Archive for September, 2005
Joking
President Bush was at a meeting yesterday when one of his advisors told him that a Brazilian soldier had been killed in Iraq.
“OH NO!” shouted Bush, “that’s terrible!”
A silence fell over the room while everyone looked at Bush.
He looked back up the advisor with tears in his eyes and said “Just how many is a Brazilian!?”
via Exploring
Real World
Da queste parti, nel mondo reale, si è ricominciato a seguire l’università. Esami da recuperare, perché mentre si badava a docenti, segretari e studenti non si poteva fare molto altro; in più, ovviamente, corsi da seguire. Poi, stage (pronunciare alla francese o all’inglese? Staage o steig? Mah! Pur nella mia anglofilia, preferisco il francofono staage) e, infine, tesina - tutto per finire in gloria con una laurea finta.
Si parte il 12 di settembre con un compito di sistemi operativi - in cui la domanda più circonstanziata delle sei a cui rispondere era il deadlock nei sistemi monoprocessore. Ora, se su questo bel libricino di 966 pagine, un intero capitolo è dedicato a rispondere a questa domanda (affermazione?), allora capirete anche voi perché il docente, a più di due settimane di distanza, non abbia ancora pubblicato i risultati dell’appello.
Il 16 settembre, esamino di C. L’anno passato ho pure scritto paio di post a riguardo; alla fine, era saltato perché evidentemente nessuno si era ricordato di segnare gli appelli successivi a quello di luglio. Invece del progetto, quest’anno si passa all’esame al computer. Tutto fila abbastanza liscio, e, complice il fatto che la prima parte delle due di cui è composta la prova si basa sul rispondere a domande estratte da un’urna, so già per certo di aver preso un buon voto; la seconda parte prevedeva la realizzazione di cinque piccoli programmi in C, la compilazione e l’inserimento dell’output in un form. Ora, questa è una cazzata a girare - perché non puoi in alcun modo sbagliare (e fin qui), ma non puoi nemmeno verificare che tu non stia commettendo un errore “sottile” (conversione, formattazione, etc.). Dato il tempo a disposizione, e data la natura dell’output (numeri in virgola mobile a precisione arbitraria), capirete anche voi come sia possibile fare errori anche abbastanza banali e vedersi penalizzati. Ad ogni modo, alla fine della fiera, riesco a recuperare un trenta.
Adesso, lezioni fino a novembre, mese in cui dovrei dare un altro paio di esami e liberarmi di quelli dell’anno appena passato. Tra i corsi, ho deciso di inserire anche filosofia della scienza; al momento, siamo in cinque a farlo; si parla di scienza della visione in relazione alla teoria del linguaggio di Chomsky. Molto divertente, soprattutto quando ti fai sei ore per die di immersione in argomenti di natura molto pratica.
My Planet
Finalmente, sono riuscito a trovare un aggregatore web di feed RSS/Atom scritto in PHP: Lilina.
L’installazione è un po’ macchinosa, ma il risultato è buono.
Il risultato, però, è il mio piccolo “pianeta”: Planet EBdotNet.
Delirium Thesis
La lenta spirale auto-distruttiva dell’ingegnerando che vede avvicinarsi la discussione della tesi con la stessa espressione della lepre in mezzo alla strada davanti ai fari dell’auto.
Boycot
O perché boicottare Yahoo! non solo è inutile, ma pure ridicolo
La storia fin qui: Yahoo! ha collaborato con il governo cinese che aveva chiesto i dati di un giornalista, che - adesso - si trova a fare qualche anno per aver parlato di Tienanmen in una sua e-mail.
Doverosa premessa: sei un giornalista, sei cinese, e sei lievissimamente contrario al tuo governo. Il tuo governo lo sa. Devi mandare un’e-mail con contenuti non proprio filo-governativi, e quindi usi Yahoo!. No, aspetta; davvero tu, tra tutti gli anonymizer del pianeta, quelli che vengono aperti apposta per permettere ai cittadini di paesi dove il governo autoritario e illiberale soffoca la libertà di parola, tu - dicevo - ti metti ad usare Yahoo!? Okay, sei un giornalista, ma sei anche pirla. Va bene: dobbiamo proteggere i giornalisti dai loro governi, e quelli pirla anche da loro stessi.
Torniamo a Yahoo!, e al perché è ridicolo boicottare un ISP che fa esattamente quello che vi avvisa che farebbe nel caso in questione. Ovvero, dare i vostri dati a una autorità giudiziaria competente. Ma guarda, il giornalista cinese ha effettivamente appena violato una legge cinese; il governo cinese (l’autorità giudiziaria competente, per chi non ne fosse al corrente, nella Repubblica Popolare Cinese) alza la cornetta:
Yahoo! Hong-Kong (Y!): Pronto, qui Yahoo-punto-esclamativo.
Governo Cinese (GC): Pronto, qui è il governo cinese.
Y!: Oh, buondì. Che cosa possiamo fare per voi?
GC: Guardi, vorremmo avere i dati di un vostro utente che avrebbe commesso un’azione illegale nel nostro paese.
Ora già mi immagino i tutori della privacy esclamare: Yahoo! non deve dare i dati, non si può, è un attacco illiberale e liberticida al diritto di parola!
Cambiamo la conversazione iniziale. Il governo italiano è alle prese con uno che manda e-mail rompicoglioni su roba tipo medicinali per tirare su il pisello (uh! Ho detto “pisello”!) a chi non gliela fa. La conversazione segue più o meno questo canovaccio:
Yahoo! Italia (Y!): Pronto, qui Yahoo-punto-esclamativo.
Governo Italiano (GI): Pronto, qui è il governo italiano.
Y!: Oh, buondì. Che cosa possiamo fare per voi?
GI: Guardi, vorremmo avere i dati di un vostro utente che avrebbe commesso un’azione illegale nel nostro paese.
Ma tu guarda: sono uguali. Eppure, sospetto che i tutori della privacy, a questo punto, stiano sbavando perché quelli di Yahoo! diano gli estremi di quel rompicoglioni, delle sue pastiglie blu, e pure della su’ mamma, così ci fanno un bel giretto anche loro con un set di spranghe comprate nuove nuove al reparto Self-Defense dell’Ikea di Carugate.
No? Forza: chi si erge a difesa dello spammer? Nessuno? Proprio nessuno? Nemmeno uno di Amnesty?
Già mi immagino la reazione imbarazzata: Eh, ma quello è uno spammer, questo è un giornalista a cui è impedito di parlare di Tienanmen.
Quindi, se non ho capito male il ragionamento alla base, Yahoo! dovrebbe decidere da sola, affidandosi al proprio senso etico, a quale dei propri utenti dovrà essere effettivamente applicato il contratto che ogni cliente sottoscrive. Ad esempio, se io sono uno spammer, allora vedrò i miei dati riportati all’autorità giudiziaria competente qualora li richiedesse; al contrario, se sono un giornalista (soprattutto se sono un giornalista pirla) sarò coperto dal silenzio del mio provider.
Vi sembrerebbe che il comportamento di Yahoo!, che si auto-determina come giudice e giuria sia più o meno inquietante di un comportamento equo under the law?
Per inciso: rompiamo il culo al governo cinese perché diventi meno autoritario. Ergo, boicottiamo i prodotti contraffatti cinesi, se proprio vogliamo. Ma Yahoo!, per favore, è solo vittima del fatto che sulla rete girano più stronzi che giornalisti pirla.
Human Knowledge
Dopo l’Encyclopædia Galactica, dopo la Hitch-hiker’s Guide to the Galaxy, dopo WIkipedia, ecco a voi Uncyclopedia.
Yarrr!
T' me,
Yo, Ho, Yo, Ho,
It's "Talk Like A Pirate" Day!
That time in September when sea dogs remember
That grown-ups still know how ta play!
When wenches are curvy and dogs are all scurvy
And a soft-wear patch covers your eye,
Ta hell with our jobs, for one day we're all swabs
And buccaneers all till we die!
So hoist up the mainsils and shut down your brain cells,
They only would get in the way,
Avast there, me hearty, we're havin' a party,
It's "Talk... Like... A Pirate" Day!
Avviso
Poiché Libero non permette di accedere alle caselle di posta elettronica se non usando una loro connessione, l’unico modo di leggere le e-mail che arrivano sulle caselle:
- zefram (at) libero (punto) it
- emmanuele (punto) bassi (at) iol (punto) it
- bassi (trattino) e (at) libero (punto) it
È, per me, l’utilizzo della webmail. Cosa che capita non di frequente.
Ergo, se volete mandarmi un’e-mail piuttosto urgente, usate il mio indirizzo GMail: ebassi (at) gmail (punto) com. Può darsi che non vi risponda comunque subito, ma sicuramente leggo l’e-mail.
Carampane
Oh-oh, è arrivato il primo commento incendiario nel mio piccolo micro-cosmo carampano.
Sono stato tentato, dalla mia parte moderata, di cassarlo - ma non ho avuto cuore, e soprattutto voglio vedere che succederà adesso.
Squadra Tignosa 3.0
Continuano anche quest’anno le avventure della Squadra Tignosa, la squadra che nessuno vorrebbe avere e che nessuno vorrebbe tifare
La Squadra Tignosa Revolutions, in casa, batte la squadra dell’ex co-fantaallenatore, e continua la striscia positiva iniziata battendo alla prima giornata la seconda dello scorso campionato, rimanendo in testa al Fantacampionato.
L’altra metà del sorgente
Tempo fa, con la fiancée si ragionava sulla mancanza di donne nella computer science.
Portando l’esempio delle due facoltà (ingegneria informatica e informatica) di cui ho diretta esperienza, il mio giudizio era che le donne (anche se in misura minore rispetto agli uomini) ci sono - solo, una volta uscite, difficilmente sono visibili, vuoi perché finiscono a fare altro, vuoi perché si perdono nella “massa silenziosa” da cui poche emergono.
A tal proposito, segnalo questo articolo di Fernanda Weiden sullo “stato delle donne” nella comunità F/OSS.
La Weiden dice alcune cose molto vere:
When they try to integrate into the user/developers groups of the Free Software community, most women find barriers, mainly related to two diametrically opposed behaviors: either they will be treated as the most loved person in the group, over treating them, or they will be victims of sexist attacks, jokes or dating approachs.
Anche se non ho esperienza diretta in merito - evidentemente sono in un paio di comunità (quella Linux italiana, e quella di Gnome) in cui questo non avviene - è ben probabile, data la proverbiale cronica mancanza di relazioni con l’altro sesso dei geek.
In realtà, questa affermazione è più interessante:
Another important point is that Free Software development is often done as a hobby, just for fun, and in one’s spare time. Where is a woman’s spare time? After their working day, most of them still have the second working journey, which is at home, taking care of the home, the children and her husband. If the men can have the privilege of doing Free Software in their spare time, sitting in front of the computer and having some fun coding what they want, women in general don’t have this privilege.
Ultimamente, le cose sembrano lentamente cambiare. Ad esempio, sono stati da poco fondati i gruppi Debian Women e il Gnome Women che, ben lungi dall’essere “riserve” per donne, sono gruppi attivi nella propaganda e nel tentativo di attrarre più donne non solo nelle attività di sviluppo, ma in tutte le attività collaterali (Q&A, localizzazioni e traduzioni, supporto, etc.) del software libero.
Gnome 2.12
Finalmente, dopo sei mesi di sviluppo (come da qualche anno a questa parte) è stata rilasciata la nuova release di Gnome.
Alcune delle novità le trovate qui, anche se quello che non c’è scritto sono le tonnellate di bug corretti, e gli aggiustamenti per rendere questa interfaccia grafica ancora più veloce, flessibile ed espandibile.
Come già per la scorsa release, chi volesse provare Gnome 2.12 senza andare a toccare il proprio sistema operativo può farlo scaricando il Live CD (via BitTorrent); basta scaricare l’immagine ISO sul proprio computer e “bruciarla” (per chi già usa Gnome, tasto destro sul file ISO, “Write to disc”).
Update 2005-09-11@00:21: Il live CD è uscito da quasi quattro giorni, e l’immagine italiana ancora non si fa vedere - perché nessuno del gruppo di localizzazione si decide a mandare la traduzione dell’avviso mostrato al boot. Sono due righe. La localizzazione di Gnome in italiano è ferma all’85% 97% (sull’HEAD); il sito it.gnome.org ancora usa lo stile di Gnome 1.4. Addirittura il gruppo di localizzazione vietnamita è più attivo di noi. Forza, e che sarà mai - bisogna darsi una mossa. Non ci credo che tutti gli italiani che usano Linux usino anche KDE.
Update 2005-09-11@00:44: neanche venti minuti dopo avergli mandato la traduzione, Marcus Bauer mi ha confermato che il live CD in italiano sarà online domani (nel pomeriggio) sul torrent.
conundrum
Due anni di blog, due anni di vita, due anni di più sul gobbone, due anni di… fate voi, che anche per voi son passati due anni, e che solo il sottoscritto invecchia?
Ehm. Dicevo.
Nell’ultimo anno sono successe più cose di quanto avrei immaginato - come sempre, ché se fosse tutto immaginabile a priori ci sarebbe poco divertimento. Si è lavorato (molto), si è studiato (poco); il sottoscritto è diventato più responsabile, e possibilmente meno adulto - perché le due cose dovrebbero essere inversamente proporzionali per mantenere il giusto senso della vita, dell’universo e di tutto il resto.
Alla fine, dopo un anno, eccomi di nuovo qui a tirare le somme. Sapete che vi dico? Basta, non ce la faccio più. Tirare le somme, intendo. Troppa fatica ricordarsi tutto quanto (anche con un archivio a supporto, perché I’m blogging this è ormai una necessità più che un vizio), troppa fatica vedere se i fili della trama della vita sono effettivamente legati oppure se in fase di montaggio dovranno essere eliminati interi, sterili e inutili sub-plot. Basta consuntivi, basta bilanci, basta chiusure di anno fiscale. Perché nell’ultimo anno sono successe cose, sono state intraprese strade, che diverrano chiare e produrranno qualcosa solo tra anni. O magari mai. E il sottoscritto non vuole diventare la Moratti di sé stesso, sempre a cercare il risultato rispetto ad una sana ricerca di base - del sé, dell’altro da sé e di tutto quello che sta intorno.
Quindi, per quest’anno e per i prossimi - chi lo sa quanti - non ci si guarda indietro, non si vede il percorso fatto; piuttosto, si guarda avanti, e a quello che manca. Nella speranza che un giorno di un altro anno - di altri anni - si riesca a raggiungerlo.
Ma anche no.


