On the other side of the screen, it all looks so easy

Enterprise Regained/1

Tolgo 43 minuti da un lunedì noioso per spiegare perché l’ultimo episodio di Star Trek: Enterprise sia un “gran bell’episodio del cazzo”. Ovviamente, è un post pieno di spoiler, quindi lo leggete a vostro rischio e pericolo. Se avete cuore e fegato a sufficienza, andate avanti a leggere - altrimenti, se volete conservare intatta l’impressione che Star Trek non sia arrivata al capolinea, o se siete fan di Enterprise, fermatevi qui, e rimanete delle anime belle.

Doverosa premessa: di Enterprise ho visto a malapena la prima stagione, parte della seconda, ho letto le sinossi della terza e la quarta l’ho bellamente ignorata. La “cura Manny Coto”, nella quarta stagione, mi è stata più volte confermata come interessante, e ben realizzata, quindi stavo quasi per ricredermi su Enterprise. Poi, ho saputo che l’ultimo episodio della serie sarebbe stato affidato al Diabolico Duo composto da Brannon Braga e Rick Berman - e lì ho temuto il peggio. Ho letto gli spoiler, e ho pensato all’utilizzo di un reset button - di un Jonathan Archer che esce dalla doccia il giorno prima del lancio dell’Enterprise NX-01. Mettiamo subito in chiaro una cosa: il reset button non c’è stato.

L’ologramma, però, si.

These are the voyages… si apre alla vigilia del decommissionamento dell’Enterprise, e alla vigilia della firma dell’alleanza che diventerà la Federazione Unita dei Pianeti (UFP). Siamo, quindi, dieci anni dopo l’inizio del viaggio dell’Enterprise di Archer, ovvero il 2161, e sei anni dopo gli eventi del penultimo episodio della quarta season. Piccolo problema: nel 2161 viene fondata l’UFP, non un’alleanza che poi sarebbe diventata l’UFP. Vabbé, hanno calpestato la continuity per tre anni, vuoi che non lo facessero nell’ultimo episodio?

Sul ponte con più tecnologia in vista mai realizzato in una serie di Star Trek, tutto procede liscio; fino a che non appare una faccia nota - un certo William Stortarello Riker - che disattiva il programma olografico ed esce dal ponte ologrammi dell’Enterprise 1701-D.

Sigla

Siamo nell’ultima stagione di Star Trek: The Next Generation, durante l’episodio La Pegasus. L’Enterprise deve arrivare al campo di asteroidi dove si trova la nave federale dotata di cloacking device in barba al trattato di Algernon. Riker deve decidere se violare gli ordini di un diretto superiore - l’ammiraglio Pressman - e raccontare al suo ufficiale comandante - Picard - della vera natura della nave che stanno andando a recuperare. Dietro consiglio di Deanna Troi, carica un olo-programma in cui un ufficiale dell’Enterprise di Archer ha dovuto disobbidire ad un ordine diretto per salvare la nave.

Ora, chi conosce Star Trek sa che:

  1. di casi, in sette anni di The Next Generation, ce ne sono stati a tonnellate - alcuni dei quali accaduti proprio a Riker
  2. di Riker si sa benissimo che la sua lealtà verso Picard e gli ideali della Federazione è totale, e il suo personaggio avrebbe avuto solo un po’ di remore spazzate via prima della fine del primo atto dell’episodio

Quindi, l’operazione di retcon è quantomeno discutibile - un po’ come tutta la serie.

Tralasciamo queste considerazioni, e veniamo al punto focale dell’episodio - in sé e per sé parecchio sciapo - ovvero chi sia l’ufficiale che disobbedisce agli ordini, quando lo fa, come e perché.

Il chi è presto risolto - in termini narrativi - e da Troi (grazie per lo spoiler, eh Deanna): si tratta di Trip, che ci lascerà le penne disobbedendo a un ordine di Archer. Detto in anticipo di chi si tratti, agli autori piace giocare un po’, facendocelo vedere quasi schiattare a metà episodio. Tuttavia, il quando è solo a meno di dieci minuti dalla fine - e per pietà neanche ce lo fanno crepare sotto gli occhi, chessò: come Spock in The Wrath of Khan, o il nipote di Scotty in The Motion Picture.

Quello che interessa è il perché e il come: disobbedisce ad un ordine diretto in meno di tre secondi, per salvare Archer da una banda di alieni armati che non si sa come arriva sull’Enterprise, sbarca a bordo (sensori di sicurezza, chi sono costoro?) inseguendo l’andoriano Shran (ma non era morto nella seconda season?). Con uno stratagemma, fa stendere Archer dagli alieni, li porta in uno scompartimento vuoto, e fa esplodere un condotto della griglia di distribuzione di energia.

Il tutto avviene nello stesso lasso di tempo che avete impiegato a leggere il paragrafo soprastante.

Poi? Poi basta. Poi l’episodio è inesistente, scialbo, drammaticamente piatto. Niente funerale solenne, niente Archer distrutto dal dolore, che pure sono vent’anni che conosce Trip (in questo è molto simile al suo successore Kirk, che perde il fratello a causa delle pizze volanti di Operation: annihilate e neanche versa una lacrima); invece, ad essere triste, sempre sul punto di perdere il controllo emotivo è T’Pol. Gran bella vulcan, eh, niente da dire. Jeri Ryan era accusata (da gente non in grado di distiguere un buon attore da uno pessimo nemmeno se lo spirito di Stanislavski li mordesse sulle chiappe, evidentemente) di una eccessiva legnosità quando interpretava Seven of Nine - una ex-drone Borg alla riscoperta dell’emotività. La vulcan love slave di di Jolene Blalock, invece, è sempre sull’orlo di una crisi di nervi, dimostrando come l’attrice non sia in grado di rendere una vulcan più di quanto io non sia in grado di fare un’operazione di triplo bypass coronarico in una tenda da campo nel deserto del Gobi.

These are the voyages… non ha quindi il grandeour tipico da series finale a cui Star Trek ci ha abituati: All good things…, What you leave behind, e perfino Endgame erano qualcosa di assolutamente grandioso dal punto di vista dell’ambientazione e della portata della trama. These are the voyages… sembra quasi The turn-about intruder, con la differenza che, all’epoca della serie originale, lo staff non sapeva della fine della serie, mentre qui lo staff sapeva che sarebbe successo mesi fa (i maligni dicono perfino un anno fa).

Quindi niente “effetto Bobby Drake” per salvare la continuity, niente grandiosità, niente trama, niente personaggi. These are the voyages… tenta di giocare la carta dell’emotività con gli ultimi due minuti, in cui la tagline della sigla delle serie ambientate su un’Enterprise viene pronunciata dai tre capitani delle tre generazioni; anche qui, però, si avverte il posticcio, e quello che doveva essere un grande momento si stempera nella mediocrità del segmento.

In buona sostanza, perfino il series finale di Enterprise è un’occasione sprecata.

9 Comments »

  1. conundrum » Blog Archive » Episode III said,

    May 23, 2005 @ 09:39

    […] conundrum Life and times of a Geek     « Enterprise Regained/1 Episode III Non contento di […]

  2. AmicaN said,

    May 23, 2005 @ 10:09

    sigh.

  3. Gilthas said,

    May 23, 2005 @ 21:42

    Le pizze volanti ^__^ (oddio, a me sembravano più bistecche, ma comunque…).
    E ti ricordi invece l’episodio dove l’Enterprise viene invasa dalle palle di pelo? E le tizie in minigonna inguinale che facevano firmare a Kirk non si sa che cosa? Minigonna ripresa nella prima serie di TNG e poi misericordiosamente obliate in favore di una rigorosa divisa unisex?

    Gil/guarda, la sola idea di rivedere Riker mi farà digerire questo ultimo episodio…

  4. zefram said,

    May 24, 2005 @ 20:42

    gilthas: the trouble with tribbles, magistralmente ripreso in deep space nine, con l’episodio trials and tribble-ations. :-D

    e non è tanto riker, quando troi che rende l’episodio discutibile… ;-)

  5. Gilthas said,

    May 25, 2005 @ 19:40

    Povera Deanna ;-P

    Gil/la ‘Dea dell’Empatia’ ;-P

  6. Giovanni said,

    May 22, 2006 @ 10:46

    Oltre alla stupidità della trama, c’è anche il fatto che l’equipaggio della nave non è cambiato in 6 anni… stessi gradi, stessi incarichi, stesse pettinature…
    Ma si sono fissati che per finire una serie deve morire qualcuno? E su questo rapporto di lealtà infinita verso il capitano? (vedi La Nemesi…)

  7. zefram said,

    May 27, 2006 @ 10:50

    giovanni: la cosa terrificante (anche se ovvia) è che, a quanto pare, il diabolico duo ha scritto il series finale con la chiara intenzione di rompere il giocattolo e impedire ad altri di metter rimedio ai casini che loro stessi hanno creato.

  8. Stanley said,

    March 25, 2007 @ 16:28

    Sono completamente d’accordo per quanto riguarda l’ultimo episodio, è veramente tirato, potevano fare di meglio secondo me. Ma la serie intera è bellissima, ho addirittura pianto un paio do volte, senza parlare della tensione in cui mi trovavo mentre l’Enterprise stava cercando di prevenire la distruzione della Terra. é la migliore serie televisiva degli ultimi cinque anni.

  9. colica said,

    April 17, 2007 @ 09:07

    Ho letto le vostre recensioni e rimango dell’idea che Enterprise di Braga e Berman rimane una delle migliori mai viste.Poi sul finale si possono avere anche pareri divergenti…..ma dopo Kirk per me e’ la migliore.

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