On the other side of the screen, it all looks so easy

Archive for Hardware

A Step Forward Into Terror

A prendere questo e un contratto c’ho messo meno tempo che a prendere un paio di scarpe. Ho subdolamente barato, però: il negozio della T-Mobile era pieno e prima di entrarci avevo già controllato tutto quanto sul sito.

Nei prossimi giorni, quando avrò riabilitato il Bluetooth sul laptop e installato tutto l’ambaradan vi faccio sapere come funziona con Linux; per ora, ho visto che ha trovato tutti i wireless network.

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Something to Look Forward to/2

Ma te come lavvedi? - ovvero: l’iPhone è una stronzata o il gadget che cambierà la vita nostra e dei nostri figli in secula seculorum? Steve Jobs è il male incarnato, un venditore di fumo che ci propina tecnologia di cinque anni fa come se fosse nuova e on the edge, oppure è la seconda venuta di Cristo in terra, che ci libererà dalla schiavitù delle interfaccie grafiche vecchie di trent’anni?

Faccio il terzista moderato, e dichiaro: a little bit of both.

L’iPhone è uno smart phone, ovvero un PDA con un telefono cellulare; la Apple sa come fare i PDA dai tempi del Newton - solo che, all’epoca, non sapeva ancora venderli, o convincere la gente a comprarli (ché, poi, è la stessa cosa). I telefoni cellulari sono fuori dal loro campo, ma fortunatamente per loro ormai trovi circuiteria che implementa il GSM o l’EDGE al mercato del pesce. A questo punto, si aggiunge uno schermo da tre pollici e mezzo, touch screen e multi point e si elimina la tastiera - come hanno fatto la Siemens e altre telco svariate volte. Il problema con i touch screen si riassume in due parole: “feedback tattile”, ovvero quella cosa che dice al vostro cervello “si, hai premuto il tasto”. È qualcosa di basso livello, non coinvolge nemmeno il feedback dell’aggeggio (ovvero in quanto tempo l’aggeggio risponde al comando); è solo il modo in cui il tuo cervello funziona con gli oggetti tridimensionali. Ecco perché al giorno d’oggi non abbiamo grosse scrivanie di cristallo su cui appaiono tastiere colorate (a-la Tron); perché i laptop hanno ancora una tastiera invece di essere tutti tablet pc; perché i PDA hanno quasi tutti la stilo. Il nostro cervello funziona nei modi più strani: se premiamo qualcosa il cervello vuole la conferma. Se l’Apple ha sviluppato qualcosa del genere, avrà fatto anche i suoi bei studi di usabilità su qualche centinaio di cavie, quindi non discuto della scelta; la Apple, però, è nota anche per le sue belle cantonate - sebbene ne faccia di meno, negli ultimi tempi, non vuol dire che siano diventati infallibili quando Jobs parla ex keynote.

Andiamo oltre: interfaccia multi point. Ancora, niente di nuovo sotto il sole. Hanno fatto una demo tempo fa ai Google Labs, e l’idea ha l’indubbio pregio (dal punto di vista dell’industria dell’IT) di scalare verso l’alto, con schemi intorno ai trenta pollici. tre pollici? mmh, not so much. Io faccio fatica ad usare la N800 (che pure prevede un thumb mode, anche se single point) con le mie dita, e lo schermo è un pollice più grande.

Tralascerò volutamente il wifi e la possibilità di usarlo come sistema di connessione verso Internet.

Il software, a questo punto. OS X in un ambiente embedded è interessante - e dati gli effetti mostrati penso abbiano un chip grafico in grado di usare GL ES; anche qui, nulla di nuovo. Sincronizzazione? Questa è interessante, e se funziona correttamente può essere il vero selling point dell’iPhone. Conosco anche troppa gente attaccata alla SIM del cellulare da anni, che teme di perdere tutti i contatti perché quegli aggeggi sono troppo stupidi per permettere di avere una rubrica unica di contatti tra computer e telefono. Qui, però, interviene anche la penetrazione di mercato della Apple Computer - a meno che non vendano una suite anche per Windows - come iTunes. Significa forse che un port delle utility del Mac (calendaring, foto, contatti) sotto Windows è in arrivo insieme all’iPhone?

In buona sostanza: iPhone non è la panacea per il problema “telefono cellulare intelligente”. Non è nemmeno “solo un telefono: non è smart, non è multi, non è mega“, non solo perché non è stato venduto alla massa di zealot della casa della mela morsicata come “non solo un telefonino”, ma anche perché si ripromette di essere il telefonino (smart, mega, multi) - e questo, signori miei, è un obbiettivo di mercato.

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Something to Look Forward to

Apple iPhone, quindi.

Il Sofri giovane riporta il commento di un lettore che si aggiudica la palma del vincitore per l’asserzione più stupida in un altrimenti ragionevole discorso sul fatto che l’iPhone avrà anche un’UI interessante, ma l’hardware è ben lungi dall’essere rivoluzionario:

Non c’è nessuna compatibilità con Office.

Voglio conoscere il fesso che userebbe Excel su uno schermo da 3.5 pollici senza stilo e con manipolazione via dita; vorrei conoscerlo per potergli stritolare la mano in una pressa idraulica, that is. Un po’ come le pubblicità della Microsoft che infestano le stazioni dei treni e della tube da queste parti: “vai avanti, fai le modifiche a quel foglio di Excel” - sullo schermo di uno smartphone con una tastiera ridicola. Devi essere un decerebrato per pensare di farlo - neanche di riuscirci.

Comunque, l’iPhone e AppleTV segnano lo spostamento definitivo della Apple (non-più-Computer) Inc. nel magico mondo delle appliance e della elettronica di consumo; staremo a vedere che succederà nei prossimi mesi.

Prima che me lo dimentichi: su X ci sono sviluppatori che lavorano da tempo al multi-point input su touchscreen; dato che l’Apple ha brevettato l’universo, spero non ci saranno ripercussioni sull’utilizzo di questa tecnologia nelle interfacce. Ad esempio, al momento non possiamo implementare alcune funzioni del Finder in Nautilus (come le “cartelle a molla” durante il drag and drop) perché brevettate dalla casa di Cupertino.

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The Needle has Landed

Pare che la N800 sia di pubblico dominio oggi. Per motivi di lavoro, ho potuto vederla (e sviluppare software per la piattaforma) da qualche tempo - e, all’alba dell’agosto scorso, ho potuto metter le mani sopra a un prototipo.

Non avendo usato una 770 per molto tempo, fare un confronto tra le due mi è eticamente impossibile; posso solo dire che il nuovo hardware è sicuramente più interessante da un punto di vista multimediale (doppio del clock, doppio della memoria volatile, supporto per memory card da 2GB), e che usare la N800 come piattaforma mobile per audio e video in streaming ha sicuramente molto più senso della (comunque adatta, anche se al limite) 770.

L’unica cosa che manca è una tastiera integrata - ma dato che io comunque non sopporto le tastiere microscopiche dei cellulare e dei palmari a là Treo, e dato che le tastiere Bluetooth funzionano benissimo, direi che la mancanza non si fa molto sentire. Altra nota dolente è la porta USB non alimentata - quindi niente chiavette USB - ma anche questo ha senso, se si pensa che una porta alimentata comporterebbe una battery life ridotta drasticamente.

Modestia m’impone di non parlare del lato software.

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Santa’s Coming to Town

Babbo Natale è arrivato in anticipo di qualche mese, e mi ha portato in dono un giocattolo nuovo di zecca. Molto nuovo, e direttamente dalla zecca.

Peccato non poterlo far vedere ad anima viva - moglie a parte.

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Layout

Se non mi sentite più è perché non riesco più a scrivere con la tastiera inglese di questo.

Ora, la frase sopra ha tutte le accentate espresse come entità HTML (per intenterci “&agrave”). Non vorrei diventare più scemo di quanto non sia, quindi i casi sono due: o scrivo in inglese oppure si ritorna alle buone vecchie abitudini da Usenet pre-1999 e si usano gli apostrofi per le accentate, cosi`.

Ci sarebbe anche la terza opzione, segreta: scrivo il blog in italiano con il craptop con la tastiera italiana e in inglese con il laptop inglese. Nel qual caso, state freschi.

Se vi state chiedendo come si chiama il nuovo laptop: dopo wolverine, rogue e xavier si continua la naming policy iniziata vari anni fa; ergo, questa è storm.

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Origami

Tutti a menare il torrone con questo UMPC della Microsoft.

Come se fosse roba nuova, rivoluzionaria. Oi, sperano di farla pagare 500 $!

Guardate che l’UMPC è uscito un anno fa, costa 359 € (se si acquista online), è basato su Linux, è espandibile e tutto basato su software libero (c’è già una solida base di sviluppatori). Si chiama Nokia 770.

Nokia 770

Una hint gratuita a tutti quelli che gridano alla rivoluzione della Microsoft: andate a zappare, e quando avete finito, andate a scopare il mare.

Tra l’altro, tutti risero dietro alla Nokia quando lo tirarono fuori dal cappello.

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Le onde dell’ammore

La scheda wi-fi (una D-Link DWL-G650+, rev: B1) funziona.

Chi fosse interessato a sapere come farla andare con Linux, senza usare driver NDIS di Windows XP, può continuare.

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Ubuntu/4

Finalmente sono riuscito a far funzionare il mio lettore di PCCard.

Come al solito, trattasi di hardware difettoso (giuro che assolderei un killer per far fuori i progettisti che decidono di mandare fuori ferraglia del genere). Il kernel 2.6.11 contiene un work-around per il problema (propriamente: un mascheramento degli interrupt generati dalla PCCard). Ergo: viene interrogato il silicio e si prende con beneficio d’inventario quello che risponde, mentre quel residuato bellico del BIOS viene bellamente ignorato (e sono anni che Linux deve far così per aggirare i produttori di ferro che buttano fuori BIOS buggati); purtroppo, dato che Windows usa ancora quell’accrocchio di firmware pensato quando i computer avevano ancora sistemi operativi che stavano su un floppy da 3.5″ a bassa densità, dobbiamo portarcelo dietro ancora per molto tempo - ma spero, un giorno, che anche alla Microsoft vedano la luce, e si decidano a fare le cose per bene.

Utopista?

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Welcome home

Verso mezzogiorno, la popolazione di computer presenti nella bat-caverna è aumentata di un’unità.

Ecco a voi rogue, ovvero questo simpatico portatile.

Rogue closed

Rogue opened

E, come potete vedere, anche lei è subito entrata a far parte della grande famigliola dei Pinguini, rinnegando il Lato Oscuro a cui sembrava essere legata indissolubilmente.

Rogue with Ubuntu Linux

Per inciso: la transizione è stata pressoché indolore; ho sbagliato solo il modulo della scheda video, e, a quanto pare la VIA che monta di default non ha un modulo nativo per X - tuttavia, il modulo standard VESA funziona perfettamente.

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iBook, youBook, sheBooks

La mia fiancée, la macchista.

A parte l’esser bianco, lucido, iPod-esco, nei meriti tecnici l’aggeggio è un gran bel pezzo d’hardware, oltre che di design. Arriva con la batteria già carica, un alimentatore che - da solo - giustifica l’acquisto (piedini arrotola-cavo diretto alla presa e ferma-cavo diretto al portatile), una prolunga per la presa di corrente (alas, alla tedesca), un cavo per il modem interno, un adattatore per l’uscita video VGA a 15 poli e un manualetto.

L’accensione e la configurazione dell’utente principale sono rapide e indolori. L’UI del Mac OS X è un piccolo gioiello: non mi sorprende che i ragazzi della Fondazione GNOME la stiano prendendo ad ispirazione (scansando brevetti qua e là - dannata Apple).

In più, è uno Un*x-like. Questo vuol dire che ha un terminale, una shell e un filesystem gerarchico. Certo, le similitudini con il sistema operativo che uso io si fermano qui - ma sono comunque simili. Poi, se si usa questo sistema di porting, si ha pure apt-get, che si può volere di più?

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Unrecovery chronicles #1

Altre storie dal vostro BOFH al liceo.

Dovete sapere che, al liceo, ci sono due laboratori e mezzo. Il mezzo è dove io e il mio fido socio lavoriamo, mentre gli altri due sono per la didattica (viz. per insegnare a stare al mondo, prezzi modici). Il vero e proprio laboratorio di informatica - usato dal docente della stessa - è composto da computer tutti uguali, e questo facilita grandemente le operazioni di recupero di macchine compromesse. Il secondo laboratorio, però, è composto da macchine prese nel mucchio, e recuperate in vario modo. Ergo, non sono affatto uguali. In buona parte sono della Fujitsu-Siemens, con su Windows98 SE. Per chi non le avesse mai viste, le macchine di questa casa non sono designed for Windows, dato che mancano del pulsante di reset. Quindi, l’unico modo per riavviarle, è premere il dannato pulsante dell’accensione per un tempo t >= 4 secondi (questo perché la Windows death grip mica funziona sempre).

Da un paio di settimane, una di queste macchine ha deciso di tirare gli ultimi. L’avvio richiede dai cinque ai dieci minuti, lo spegnimento (quando decide di avvenire) in un tempo equivalente. Avendo già visto comportarsi così uno dei miei computer casalinghi, a causa di una installazione durata fin troppo, e di un hard disk ormai a fine vita, decido di partire con il formattone. A dire il vero, vorrei partire anche con la creazione di un disco immagine, giusto per approfittare del downtime della macchina (per i sysadmin alla lettura: si, non hanno immagini dei dischi fissi; e non hanno strategie di backup; e non hanno UPS sul file server; no, io non ho potere decisionale in merito, si sto aspettando il primo crash epidemico per il takeover e la successiva instaurazione di un regno di terrore).

Part l’installazione. Avvio, formatta, riavvio, copia i file, riavvio, installa, riavvio, Procedura Guidata per l’Hardware Plug & Play, riavvio, è stato rilevato nuovo hardware, riavvio, è stato rilevato nuovo hardware, riavvio, macchina pronta? No, mancano scheda video, scheda audio, scheda di rete (onboard) e chipset. I geniacci alla Fujitsu-Siemens hanno inserito tutti i driver su un compact disc, ma li hanno messi compressi. Ergo, esplodi il driver, e installalo. Non solo: hanno usato un solo disco per quattro modelli di computer, con specifiche differenti da modello a modello; e io non so che caspita monta il modello che ho sottomano. Smonta il case, prova a smontare le schede - niente da fare, la scheda grafica non vuole venir via (una parte in plastica previene la rimozione), rimonta tutto. Riavvia. Installa il chipset indicato sull’etichetta del case - inchiodamento, impossibile riavviare, boot bloccato. Ripetere la sequenza da avvio, formatta, …

Ora, immaginate questo paragrafo qui sopra inframmezzato con una quantità tale di moccoli per cui, in tutti gli edifici sacri a qualunque religione, entro un raggio di due chilometri dal liceo, si sono aperte voragini e oggetti consacrati hanno preso fuoco.

Gli sviluppi non appena riesco a capire che installare.

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Ferramenta

Mi chiedo se questo affare sia abbastanza potente per far girare Doom 3.

Ora, se qualcuno gentilmente mi prestasse i due milioni di dollari che servono per la versione base da 200 processori…

id software, cray computers, tgc.com, via slashdot.

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Efficiency

Scrive Luthor sul giudamaccablog (e su left wing) della sonda Cassini-Huygens, che oggi entrerà nell’orbita di Saturno.

Leggendo il thread su Slashdot a riguardo, scopro che la sonda è alimentata con 450 Watt, generati attraverso tre reattori nucleari termo-elettrici (questo lo sapevo già, dato che gli ambientalisti si sono lamentati, al momento del lancio, ovvero sette anni fa, per l’eventuale caduta della sonda in caso di lancio abortito); i reattori termo-elettrici usano il differenziale termico, dovuto al decadimento di elementi radioattivi; il differenziale si trasferisce ad una barra bi-mettalica, e questo produce un flusso di corrente continua (effetto termo-elettrico).

Un’interessante considerazione sull’efficienza, a questo punto, è d’obbligo. Il computer grazie al quale sto scrivendo questo post è alimentato da una sorgente a 400 W circa, e questo basta a appena ad alimentare una CPU, una ventola, una scheda grafica, una scheda di rete, una scheda sonora, due dischi fissi, due unità ottiche e qualche vario aggeggino USB di tanto di tanto; monitor, modem e stampante sono su un alimentazione a parte. La sonda Cassini-Huygens, con 450 W alimenta, in ordine sparso:

  • un sistema di navigazione
  • un’antenna ad alto guadagno
  • due antenne a basso guadagno
  • il computer principale
  • il motore principale
  • un analizzatore di povere cosmica (CDA)
  • varie macchine di ripresa (ISS)
  • uno spettrometro del plasma (CAPS)
  • uno spettrometro agli infrarossi (CIRS)
  • uno spettrometro per particelle cariche e neutre (INMS)
  • un magnetometro (MAG)
  • un analizzatore per la magnetosfera di Saturno (MIMI).
  • un radar
  • un sensore per le radio-onde emesse da Saturno (RPWS)
  • un emettitore radio per l’analisi delle interferenze con corpi solidi (RSS)
  • uno spettrografro nell’ultravioletto (UVIS)
  • un’altro spettrometro ad alta risoluzione per gli infrarossi (VIMS)

Ovviamente, non c’è paragone: una sonda spaziale è ultra-ottimizzata perché non c’è l’assistenza ACI nello spazio. In più, buona parte delle tecnologie ingegnerizzate durante le missioni spaziali sono state poi utilizzate nell’industria terrestre, ivi inclusi i computer. Tuttavia, non si potrebbe avere un computer che consuma la metà (ché, tanto, metà dell’energia usata viene dissipata)?

Giusto per la cronaca, un lettore di Slashdot ha calcolato quanti chilogrammi di combustibili fossili ci sarebbero voluti per avere la stessa resa lungo i sette anni di viaggio: servirebbero circa 8 tonnellate di carbone, 5 tonnellate di petrolio o 70 tonnellate di benzina. In più, bisognerebbe portare l’ossidante, dato che nello spazio non c’è; in funzione del tipo di carburante, è necessaria una quantità di ossigeno pari fino a tre volte l’equivalente in combustibile. Contro i trenta chilogrammi di plutonio effettivamente usati dalla sonda, che funzionano in assenza di ossidante.

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giudamaccablog, leftwing, jpl, slashdot.

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