On the other side of the screen, it all looks so easy

Archive for Movies

August Recap

Da queste parti si continua a lavorare, mentre si aspetta la fine di agosto per ospitare il fratellame in visita per qualche giorno (prima volta a Londra) e poi per farsi qualche giorno fuori casa, sfruttando un regalo di nozze particolarmente gradito.

Nel frattempo, si macinano episodi di The West Wing (grazie, grazie, mille volte grazie) a cottimo, si lavora alla prossima release di GNOME e si leggono un paio di libri:

  • Perl Best Practices, di Damian Conway - un libro che consiglio a tutti quelli che odiano il Perl adducendo sempre i motivi sbagliati per odiarlo - preso al banco della O’Reilly al GUADEC di quest’anno insieme a Perl Testing: A Developer’s Notebook, un altro libro assolutamente consigliato;
  • Breaking the Spell, di Daniel C. Dennett - ma sono ancora troppo indietro per dare un giudizio;

Al cinema si è visto di recente Superman Returns e lo si è trovato deliziosamente alexrossiano nella resa grafica e alanmooriano nella storia; Bryan Singer mostra il lato inquientante dell’Uomo d’Acciaio (l’angelo che veglia sul pianeta, ma anche il potenziale dittatore assoluto) e la metafora cristologica è stata affrontata (in fondo, era l’800 pound gorilla in the room) e ribaltata molto bene sul finale. Tra i trailer c’era anche quello di Spider-man 3 e alla vista del costume nero ho temuto l’orgasmo; va da sé che qui si spera in un film come il primo.

Una cosa interessante che ho visto nei cinema inglesi sono le pubblicità sull’alcool e sulla guida pericolosa; roba che mi ha lasciato particolarmente di gesso per violenza grafica (e il sottoscritto non si fa più problemi da un paio di decenni, con la violenza grafica).

Per finire, le fumetteria della City sono state prese d’assalto dalla moglie per recuperare Civil War il nuovo maxi-crossover della Casa delle Idee che richiama in maniera piuttosto evidente Kingdom Come della Distinta Concorrenza.

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Goblet of Fire

Best. Movie. Ever.

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Sin City

Ieri sera, con la fiancée si è andati a vedere Sin City - e ne siamo usciti assolutamente deliziati.

Nota folkloristica della serata: dietro di noi avevamo due file di gente che meriterebbe l’impalamento per quanto non è stata zitta durante la proiezione; al ché, la fiancée ha tirato fuori la seguente cattiveria, guardando un tipico puttanone (cfr. Gino e Michele) della nigra masnàda: assomiglia a Julie Cooper, senza averne l’integrità morale. Le avesse aperto la testa col crick, le avrebbe fatto meno male.

All’uscita, siamo stati accolti da clacson a festa da parte della metà vincente di Milano. Il pensiero è andato subito a Settoruccio - tanto che eravamo propensi a chiamare la polizia nel caso non avesse fatto alcun post sul blog, quest’oggi; sai mai cosa potrebbe succedere dopo una ciucca din champagnino della vittoria.

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Episode III

Non contento di aver visto la fine di una saga, sabato ho visto la fine di un’altra saga.

La sensazione preponderante è quella di un contraltare a Return of the Jedi, fin dal titolo (incomprensibile il plurale usato dall’edizione italiana: il plurale di Sith è Siths, come dice Christopher Lee nell’Episode II).

In generale, l’Episodio III è scandaloso per quanto riguarda i dialoghi, ma non è meglio della media di tutti e cinque gli altri episodi. Questo potrebbe essere visto come una debolezza intrinseca della saga: bei film, nessuno in grado di reggere da solo (a parte A new hope, pensato per essere parte di una saga, ma realizzato come unico capitolo). Revenge of the Sith, quindi, ristabilisce l’equilibrio alla Forza - e la definisce come destino immutabile di cui i Jedi e i Sith non sono che marionette scarsamente consapevoli: Anakin sconfiggerà i Sith (perché è lui che uccide Palpatine, mica quel pischello di Luke che ha fatto il corso di Jedi per corrispondenza alla Scuola Radio Elettra di Dagobah) facendo esattamente quello di cui Obi-Wan Kenobi lo accusa, ovvero passando al Lato Oscuro.

Ergo, la saga è completa, ed è integralmente da valutare - e non film per film. La nuova trilogia, per quanto visibilmente più deboluccia, non è poi peggio della vecchia; gli attori non sono granché migliori (hint: i doppiatori italiani uccidono letteralmente Hayden Chirstensen - guardate tutto in originale, e poi venitemi a dire che è peggio di Mark Hammil, forza); i dialoghi non sono eccelsi in nessuno dei sei film.

Se non altro, la nuova trilogia ci permette di valutare di nuovo (e, secondo il mio parere, al ribasso) la vecchia trilogia. Basta avere l’accortezza di non volere prendere questi tre nuovi film e volere che reggano sulle loro sole forze.

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R’lyeh Fhtagn

Un gruppo di Fan (meritano la effe maiuscola) di H. P. Lovecraft hanno lavorato a un film su The Call of Cthulhu: sarà muto, in bianco e nero e assolutamente meraviglioso (a quanto parebbe dal teaser - che è sinceramente una delle cose più belle che io abbia mai visto).

Il teaser lo trovate qui.

This spring, the stars will at last be right…

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Maratone

LotR Complete
It’s mine… My precious… It came to me… It’s my… Precious!

Adesso che è mio, che l’ho visto e che ho pianto per venti minuti buoni sul finale, posso fare due considerazioni.

  1. la maratona và fatta, senza se e senza ma;
  2. PJ c’ha messo del suo, più o meno pesantemente, ma (strettamente parlando) meglio non si poteva fare.

La considerazione [2] porta a ulteriori considerazioni del tutto laterali. A chi si lamentava della fine del Conte Dooku, ho già risposto, e ribadisco: tacer della fine di Saruman non era possibile, e - eliminato il capitolo del ritorno a casa dei quattro hobbit - farlo fuori altrimenti sarebbe stato, alla fin della fiera, più problematico. A chi si lamentava della “staticità” di Aragorn, dico solo: siamo d’accordo; ma - aggiungo - Viggo Mortensen, pur rimanendo un po’ trucido, e pur usando il cheat code per vincere la battaglia dei campi di Pelennor, riesce comunque a muovere gli spiriti come un lord of Men; ergo, il suo ruolo lo porta a casa con grazia e bravura quanto basta. Altri si lamentavano di variazioni più o meno pesanti, e, più in generale, della rava e della fava; a questi posso solo rispondere che un film è un film è un film è un film, e che gli adattamenti da un libro sono il libro visto dal regista/sceneggiatore/produttore, non dai fan. Se questo uomo pacioccoso a vedersi avesse chiesto a ognuno dei fan accreditati in coda alla EE come avrebbe dovuto realizzare ogni scena, il film de Il Signore degli Anelli l’avremmo visto nel 2196.

E giusto per lasciarvi con una nota leggera, ecco qui il capodanno ideale secondo Iliad.

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Fandom

Ovvero fan domain.

Ehi tu! Si, proprio tu!

Tu che hai visto Guerre Stellari, e poi hai urlato “Ben, perché non gliel’hai detto!” in L’Impero colpisce ancora e ti sei sfrantumato le scatole con gli Ewoks in Il ritorno dello Jedi… Tu, che hai preso le videocassette, poi il cofanetto delle edizioni speciali, poi il cofanetto delle edizioni speciali in widescreen, poi il biglietto di La minaccia fantasma (quante lacrime, pensandoci, eh?) e, non contento, pure quello di L’attacco dei cloni (e giù altre lacrime).

Adesso stai pensando di spendere i tuoi sudati evro per il cofanetto DVD, perché… Perché… Beh, dopo aver speso tutti questi soldi per tre film di space opera, cerchi ancora un giustificazione logica per le tue azioni? Va là che sei un bel tipo…

Dicevo: vuoi prendere il cofanetto DVD, ma non sai dove Lucas ha deciso di torturare quanto rimane della tua fanciullezza e adolescenza, per poter far soldi con la tua maturità e con la fanciullezza dei tuoi figli?

Allora, ci sono questi tre articoli da leggere e da vedere, giusto per avere un’idea di cosa può fare un regista senza nessun rancor che lo tenga a bada.

Ah, quasi dimenticavo: ci vediamo per Il ritorno del Sith, vero?

dvdanswers, via slashdot.

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Revisione d’orario

Da queste parti c’è qualcuno che ha intenzione di fare una certa maratona di un certo film, usando una certa edizione estesa.

Ho come il sentore che bisognerà rivedere gli orari, anche perché sono uscite le specifiche dell’edizione estesa, e si parla di 250 minuti per il terzo film (per i non computanti in base sessangesimale: fanno quattro ore e dieci minuti).

Gli organizzatori, e gli eventuali astanti, possono cominciare ad avere paura. Grazie.

lord of the rings.net, via slashdot.

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Rumors

Pare - ma è un pare decisamente insistente - che i prossimi due film degli X-Men saranno scritti e diretti da Joss Whedon. Whedon che si è detto disponibilissimo ad accettare, una volta fatta la proposta da parte della FOX (che non ha ancora cambiato le date di inizio riprese e di rilascio di X-3). Anche Bryan Singer, che aveva rinunciato al terzo film degli Uomini X per dirigere un film di Superman (in alto mare, soprattutto perché gli attori pensano che il ruolo porti sfortuna - vedi alla voce Reeves, Christopher) avrebbe dichiarato di voler rientrare come produttore e/o co-autore.

Per quanto mi riguarda, se mi arriva Joss Whedon, il drool factor di X-3 sale d’ufficio a 9 e 75.

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Paycheck

Uno guarda un film, in DVD, con Ben Bisteccone Affleck - sempre più carygrantizzato, anche se stavolta dichiaratamente, con una Uma Thurman che risulta essere bellissima anche quando dovrebbe apparire brutta, diretto dal miglior John Woo hollywoodiano (ché bello e bono come Chow Yun Fat in The Killer c’è poco, e del periodo americano del regista di Hong Kong si salva solo Face/Off).

Uno guarda un film, dicevo. Si diverte, molto. Però, non può fare a meno di chiedersi, a un certo punto, perché gli piaccia la science fiction (succede tutte le volte che vedo un film sci-fi che mi piace, non temete). Meglio (e più in generale) perché a lui e a quelli come lui piaccia la sci-fi.

E il film in questione gli dà la risposta, servita su un piatto d’argento, tramite una battuta (del cattivo):

Michael Jennings is not a super agent, he’s an engineer.

Un ingegnere, capite? E si fa Uma Thurman. Con, in più, due non detestabili side effect: salva il mondo, e si becca pure 90 milioni di zucche.

Come può non piacere, un film del genere?

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It must be bunnies!

Dopo L’Esorcista, dopo The Shining e dopo Titanic, i coniglietti rifanno Alien in trenta secondi.

E son dolori di pancia. Dal ridere.

angryalien.

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Divergere

Spero di non spaventare nessuno, ma…

… che succederebbe se dicessi che ho visto Matrix Revolutions, che mi sono esaltato durante la scena della battaglia nell’hangar, che mi sono commosso alla morte di Trinity, e che, in fondo, il finale è perfetto per la trilogia dei Wachowski bros.?

Si, insomma, che mi è piaciuto, e tanto quanto il primo?

No, così, giusto per sapere se i miei gusti sono arrivati a divergere così tanto da quelli del resto dell’umanità.

P.S.: è previsto un cofanetto da 10 dischi. Ora, io che ho preso The Matrix, The Animatrix, The Matrix Reloaded e The Matrix Revolutions, e mi trovo con sei dischi, che faccio? Considerando anche che vogliono fare l’extended edition di The Matrix Reloaded, con un’ora di filmato in più.

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Fantasciemenza #0

Come per la rubrica de Le Scienze, “un cd, un libro, un film (di sci-fi) da buttare”. Per la precisione, mi concentrerò soprattutto sui primi due, ché i compact disc di fantascienza è dura trovarli. In generale, vorrebbe essere una guida per non ripetere gli errori fatti dal sottoscritto - a meno che non vi sentiate avventurosi.

Supernova

di Thomas Lee, con James Spader e Angela Basset

Nella fantascienza cinematografica, la componente visuale è, alle volte, più importante di quella narrativa. Prendiamo un capostipite del genere come lo è Star Wars: la storia è quella del principe a cui viene nascosta la sua vera identità e che viene cresciuto lontano dal padre, che parte per salvare la principessa dal malvagio cavaliere nero, venendo aiutato dal vecchio mago saggio e da uno scavezzacollo. Aggiungetegli, però, un X-Wing, una stazione spaziale grande quanto una luna, cannoni e spade laser, e avrete un paio d’ore di estasi visiva.

Il problema, nella fantascienza cinematografica moderna, è che la componente visiva sta diventando una mera scusa per sopperire alla mancanza di storia e di personaggi. Enters “Supernova”, un film in cui una nave stellare di soccorso viene chiamata per una missione di recupero, e scopre un artefatto alieno in grado di modificare i tessuti umani, ringiovanendoli e rafforzandoli, ma che - in realtà - si rivela essere una bomba “universale”. A parte l’idiozia varia che permea la storia, il vero scandalo è rappresentato dall’equipaggio. Composto da un capitano che sembra essere un personaggio interessante, ma che viene accoppato dopo cinque minuti, da pilota ex-tossicodipendente (Spader), con il carisma di un blocco di porfido (ma con una passione per la grappa alla pera), da due infermieri che non fanno altro che accoppiarsi come ricci, da una dottoressa (Basset) con più problemi dei suoi pazienti, da un ingegnere nerd che ha programmato il computer tanto da renderlo più carismatico del resto dell’equipaggio messo insieme, e da un ragazzo che vorrebbe fare il cattivo della situazione, ma che ispira solo una gran noia per la sua insipienza. Tutto questo fa da contraltare a una sequenza di “balzo iperspaziale” ben realizzata per quanto riguarda la CGI, ma che, sinceramente, non basta per giustificarne la durata di un’ora e mezza. Poi, all’improvviso, appaiono (in coda) i titoli di testa; al che, ti rendi conto di come gli ultimi novanta minuti siano stati il teaser di un film che, alas, non esiste.

imdb.

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Alternative

Ora che George Lucas ha svelato il titolo dell’Episodio III, ecco, in anteprima, i titoli scartati:

  • Star Wars Episode III: So long and thanks for all the Sith
  • Star Wars Episode III: Sith Happens
  • Star Wars Episode III: As Bad As Revolutions, And Longer
  • Star Wars Episode III: I’ll Torture Your Children With VII, VIII & IX
  • Star Wars Episode III: The Sixth Sick Sith’s Slick Servo’s Sick.
  • Star Wars Episode III: Who Gives A Sith?

via slashdot.

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C’era una volta

C’era una volta… No, non un re. E nemmeno una galassia lontana lontana. C’era un regista con un nome impronunciabile (senza perdere istantaneamente l’uso della lingua per i successivi cinque minuti), nato in India, ma cresciuto negli States.

Questo regista, dopo un paio di opere abbastanza misconosciute (la prima chiaramente autobiografica, la seconda una commediola da cassetta), esplode ai botteghini con un film sui fantasmi. Il film in questione è, abbastanza ovviamente, The Sixth Sense, e il regista è M. Night Shyamalan. The Sixth Sense è ancora oggi copiato, citato, e abusato da innumerevoli film. Ha stabilito nel mainstream, per gli anni a seguire, il canone del cosiddetto “finale multiplo” - per il quale le situazioni esposte dalla trama non si risolvono tutte contemporaneamente nel finale, ma a scoppio ritardato. Non che fosse un’invenzione di Shyamalan, intendiamoci - tutt’altro; però, se ci fate caso, tutti i film successivi, perfino le commedie, avevano almeno il doppio finale. Cosa che, per inciso, avrebbe stracciato anche un po’ le scatole del pubblico.

Con The Sixth Sense, però, Shyamalan si rivela essere un decostruttore di generi, ovvero un regista in grado di prendere un film di genere, di romperlo nei suoi componenti, di vedere - e far vedere al pubblico- come essi siano fatti, e poi di rimontarlo in un modo leggermente diverso. Questa abilità (che hanno pochi altri, uno su tutti un certo signor Brian de Palma, regista del quale, come dice il mio fratellino virtuale il Comottino, non si butta via niente, come del maiale) la si nota con il film successivo, ovvero Unbreakable. In quest’opera, Shyamalan prende la struttura tipica dei film tratti dai fumetti e la scompone; ne fa un film lento, riflessivo, che indugia nei particolari, invece di renderlo veloce, leggero e (mi si passi il termine) “vuoto”; e qui sta il genio di questo ottimissimo cineasta: il genere da lui decostruito sarebbe letteralmente esploso in faccia agli spettatori solo un paio d’anni dopo - tuttaiva Shyamalan ne anticipa i canoni, per poi invertirli, smontarli ed esplorarli.

Non c’è quindi da stupirsi se, come chiusura della trilogia, M. Night Shyamalan fa un film sugli alieni, Signs, senza che essi appaiano, se non alla fine, e per chiudere un discorso sulla predestinazione e sui limiti del libero arbitrio che è, in realtà, il vero scopo del film.

In realtà, i tre film di cui sopra, fanno parte di una notevole trilogia sul Sé; ne The Sixth Sense sia il personaggio interpretato da Haley Joel Osment che quello interpretato da Bruce Willis compiono un percorso che li porta ad accettare la verità sulla propria natura. In Unbreakable, lo stesso percorso è compiuto da i due antitetici protagonisti (ancora Willis, ma questa volta in compagnia di Samuel L. Jackson). In Signs, invece, dopo aver esplorato il sé (nel cammino per il recupero della fede da parte del personaggio interpretato da Mel Gibson), si prende in considerazione l’altro da sé, come complemento e come definizione negativa della propria essenza (”noi siamo anche ciò gli altri vedono e fanno di noi”).

Perché tutta questa pappardella? Perché è uscito The Village (remake de Il Villaggio dei Dannati - e non del primo remake), e sono letteralmente ansioso di vederlo.

imdb, the village, via il vanz.

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Episodio III

Il film più atteso tra i film che verranno rilasciati il 19 maggio 2005, si intitolerà Star Wars Episode III: Revenge of The Sith.

Maggiori informazioni, qui (attenzione, al momento starwars.com è sottoposto allo slashdot effect; nel caso, riprovate più tardi). Io vado ad accendere un cero a San Obi Wan Kenobi, protettore dei colpiti da una lightsabre

starwars.com, via slashdot, heartstars.

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Worst movie ever!

Tutti conoscono la IMDb Top 250.

Meno conoscono la IMDb Bottom 100.

Ho scoperto di averne visti una quantità impressionante: tutta la serie di “Scuola di Polizia”, “Ercole a New York”, “Kazaam”, i due seguiti “Highlander II” e “Speed II”, “Fermati o mamma spara”, “The Avengers”, e giù fino al primo film dei Pokemon.

Certo, però, che mettere Plan 9 from Outer Space è un delitto che reclama vendetta.

bastien nocera, via planet gnome.

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Prisoner

Visto il film di Harry Potter. Dimostrazione pratica che, dato un libro stupendo e un regista con i contro-cosi, il risultato non può che essere spettacolare.

Ci sono, ovviamente, delle cesure nel film (avendo appena riletto il libro, come “preparazione”, me ne sono accorto subito, data la memoria fresca), e delle modifiche, ma tre ore scorrono davvero velocemente. L’impatto visivo, poi, è grandioso. CItazione d’onore per quest’uomo e per quest’altro: si mangiano la scena ogniqualvolta appaiono.

Ah, dimenticavo: conosciuto una fellow blogger. Gentilissima e carinissima. Mille grazie della compagnia (e dell’applauso al cazzottone di Hermione a Malfoy ;-)), e cominciamo a pensare alla data per la visione in lingua originale.

Update: ne parla, in toni meno entusiatici, anche il babbo. Capisco il suo punto di vista: alcune rimozioni di personaggi possono, effettivamente, risultare antipatiche. Il suggerimento di rimuovere le scene su Hogwarts, però, non va bene: non si capirebbe una cosa fondamentale: la misura del tempo; la storia raccontata si dipana lungo un intero anno. Se non vi fossero le transizioni (splendide quelle del Whomping Willow) si perderebbe lo scorrere del tempo (e si finirebbe in un “effetto Troy”, dove il tempo percepito è di pochi giorni invece che di più di dieci anni). Altra cosa su cui non concordo è Malfoy: Draco è così anche nel libro - piagnucoloso, rompipalle e meschino.

Altro Update: ne parla, anche lei in toni meno entusiastici, anche panda. Ma che è, solo a me è piaciuto? :-P Risponderò anche a lei con più calma, punto per punto. Domani, però. :-)

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Sibilla Cooman

… la professoressa Sibilla Cooman…

Sibilla Cooman?

Sibilla Cooman?

SIBILLA COOMAN?

MA STIAMO SCHERZANDO?

Giuro, vorrei incontrare la traduttrice (sic) dei libri, per stringerle la mano.

Con una chiave di quelle usate per stringere le trivelle nei pozzi petroliferi, e staccarle di netto entrambe le braccia, così che non possa più scrivere con una tastiera; dovendo lavorare, sarà costretta ad usare uno di quei programmi per il riconoscimento vocale. Ma sarà buggato, e ogni volta che dirà “Sibilla Cooman” a schermo verrà visualizzato “Sybill Trelawney (si chiama così, cogliona!)”; in più, non potrà cancellarlo, a causa del suddetto bug, perché tutte le volte che dirà “cancella”, verrà scritto “cancellati tu, deficiente”.

Mi scuso con i miei compagni di visione cinematografica, per la colonna sonora a base di stridio di denti che accompagnerà il film.

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Meeting time?

Non si potrebbe organizzare qualcosa per la prima di “The Prisoner of Azkaban”?

La butto lì: prima serata (venerdì 4 giugno), Odeon Multisala a Milano. Sempre ammesso che ci siano ancora biglietti a disposizione.

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Expecto Harry

Sono un fan di Harry Potter.

Basti solo dire che, per “The Order of the Phoenix” ho fatto il preorder su Amazon.co.uk con quasi quattro mesi di anticipo sulla data di uscita del libro (per inciso: non sono stato nemmeno l’unico; conosco una ragazza gialla e una ragazza indecisa che hanno fatto lo stesso ;-)), e che solo freni inibitori pazzeschi mi hanno trattenuto dall’andare alle Messaggerie Musicali, a Milano, la sera del 24 Giugno 2003, per la serata in occasione dell’uscita del romanzo.

Quindi, immaginatevi voi come sto, a meno di due settimane dall’uscita di questo film.

corriere.

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Wanted

Sirius Black Have you seen this man?

Tra due settimane, esce il terzo film di Harry Potter (qui il trailer). Il mio libro preferito tra i cinque (The Prisoner of Azkaban), con uno dei miei attori preferiti di sempre (Gary Oldman, nei panni del padrino di Harry, Sirius Black).

Ricordo quando comprai il primo libro di Harry Potter (avevo visto il primo film, nel dicembre di tre anni fa, e decisi di dare una possibilità alla Rowling, dato che mi era piaciuta la trasposizione cinematografica), e lo trovai solo in inglese. Da allora, ho letto, e visto, i successivi capitoli solo in versione originale, tranne nei momenti in cui decido di farmi del male, e provo a vedere come hanno rovinato un pezzo in italiano. Ho persino fatto opera di evangelizzazione, dando da leggere il primo libro in inglese ad una bambina di undici anni. :-)

imdb, warner bros; image courtesy of mugglenet.

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Connessioni

Questa sera decido di darla buca ai Gialappi, e mi guardo quel piccolo gioiello della cinematografia che è The Shawshank Redemption (in italiano: Le ali della libertà), con Tim Robbins e Morgan Freeman. Adoro quel film: penso sia il miglior film che sia mai stato tratto da un racconto/romanzo di Stephen King (con la sola eccezione di The Stand, che però è una mini-serie tv con Gary Sinise e Rob Lowe, e dura sei ore).

Alla fine del film, decido di fare un salto su IMDb, per leggere qualche commento al film (lo faccio sempre, con antropologico piacere). Scopro che The Shawshank Redemption è al secondo posto nella Top 250 degli utenti dell’IMDb. Non sono d’accordo sulla posizione, ma mi sembra comunque una giusta ricompensa per questo gioiellino snobbato all’uscita nelle sale.

Scorrendo la Top 250, mi accorgo di aver visto buona parte dei film nelle prime 25/50 posizioni. Trovo, con mia grande sorpresa, al ventiduesimo posto, Il Buono, il Brutto e il Cattivo, di Sergio Leone. Leggo alcuni commenti (il mio è, parafrasando Chandler che parafrasa il fumettaro de I Simpson: “Best. Western. Ever.”).

Alla fine, prendo il DVD de “Il Buono, il Brutto e il Cattivo”, e mi vedo i due segmenti che più adoro del film: la sequenza del ponte di Lexton (con il personaggio secondario meglio tratteggiato, ovvero il capitano nordista, stupendamente interpretato da Aldo Giuffré), e il Triello finale, una sequenza che ha fatto la storia del cinema moderno.

Mi piacciono queste catene di sant’antonio del pensiero.

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Batman in SUV

Va bene: Bruce Wayne è un multimilionario.
Va bene: il suo alter ego, Batman, è un eroe americano.

Ma dargli un SUV grande come una petroliera, che consuma come una petroliera e che inquina come una petroliera mi sembra un tantinello troppo.

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