On the other side of the screen, it all looks so easy

Archive for Fun

No Logo

sempre apropòs di fuffa cazzara:

la competizione per il logo più brutto se la aggiudicano, ex æquo, la sinistra critica e il partito comunista dei lavoratori. voglio conoscere i genialoidi summenzionati, che nel duemila-fucking-otto mettono ancora la falce e il martello nel logo. nemmeno a Mosca va più di moda. tra l’altro, il pcdl sembra il logo dell’Aeroflot — forse possono fargli causa per copyright infringment e farli implodere.

devo però ammettere che fare non una, bensì due liste riesumando cadaveri e usando tavolini a tre gambe sia una gran mossa; dopo i morti nelle liste elettorali, abbiamo gli zombie direttamente sulle schede elettorali. il prossimo appello in senato lo faranno con delle ouija board.

il premio per il logo più idiota, invece, va sicuramente a quelli del bene comune — che non solo è brutto da far rivoltare lo stomaco, ma è probabilmente utilizzabile nella test suite di Cairo come test unit sui gradienti. come attenuante, l’uso di Hot Fuzz come traino pubblicitario mi sembra una gran pensata. forza, nella cabina elettorale dite tutti quanti insieme: the greater good. mi raccomando, una volta usciti date un calcione a un dannato hoodie.

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Slow And Low

Niente di meglio del passare la domenica mattina piazzato sul divano, spianando livelli a Super Mario World.

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Fortress

I filtri usati dal sottoscritto per evitare di finire sommerso da spam di varia natura sono governati da una qualche forma di intelligenza artificiale dotata dello stesso livello di sarcasmo di Erwin, e la prova è che oggi mi è arrivata un’email con questo oggetto, ed è stata lasciata passare:

  Subject: Want to work stable? You need to buy licensed WINDOWS

Ordunque: dal 1992 in poi mio padre ha acquistato copie di DOS e di Windows per un totale di svariate centinaia di euro, e se dovessi pensare che questo abbia in qualche modo influenzato (in positivo, ovvero riducendo) il numero di piantamenti creativi che i computer che ho usato, allora mi chiederei anche quale possa essere stato l’effettivo guadagno nell’aver comprato le licenze, rispetto a coloro i quali si sono fatti la loro bella copia pirata; BSA che ti sfonda la porta alle sette del mattino e ti infila in un furgone ammanettato davanti ai vicini esclusa.

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Counsel

While Gentoo comes with extensive documentation covering most aspects of using Portage, the techniques described in Gentoo’s handbook and other documentation are not always the most effective ones. Here are some insider tips that can greatly increase your productivity.

Consiglio numero uno per aumentare la produttività: smettila di farti le seghe e installa un’altra distribuzione.
Consiglio numero due per aumentare la produttività: quale parte del consiglio uno non ti è chiara?

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Flawless Victory

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

L’unione ha vinto
Statisticamente parlando, i coglioni sono esattamente il doppio delle teste di cazzo.

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You are cordially invited/8

Sappiate solo che ho molta paura.

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Meme o’ the week/3


Blog.Worm

È una stronzata, ma non potevo resistere…

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Release Night

Ieri sera dovevo fare la release di gnome-utils. Dopo averla fatta, ho fatto pure la release di gnome-terminal, dato che il (nuovo) maintainer doveva uscire e non avrebbe avuto tempo materiale di farla (le release devono essere fatte in un giorno prestabilito all’inizio del ciclo di sviluppo, entro un’ora prestabilita).

In un attimo di follia, ho anche accettato di fare una release di emergenza di altri tre pacchetti - i fondamentali libgnome, libbonoboui e libgnomeui. Questo a due ore dalla scadenza del termine.

Divertito, mi sono divertito. Ma è stata una follia che desidererei non rifare - almeno, non per i prossimi sei mesi.

Apropòs: se usate Ubuntu Dapper (6.04), aggiornate domani o dopo; c’è stato un lieve cambiamento nelle API di libgnome, e i pacchetti che fanno uso della classe GnomeProgram devono essere ricompilati contro le nuove release di libgnome, libbonoboui e libgnomeui, altrimenti si rompono in maniera abbastanza spettacolare.

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Outgoing Feed

mae*, cosa ne diresti di questo, per Natale?

[]

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Meme o’ the week/2

Questo sarebbe il mio nome in Perl:

''=~('(?{'.('.-)@+['^'^_@._{').'"'.('%-->@]^,^_'^'`@@_.(;@;}').',$/})')

(hint: copia, perl, invio, incolla, ctrl+D)

Come si fa a non amare un linguaggio che permette cose del genere?

Generate your script!

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Meme o’ the week

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Android dreams

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Meme

E per il meme idiota della settimana, ecco a voi…

You Should Learn Swedish

Fantastisk! You’re laid back about learning a language - and about life in general.
Peaceful, beautiful Sweden is ideal for you… And you won’t even have to speak perfect Swedish to get around!

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Mai Più Senza

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Joking

President Bush was at a meeting yesterday when one of his advisors told him that a Brazilian soldier had been killed in Iraq.

“OH NO!” shouted Bush, “that’s terrible!”

A silence fell over the room while everyone looked at Bush.

He looked back up the advisor with tears in his eyes and said “Just how many is a Brazilian!?”

via Exploring

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Human Knowledge

Dopo l’Encyclopædia Galactica, dopo la Hitch-hiker’s Guide to the Galaxy, dopo WIkipedia, ecco a voi Uncyclopedia.

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Yarrr!

    T' me,
    Yo, Ho, Yo, Ho,
    It's "Talk Like A Pirate" Day!
    That time in September when sea dogs remember
    That grown-ups still know how ta play!
    When wenches are curvy and dogs are all scurvy
    And a soft-wear patch covers your eye,
    Ta hell with our jobs, for one day we're all swabs
    And buccaneers all till we die!

    So hoist up the mainsils and shut down your brain cells,
    They only would get in the way,
    Avast there, me hearty, we're havin' a party,
    It's "Talk... Like... A Pirate" Day!

Talk Like a Pirate Day ‘05

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Carampane

Oh-oh, è arrivato il primo commento incendiario nel mio piccolo micro-cosmo carampano.

Sono stato tentato, dalla mia parte moderata, di cassarlo - ma non ho avuto cuore, e soprattutto voglio vedere che succederà adesso.

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Make it so

Which Fantasy/SciFi Character Are You?

An accomplished diplomat who can virtually do no wrong, you sometimes know it is best to rely on the council of others while holding the reins.

There are some words which I have known since I was a schoolboy. “With the first link, the chain is forged. The first speech censored, the first thought forbidden, the first freedom denied, chains us all irrevocably.” These words were uttered by Judge Aaron Satie — as a wisdom, and warning. The first time any man’s freedom is trodden on, we’re all damaged.

Ovviamente…

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Infinite similitudes in infinite combinations

Non me ne voglia la Fondazione Vulcaniana.

Al Pride 2005 ho scoperto una cosa inquietante. No, non mi riferisco all’inquartamento di Cecchi Paone, bensì a questo:

Vendola-Sarek

La somiglianza (specie dal vivo) è impressionante.

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He’s dead, Jim

Una settimana fa c’è stata, in quel di Bellaria, la nuova edizione della STICCON, la convention organizzata dal Grande Nagus, Massimo Romani, e a cui è gentilmente concessa la partecipazione dello STIC.

Un momento, mi sono sbagliato: la convention è dello STIC.

Certo.

Come ho fatto a sbagliarmi.

Una svista madornale.

Anyway, quest’anno c’era l’ospite d’onore. Ma che dico “d’onore”, dico solo ospite. Ma che dico “ospite”: l’Ospite con la O, la S e la P maiuscole: Bill Da Panza/Kirk/tiggeioocher Shatner!

Proprio lui, il parrucchinomane grande obeso che sconfisse le pizze volanti di Deneva ingurgitandole tutte in un sol boccone; il mitico pancerato che usò tutto i triboli come parrucchini - nonostante le vivaci proteste degli ambientalisti di tutta la galassia; l’attore per il quale recitare ha sempre provocato strani mal di testa, fino a quando non gli hanno dato del digestivo per digerire il copione.

In breve, il capitano che tutti abbiamo adorato prima di uscire dalla nostra pubertà, esattamente come i Duran Duran, le gomme da masticare Big Bubble e le avventure di Gabriel Pontello.

Se volete sapere cosa ha fatto durante la convention, a parte tentare di mangiarsi il palazzo dei congressi di Bellaria, ecco un gustoso articolo sul Corriere della Fantascienza.

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Passing on

Proseguo la staffetta.

Innanzitutto, un grazie a Wikiquote per avermi fatto sapere chi altri oltre al sottoscritto si riferiva a sé stesso come puttana musicale; io - da fuori - per i gusti; Lui - da dentro - immagino per tutto il resto.

1. Volume totale dei file musicali:
Doverosa premessa: l’anno passato ho perso tre giga e mezzo di musica, tra cui figurava anche il mio primo MP3 in assoluto (Get Along, la opening song della prima serie di Slayers, scaricato da un sito web nell’aprile del 1998), a causa di una catastrofica distruzione di settori sul mio vecchio disco fisso. Detto questo, su wolverine ho 6 GB, mentre su rogue 4.1 GB (761 canzoni, pari a due giorni e 55 minuti di playback). Molti doppioni.

2. L’ultimo CD che ho comprato:
Due: Absolution dei Muse e So-called Chaos di Alanis Morrisette.

3. Canzone che sta suonando ora:
Nulla, perché sono al lavoro. Interrogato, il mio gestore di musica mi ha scelto I’ve got the world on a string cantata da James Darren/Vic Fontaine.

4. Cinque canzoni che ascolto spesso (ultimamente) (o che significano molto per me):
Si viaggia sempre sul filo della randomness, da queste parti. Di solito, si passa dalle parti di Ch-check it out dei Beastie Boys (nell’attesa di recuperare dall’auto del fratellame l’antologia The Sound of Science, anche solo per Sabotage e Body Movin’); Drowse dei Queen (grazie alla fiancée per il CD); Eight easy steps di Alanis; il Dies Irae dal Requiem di Mozart, Wolfgango Amadeuso; e Behind blue eyes degli Who (sperando, un giorno, di recuperare la versione di Anthony Head/Giles). Come ho detto, però, si viaggia sul filo della randomness.

5. Persone a cui passo il testimone:
Sicuramente, la divina* con la stellina*.
Poi al mio filosofo maledetto di riferimento.
E anche al mio babbino virtuale.
Allo straniero.
Infine, Marco di Marcoscan.

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Southparked!

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The Cable Guy

Il figlio dell’Homo Hobbysticus, oppure “perché la genetica non è un’opinione (cazzo)”. Per riferimento, leggersi gli episodi #1 e #2.

Quando la natura chiama, anche l’homo hobbysticus tende a riprodursi. Il fatto, però, che il suo contributo alla lunga catena della vita sia, quasi invariabilmente, un altro esponente del sotto-genus degli hobbysticus, lascia intendere come la frazione del genoma che definisce questo sotto-genus sia ridondante. Come, d’altronde, sono gli attrezzi dell’homo hobbysticus.

Pensiamo, per riferimento, ai figli dei più grandi homo hobbysticus della Storia, ovvero Pinocchio e Gesù. Creati entrambi ad arte, hanno ereditato il mestiere dei padri (nel secondo caso, di tutti e due i padri). In fondo, Giuseppe costruiva case mentre Gesù ha fatto costruire addirittura cattedrali; Geppetto si costruiva un figlio con un set per lavorare il legno, mentre Pinocchio si costruiva un corpo umano con un set buone azioni.

I figli degli hobbysticus ereditano tutte le caratteristiche dei padri; ma mentre i primi sono hobbysticus dilettantis, i figli (mostrando un’interessante sottospecializzazione) tendono a diventare hobbysticus professionalis. Ovvero, sfruttano quelle caratteristiche a fini professionali e, più raramente, in ambito casalingo.

Ovviamente, non è detto che un figlio di un homo hobbyisticus diventi a sua volta un homo hobbysticus: eventi che vanno dalla mutazione in loci multipli del DNA, alla selezione artificiale degli embrioni, fino alla fecondazione eterologa non assistita (dal consorte) possono provocare la nascita di un normale homo sapiens sapiens. Né è detto che un figlio di un hobbysticus sfrutti professionalmente le proprie (dubbie) doti: se va bene, frantumerà le gonadi dei soli famigliari.

Al sottoscritto è andata male in entrambi i casi: sono un homo hobbysticus, figlio di un homo hobbysticus, e sono pure professionalis. Chiunque stia entro un raggio di due chilometri dallo scrivente, se quest’ultimo ha uno strumento di lavoro in mano, è avvisato.

Verso la metà di aprile, in uno dei laboratori di informatica di una certa scuola si verificavano periodici blocchi della rete, con periodi di downtime anche di svariate ore. Il laboratorio in questione era ancora cablato con cavi Ethernet 10base5 (i famigerati coax) invece dei più “moderni” UTP Cat. 5 (da non confondersi con il “doppino telefonico”, checché ne dica una certa professoressa della suddetta scuola). In quanto tecnico di laboratorio, e in quanto le mie gonadi erano state scassate a sufficienza da utenti che continuavano a dire “Internet non si collega” (sic) o “Internet non funziona”, avevo schedulato un periodo di fermo macchina per verificare il punto di interruzione sul cavo, da farsi subito dopo il ponte del 25 aprile. Per un’incomprensione con il fido aiutante, il fermo macchina non è stato messo nero su bianco sui fogli di prenotazione del laboratorio, e così il fermo macchina non c’è stato. A questo punto, era diventata una questione personale tra me e i cavi del laboratorio - tipico comportamento da homo hobbysticus.

Fortunatamente, il responsabile di tutta la rete della suddetta scuola (il professor V.) autorizzava, poco prima della fine di aprile, l’acquisto di uno switch e pianificava la tanto temuta escalation: via il vecchio, dentro il nuovo.

Il problema, abbastanza banale, è che il coassiale è uno e solo per tutte e quattordici le postazioni del laboratorio in questione; e il suddetto coassiale corre in una canalina dallo switch nell’”armadio” principale fino ai computer. Il doppino, invece, parte dallo switch e finisce diretto in uno e un solo computer. Ergo, nella canalina dovranno correre non uno, non due, non dieci, bensì sedici cavi (uno dall’armadio principale, quattordici postazioni e una presa “volante” per un eventuale portatile).

Questo significa, nell’ordine:

  1. la rimozione di tutto il coassiale
  2. la stesura di sedici cavi nello stesso spazio occupato precedentemente da un solo cavo
  3. la crimpatura di sedici cavi, da ambo i lati
  4. la verifica di sedici connessioni
  5. la sostituzione di quattro schede di rete con la sola boccola per la BNC con altrettante schede di rete aventi almeno la presa RJ-45

Ora, se far stare un fascio di cavi dentro una canalina potrebbe essere inserito di diritto nelle prossime Olimpiadi del Sadomaso, crimpare sedici cavi UTP categoria 5 da ambo i lati è una tortura squisitamente medievale, tale per cui - alla fine del lavoro - non sentirete più i polpastrelli delle appendici sanguinolente che un tempo erano le vostre dita.

Le prime quattro ore di lavoro da posatore di cavi vengono bevute senza neanche un respiro. Si arriva a tanto così dalla violazione del Principio di Pauli, rischiano di annichilire laboratorio, scuola e financo Piacenza in una pirotecnica esplosione nucleare. Eppure i cavi entrano, si mescolano, saltano corsia e vanno ritirati. La pelle delle dita si frantuma, per via di plastica assassina tagliente come lama di rasoio.

Due giorni dopo, il laboratorio veniva dichiarato di nuovo agibile, e funzionante al 100%. Con, però, la possibilità che i cavi vengano tirati da mandrie di teen-ager la cui capacità di controllo del proprio corpo non è precisamente al massimo dell’efficienza. Esattamente come prima.

Ma volete mettere?

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