviluppi non appena riesco a capire che installare.

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Grandi Opere

Sulla via Emilia, tra Melegnano e San Giuliano, stanno costruendo una serie di rotonde di proporzioni bibliche.

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Peronismo di ritorno

C’è uno spettro che si aggira per l’Europa…

Si continua a dire che l’Europa, gli Stati Uniti d’America e, in generale, la (supposta) cultura occidentale siano la culla della democrazia. L’ha detto anche il presidente del consiglio: L’Italia fa parte del club delle democrazie. A parte l’utilizzo del termine “club” (come quelli di Forza Italia, o come il Milan - certo, non fa una grinza), non sapevo che le forme di governo fossero raccolte in congregazioni. Ma transeat, che se stessimo qui a controllare tutte le cazzate che dice Silvio Berlusconi, staremmo freschi; ci dobbiamo accontentare delle più grossolane, che per fortuna il nostro primus inter pares non ci fa mai mancare.

In realtà, è facilmente dimostrabile come in Italia (soprattutto, ma non solo), si stia intraprendendo un cammino verso il radioso futuro delle fragili democrazie sudamericane. Il che lo trovo quantomeno preoccupante, dato che è da queste parti che la democrazia diretta prima, e rappresentativa poi, è nata. Ci si potrebbe aspettare di più, almeno credo.

Già, perché da tempo le elezioni servono a stabilire chi ha ragione e chi ha torto, chi può parlare e chi no. Il “noi abbiamo vinto le elezioni, quindi voi state zitti” lo ritengo una forma interessante - nel senso patologico del termine, that is - del concetto di democrazia. Ovvero: se i candidati che una parte della popolazione perdono le elezioni, allora automaticamente perdono ogni diritto di critica, di malcontento o di rispetto; in fondo, si sà: hanno perso le elezioni, ergo hanno automaticamente torto.

Questa condotta, in un paese supposto democratico, potrebbe essere definita peronismo di ritorno. Quelli che la sostengono, quelli che voi siete stati al governo per cinquant’anni, quelli che siete contenti se vincono solo quelli che la pensano come voi, insomma chi è convinto che la democrazia è la dittatura della maggioranza dovrebbe farsi un esamino di coscienza, e rendersi conto che fa davvero un pessimo servizio al concetto, all’idea, all’ideale e - perché no - all’ideologia della democrazia. La democrazia non è la dittatura della maggioranza: è il rispetto della minoranza.

Questo post è stato ispirato dai commenti di questo post di farfi; commenti nei quali, chi è di sinistra automaticamente sostiene Cuba, Cina e Corea del Nord; oppure Pecoraro-Scanio; oppure l’ideologia - che è una brutta parola, come politica. Questo post è quindi dedicato a tutti quelli di destra che se la prendono solo con le categorie, e con le loro paure, perché se andassero a fondo, e si confrontassero con le persone, scoprirebbero di essere esattamente come quelli da cui tentano disperatamente di prendere le distanze.

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Let there be light

D’accordo: saranno anche due tre serie “pallose” - con dettagli tecnici sbrodolati su semi-ovvietà da pubblico in dummy mode[1], condita con trame giallistiche non certo superbe.

Però chi gestisce la fotografia è un genio.

Stasera, su Italia1, è stato introdotto il terzo spin-off della serie, ambientato in una New York copn una dominante grigio/verde, scura e fredda. Ogni serie ha la sua dominante particolare, specifica per il luogo. Las Vegas è altamente contrastata, per far risaltare le luci artificiali della Strip durante le riprese in notturna - e il deserto in diurna; Miami è solare, con una fortissima dominante gialla.

Anche se, a dire il vero, io ho guardato il secondo episodio perché c’era Gary Sinise.

[1] lo stato mentale che si attiva, come ogni BOFH sa, quando partono i tecnicismi.

tvtome, imdb.

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Colpi di testa/2

Ritornato dalla Blogfest. Visti dal vivo alcuni maggiorenti della blogpalla. Sentito la chiamata di un certo babbo virtuale alle soglie del coma etilico (così mi è stato descritto - io stavo cascando dal sonno alle due e mezzo, e avevo il cervello largamente in stand-by).

In generale, passata una gran bella serata in varia e variegata compagnia.

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Potevate Dirlo Prima

Se a sinistra avessimo saputo subito che avremmo avuto un prestito dall’Alto, avremmo fatto meno storie sull’idiozia alla base della nuova legge finanziaria. Invece, grazie all’illuminante commento del sottosegretario Vegas:

‘’Il precedente evangelico - ha continuato sempre più ispirato il sottosegretario - se vogliamo, l’unico miracolo sociale, quello dei pani e dei pesci, risponde allo stesso meccanismo di sviluppo che è il cardine di questa Finanziaria”.

finalmente sappiamo come la nostra destra da operetta che è al governo intende far ripartire l’economia.

In fondo, continua il sottosegretario:

Quella proposta dal governo è una Finanziaria da economia domestica, che segue i principi del buon padre di famiglia.

Immagino si riferisca al Buon Padre con le maiuscole, quindi. Lui, però, aveva un figlio capellone e no global - Berlusconi ha Piersilvio.

E, tanto, se come risulta evidente non funzionerà, potranno dare la colpa ai comunisti senza dio.

Va bene, il sarcasmo è l’extrema ratio quando leggi queste cose; in realtà ci sarebbe da piangere. FFDES sostiene che la destra, e il berlusconismo, siano validati da una precisa necessità popolare di post-politica. Glielo concedo. Tuttavia, questo non fa che confermarmi come il coefficiente dell’intelligenza media della popolazione mondiale sia una costante universale, mentre la popolazione rimane in costante crescita.

repubblica.it.

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Cose per cui vale la pena di vivere/314

L’attacco di Up around the bend dei Creedence Clearwater Revival (in loop da stamattina nell’autoradio).

Eh, signora mia, oggigiorno mica le fanno più così…

In realtà, è da un mese circa che non riesco più ad uscire dagli anni ‘70: sarà colpa di questa serie meravigliosa. Adesso, se solo riuscissi a buttare in pasto dell’encoder OGG/Vorbis il vinile di Stairway to Heaven (citazione semi-conscia e semi-no)…

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Colpi di testa

Salvo complicazioni…

BlogFest 2004: Questo blog ci sarà!

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