On the other side of the screen, it all looks so easy

Archive for business

Why do I keep counting?

Lunedì è venuta a mancare

La Comunità di KDE

Ne danno il triste annuncio la madre Trolltech e la sua nuova consorte, Nokia; gli utenti commerciali di Qtopia, che se producevano cellulari adesso si trovano costretti a cambiare piattaforma; gli utenti di KDE, per cui il desktop potrebbe finire in secondo piano quando l’unico provider monopolista della tecnologia su cui ti basi viene acquistato da un produttore di embedded device che intende usarti come anti-Android.

I funerali si terranno, in una data inevitabile a meno che qualcuno non tiri fuori 150 milioni di euro, a Helsinki.

Certo però, che inculata pazzesca per gli utenti: prima la Trolltech forza la mano alla comunità per rilasciare un dimostratore incompleto e instabile di QT 4.x, poi vende l’ambaradan.

Fuori di obit joke: questo succede quando tieni tutte le uova in un paniere, e ci fai pagare pure “la tassa” sopra, con tanto di benedizione di San Ignucius (a dimostrazione di quanto il buon Richard si stia rincoglionendo con l’età); se poi si guardano i quarterly report ci si accorge di come la Trolltech stesse perdendo cash dal 20061, e che erano appena riusciti ad arrivare a un netto tra operative costs e operative revenues nel Q3 2007. Non mi sorprende l’offerta di 100m di euro, quindi.
Adesso la palla passa alla comunità. Se la Nokia dovesse decidere in un cambio di strategia, KDE muore; se la comunità decide di forkare e rimanere sotto GPL (v3, nonetheless), KDE cessa di avere un appeal commerciale, e diventa il nuovo GNUstep.

  1. Greenphone? Possibile. []

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John Saw That Number

Solo una breve riapparizione su questi schermi (il lavoro è tiranno, e non succedono cose interessanti per il sottoscritto in questo periodo - a parte il viaggetto in quel di Copenhagen per il Nordic Perl Workshop), per la questione dei numeri che rappresentano una delle chiavi di decrittazione dei dischi HD-DVD. Non è una questione di copyright di numeri: nessuno ha registrato una sequenza di numeri come trade mark, nessuno sta usando le copyright laws per impedire alla gente di scrivere quei numeri in giro per la blogsfera perché i numeri stessi sono un copyright. La legge che le compagnie che producono i sistemi di crittazione per HD-DVD stanno tentando di usare per bloccare i numeri è il Digital Millenium Copyright Act - ovvero stanno tentando di bloccare chi pubblica quei numeri perché l’unico modo per ottenerli è violare il copyright del meccanismo di cifratura.

Come sempre, in questi casi, il telefono senza fili risulta in informazione al ribasso.

Poi, va da sé: un sistema di cifratura che prevede una chiave infilata in ogni pezzo di software e hardware venduto è automaticamente destinato a fallire; l’industra degli audiovisivi è troppo stupida per capirlo e piantarla di usare questi mezzucci, mentre l’industria che produce sistemi di cifratura è troppo furba per dirlo in giro e semplicemente sparire tra le pieghe della storia del capitalismo.

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Could We

Ai lettori più attenti di questo blog non sarà sfuggito il fatto che il sottoscritto non ha scritto alcunché riguardo l’accordo tra Novell e Microsoft. Ho deciso di non scrivere nulla un po’ per pigrizia - in fondo, non scrivo anche di quella tragicommedia che sono diventati i processi della SCO; un po’ perché volevo prima vedere cosa succedeva; infine, un po’ perché non voglio rendermi ridicolo sparando giudizi basati sul vuoto pneumatico del fanboism oppure su quello che io credo vogliano dire le millantamila leggi sul copyright e sui brevetti. Insomma, non voglio fare la figura di tutti quelli che - senza aver fatto la law school - hanno espresso il loro parere (scarsamente richiesto) e sul web, e su Usenet e sulla stampa specializzata.

Seriamente: potrei scrivere come l’accordo non riguardi in alcun caso Mono; come, in buona sostanza, la Microsoft abbia pagato la Novell per permettersi di usare i brevetti che la Novell possiede; come alla Microsoft abbiano fatto intendere fischi per fiaschi alle altre aziende con business Linux-oriented; come l’accordo stia facendo un favore all’open source, spingendo da un lato verso l’adozione della GPLv3 e dall’altro aumentando la cognizione di causa delle aziende. Non lo farò scendendo nei dettagli - sono solo mie valutazioni grossolane di persona che non si è fatta tre anni di law school. Quello che è certo è che l’accordo andrà valutato tra sei/dodici mesi per vedere cosa ha portato alla comunità.

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Control

La mae* riportava la notizia dell’acquisizione della Pixar da parte della Disney.

Per coloro i quali non avessero residenza su questo pianeta ma lo usassero solo come seconda casa per le vacanze, ecco il riassunto della vicenda:

  • la Disney ha acquistato la Pixar pagandola 7 miliardi di dollari
  • il pagamento è stato fatto con azioni della Disney, quindi si potrebbe parlare di un merger, se non che la proporzione tra i valori delle due società è di circa 10 a 1
  • Steve Jobs, con tre miliardi e rotti di dollari in azioni Disney (pari al 5%) diventa il singolo maggior azionista della casa del topo; per intenderci, Roy Edward Disney - il nipote di Walt - possiede l’1%, e l’ex-presidente-padrone Michael Eisner possiede circa il 4%
  • John Lasseter, co-fondatore della Pixar, è ora il Chief Creative Officer della Disney

La domanda che tutti si ponevano dopo l’acquisto/fusione era: la Pixar cambierà la Disney oppure accadrà il viceversa? Ovvero, vedremo ancora pellicole del calibro di The Incredibles e Monsters, Inc. oppure ci propineranno sbobba come enne-mila seguiti di Toy Story (tutti direttamente in home video)?

Pare che una possibile risposta - anche se la Disney è sempre stata abbastanza schizofrenica nel decision making, vedi la damnatio memoriae di Eisner dopo la caduta del presidente-padrone, seguita dalla ri-denominazione di un palazzo a nome Micheal D. Eisner - sia già formulabile: la Disney ha cancellato senza molta pietà il terzo (già in fase di stesura) e il quarto installment di Toy Story - sempre osteggiati dalla Pixar.

C’è speranza nel futuro, quindi.

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