On the other side of the screen, it all looks so easy

Archive for Lusers

Du Hasst

penso di averlo detto chiaro e tondo da anni, ma a chi si fosse connesso solo adesso voglio ricordare che io sono un misantropo. odio gli esseri umani, anche se mi piacciono alcune persone.

per inciso, non sopporto quelle che ormai sono note come community; ho frequentato per anni USENET e mailing list, e onestamente pensavo di aver visto tutto, ma se devo essere sincero non riesco a sopportare le cricche che si raggrumano intorno a web forum e blog.

prendiamo, ad esempio, pollycoke. chi commenta i post di felipe di solito ha una percezione dei fatti simile alla percezione spaziale esibita da un elefante spastico in una cristalleria boema. non è colpa loro: è il risultato di quella che Jonathan Gabe Gabriel ha definito come Greater Internet Fuckwad Theory, ovvero:

normal person + anonimity + audience = total fuckwad

in una forma o nell’altra, questa teoria l’avevo formulata in periodi antecedenti al 2004, anno di pubblicazione della strip di Penny Arcade; ma, in generale, è una teoria sociologica accettata quasi a livello memetico da chiunque abbia passato qualche anno in una qualunque gerarchia di USENET1.

ovviamente, la GIFT non si applica solo ai commentatori su weblog come pollycoke, o aggregatori di notizie come ossblog o punto informatico o slashdot. anche chi mantiene le community vi è sottoposto.

prendiamo, ad esempio, l’ultimo post di felipe sul totale disastro ferroviario che è planet gnome oggi (27 novembre 2007). l’ammasso di cazzate allucinanti che felipe riesce ad inanellare in un sol colpo, la quantità di male interpretazioni e di mancanza di una qualsivoglia conoscenza (diretta o indiretta) dei fatti - nonostante due press release e tonnellate di email su foundation-list, desktop-devel-list e altre mailing list con archivi pubblici non può che essere il risultato di due cause:

  • totale, completa, indifendibile e magistrale mancanza di buona fede
  • totale, completa, indifendibile e magistrale mancanza di intelligenza

delle due, l’una: o felipe c’è, o ci fà. personalmente, opto per la malafede, perché se davvero fosse una tale grossolana ignoranza di fatti, circostanze e contesto allora dubito molto che felipe (e tutti quelli che commentano sul suo blog con la bava alla bocca) riesca a mangiare se non imboccato, o andare in bagno senza essere accompagnato. preferisco, quindi, dargli una chance e credere che parli semplicemente a vanvera su tutto quello che gli passa per la testa senza avere un’idea precisa del perché lo fa, perché l’alternativa sarebbe quantomeno disarmante2.

ovviamente, non condonerei la totale malafede dimostrata: buona parte dei pundit hanno lo stesso problema, quindi potrei ignorare la malafede nella (vana) speranza che se chiudo gli occhi e la ignoro a lungo quanto basta, essa scomparirà senza avvelenarmi ulteriormente il sangue.

retrospiegone relativistico per pollycoke, ossblog, planet gnome it e tutti gli altri, così tentiamo di spiegare a un po’ di gente come funzionano le cose e come si sta al mondo:

  • tra jeff e murray non è mai scorso buon sangue; chi si trova nella comunità da qualche anno lo intuisce anche senza conoscere dettagli o persone
  • questo non c’entra una benemerita fava con OOXML, ODF, GMAE o elezioni della fondazione
  • novell non partecipa molto alla gestione della fondazione
  • la fondazione non partecipa nello sviluppo di tecnologie sulla piattaforma, ma coordina attività come relazioni con i media, marketing, donazioni, conferenze, etc.
  • l’advisory board è solo una componente della fondazione, ed è quella minoritaria se paragonata alla comunità
  • i soldi forniti dalle compagnie dell’advisory board sono usati per sponsorizzare le attività della fondazione, ma se venissero a mancare non sarebbe una catastrofe
  • ergo i soldi versati dalle compagnie, quindi anche dalla novell ma non solo, sono usati per tutt’altro e non per lo sviluppo, e quindi non rappresentano un driver per nessuno e nella fondazione e nella comunità, a parte impiegare alcuni hacker (e neanche la maggioranza)
  • miguel non fa parte della board dal 2005 e ha mantenuto la carica di presidente in maniera onoraria perché nessuno ha mai formalizzato la richiesta di dimissioni per avere un altro presidente fino a quest anno, cosa che ha portato alle sue dimissioni istantanee, compatibilmente con i suoi impegni3
  • la fondazione non ha mai detto di essere a favore di OOXML e contro ODF; anzi, ha contribuito a supportare ODF, esattamente come tutti gli altri, perché è sicuramente il formato che garantisce migliori chance di essere interoperabile
  • detto questo, ODF è un casino sotto-specificato, con la Sun che cambia formato senza mantenere la compatibilità all’indietro anche dopo il processo di standardizzazione, e l’unico modo per implementare un cazzo di filtro per ODF è prendere i sorgenti di openoffice e guardarseli, finendo impallinati dalla licenza (GPLv2) e dal copyright (Sun)
  • non che OOXML sia meglio anzi: quello non ha nemmeno il codice disponibile; ma se pensate che scompaia solo perché la microsoft non riesce a farlo diventare uno standard ISO allora vi porterò in una stanza in cui babbo natale, la fatina dei denti e la befana vi spiegheranno come microsoft è una monopolista quindi col cazzo che butterà a mare il formato di office solo perché lo implementa solo lei; in più, gesù bambino vi farà sapere che sarà molto offeso dai cristoni che i poveri programmatori dovranno tirare giù per implementare i filtri per OOXML se nessuno avrà obbligato la microsoft a documentare il loro formato quando questo era possibile e una risposta era garantita4

basta così? devo continuare?

ma sì, aggiungo un’ultima cosa: avete rotto il cazzo con mono. non ne capite il senso, le regole e il contesto. non avete capito che è una reimplementazione in clean room e quindi tenta in tutti i modi di non violare brevetti; non avete capito che gli exe che produce sono solo una convenienza e basta usare uno switch a linea di comando per non averli5; non avete capito che mono predata qualunque accordo della novell con la microsoft, e che è stata l’unica tecnologia esclusa dal patent covenant perché perfino alla microsoft sanno che non possono farci niente. vi prego, non rendetevi ridicoli ulteriormente, e smettete immantinente di parlarne: non siete qualificati per farlo6.

e adesso mi siedo sulla riva e aspetto la tonnellata di fango da chi non ha mai scritto due righe di codice; da chi non ha mai passato una sera a chiudere un bug report; da chi non ha mai implementato qualcosa per fare un favore a utenti che non ha mai visto. perché la comunità ormai è ridotta a questo, e se da una parte sono triste, dall’altra sono così incazzurrito che neanche uno storione del Don.

  1. il che porta alla immediata realizzazione di come USENET sia il più vasto esperimento sociologico involontario mai realizzato dagli esseri umani sugli esseri umani []
  2. oppure un miracolo della modera tecnologia, per cui un sub-umano riesce a mettere insieme una frase più o meno coerente []
  3. va tutto fatto secondo le regole della fondazione, non basta andare su IRC e direi “mi dimetto”; lo aggiungo giusto per venire incontro ai più bisognosi []
  4. tanto lo so che la maggior parte dei fessi pensano che i filtri si scrivano da soli e che sarà mai basta fare il revers inginiring []
  5. perché oddio, mai avere degli exe in giro per il disco: potrebbero trasformarsi in mostri e venirvi a rosicchiare le dita dei piedi []
  6. oy oy oy, nemmeno io: ma almeno io sto fottutamente zitto a riguardo []

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Be Here Now

Ma perché fermarsi al COBOL? Perché non torniamo tutti quanti ad Algol 60? Oppure all’assembly per PDP-1? In fondo anche x86 è una moda passeggera: prima o poi torneremo tutti alle valvole e allora si che non ci saranno cazzi per nessuno.

Con l’adozione dei socket inseriti circa 4 anni fa il cobol comunica in modo diretto con i linguaggi di programmazione attuali anche rivolti al web.

Ovvero: con l’introduzione di un filo sufficientemente lungo e due lattine, posso comunicare da Londra con i miei che stanno in Italia! Seriamente: COBOL comunica con altri linguaggi? Come dire che io comunico non con gli inglesi, bensí con la Lingua Inglese.

[…] uso [COBOL] per creare gestionali come contabilità magazzino fatturazione ecc.

Sempre lì, siamo: gestionali.

Update@2007-09-10T23:05+0100: siamo al delirio:

La potenza del Cobol a mio avviso oltre alla capacità di gestire grandi quantità di dati è la sua interfaccia di base a carattere facilmente proiettabile verso i sistemi remoti con una minima occupazione di banda. […] L’interfaccia a carattere può essere valorizzata per esempio aggiungendo gli iperlink che portano ad una pagina web per ottenere i grafici che interessano.

Una Cinquecento color topo può effettivamente essere valorizzata aggiungendoci dei finti motori a curvatura e facendo bruuuum bruuuuum con la bocca una volta messi al volante.

via Ikitt, che ha un talento tutto particolare per scoprire i fenomeni sui web forum

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Hysteria

O mio dio! Skype usa D-Bus, che usa getpwnam (3posix), che apre /etc/passwd! Moriremo tutti!

O mio dio! La demo giocabile di un gioco già uscito installa un sistema per il DRM possibilmente scritto dalla stessa compagnia che aveva scritto un altro sistema per il DRM che aveva le caratteristiche di un rootkit! Moriremo tutti!

L’isteria di massa del weekend è stata gentilmente offerta da blog e webforum e dal tam-tam della stessa gente che installa un firewall per sentirsi più sicuri - e poi magari blocca il DNS e pensa di essere stata “acherata”. Chiunque campi sull’informatica non può che ringraziare questi fessi che permettono di portarsi a casa la pagnotta e non offrono alcun pericolo imminente di rimpiazzo.

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Out of time

Ora, non dico che questo blog dovrebbe sparire dai pagerank di Google. Sarebbe chieder troppo, in alcuni casi (vedi la quantità di fuffa cazzara laboriosamente redatta e impilata negli anni), oppure non sarebbe carino per altri (tipo le mie carampane del solitario e del campo minato).

Però mi piacerebbe sapere quale percorso mentale sballato abbia portato il tal matteo_xxxxxxxxxx@hotmail.com (email rimossa per proteggere la testa di beep) a scrivere un commento - finito in coda di moderazione, ça va sans dire - a un post del 2004 - si, signore e signori, del duemila-cazzo-quattro - in cui vengo insultato bellamente perché, a suo dire, avrei dovuto usare qualcosa di non esistente all’epoca per fare qualcosa di non realizzabile all’epoca.

Qualcuno mi verrà a dire: il povero pisquano non sapeva che quello era un vecchio post. Non fosse che la data è scritta: 1. nel post; 2. nei diciassette commenti del post; 3. nella stracazzo di URL del post che il povero deve aver visto comparire nella grossa barra in cima alla finestra del suo Internet Explorer (oh si, usa Internet Explorer, ci potrei giurare).

A questo punto, una richiesta: Matteo, dé, io ‘un ti fò nulla; ma tu, fammi il santo piacere, e rimuoviti dal pool genetico dell’umanità - se sei ancora in tempo (e se vai cercando roba sul web e capiti su un post di un blog in cui si parla di 24, Scrubs e Coupling, posso azzardare l’ipotesi che si: tu sia ancora in tempo e che no, Federica e Manola sicuramente stasera avranno mal di testa).

Grazie mille.

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The Slow Descent Into Alcoholism

In quel di Princeton, Avi Flamholz commenta (dopo averne fatto per l’ennesima volta le spese) l’implicita equivalenza che la gente fa tra computer scientist e tech support.

Come (ex-)studente in ben due facoltà di informatica non posso fare a meno di dargli il benvenuto nel club. Confesso di aver sempre avuto un brivido lungo la schiena quando, durante feste o altri eventi sociali, arrivava la fatidica domanda: “ma tu, che cosa studi?” - anche perché, invariabilmente, succedeva una delle seguenti due cose dopo la mia risposta: 1. la noia si impadroniva del mio interlocutore, che mi lasciava con il mio long island in mano verso gente più interessante (chessò, uno studente di economia o di fracazzodivelletrologia applicata); 2. partiva una raffica di domande su come mettere a posto windows-office-mediaplayer-emmessenne, salvo poi ricadere nella fase 1) quando dichiaravo la mia più totale ignoranza sulle questioni tecniche microsoft-indotte. Ero a un passo dal comprare e indossare t-shirt più o meno esplicite.

now playing: The New Pornographers, Mass Romantic

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Pencil

Nella Procura di Milano non hanno ancora imparato che la propria password non va data a nessuno.

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Multiple Document Interfaces Kill Babies

Ancora un altro articolo su GIMP - e ancora un altro che dice che l’interfaccia utente di questo ottimo programma di fotoritocco è “difficile”, “brutta”, “non aderente alle linee guida delle interfacce utente”.

In breve: non è uguale all’interfaccia di Adobe Photoshop. Meglio: all’interfaccia della versione per Windows di Photoshop (perché se osservaste la versione per Mac di Photoshop, vedreste che è identica a quella di The GIMP).

Sinceramente, mi sono alquanto stancato di questo tipo di articoli scritti da feticisti di Photoshop, e di chi chiede a gran voce il ritorno delle finestre MDI.

L’MDI è un esempio di interfaccia sbagliata su più livelli. Il primo è che rompe la metafora dell’interfaccia orientata al documento, inserendo più documenti in una singola finestra; il secondo livello, è che non è il programma a doversi occupare della gestione delle finestre, bensì (abbastanza ovviamente) il gestore di finestre; da questo secondo punto deriva il terzo livello di errore, ovvero la replicazione inutile di codice, e la possibile introduzione di nuovi bug.

L’MDI è una metafora nata ai tempi di Windows 3.0; tempi in cui il gestore delle finestre di Windows era ancora primitivo, e non c’era modo di avere la lista delle finestre se non scorrendola con Alt+Tab. Dato che siamo nel ventunesimo secolo, usare soluzioni dell’inizio degli anni ‘90, che rispondevano a una situazione contingente, non solo è stupido e foriero di casini - ma è veramente contro i principi di usabilità.

Quindi, prima di lamentarvi che GIMP non ha l’interfaccia di Photoshop, chiedetevi se non siete diventati fetiscisticamente attaccati a un’interfaccia obsoleta, e prendetevi cinque minuti di tempo per imparare.

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Operating Systems

Questo post della mae* è decisamente interessante, per l’antropologo[1] che c’è in me.

Partiamo da un interessante what-if: se l’amica ingegneranda della divina con la stellina avesse chiesto se windows 3.1 fosse un sistema operativo, la risposta sarebbe stata, abbastanza ovviamente, no. Il perché è presto detto: prendete un computer del 1992. Fatto? Ora, provate ad installare windows 3.1 senza aver installato il DOS. Fatto? No, perché non si può fare; ergo - nonostante la Microsoft scrivesse Sistema operativo sul lato della confezione (se volete vi mando una foto, ne ho qui una) - Windows, dalla release 1.0 alla ME[2] null’altro era se non una interfaccia grafica carina sopra l’MS-DOS[3].

Tralasciando il simpatico what-if, torniamo alla domanda di cui sopra - ovvero se il DOS fosse stato un sistema operativo. Non mi interessa la domanda in sé; né mi interessa il fatto che l’università italiana non insegni un po’ di storia ai futuri ingegnerandi - se non altro, per non ripetere gli orrori del passato. La sitazione dell’università italica mi ha colpito come un macigno dopo l’esame dello scorso 16 febbraio - un esame che nel resto del pianeta avrebbe comportato la presentazione di un progetto per un’applicazione interfacciata a un DBMS, mentre per me ha comportato la scrittura su un foglio di carta di query SQL e di diagrammi E-R[4]; risulta evidente, quindi, come la situazione dell’università italiana sia ben oltre le più fosche previsioni catastrofiste di qualche anno fa (e spiace, e fa male, e fa incazzare constatare come buona parte della responsabilità l’abbia un ministro del governo di centro-sinistra).

È, invece, interessante notare come - ormai - gli ingegnerandi in informatica si stiano stratificando tra due estremi: da una parte, quelli che sanno magari crearti un programma per il geoposizionamento satellitare - a cui di che cosa fosse il DOS non potrebbe fregare di meno (e poi ti chiedono se si tratta di un sistema operativo); dall’altra parte, abbiamo chi ti sa scrivere un modulo per il kernel di Linux per pilotare l’albero di Natale usando il traffico sulla eth0 della macchina che fa da router - e che, alla domanda: il DOS è un sistema operativo avrebbero fatto una risata soffocata, e avrebbero risposto: si, ma per valori molto piccoli di operatività[5].


[1] Si può essere antropologi e misantropi contemporaneamente? Si può, quindi, odiare il soggetto che si studia? Scopri come, su Rieducational Channel!

[2] Parlo della linea dei giocattoli, non di NT.

[3] Considerando quanto fosse stabile Windows ME non ci si può stupire di come la Microsoft abbia chiuso il verminaio aperto dieci anni prima rilasciando Windows XP.

[4] Finiamola con ’ste fregnacce dei diagrammi: lo vogliamo capire che sono stati tutti creati per essere usati a posteriori dai tecnici per far sembrare ai non-tecnici di aver capito cosa stanno facendo? Non li usa nessuno per il design, perché è più comodo buttare giù un appunto su un post-it piuttosto che lanciare un CASE - e chi, nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, oppure non al secondo anno di ingegneria (ma odio ripetermi) usa la traduzione da uno strumento CASE come l’UML a codice da usare in produzione? Andiamo, siamo seri. Dovrebbero prendere a bastonate i professori che ti obbligano ad imparare cose tanto stupide.

[5] Per inciso, i primi finiscono a fare gli IT manager, mentre i secondi i consulenti tecnici.

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End of days/2

Fine delle lezioni per le classi del ginnasio.

Si chiude un ciclo, e se ne apre direttamente un altro: mi è stato richiesto un compendio di lezioni per una dozzina di alunni di una quinta linguistico. Sarà divertente: questi sono già grandicelli, e si troveranno l’anno prossimo alle prese con quella che ritengo essere la più grande truffa informatica messa a punto ai danni degli utonti, ovvero l’ECDL, la “patente del computer” - un’accozzaglia di nozioni e di prove su software proprietario, che serve solo ad ingrassare le finanze di scuole, docenti privati e stato.

Certo, non dovrei sputare nel piatto nel quale anche io mangio - non ancora abbondantemente, ma ho come idea che questo business sia nel mio futuro - ma l’idea di un “patentino” che non insegni nulla più di come fare una stampa unione con Word mi ripugna grandemente.

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Unrecovery Chronicles/4

Mi chiedo, alle volte, quale sia il tasto più abusato della tastiera - da parte degli utenti. Si, sono strano e mi faccio queste domande, alle volte - abbiate pazienza.

Il tasto più abusato è oltre ogni dubbio il Caps Lock (blocca maiusc sulle tastiere italiane). Mi chiedo cosa spinga la gente a pensare di scrivere tutto in maiuscolo; pensano, forse, che il computer obbedisca a chi usa questo tasto? Alle elementari non hanno insegnato loro che le lettere maiuscole e minuscole sono due cose differenti? Scrivono lettere tutte in maiuscolo, forse? E allora perché, santa patata, perché, quando si fa una ricerca per una bandiera della Turchia, scrivono BANDIERA TURCHIA?

Per sfregio, poi, i programmi sono troppo indulgenti, e funzionano in modalità “case insensitive” per default - invece della case sensitiveness che ci sarebbe da aspettarsi nel mondo reale.

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Controindicazioni/2

Oggi ho finito di correggere un batch di test delle Olimpiadi di Informatica (sic). A margine di quanto ho già detto, ecco delle considerazioni a riguardo di questa, a mio parere, inutile perdita di tempo (le olimpiadi nella loro interezza, non le mie correzioni, che quantomeno sono servite a farmi riflettere sullo stato dell’informatica nelle scuole del regno).

Della trentina di test che ho avuto modo di correggere (campione rappresentativo della popolazione della totalità dei test), in tutti i quesiti di programmazione sono stati bellamente ignorati, oppure sono stati svolti al più due esercizi. Se le olimpiadi volevano verificare l’insegnamento dell’informatica - intesa come teoria della programmazione degli elaboratori - allora si può tranquillamente dire che hanno completamente fallito lo scopo prefissato. Questo perché nessuno studente sa programmare in Pascal, dato che nessun professore sa programmare in Pascal.

Badate bene, ho scritto saper programmare: copiare un programma per la soluzione dei sistemi di due equazioni in due incognite non è saper programmare, è saper copiare - qualcosa di inutile, tra l’altro, perché perfino la la mia scassatissima calcolatrice permette la soluzione di sistemi fino a tre incognite (più un’altra fraccata di roba - mi chiedo se gli insegnanti di matematica abbiano mai messo le mani su una TI come questa, o questa, che a momenti ti fanno pure il caffé mentre aspetti).

Eppure, da quando è stato introdotto il PNI nei liceo di ogni tipologia, agli insegnanti di matematica è stato delegato il ruolo di insegnare a programmare queste idiozie ai poveri studenti che finiscono tra le loro grinfie. Oppure, ad insegnare loro ad utilizzare le suite di office automation (namely, Office, ovviamente) usando testi di riferimento che assomigliano in maniera vagamente inquietante a un Office XP Espresso for Dummies.

Si potrebbe sostenere che, in fondo, questi sono liceali - non serve loro sapere come scrivere un programma per la gestione delle paghette mensili usando C#, no?

Bzzzt! Wrong!

Scrivere un programma significa imparare ad usare il computer così com’era stato previsto fin dall’inizio - ovvero far eseguire al computer quello che l’utente vuole, e non quello che vuole ${SOME_SOFTWARE_COMPANY}? In fondo, che male c’è nell’insegnare a progettare, razionalizzare ed essere critici verso il proprio lavoro?

Non vorremo mica che questi ragazzi imparino a pensare per conto loro, vero?

Più mi avventuro sulle rive dell’oceano-scuola, più mi rendo conto che quanto avevo visto da studente era un nulla, rispetto all’idiozia di base. La situazione della scuola italiana non è risolvibile con riforme, riformine o quant’altro: andrebbe portata fuori e abbattuta con un colpo alla tempia.

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Round robin

Giusto per aggiungere qualche parola sulla questione. Prima, però, leggete questo post di Sky, specie il punto terzo.

Molte aziende, o enti pubblici che si trovano a dover mettere in piedi una LAN con accesso verso l’esterno, tendono a mettere un bel proxy proprio - come dice SkyOne - per togliersi dall’empasse di dover controllare i propri dipendenti senza realmente volerlo fare. È ovviamente molto più semplice limitare una libertà - in questo caso, poter girare a uzzo sul uord uaid uebb - che raccogliere i cocci ex post facto.

Ovviamente, queste tipo di azioni non segue una legge fissa e inviolabile: ci può essere - e a conti fatti c’è - molta più flessibilità di quanto non si creda. Ad esempio, se i magazzinieri sono stati bravi, hanno fatto il loro lavoro, e hanno magazzinato tutto il magazzinabile nel 40% del tempo previsto, piuttosto che lasciarli lì a girarsi i pollici (e, potenzialmente, far danno, perché non c’è niente di più pericoloso di un dipendente che non ha una fava da fare), allora gli si dà l’accesso verso grandebudello.com o gsmcrap.it - perché altro non possono fare: hai voglia te a mettere a posto un magazzino se non ti entra roba nuova. Alle segretarie dell’amministrazione, invece, se c’hanno da lavorare fitto per i prossimi dodici anni, senza ferie e con gli straordinari, gli si blocca tutto quanto - e si chiamano pure i cani allevati a feti umani, che hai visto mai che finiscano prima il lavoro, dati un po’ di incentivi.

Insomma: usare una scusa come Il collaboratore licenziato faceva […] ricorrenti collegamenti con siti del tutto estranei agli interessi di un ufficio pubblico è una notevole baggianata, e implica una consistente dose di faccia come il culo.

sky blogone, wikipedia, repubblica.it.

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ANSA? No, grazie

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Blog libero dai feed dell'ANSA
Questo blog non utilizza i feed ANSA.

Non che l’avrei mai usati, ma l’idea che un sistema per la redistribuzione dell’informazione sia limitato mi fa venire l’orticaria.

Il sistema di syndacation si basa proprio sul fatto che qualcuno pubblichi i feed, in locale o su un’altro sito; se si bloccano le redistribuzioni, che senso ha l’utilizzo - appunto - di un sistema di syndaction dei contenuti? Se poi pensiamo a quanto i blog facciano nella distribuzione delle notizie, mi sembra che quelli dell’ANSA abbiano trovato il modo di martellarsi le gonadi su un grosso incudine.

via brodoprimordiale e leibniz*.

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Unrecovery Chronicles #0

Storie di un BOFH al liceo.

Episodio I: Microsoft vs. Sun vs. Resto del Pianeta

O “della stupidità e dei suoi abusi”

Doveroso antefatto (tecnico). Nel 2001, dopo anni di litigation in tribunale, Sun e Microsoft arrivarono ad un accordo per l’inclusione della tecnologia Java all’interno di Windows; la Microsoft sborsava alla Sun 20 milioni di dollari per una licenza regolare, dopo che l’azienda in quel di Redmond aveva, per anni, spacciato una propria implementazione della JVM (la macchina virtuale che esegue il bytecode prodotto dal compilatore Java) - violando la licenza di distribuzione della Sun. Ovviamente, non sia mai che alla Microsoft ne facciano una giusta; infatti, per un paio d’anni, ogniqualvolta Internet Explorer si trovava davanti un’applet Java, chiedeva all’utente di scaricare una virtual machine, del tutto incidentalmente chiamata Microsoft Java Virtual Machine (o msjvm). La licenza stipulata, però, non permetteva questo tipo di magheggi, e così partì un’altra causa legale - causa che fu risolta all’inizio del 2004, tramite un accordo extra-giudiziale, dalla Microsoft. L’accordo prevedeva che la Microsoft fornisse un puntatore al download della Java Virtual Machine prodotta dalla Sun; il problema è che, nell’intervallo tra il rilascio di Windows XP e il primo service pack per quel sistema operativo, gli utenti non avevano la possibilità di installare una virtual machine per Java.

Snap back to reality. Il Ministero della Pubblica Istruzione ha, nello scantinato dedicato ai servizi informatici, oltre a qualche scheletro di Tyrannosaurus Rex e a due stupendi esemplari di sistemisti impagliati, pure un po’ di ferramenta di grosso calibro dell’IBM - S/390 e AS/400 - a cui si accede tramite terminali a caratteri di tipo 3270. Qualche geniaccio deve aver pensato: Ohibò! C’abbiamo qui della ferramenta costata millanta e più milioni del vecchio conio - si, parlano tutti come Bonolis, che ci volete fare? - Per accedervi, oltre a mandare terminali con linea dedicata alle scuole, cosa che ci costa l’iradiddio - per il noto Delta di Espansione del Budget Pubblico a norma zero, in realtà, questo sarebbe un punto a favore dell’utilizzo di soli terminali - possiamo creare un programma di emulazione di terminale da distribuire via Internet!. Dopo la sega a vicenda fattasi dai vari componenti del mannaggement del Ministero per festeggiare la bella pensata, i nostri prodi hanno dato l’avvio alla spirale di violenza necessaria a costringere degli ingegneri ad implementare l’accrocchio telematico.

The Hard Truth. Questo succedeva in contemporanea con la causa legale di cui sopra tra Sun e Microsoft. Ovviamente, cosa vanno a scegliere gli ingegneri? Ma certo: la virtual machine della Microsoft. Che è ferma, ahinoi, alla versione 1.1 delle specifiche di Java - e che lì rimane, dato che la Microsoft non può toccarla neanche con un palo da clown lungo tre piedi (e meno male, perché se solo toccandola hanno causato due controversie legali, mi domando che potrebbe succedere se decidessero di aggiornarla: già mi immagino sviluppatori che si buttano dalla finestra). Purtroppo per noi, Java è andato avanti nel frattempo; con ogni probabilità, alla Sun l’hanno bagnato e gli hanno dato da mangiare dopo mezzanotte. Purtroppo per me, la release 1.1 della MSJVM è praticamente incompatibile con l’attuale release 1.4.2 della Sun. Cosa che rende impossibile l’installazione dell’aggeggio ministeriale.

Use The Force. Fortunatamente, alcuni siti mettono a disposizione l’installer per la MSJVM; quindi posso forzare la coesistenza delle due virtual machine sulla stessa macchina fisica. Tralascerò volutamente tutti i problemi di sicurezza che la macchina virtuale della Microsoft ha (ignoti potrebbero far eseguire codice arbitrario su un computer); e tralascerò pure il fatto che, se decidessi di disinstallarla con il programmino ufficiale della Microsoft, questo provocherebbe l’impossibilità di usare qualsiasi Java Virtual Machine in Internet Explorer - immagino sia un effetto collaterale del tutto non voluto… si, e quer tegame di su ma’ cane chi ci crede, oserei aggiungere.

Beh, mica male dopo soli due giorni di lavoro.

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O Tempora! O Users!

Mala tempora currunt, se il servizio di avvisi interni al Dipartimento di Tecnologie dell’Informazione comincia a mandare email con un payload infetto.

Abbastanza ovviamente, la colpa di tutto questo risiede nell’utilizzo di quella creazione del demonio nota come Exchange, in accoppiata con il suo indegno figlio, Outlook (non Express, fortunatamente). Una domanda assilla la mia povera mente di studente di informatica (meglio: di sicurezza dei sistemi e delle reti informatiche): fa forse tutto parte di una strategia propedeutica? Avranno messo in piedi questo ambaradàn giusto per fornirci un esempio di come non costruire una serie di servizi di rete? Insomma: Microsoft in facoltà come controesempio?

Mi piacerebbe pensare fosse così.

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Access

Domanda - fatta su ICOLI: Linux, con accesso da amministratore di sistema permette di piallare il sistema con un comando (rm -rf /, per i più curiosi); Windows avvisa.

Risposta del sottoscritto, ché alle due e un quarto del mattino diventa estremamente creativo (e parte pure il blocktext):

> Che ne pensate?
Che se hai l’accesso fisico alla macchina, puoi pure usare la mazzetta
da 5 kg che non può in alcun modo mancare alla cassetta degli attrezzi
del vero hacker.
E se ti logghi come root da remoto, ci sono due opzioni:
        1. sei tu, sei ubriaco, e hai la sbronza triste;
        2. non sei tu, quindi hai una falla di sicurezza, perché root,
           in remoto, va autorizzato solo su SSH[1].
In ogni caso, ti meriti di avere il sistema piallato.
+++
[1] Con passphrase, scansione della retina, dell’impronta bioelettrica
della mano, e dell’alito. E se hai mangiato fegato alla livornese, beh
peggio per te.

Questa domanda ricorre, a cicli che seguono più o meno il ritmo delle maree, da quando seguo i gruppi Usenet su Linux. Penso che dovrò inserire una FAQ qui, se mi ricorderò la password del Wiki.

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Forum

Non mi chiamo Joel Furr. Non sono in giro sull’Internet dalla passata era geologica. Però, posso tranquillamente affermare di essere in giro da abbastanza tempo per rattristarmi di come una creatura del demonio nota come “webforum” stia seriamente attentando al media Internet, abbassandone il livello qualitativo.

Per intenderci, ritengo che i webforum siano l’equivalente degli spettacoli del Bagaglino, di Veline/Velone, ovvero quanto di più orrendo per contenuti, forma e popolazione media.

Leggendo questo, ad esempio, dopo circa cinque minuti ho desiderato ardentemente strapparmi gli occhi con uno spillone, e assumere assenzio puro per bruciare i neuroni delegati a contenere il ricordo delle immani cazzate che ho trovato in quel forum. Roba tipo “TCP/IP è uno standard de facto“, o “gli standard mica li decidono con un pezzo di carta”, fino allo stupendo “sarebbe bello se esistesse uno standard per i pesi e le misure”.

Beh, avrei anche dovuto capirlo: quella è gente che va in giro a vantarsi della configurazione del proprio PC, ovvero ragazzini di dodici/quattordici anni in piena crisi ormonale - “il mio PC è più lungo del tuo”.

via geek dump, che però dovrebbe inserire un testo nel tag del link relativo, altrimenti come faccio a trovare il permalink?

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Misantropia

Negli ultimi tempi ho attacchi sempre più frequenti di misantropia. Non fraintendetemi: non è che sia un misantropo fatto e finito. È che, alle volte, proprio ho un cedimento nella mia fiducia (già peraltro ridotta all’osso) nell’umanità, intesa come specie e come società. Il fatto che mi capiti spesso quando si parla della nuova classe di servi della nostra specie, ovvero i computer, mi rende alquanto triste per la piega che l’umanità ha preso.

Ad esempio, io pensavo che, con il termine informatizzazione di massa si intendesse quella spinta che, nella parte più ricca del mondo, porta le persone ad utilizzare sempre più spesso i computer. Invece, a quanto pare, è quella spinta che, nella parte più ricca del mondo, porta le persone ad essere utilizzati sempre più spesso dai computer.

Su ICOLI, giusto qualche minuto fa, ho letto l’articolo in cui si diceva: “un povero cristo che compra una webcam non deve sapere cosa ha comprato: deve saperlo il computer”. Capirete anche voi come lo sconforto mi ha attanagliato il cuore. Qualcuno mi deve spiegare come un pezzo di ferro, con tracce di silicio, oro e rame, pilotato da qualche milione di righe di microcodice, possa sapere (al di là di ogni implicazione metafisica che il “sapere” comporti) cosa sia un altro pezzo di ferraglia. Qualcuno mi deve spiegare perché un computer è intitolato ad essere più intelligente di me, che pure:

  1. sono entrato nel negozio
  2. ho scelto una webcam
  3. l’ho pagata
  4. l’ho portata a casa
  5. l’ho spacchettata
  6. l’ho montata

Insomma, che ho deciso cosa prendere e perché. È questo quello che mi sconvolge, che mi fa pensare: “È dunque a questo che servono i computer? A prendersi delle responsabilità che noi non vogliamo assumerci? Vogliamo dei computer intelligenti per delegare a loro la nostra vita?”

E non posso fare a meno di pensare ad un discorso, fatto in un grattacielo, tra un programma senziente con le fattezze di Hugo Weaving, e la rappresentazione digitale dell’io cosciente di Laurence Fishburne, sentito in un certo film:

Which is why the Matrix was redesigned to this, the peak of your civilization. I say your civilization because as soon as we started thinking for you it really became our civilization which is of course what this is all about. Evolution, Morpheus, evolution, like the dinosaur. Look out that window. You had your time. The future is our world, Morpheus. The future is our time.

imdb, matrix transcript.

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Luser

Approfitto dell’occasione per inaugurare una nuova categoria, “Lusers: Here’s your LART. And what was your username again?”. Ovvero: l’informatica dal punto di vista da chi la subisce, raccontato da chi la conosce.

Repubblica.it, in un articolo di per sé potentemente pervaso da forme di “utontiade”, da una interessante definizione di “dialer”:

dialer, n.:
programmini che si staccano dal Web e procedono, spesso senza che l’utente se ne renda conto, a una connessione costosissima via modem.

Ammettendo che ci si possa “staccare” dal Web, qualunque cosa significhi, io già mi collego con un modem, e spendo (in media) meno di una connessione always-on come l’ADSL. Come per magilla, però, basta sostituire “staccano” con “scaricano”, e la frase acquista una qualche forma di senso.

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