August 30, 2006 at 17:23
· Filed under Blogback, Diary, Books, Comics, Television, SciFi, sci-fi
Qui sono iniziati i sei giorni di Giuste Ferie®. Dopo la visita del fratellame, ci si rilassa con la seconda season di Battlestar Galactica - sempre meravigliosa, sempre adulta, sempre con il budget per episodio pari al PIL di una piccola nazione africana.
In più si è preso di recente:
- il cofanetto di Band of Brothers;
- The League of the Extraordinary Gentlemen - part I di Alan Moore;
- Unity di S. D. Perry, per concludere degnamente Deep Space Nine cartacea (improvvidamente lasciata in quel di Milano);
- Learning the World di Ken Macleod;
- il libro su Mono della collana Developer’s Notebook della O’Reilly, accompagnato dalla piccola C# Reference Guide - perché sono curioso di capire per quale losco motivo il C# sia così interessante; da quanto ho visto fino a ora, il linguaggio in sé è quanto di più hip ci sia al momento, con decoratori e sovrabbondanza di keyword - mi chiedo se chi usa .Net si renda conto di quanto la piattaforma non sia nient’altro che un Perl lievemente (ma non troppo:
public sealed class Foo { }? [Map enum]? public Foo () : base? Ha!) ripulito.
Permalink
August 9, 2006 at 14:03
· Filed under Diary, Books, Movies, Comics
Da queste parti si continua a lavorare, mentre si aspetta la fine di agosto per ospitare il fratellame in visita per qualche giorno (prima volta a Londra) e poi per farsi qualche giorno fuori casa, sfruttando un regalo di nozze particolarmente gradito.
Nel frattempo, si macinano episodi di The West Wing (grazie, grazie, mille volte grazie) a cottimo, si lavora alla prossima release di GNOME e si leggono un paio di libri:
- Perl Best Practices, di Damian Conway - un libro che consiglio a tutti quelli che odiano il Perl adducendo sempre i motivi sbagliati per odiarlo - preso al banco della O’Reilly al GUADEC di quest’anno insieme a Perl Testing: A Developer’s Notebook, un altro libro assolutamente consigliato;
- Breaking the Spell, di Daniel C. Dennett - ma sono ancora troppo indietro per dare un giudizio;
Al cinema si è visto di recente Superman Returns e lo si è trovato deliziosamente alexrossiano nella resa grafica e alanmooriano nella storia; Bryan Singer mostra il lato inquientante dell’Uomo d’Acciaio (l’angelo che veglia sul pianeta, ma anche il potenziale dittatore assoluto) e la metafora cristologica è stata affrontata (in fondo, era l’800 pound gorilla in the room) e ribaltata molto bene sul finale. Tra i trailer c’era anche quello di Spider-man 3 e alla vista del costume nero ho temuto l’orgasmo; va da sé che qui si spera in un film come il primo.
Una cosa interessante che ho visto nei cinema inglesi sono le pubblicità sull’alcool e sulla guida pericolosa; roba che mi ha lasciato particolarmente di gesso per violenza grafica (e il sottoscritto non si fa più problemi da un paio di decenni, con la violenza grafica).
Per finire, le fumetteria della City sono state prese d’assalto dalla moglie per recuperare Civil War il nuovo maxi-crossover della Casa delle Idee che richiama in maniera piuttosto evidente Kingdom Come della Distinta Concorrenza.
Permalink
November 22, 2005 at 00:07
· Filed under Books
Il Guardian ha stilato la lista dei 20 migliori libri per geek.
Giusto per vedere come sto messo (quelli letti sono in grassetto, VO se l’ho letto in versione originale):
- The HitchHiker’s Guide to the Galaxy — Douglas Adams VO
- Nineteen Eighty-Four — George Orwell
- Brave New World — Aldous Huxley
- Do Androids Dream of Electric Sheep? — Philip Dick
- Neuromancer — William Gibson VO
- Dune — Frank Herbert VO
- I, Robot — Isaac Asimov
- Foundation — Isaac Asimov VO
- The Colour of Magic — Terry Pratchett
- Microserfs — Douglas Coupland
- Snow Crash — Neal Stephenson
- Watchmen — Alan Moore & Dave Gibbons VO
- Cryptonomicon — Neal Stephenson
- Consider Phlebas — Iain M Banks
- Stranger in a Strange Land — Robert Heinlein
- The Man in the High Castle — Philip K Dick
- American Gods — Neil Gaiman
- The Diamond Age — Neal Stephenson
- The Illuminatus! Trilogy — Robert Shea & Robert Anton Wilson
- Trouble with Lichen - John Wyndham
Uhm, sette su venti. Devo recuperare su Terry Pratchett - anche se, data la produzione del nostro, ho idea che mi ci vorranno qualche decina di anni per mettermi in pari.
[books]
[geekdom]
Permalink
July 16, 2005 at 08:46
· Filed under Diary, Books
Ce l’ho.
Grazie a Violetta per la provvidenziale prenotazione (ha accorciato la coda - di poco, ma anche dieci centimetri sono bastati per evitarmi il collasso).
Sono a pagina 130 circa, ma non ho resistito: metti il caso che il treno deragliasse, stamattina…
Insomma: io so (albeit, I don’t know how).
Se aspettate qualche ora, recensione a caldo (anche se, al momento, si gode come ricci).
Se aspettate qualche giorno, e una rilettura in seconda visione, recensione a freddo.
(pagina: 185): primo contatto con il prince del titolo. Uh-oh.
(finito): signore e signori, il miglior libro della serie. Punto. Letteralmente asfalta the Prisoner of Azkaban.
Permalink
February 5, 2005 at 11:07
· Filed under Blogback, Books
La fiancée parte all’arrembaggio di un classico.
Restodelmondo legge Guerra e Pace.
Permalink
August 18, 2004 at 21:43
· Filed under Books, Internet
Ho trovato questo link per caso, e sto scaricando il malloppone de Decline and Fall of the Roman Empire, di Edward Gibbon - l’opera a cui si ispirò Asimov per la sua trilogia (in seguito, eptalogia) della Fondazione. Trattasi di uno zip da cinque mega e rotti (non temete: è stato scritto a cavallo della seconda metà del Settecento, quindi niente problemi di copyright).
Non mi piace leggere troppo davanti allo schermo - la follia di leggere il quinto volume della saga del maghetto[1] in dieci ore e mezza rimarrà un exploit dettato dalla personale mania - nonostante lo faccia da anni; né mi piace, come a una certa ingegnera indecisa, stampare quantità industriali di carta. Eppure, vedrò di leggerlo al più presto, perché questo testo mi ha sempre incuriosito.
[1] Che, a quanto scritto sul Mediavideo, si dovrebbe salvare alla fine del settimo volume.
Permalink
June 2, 2004 at 14:35
· Filed under Diary, Books, Movies
… la professoressa Sibilla Cooman…
Sibilla Cooman?
Sibilla Cooman?
SIBILLA COOMAN?
MA STIAMO SCHERZANDO?
Giuro, vorrei incontrare la traduttrice (sic) dei libri, per stringerle la mano.
Con una chiave di quelle usate per stringere le trivelle nei pozzi petroliferi, e staccarle di netto entrambe le braccia, così che non possa più scrivere con una tastiera; dovendo lavorare, sarà costretta ad usare uno di quei programmi per il riconoscimento vocale. Ma sarà buggato, e ogni volta che dirà “Sibilla Cooman” a schermo verrà visualizzato “Sybill Trelawney (si chiama così, cogliona!)”; in più, non potrà cancellarlo, a causa del suddetto bug, perché tutte le volte che dirà “cancella”, verrà scritto “cancellati tu, deficiente”.
Mi scuso con i miei compagni di visione cinematografica, per la colonna sonora a base di stridio di denti che accompagnerà il film.
Permalink
May 18, 2004 at 16:44
· Filed under Books, Movies
Have you seen this man?
Tra due settimane, esce il terzo film di Harry Potter (qui il trailer). Il mio libro preferito tra i cinque (The Prisoner of Azkaban), con uno dei miei attori preferiti di sempre (Gary Oldman, nei panni del padrino di Harry, Sirius Black).
Ricordo quando comprai il primo libro di Harry Potter (avevo visto il primo film, nel dicembre di tre anni fa, e decisi di dare una possibilità alla Rowling, dato che mi era piaciuta la trasposizione cinematografica), e lo trovai solo in inglese. Da allora, ho letto, e visto, i successivi capitoli solo in versione originale, tranne nei momenti in cui decido di farmi del male, e provo a vedere come hanno rovinato un pezzo in italiano. Ho persino fatto opera di evangelizzazione, dando da leggere il primo libro in inglese ad una bambina di undici anni. :-)
imdb, warner bros; image courtesy of mugglenet.
Permalink
April 28, 2004 at 10:52
· Filed under Science, Diary, Books, Life
L’ermo colle riporta l’incipit del libro di Abbott, e mi riporta istantaneamente a quasi dieci anni fa, in prima liceo (PrimaDiDue, come direbbero i Borg).
Flatlandia era (e lo è ancora, dice C.) il primo libro (di una lunga serie) consigliato dal professor Godio (Paolo D., per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo). I suoi studenti (di Disegno Tecnico e Storia dell’Arte) lo comprano immantinente, per poi scafarsi quando capiscono l’andazzo (comprare un libro alla settimana, per cinque anni, su una materia che può interessare relativamente fino ad un certo punto). Lo comprano, e lo leggono. Molti si fermano dopo venti pagine, trafitti dalla noia (perché come prosa è indubbiamente noiosa). Alcuni lo finiscono, ma più perché sono studenti del primo anno, e sappiamo tutti come sono i “primini”.
Pochi lo finiscono perché è un bel libro sulla geometria, che non è quella roba tipo “baseperaltezzadivisodue” che ti fanno mandare a memoria fin dalle elementari. Meglio, non è solo quella. La geometria, e ne parlo da profano (altri e altre ne sanno molto più di me, e sorrideranno a quel sempliciotto dell’autore, leggendo questo post) è prendere quell’esempio di semplicità, che solo le cose geniali sanno trasmettere, come la formula per il calcolo della distanza tra due punti su un piano, chiedersi “ma cosa succede se aggiungo una dimensione?”, e provare; e poi dimostrarlo per tutte le dimensioni superiori. Roba semplice, da studente di prima superiore. Ma, a quel punto, cominci ad intravedere in lontananza spazi vettoriali a N dimensioni, e ti rendi conto di essere solo sull’estremo di un continente vasto e misterioso, per i puri di cuore che si sentono avventurosi a sufficienza da volerlo esplorare.
Permalink
September 22, 2003 at 17:41
· Filed under Books, News
Noto, sull’Espresso (di carta) di questa settimana, una recensione del novissimo Cossiga Per carità di patria (Mondadori), ultima (ci speriamo sempre, come avviene per la Fallaci) fatica editoriale dell’ex presidente del consiglio nonché ex presidente della Repubblica, meglio noto come “il Picconatore”.
La recensione è certamente un po’ velenosa, con Cossiga, ma alcuni passi del libro dell’ex presidente non lasciano molte opzioni all’estensore, né (credo) al lettore. Eppure, frasi come: “[Prodi è un] antiliberale e integralista, ma si potrebbe quasi dire reazionario e quindi affascinato dall’estremismo di sinistra“, calembour giocato su paradossi e antitesi di notevole fattura, oppure giudicare Tangentopoli “un colpo di Stato legale“, come possono non fare amare questa figura mitica, quella del Picconatore, del carrozzone della politica made in Italy?
In fondo, come diceva Guzzanti nel suo Libro de’ Kipli: è il mio presidente; e mi tolgo il cappello quando rido.
Permalink