On the other side of the screen, it all looks so easy

Archive for Internet

Last Ride In

Devo ammettere che, pur essendo noto come puttana musicale per i miei gusti (o dovrei dire “assenza di gusti”?) in fatto di musica, la mia cultura musicale non sia eccelsa. Non devo ricorrere a Guitar Hero per poter parlare di rock band, fortunatamente. In questo senso, un servizio come last.fm è incredibilmente utile per aumentare la possibilità di scoprire nuovi artisti. Sicuramente, quello che ha cambiato la mia vita in meglio è l’aggregazione degli eventi, con il nome della venue, la posizione su Google Maps, il link alla rivendita via web, e chi più ne ha, più ne metta.

Per esempio, in meno di quindici minuti e alle dieci di sera, ho potuto vedere i concerti degli artisti che meglio si adattano alla mia playlist da oggi fino alla fine dell’anno, vedere quando e dove suonano e prendere i biglietti.

In più, last.fm è una start-up londinese, che usa Linux, Java e PHP (e stanno assumendo). La scorsa settimana sono stati acquisiti dalla CBS per qualcosa come 140 milioni di sterline, quindi complimenti a loro.

Per i curiosi: a parte il concerto di Tori Amos che era già in programma e attorno al quale io e la moglie abbiamo messo a punto le ferie, qui si vanno a vedere gli Spoon a metà agosto e i Decemberists (si, di nuovo) a ottobre

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Spineless

Peggio di chi mette i video violenti online è chi tenta di dare la colpa a chi permette di mettere i video (tutti quanti, belli e brutti) online.

Perché, in fondo, non c’è niente di meglio che abdicare le proprie responsabilità ad altri. Come ho già detto in un’altra occasione: siete proprio sicuri che un’azienda debba farsi carico di doveri morali per conto terzi?

Piccola domanda tendenziosa: se Google mettesse un omino a controllare i video che passano (dato che non esiste alcun tool automatizzato che possa discernere un video “violento” da un altro: è un’operazione squisitamente umana), uno a uno, e l’omino ha il ditino sul bottoncino che decide “questo passa” e “questo non passa”, voi come vi sentireste: meglio o peggio? E se Google mettesse un altro omino a leggere i vostri post su Blogger? E se mettesse un omino a leggere i vostri calendari? Le vostre ricerche? I siti che indicizza? I commenti che lasciate sui blog altrui? Come vi sentireste: meglio o peggio?

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Interview/2

Dopo OSSblog, adesso anche GNOME Journal decide di intervistarmi. Va da sé che li ho avvisati di quanto io sia noioso se lasciato parlare.

La quantità di crack espressa dal sottoscritto è da prendersi con le molle: non avevo ancora bevuto il mio caffè mattutino.

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Boycot

O perché boicottare Yahoo! non solo è inutile, ma pure ridicolo

La storia fin qui: Yahoo! ha collaborato con il governo cinese che aveva chiesto i dati di un giornalista, che - adesso - si trova a fare qualche anno per aver parlato di Tienanmen in una sua e-mail.

Doverosa premessa: sei un giornalista, sei cinese, e sei lievissimamente contrario al tuo governo. Il tuo governo lo sa. Devi mandare un’e-mail con contenuti non proprio filo-governativi, e quindi usi Yahoo!. No, aspetta; davvero tu, tra tutti gli anonymizer del pianeta, quelli che vengono aperti apposta per permettere ai cittadini di paesi dove il governo autoritario e illiberale soffoca la libertà di parola, tu - dicevo - ti metti ad usare Yahoo!? Okay, sei un giornalista, ma sei anche pirla. Va bene: dobbiamo proteggere i giornalisti dai loro governi, e quelli pirla anche da loro stessi.

Torniamo a Yahoo!, e al perché è ridicolo boicottare un ISP che fa esattamente quello che vi avvisa che farebbe nel caso in questione. Ovvero, dare i vostri dati a una autorità giudiziaria competente. Ma guarda, il giornalista cinese ha effettivamente appena violato una legge cinese; il governo cinese (l’autorità giudiziaria competente, per chi non ne fosse al corrente, nella Repubblica Popolare Cinese) alza la cornetta:

Yahoo! Hong-Kong (Y!): Pronto, qui Yahoo-punto-esclamativo.
Governo Cinese (GC): Pronto, qui è il governo cinese.
Y!: Oh, buondì. Che cosa possiamo fare per voi?
GC: Guardi, vorremmo avere i dati di un vostro utente che avrebbe commesso un’azione illegale nel nostro paese.

Ora già mi immagino i tutori della privacy esclamare: Yahoo! non deve dare i dati, non si può, è un attacco illiberale e liberticida al diritto di parola!

Cambiamo la conversazione iniziale. Il governo italiano è alle prese con uno che manda e-mail rompicoglioni su roba tipo medicinali per tirare su il pisello (uh! Ho detto “pisello”!) a chi non gliela fa. La conversazione segue più o meno questo canovaccio:

Yahoo! Italia (Y!): Pronto, qui Yahoo-punto-esclamativo.
Governo Italiano (GI): Pronto, qui è il governo italiano.
Y!: Oh, buondì. Che cosa possiamo fare per voi?
GI: Guardi, vorremmo avere i dati di un vostro utente che avrebbe commesso un’azione illegale nel nostro paese.

Ma tu guarda: sono uguali. Eppure, sospetto che i tutori della privacy, a questo punto, stiano sbavando perché quelli di Yahoo! diano gli estremi di quel rompicoglioni, delle sue pastiglie blu, e pure della su’ mamma, così ci fanno un bel giretto anche loro con un set di spranghe comprate nuove nuove al reparto Self-Defense dell’Ikea di Carugate.

No? Forza: chi si erge a difesa dello spammer? Nessuno? Proprio nessuno? Nemmeno uno di Amnesty?

Già mi immagino la reazione imbarazzata: Eh, ma quello è uno spammer, questo è un giornalista a cui è impedito di parlare di Tienanmen.

Quindi, se non ho capito male il ragionamento alla base, Yahoo! dovrebbe decidere da sola, affidandosi al proprio senso etico, a quale dei propri utenti dovrà essere effettivamente applicato il contratto che ogni cliente sottoscrive. Ad esempio, se io sono uno spammer, allora vedrò i miei dati riportati all’autorità giudiziaria competente qualora li richiedesse; al contrario, se sono un giornalista (soprattutto se sono un giornalista pirla) sarò coperto dal silenzio del mio provider.

Vi sembrerebbe che il comportamento di Yahoo!, che si auto-determina come giudice e giuria sia più o meno inquietante di un comportamento equo under the law?

Per inciso: rompiamo il culo al governo cinese perché diventi meno autoritario. Ergo, boicottiamo i prodotti contraffatti cinesi, se proprio vogliamo. Ma Yahoo!, per favore, è solo vittima del fatto che sulla rete girano più stronzi che giornalisti pirla.

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You’ve Got Gmail #4

Dopo aver fatto un account Gmail per tutta la famiglia (così mio padre la smetterà di fracassarmi le gonadi usando il mio indirizzo email, e mio fratello non dovrà più usare quel cesso di UI di Libero), ho ancora qui tre account che mi avanzano.

Se qualcuno li vuole, basta chiedere.

Update: Ehrmmm… Gli inviti sono saliti improvvisamente da tre a sei. Uno è già andato, quindi, in totale, ne avanzo cinque.

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It must be bunnies!

Dopo L’Esorcista, dopo The Shining e dopo Titanic, i coniglietti rifanno Alien in trenta secondi.

E son dolori di pancia. Dal ridere.

angryalien.

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Now Reading…

Ho trovato questo link per caso, e sto scaricando il malloppone de Decline and Fall of the Roman Empire, di Edward Gibbon - l’opera a cui si ispirò Asimov per la sua trilogia (in seguito, eptalogia) della Fondazione. Trattasi di uno zip da cinque mega e rotti (non temete: è stato scritto a cavallo della seconda metà del Settecento, quindi niente problemi di copyright).

Non mi piace leggere troppo davanti allo schermo - la follia di leggere il quinto volume della saga del maghetto[1] in dieci ore e mezza rimarrà un exploit dettato dalla personale mania - nonostante lo faccia da anni; né mi piace, come a una certa ingegnera indecisa, stampare quantità industriali di carta. Eppure, vedrò di leggerlo al più presto, perché questo testo mi ha sempre incuriosito.

[1] Che, a quanto scritto sul Mediavideo, si dovrebbe salvare alla fine del settimo volume.

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Uhm…

Per un istante stavo per dire prevedibile, ma più ci penso, più vado sull’uhmmm…

Leo McGarry

As the captain of the Bartlet Administration’s boat, the chief of staff is a work-a-holic. Although he is sometimes haunted by the demons of his past alcohol and drug abuse, because of his character and perserverance there is no one more admired on the staff than he.
:: Which West Wing character are you? ::

Tra l’altro, io non ho un passato da alcolista o farmaco-dipendente. Beh, mi piace il sapore Bisolvon (no, non dell’Orvoloson - del Bisolvon), ma penso che a tutti piaccia. Vero?

mae*/josh, via inve/sam.

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Mozex

Ho trovato una delle estensioni più belle, utili e geek di Mozilla: mozex.

Permette di usare comandi esterni per la gestione di alcuni elementi di una pagina web, ad esempio di scrivere in una textarea tramite un editor esterno, o di aprire URI tramite script. La prima funzionalità, soprattutto, è utilerrima per lo spellchecking dei post sui blog, ad esempio. Questa entry la sto editando proprio da una finestra di terminale su cui gira il mio editor preferito, ViM.

Funziona su Mozilla e su Firefox.

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Blogwear

Ho deciso: prendo questa maglietta.

C’è anche la versione per le bloggeouse (oddio, che ho scritto?), qui.

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Side-effects

Circa sei mesi dopo l’acquisto di un modem e di un abbonamento ad un ISP, nel (poco) lontano 1997, scoprii USENET. Per la precisione, arrivai sul gruppo It.Fan.StarTrek (qui l’homepage).

Da allora, e son passati ormai sei anni e mezzo, il numero di articoli da me inviati nel marasma di USENET è stato ingente: parlo di più di ventimila articoli (senza contare l’outbox di Agent, ormai persa, che conteneva gli articoli nel trienno ‘97-’99, quindi tutta il segmento della “Gara dei Top Poster” del 1998, anno in cui mi classificai secondo tra tutti i frequentatori della gerarchia It.*, con un migliaio di articoli/mese), per una media di 407.18 articoli/mese.

Dopo agosto del 2003, tuttavia, ho notato un calo abbastanza drastico nel numero di articoli/mese inviati (questi sono i dati relativi agli ultimi dodici mesi):

200304: 372 [+17.35]
200305: 477 [+28.23]
200306: 442 [ -7.34]
200307: 521 [+17.87]
200308: 373 [-28.41]
200309: 308 [-17.43]
200310: 318 [ +3.25]
200311: 206 [-35.22]
200312: 156 [-24.27]
200401: 152 [ -2.56]
200402: 302 [+98.68]
200403: 245 [-18.87]
200404: 091 [-62.86]

Cosa è successo? È presto detto: ho aperto Conundrum. Ovvero, ho sostituito USENET come “luogo di cazzeggio” con il blog. Cambiamento dovuto, dato che un newsgroup non è propriamente il posto dove parlare dei cazzi propri (a meno che non sia nel charter del gruppo stesso). Sento, però, una forte “nostalgia di casa”. Anche perché, diciamocelo: il blog è una sega mentale in solitudine, mentre un gruppo USENET è una sega mentale in compagnia.

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Meme

Rimbalzo da Brodoprimordiale:

1. Prendi il libro più vicino;
2. Aprilo alla pagina 23.
3. Trova la prima frase degna del benché minimo interesse.
4. Posta il testo della frase nel tuo blog insieme a queste istruzioni.
[La vita istruzioni per l’uso]

Sulla sinistra ho la libreria; dal libro più a portata di mano, ho estratto questo:

- Il guaio del mondo è - continuò, esitante - che la gente è ancora superstiziosa, invece di avere spirito scientifico. Ha detto che se tutti studiassero di più la scienza, non ci sarebbero tutti i guai che ci sono.

– Kurt Vonnegut, Ghiaccio Nove, Urania.

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TLA

TLA, ETLA, EETLA; acronimi superiori alle cinque lettere sono sconsigliati dall’AAAAA..

Il .mau. (al secolo, Maurizio Codogno, il nume tutelare di USENET in Italia) scopre il tag acronym. In generale, il tag acronym (che uso spesso, come si può vedere) serve, più che per i curiosi, per chi non usa un browser “classico”, ma, ad esempio, un lettore di pagine web come quello per i non vedenti. È, quindi, uno strumento per rendere la vita più facile al programma che interpreta una pagina scritta in HTML (per le considerazioni, mi collego, in una botta di auto-referenzialità, a quanto detto poco sotto).

Una cosa molto interessante è la possibilità di usare l’attributo “title” del tag acronym anche in altri tag, come img o a, per visualizzare del testo in un(a) tooltip (cosa che, ça va sans dire, con Internet Explorer non funziona).

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Copyright and Copyleft

Sempre riguardo al diritto d’autore, come si può notare dal banner a sinista, e dalla copyright notice in fondo, ho messo tutti i contenuti del blog sotto una delle Creative Common Licenses. La licenza in questione permette di copiare e distribuire il materiale in questione secondo queste condizioni:

  • mantenere l’indicazione dell’autore;
  • utilizzarlo per scopi non commerciali;
  • non modificarlo o utilizzarlo per altri lavori.

In sostanza, è l’equivalente della GPL per quanto riguarda le opere che non siano software. Utilizzare questa licenza significa mantenere i diritti sull’opera in maniera chiara ma senza condizioni assurde.

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Sandinista!

FranCiskje riprende un commento di Luca Sofri riguardo alla pirateria, riportando la visione “dall’altra parte della barricata”.

Fermo restando che la pirateria è un reato, oltre che essere un male, chi è un pirata? Io, che scarico una manciata di MP3, invece che spendere cinque e rotti euro per un cd singolo (che alla casa discografica costa centesimi, e che all’artista frutta ancora meno)? Non credo. Non credo non tanto perché non sono cosciente del fatto che, se milioni di persone scaricano un pezzo, il danno per l’artista diventi rilevante. Non ci credo perché, come è stato dimostrato, questo sistema di pubblicizzazione delle opere funziona: anche se le case discografiche ci perdono sui singoli, la vendita di album si mantiene comunque su livelli costanti (per descrescere laddove si riesce a ridurre la partecipazione a servizi di file sharing).

Ai tempi dei romani, gli artisti dipendevano da benefattori. Mecenate, che ha dato il nome alla categoria, era uno di questi. Gli artisti si raccoglievano intorno a queste figure, che si fregiavano in società dei loro ultimi “acquisti”, come di trofei; nei secoli, i mecenati sono stati soppiantati da società che hanno come unico scopo il profitto, e più ne fanno, più ne vorrebbero. Poiché i “mecenati” (persone o società) non possono sfamare tutti gli artisti (o presunti tali) di questo pianeta, a questo punto, è forse venuto il momento per gli artisti di prendere in mano il timone?

C’è una democratizzazione dei mezzi di produzione e di distribuzione, in atto, tramite Internet: perché non sfruttarla, perché essere alla mercé di gente senza scrupoli, che ti sostiene fintantoché sei di moda, per poi lasciarti a terra l’attimo dopo in cui non lo sei più. Non mi si venga a dire “pochi usano Internet”: accadeva anche con la stampa, secoli fa. Non per questo gli scrittori hanno smesso di scrivere.

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Change of heart

Anni fa, quando ero giovane e inesperto[1], arrivai sul newsgroup It.fan.startrek difendendo il personaggio di Wesley Crusher. Per chi non avesse mai visto un episodio di Star Trek: The Next Generation, farò un riassunto del personaggio come lo vedo ora (con un po’ più di anni sulle spalle, e un po’ meno di trekker dentro): odioso, tonto e definitivamente nerd.

Per quello strano meccanismo che ci porta ad identificare un personaggio di un film/telefilm con l’attore che lo interpreta, per anni ho avuto una qualche sorta di antipatia verso Wil Wheaton (sempre per i non trekker: interpretava Gordie in quel bellissimo film che è Stand by Me). Solo da un paio d’anni ho scoperto che, in realtà, Wil Wheaton è una persona deliziosa e un artista dotato (e “rovinato” proprio da Star Trek). Ed è un blogger. Dal 2001, infatti, tiene un weblog sul suo sito, da cui traspare proprio la grandezza di questa persona, che vorrei invitassero qualche volta in Italia ad una delle varie convention di Star Trek, proprio per far ricredere molte persone che lo associano solo al suo personaggio.

Okay, gli americani direbbero che questa è una shameless plug, un marchettone. In realtà, Wil Wheaton non mi paga, e non sa nemmeno che esisto. Ma io so che esiste lui, e sebbene odi ancora il suo personaggio, apprezzo moltissimo la persona.

[1] poco ridere, e poche battute, prego.

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