Ordunque, veniamo a descrivere quello strumento di tortura noto come Conchiglia, dato che ne parlavo brevemente qui, e pure Leo lo cita qui.
Il software in questione (scaricabile da qui) è un malridotto simulato di un vecchio programma, come direbbe Sark. In breve, serve per automatizzare e centralizzare parte del lavoro della commissione d’esame.
Prima degli esami, la segreteria didattica compila tutta l’anagrafica dei candidati; anagrafica che, poi, sarà portata sul computer di ogni commissione. Fin qui, nulla di complicato - a parte l’interfaccia studiata per venire incontro a dei lobotomizzati (lo studio di usabilità dietro la realizzazione dell’UI è stato condotto sui residenti del manicomio di Collegno).
I problemi, però, iniziano a biglie in movimento (com’è ovvio - se non hai realizzato un minimo di test in condizioni reali prima del deployment).
Infatti, l’accrocchio viene usato, per prima cosa, per generare i verbali di commissione. O, meglio, vorrebbe essere usato per tale scopo, se non fosse che si inchiodasse con errori tanto astrusi quanto spettacolari nel tentativo di infilare a forza in Word (si, dipende direttamente da Microsoft Office) un modello precotto, riempito con i dati del database interno (ad occhio, una schifezza generata e gestita con JET). A dimostrazione di come non solo Windows faccia onco come sistema operativo, ma anche come piattaforma di sviluppo, quando Word viene invocato da un componente terzo, e muore, lascia dietro di sé un processo (meglio: un thread) attivo, che occupa risorse; cosicché, se lancio più volte la generazione di un verbale, ecco che saturo la memoria con istanze zombie di Word, e inchiodo la macchina. L’unico modo per stampare più di un verbale è quello di generarne uno per volta, previa uscita dalla sessione di Conchiglia dopo ogni stampa.
L’interfaccia utente, brutta come solo i programmi “disegnati” da sub-umani alle prese con un tool visuale sanno essere, è inconsistente, basata su metafore ignote ai più, e assolutamente illogica.
Tanto per fare un esempio: per i verbali viene usato Word, ma gli elenchi vengono generati con un tool per report; per poter salvare questi ultimi, bisogna esportare i dati - e l’icona per l’esportazione è una busta aperta con una freccia verso il basso. Chi diavolo ha pensato a un’icona tanto idiota? Non mi stupisce che oggi tutti quanti siano venuti a dirmi che gli elenchi non si possono salvare: è impossibile intuire il funzionamento della funzione di esportazione. Sempre riguardo alle icone: perché usare quella per la stampa, quando in entrambi i casi non viene stampato nulla, bensì viene invocato un altro programma?
La commissione può salvare lo stato del “processo” (quale? Quello simil-Norimberga che sarebbe da fare ai creatori di Conchiglia, presumo), e alla visualizzazione di tale stato è dedicata una frazione dello schermo; tuttavia, che lo stato del processo sia stato modificato oppure no, è assolutamente ininfluente al funzionamento del programma.
La finestra principale si comporta come un immenso contenitore, ma si può aprire una sola finestra alla volta; perché usare una metafora (fallita) come l’MDI in un contesto a documento singolo? E, soprattutto, dove sono i documenti? Conchiglia genera e gestisce dati - non documenti.
Questi più o meno semplici difetti, più gli altri che il programma ha e che sarebbe troppo lungo elencare, sarebbero stati trovati e corretti se, verso febbraio/marzo, fosse stata fatta una simulazione di esame di stato, con carico quanto più possibile veritiero. Ovviamente, data la situazione in cui ci si trova adesso, questo non è avvenuto.