May 8, 2008 at 20:54
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Angelo M., su The Rat Race pubblica una lettera di Paolo Bizzari e non solo risponde ma chiede anche un parere agli expat in giro. la questione è, banalmente posta, più o meno la solita: si può emigrare e lasciare in mano l’Italia ai leghisti e ai peronisti dello psiconano e non dargliela vinta?
quando dico la solita domanda intendo quella domanda che è solitamente posta — non che sia banale e la domanda e l’eventuale risposta; ed è una domanda solitamente posta perché la noto ogni volta che i miei genitori o i miei suoceri o i miei amici vengono a fare un salto da queste parti — oppure le più rare volte in cui io ritorno nelle natíe terre.
quello che vedo, per citare la moglie, oltre le lenti dei miei occhiali è il fondamentale declino di un paese che ha perso ogni prospettiva; che campa alla giornata, e sul talento e sulle eccezioni e sui pochi che ancora non si arrendono. sono, queste persone, come i giapponesi sulle isole del Pacifico — gli ultimi, quelli che non sanno che la guerra è finita e che, alas, hanno perso. mi spiace quasi l’essere brutale, ma è un dato ormai definitivo: l’Italia è un paese fatto di mediocri, da mediocri, per mediocri — e che Lincoln mi perdoni per la parafrasi.
non è che, siccome lo psiconano ha vinto allora l’Italia è mediocre; e non è neppure perché l’Italia sia diventata mediocre che lo psiconano si è ritrovato al governo. l’Italia ha intrapresto questo cammino di mediocrità da anni — molti di più dei quindici intercorsi tra il Berlusconi I e il Berlusconi IV, ma sicuramente negli ultimi tre lustri è diventato piuttosto evidente.
quindi, se loro hanno vinto, e loro hanno ormai costruito una società a loro immagine e somiglianza, che loro e i loro figli perpetueranno per i lustri a venire, perché non emigrare? perché continuare a validare un sistema attraverso la propria opposizione a quello stesso sistema? ormai hanno vinto, chi ancora pensa si possa cambiare, tornare indietro rimettere le cose a posto, finisce solo nella parte del monstrum, della leggenda.
The only winning move is not to play.
come postilla: io non ho rinunciato all’Italia che vorrei. solo, l’Italia che vorrei non si può fare in Italia.
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April 30, 2008 at 21:36
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Ovviamente, tutti a stracciarsi le vesti per la distruzione della privacy che comporta l’essere a conoscenza della dichiarazione dei redditi di ogni italiano.
In Finlandia la dichiarazione dei redditi è pubblica da anni; l’ultima volta che ci sono stato, Helsinki era ancora lì e non era stata distrutta dalla collera divina — né i suoi abitati stavano tutto il giorno attaccati al cellulare (si, i dati sono disponibili anche via cellulare) per sapere quanto il loro vicino avesse dichiarato al fisco. Una cosa simpatica che comporta la pubblicazione delle dichiarazioni di reddito è che la polizia può applicare multe direttamente proporzionali a quanto guadagnate: se prendo 200 mila euro l’anno, pagare 100 euro di multa può essere una scocciatura ma non un’azione punitiva nei miei confronti; se ne pago 2000, invece, comincia ad essere qualcosa di serio.
La mia privacy viene violata solo se alcuni soggetti, al di fuori del mio controllo hanno accesso alle informazioni che mi riguardano; se tutti hanno accesso allora non c’è più una disparità tra me e gli altri.
Ovviamente, questo non piacerà molto a quelli che dichiarano 10 al fisco e poi spendono 100 — con prestiti per coprire la differenza o semplicemente omettendo i restanti 90. Che ci volete fare? È il panopticon inverso.
via Barbara
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April 9, 2008 at 09:42
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sempre apropòs di fuffa cazzara:
la competizione per il logo più brutto se la aggiudicano, ex æquo, la sinistra critica e il partito comunista dei lavoratori. voglio conoscere i genialoidi summenzionati, che nel duemila-fucking-otto mettono ancora la falce e il martello nel logo. nemmeno a Mosca va più di moda. tra l’altro, il pcdl sembra il logo dell’Aeroflot — forse possono fargli causa per copyright infringment e farli implodere.
devo però ammettere che fare non una, bensì due liste riesumando cadaveri e usando tavolini a tre gambe sia una gran mossa; dopo i morti nelle liste elettorali, abbiamo gli zombie direttamente sulle schede elettorali. il prossimo appello in senato lo faranno con delle ouija board.
il premio per il logo più idiota, invece, va sicuramente a quelli del bene comune — che non solo è brutto da far rivoltare lo stomaco, ma è probabilmente utilizzabile nella test suite di Cairo come test unit sui gradienti. come attenuante, l’uso di Hot Fuzz come traino pubblicitario mi sembra una gran pensata. forza, nella cabina elettorale dite tutti quanti insieme: the greater good. mi raccomando, una volta usciti date un calcione a un dannato hoodie.
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March 31, 2007 at 17:43
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Mentre scrivevo il post precedente, la moglie mi fa notare le parole di Bagnasco.
Commento, lapidario, della moglie: hanno la faccia come il culo
Ci sono giorni in cui odiare gli esseri umani è incredibilmente semplice. Nel caso di Bagnasco faccio un’eccezione: risulta evidente come non sia un essere umano, bensì una planaria ammaestrata troppo cresciuta.
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February 9, 2007 at 12:40
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Se esistesse un paragrafo del pezzo (oddio: sembra un’agiologia in vita) sulle madri del DL sulle coppie di fatto in grado di affossare tutti i dubbi su quanto “moderna”, “laica”, “progressista” e “adatta ai tempi” la legge in questione sarebbe, penso sarebbe questo:
Il nerbo della nuova legge, oltretutto, fa riferimento all’anagrafe familiare varata da Tambroni nel ‘58, il governo più conservatore tra tutti i governi democristiani. “Non c’è niente di nuovo a quel rispetto”, insiste Bindi come a dire: la vecchia Dc degli anni Cinquanta aveva già ordinato la questione con buona pace di Betori e di Ruini.
L’Italia è uno stato sostanzialmente conservatore fermo agli anni ‘50. È una specie di trama da film di fantascienza (da serie B): la società sembra andare lentamente avanti, ma chi la guida è ancora fermo in un loop a cinquant’anni prima.
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January 9, 2007 at 12:23
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Via Lawrence arrivo a questo blog di Antonio Cangiano.
Come transfuga posso solo riconoscermi in buona parte di quanto scritto; l’unica differenza sta nel fatto che non mi manca in alcun modo l’Italia - solo un po’ di persone che ci vivono - perché l’Italia non mi è mai piaciuta. La sfortuna di essere nato in un posto e non riconoscerlo come casa fin da subito, fin da quando ne esci per le vacanze e ti trovi a Parigi a nove anni e fai commenti su quanto siano maleducati gli italiani - ad alta voce, nell’imbarazzo dei tuoi; oppure quando ti trovi a Londra a sedici anni e pensi questa è casa mia; oppure quando ti trovi a Berlino a venticinque anni e pensi seriamente se trovassi un lavoro, qui potrei viverci senza problemi (e non sai mezza parola di tedesco). In generale, rifiuto (con un certo imbarazzo) un’eredità alla quale non aspiro e non tengo.
Quindi, alla domanda ti manca l’Italia rispondo con un secco “no”. Alla domanda torneresti in Italia posso, quindi, rispondere: solo se mi ci ammazzano.
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