On the other side of the screen, it all looks so easy

Archive for May, 2008

Talk about the passion

Angelo M., su The Rat Race pubblica una lettera di Paolo Bizzari e non solo risponde ma chiede anche un parere agli expat in giro. la questione è, banalmente posta, più o meno la solita: si può emigrare e lasciare in mano l’Italia ai leghisti e ai peronisti dello psiconano e non dargliela vinta?

quando dico la solita domanda intendo quella domanda che è solitamente posta — non che sia banale e la domanda e l’eventuale risposta; ed è una domanda solitamente posta perché la noto ogni volta che i miei genitori o i miei suoceri o i miei amici vengono a fare un salto da queste parti — oppure le più rare volte in cui io ritorno nelle natíe terre.

quello che vedo, per citare la moglie, oltre le lenti dei miei occhiali è il fondamentale declino di un paese che ha perso ogni prospettiva; che campa alla giornata, e sul talento e sulle eccezioni e sui pochi che ancora non si arrendono. sono, queste persone, come i giapponesi sulle isole del Pacifico — gli ultimi, quelli che non sanno che la guerra è finita e che, alas, hanno perso. mi spiace quasi l’essere brutale, ma è un dato ormai definitivo: l’Italia è un paese fatto di mediocri, da mediocri, per mediocri — e che Lincoln mi perdoni per la parafrasi.

non è che, siccome lo psiconano1 ha vinto allora l’Italia è mediocre; e non è neppure perché l’Italia sia diventata mediocre che lo psiconano si è ritrovato al governo. l’Italia ha intrapresto questo cammino di mediocrità da anni — molti di più dei quindici intercorsi tra il Berlusconi I e il Berlusconi IV, ma sicuramente negli ultimi tre lustri è diventato piuttosto evidente.

quindi, se loro hanno vinto, e loro hanno ormai costruito una società a loro immagine e somiglianza, che loro e i loro figli perpetueranno per i lustri a venire, perché non emigrare? perché continuare a validare un sistema attraverso la propria opposizione a quello stesso sistema? ormai hanno vinto, chi ancora pensa si possa cambiare, tornare indietro rimettere le cose a posto, finisce solo nella parte del monstrum, della leggenda.

The only winning move is not to play.

come postilla: io non ho rinunciato all’Italia che vorrei. solo, l’Italia che vorrei non si può fare in Italia.

  1. incidentalmente: si, lo chiamo lo psiconano peronista e non Silvio Berlusconi perché mi sta effettivamente sul cazzo a sufficienza per usare uno pseudonimo insultante per definirlo; questo non inficia il mio giudizio — date una passata di sed al blog and get over it []

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A Tale of Two Cities

It was the best of times, it was the worst of times.

al momento, si è visto solo il worst — anche se, volendo fare gli ottimisti, la BBC non ha mostrato gente fare il sieg heil in Trafalgar Sq., chissà perché…1

dato che ottimista non sono, mi allaccio la cintura di sicurezza per i prossimi quattro anni e confido che gli air bag mi proteggano, dato che il guidatore mi ispira poca fiducia.

in realtà, anche qui come a Roma si è trattato di un messaggio alla dirigenza di un partito che ha perso contatto con la gente — e per di più seguendo gli stessi binari e fermando alle stesse stazioni (lavoro di undermining dietro, ma non troppo, le quinte; pugnalate alle spalle; mancanza di capacità decisionali; la lista è lunga).

mi chiedo solo se i ridultati saranno uguali: se le dirigenze eviteranno di prendere coscienza di questi risultati e arriveranno a simili decisioni.

  1. ah, si: perché qui i fottuti fascisti sono giustamente schivati da chiunque con un minimo di raziocinio come le merde che sono []

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