Non ho capito, le passo mio marito
Rubrica dedicata a chi non capisce un cazzo di un argomento e, invece di star zitto come sarebbe giusto e doveroso, ne parla.
Giorgio Faletti faceva il comico, prima di prendere in prestito idee e di usarle per scrivere romanzi. Purtuttavia, anche se stesse facendo del sarcasmo, non si spiega perché, intervistato da una giornalista de “La Stampa”, se ne esca con frasi come la seguente:
[I]l controllo con Internet è scappato di mano e alla fonte qualcuno deve fare “mea culpa”.
Tempo fa, su Usenet, girava una risposta preconfezionata che permetteva ai nuovi arrivati di lamentarsi con un fantomatico “Dipartimento Usenet”; Faletti, presumibilmente, è convinto allo stesso modo che esista qualcuno che controlla “alla fonte” - ora: chi glielo spiega come funziona Internet? Io me ne chiamo fuori, mi spiace - ho già dato.
Faletti, non contento, dice che la colpa l’hanno le radio private e:
[I] produttori di masterizzatori, che mettono in commercio i sistemi per copiare la musica. Così facendo la distruggono, presto non ci sarà più niente da masterizzare.
Di nuovo questo argomento trito e ritrito, che si basa su un’inversione di causa ed effetto; non è perché ci sono i masterizzatori che la musica viene copiata. Sarebbe come dire che il chiodo è stato creato perché esisteva il martello; che le chiavi esistono perché c’erano le serrature; che le prese esistono perché c’erano le spine.
Senza contare che i masterizzatori non servono per masterizzare musica. Servono per creare CD di dati. Ora, per un computer, che gli uni e gli zeri che questi dati rappresentano compongano la quinta di Beethoven, il pacchetto delle glibc per la mia Debian o un’immagine di ornitorinchi, non cambia una fava: sempre uni e zeri sono - il significato dato loro è del tutto una creazione dell’umano.
L’ultimo CD che ho masterizzato io era la copia di backup della mia posta elettronica dal 1999 ad oggi; seicento-novanta-e-rotti mega-byte. Cos’è, dovevo usare 494 floppy da 3.5″ perché i masterizzatori servono per copiare musica e quindi sono Il Male?
Infine, se un attrezzo può essere usato per fare qualcosa di illegale (tra le altre cose) vietiamo l’utilizzo dell’attrezzo tout court? Mi aspetto che martelli, seghe, trapani, e tutti gli oggetti contundenti vengano vietati - perché possono essere usati per uccidere la gente.
Non contento, Faletti decide di calare dall’alto un’affermazione apodittica - e, tutto sommato, assolutamente ignorante:
Io […] penso che l’open source sia il sistema migliore per precipitare nella barbarie.
Ovviamente, non Faletti non sa una fava di open source, dato che alla domanda fattagli dalla giornalista riguardo le licenze Creative Commons, risponde di non conoscerle.
Il Faletti, poi si produce in una considerazione:
Ho accettato la proposta [di fare da testimonial per la pubblicità del governo sul diritto d’autore, ndr] per il perchè penso che sul copyright in Italia non c’è cultura.
Vero, verissimo. Se pure il testimonial della pubblicità spara queste cazzate non c’è cultura - né questa cultura viene creata da una pubblicità assurda e che non spiega nulla.
Quindi, Giorgio, per carità: io mi impegno a non dirti come scrivere un libro, e tu ti impegni a non sparare cazzate su cose che non conosci. D’accordo?
Barbara said,
June 16, 2005 @ 19:32
Purtroppo è comune senitre parlare/scrivere gente che non sa nemmeno di che parla… ultimamente poi è dilagante la mania di domandare cose che esulano dalle competenze dell’intervistato che per non fare figuracce si arrampica sui vetri e ne dici davvero di ogni :/
Gabriele said,
June 16, 2005 @ 22:49
Sentir parlare Faletti di cultura è di per sé una battuta poco riuscita.
Chiedessero a chi lavora nella musica, quanto gl’importi del ragazzino che scarica il singolo dai circuiti p2p. Chissà come mai questi proclami spuntano solo da cretini come Faletti o da case discografiche che, di fatto, la musica l’hanno condannata a morte da ben prima dell’era Napster.
Alice Twain said,
June 17, 2005 @ 10:52
Barbara, farebbe figure molto meno barbine a dire “Guardi, di questa cosa non ne capisco un cazzo, per cui preferisco non risponderle”. Si tratta di buon senso.
Barbara said,
June 17, 2005 @ 19:22
Si infatti Alice concordo in pieno , purtroppo in pochi hanno il coraggio di ammettere la propria ignoranza :)
pm10 said,
June 20, 2005 @ 14:45
un bacio in fronte al signore coi capelli da arcangelo.