On the other side of the screen, it all looks so easy

Archive for Science

The Sound of Science

Vi ricordate tutti gli articoli che appaiono sulla stampa inglese e che Repubblica.it e il Corriere pedissequamente riprendono, riguardo il famigerato team di ${COLLEGE_INGLESE} che di volta in volta scopre “l’equazione” per la camminata più sexy, le forme perfette, la barzelletta migliore, etc.?

Se ve li ricordate, ma anche se non ve li ricordate, provate a leggere questo pezzo su BadScience (e poi aggiungete il feed, perché Ben Goldacre è meraviglioso).

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Living Proof

Caro gil, è perfettamente inutile mostrare studi scientifici a della gente che fino al 1984 1758 era ancora convinta che il Sole girasse intorno alla Terra.

Gli ultimi dieci secoli dovrebbero aver abbondantemente dimostrato la necessità di una moratoria internazionale che vieti agli esponenti di una qualunque organizzazione religiosa di riferire, menzionare o usare studi scientifici (sic) a supporto delle proprie tesi metafisiche e morali - cosa che, tra l’altro, ci libererebbe da quei fessi di scientology, oltre che dei gerarchi cattofascisti.

Ho corretto la data - chissà perché pensavo fosse negli anni ‘80 il mea culpa, evidentemente davo troppo credito. Per chi se lo chiedesse, anche con la correzione, c’è sempre una distanza di centoventi anni tra la chiesa cattolica e la realtà. La timeline della questione “chiesa cattolica vs. eliocentrismo” è interessante: 1737, Galileo viene ri-sepolto in terra consacrata; 1741, riabilitazione, conseguente la pubblicazione integrale dei lavori del Galilei; 1758, viene rimossa la proibizione per l’insegnamento dell’eliocentrismo; 1992, arrivano le scuse ufficiali con soli tre secoli e mezzo di ritardo. Poi mi lamento dei corrieri.

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No nuke is good nuke still?

Torniamo (ancora una volta) sul nucleare.

Il PresDelCons, un paio di settimane fa, ha dichiarato che bisogna ripensare al nucleare in Italia, come perno di una nuova politica di produzione dell’energia.

Non è tanto il pensiero di Berlusconi a interessarmi: tornare al nucleare, anche se possibile, è sconsigliabile per un mero motivo tecnico - dato che, dal 1987, abbiamo perso tutto il know-how nel settore, e dovremmo comunque dipendere dall’estero per centrali e personale.

Come sempre, invece, mi affascina la psicopatologia nota come “pensiero ambientalista”. Dopo aver sentito, al TG de La7, un rappresentante di Legambiente dichiarare che “le domande di sicurezza e di basso impatto ambientale che avevamo posto nel 1987 non hanno ancora avuto risposta”, avrei voluto prenderlo e legarlo davanti a Wikipedia, per fargli vedere che già dagli anni ‘50 esisteva il concetto di il pebble bed reactor, un tipo di reattore che, messo semplicemente, non può andare in melt-down. Il prototipo di questa tipologia di reattore è stato creato nel 1966 ed è stato decomissionato nel 1988 - sulla scia del disastro di Chernobyl.

Rimane il problema delle scorie, ovvero l’unico e reale problema del nucleare. Contestualizzando, però, ci accorgiamo che il problema delle scorie dell’attuale sistema di produzione di energia basato sugli idrocarburi è tale e quale a quello del nucleare: invece di avere rifiuti radioattivi per millenni, abbiamo megatonnellate di anidride carbonica e polveri sottili che cambiano il complesso sistema climatico del pianeta.

Nel frattempo, la stessa Legambiente si schiera contro i generatori eolici, che deturpano il paesaggio, e non producono significative quantità di energia; oppure continuano a spingere sul solare, che richiede spazi significativi per sostituire una sola centrale convenzionale, e rimane comunque a bassa efficienza, e legato a caratteristiche ambientali troppo specifiche per essere utile su scala planetaria.

Tornare al nucleare, in questa Italia post-1987 è sconsigliabile. Pensare che vi siano alternative, però, è talmente utopistico da non essere nemmeno concepibile.

Nel frattempo, i cinesi pianificano un reattore da 195 mega watt, come primo passo per un piano energetico basato sul nucleare che porterà la Cina alla produzione di tanta energia dall’atomo quanto quella mondiale attuale.

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Puzzle

Pare che un certo Gregori Perelman, in quel di Sanpietroburgo (porca miseria, meglio Leningrado), abbia risolto la congettura di Poincaré.

yahoo! news, via science@slashdot, clay mathemathics institute.

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Evolution

Dato che qui si parla spesso di religione, and lack of thereof, questo è un articolo di Richard Dawkins sulla religione da un punto di vista darwiniano.

Mi è piaciuto soprattutto per la volontà di formulare una corretta domanda sul perché la religione sia arrivata fino ai giorni nostri, più che la volontà di dare una risposta.

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Waste Disposal

Pare che la Cina abbia intenzione di realizzare trenta nuovi reattori a fissione nucleare entro il 2020. Secondo uno studio della CIA, entro il 2050 la Repubblica Popolare Cinese potrebbe avere a sua disposizione qualcosa come 200 reattori nucleari, arrivando a produrre 300 Gigawatt di energia attraverso reazioni di fissione. La produzione mondiale attuale si aggira intorno ai 350 GW.

C’era chi si chiedeva che cosa sarebbe potuto succedere se i due stati più popolosi di questo pianeta, Cina e India, avessero raggiunto la produzione degli stati più industrializzati. Tra quarantacinque anni potrebbe essere data risposta.

Il problema, in realtà, non sono le duecento centrali nucleari: se entro i prossimi cinquant’anni, com’è previsto, le riserve di combustibili fossili dovessero davvero ridursi al lumicino, il nucleare sarebbe l’unico sistema in grado di mantenere gli standard di richiesta energatica planetari; sembra, poi, che la tecnologia usata sia quella del pebble bed[1] - un sistema che rende infinitamente più semplice la manutenzione e la sicurezza (un reattore del genere, ad esempio, non potrebbe sviluppare alcuna reazione di meltdown). Il problema è che la Cina può permettersi, per qualche anno, di mettere i sottoprodotti delle centrali sotto il tappeto, e di piantare un corpo estraneo ad alta velocità nella nuca di chi provasse a protestare; passato qualche anno, però, dovranno fare i conti con dei fusti di scorie radioattive che rimarranno tali per il prossimo quarto di milione di anni[2]. Cosa che non sarà divertente, né per i cinesi, né per il resto degli abitanti di questo pianeta.

[1] Vorrei far notare come Wikipedia sia aggiornata agli ultimi sviluppi; quanto adoro questo sito.
[2] Uno dei problemi collaterali dei sistemi di stoccaggio è quello di creare un sistema di avvertimento per civiltà future, in grado di essere compreso a distanza di migliaia di anni. Ci lavorano da anni linguisti, biologi e fisici.

wired, via slashdot, wikipedia.

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La Gaia Scienza

Prendo a prestito uno dei titoli dal Giudamaccablog.

Scienziati di varie nazionalità, tra cui italiani, avrebbero scoperto non solo che la nostra Galassia sarebbe abbastanza antica, ma che gli Inglesi sarebbero addirittura più antichi della Galassia stessa.

Televideo

Ora è da stabilirsi se il Big Ben fosse in orario anche allora, altrimenti la datazione dell’inizio dell’Universo potrebbe slittare verso le cinque meno un quarto di quattordici miliardi di anni fa, giusto in tempo per il tea.

televideo.

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To Boldly Go #2

La camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una legge per regolamentare i velivoli suborbitali commerciali, e si spera che il senato la ratifichi a settembre. La legge sembrerebbe buona, ad una prima analisi, in quanto velocizzerebbe le procedure per l’ottenimento di una licenza di volo attraverso la FAA.

msnbc, via instapundit.

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Copyright

FFDES riporta la notizia secondo cui la corte inglese avrebbe permesso ad una coppia di procedere alla selezione di embrioni (realizzati tramite fecondazione in vitro), per ottenere cellule staminali da usare, poi, per il trattamento di una malattia del primogenito della coppia.

Poiché la notizia è riportata dall’ANSA in maniera nebulosa, la possibilità di prendere lucciole per lanterne è abbastanza alta. All’inizio dell’articolo, ad esempio, viene fatto intendere che la coppia faccia portare a termine la gravidanza, dopo l’impianto dell’embrione, per avere un “bambino salvavita”; tuttavia, alla fine, si parla solamente di embrioni.

Risulta evidente come un embrione e un bambino siano due cose estremamente differenti - a prescindere da dove si ponga l’inizio della cosiddetta “vita”. Ovviamente, il trattamento di questi due stati dipenderà da dove, appunto, una persona decida di porre questo inizio. Come disse anche FFDES, è una questione di decisione arbitraria. Anche un feto e un embrione sono due cose, abbastanza ovviamente, differenti; nonostante entrambi non abbiano ancora visto la luce. A dire il vero, vi sono differenti stadi di evoluzione all’interno dello stadio di embrione.

Nella mia grassa ignoranza in materia, e presupponendo che sia la coda dell’articolo ad essere la parte corretta - ovvero, spogliata dal sensazionalismo che sembra d’obbligo in questo tipo di notizie - si può ritenere che il procedimento alla base sia la creazione di embrioni ai primissimi stadi di sviluppo (quindi, composti da una quarantina di cellule somatiche, o totipotenti, insomma non differenziate), per avere materiale sufficiente per una terapia genica a base di cellule staminali. Questo tipo di cure potrebbe usare le cellule del cordone ombelicale, o cellule rese indifferenziate dello stesso donatore; il problema, nel primo caso, è che spesso le madri non sanno di poter donare il sangue del cordone ombelicale (cosa che, personalmente, porrei sotto silenzio-assenso, dato che può davvero salvare la vita a molti bambini); il problema, nel secondo caso, è che il trattamento di cellule per renderle indifferenziate è ancora molto sperimentale, e non è detto che funzioni in maniera corretta. Senza contare che, se il difetto è genetico, l’auto-trapianto senza correzione (che non siamo ancora in grado di fare) non porta a nulla - sarebbe come un’auto-trasfusione per un emofiliaco.

In parole povere, stante il fatto che potrebbero esservi delle ragioni mediche e pratiche che impongono l’utilizzo di embrioni creati partendo dai gameti dei genitori del bambino malato, e in seguito selezionati tramite screening genetico, c’è una buona possibilità che, per curare una vita, sia necessario arrivare alle soglie (o oltre; come ho detto sopra, è una questione del tutto dipendente da un’operazione intellettuale personale) della creazione di un’altra vita.

Nei commenti al post di cui sopra, sfigablog si fa una domanda parallela, ma egualmente importante: solo perché possiamo farlo, è etico pensare di doverlo fare? Non tanto usare un embrione per curare un bambino, ma fare un bambino possibilmente malato in primis. La risposta, in questo caso, diventa ancora più complicata; in parte, perché quando si parla di porre dei limiti riproduttivi ad una coppia portatrice di difetti genetici, si rischia sempre di essere paragonati ai nazisti - con la motivazione secondo la quale alcuni potrebbero un giorno decidere che tratti somatici o etnici sono l’equivalente di “difetti genetici”. La mia personale risposta è che, in questo caso, è inutile piangere sulle bistecche perdute: il bambino ormai è nato, ed è dovere della comunità garantirgli una vita sana. Non lasciare che il tuo senso della morale ti impedisca di fare quello che ritieni giusto, diceva Salvor Hardin.

La discussione, però, è tutta contenuta qui: ogni individuo che diritti ha nel decidere di copiare metà del proprio DNA? Quali, tra questi diritti, possono essere tolti dalla comunità? Quali, infine, sono quelli garantiti?

farfintadiesseresani, ansa, sfigablog, wikipedia.

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Efficiency

Scrive Luthor sul giudamaccablog (e su left wing) della sonda Cassini-Huygens, che oggi entrerà nell’orbita di Saturno.

Leggendo il thread su Slashdot a riguardo, scopro che la sonda è alimentata con 450 Watt, generati attraverso tre reattori nucleari termo-elettrici (questo lo sapevo già, dato che gli ambientalisti si sono lamentati, al momento del lancio, ovvero sette anni fa, per l’eventuale caduta della sonda in caso di lancio abortito); i reattori termo-elettrici usano il differenziale termico, dovuto al decadimento di elementi radioattivi; il differenziale si trasferisce ad una barra bi-mettalica, e questo produce un flusso di corrente continua (effetto termo-elettrico).

Un’interessante considerazione sull’efficienza, a questo punto, è d’obbligo. Il computer grazie al quale sto scrivendo questo post è alimentato da una sorgente a 400 W circa, e questo basta a appena ad alimentare una CPU, una ventola, una scheda grafica, una scheda di rete, una scheda sonora, due dischi fissi, due unità ottiche e qualche vario aggeggino USB di tanto di tanto; monitor, modem e stampante sono su un alimentazione a parte. La sonda Cassini-Huygens, con 450 W alimenta, in ordine sparso:

  • un sistema di navigazione
  • un’antenna ad alto guadagno
  • due antenne a basso guadagno
  • il computer principale
  • il motore principale
  • un analizzatore di povere cosmica (CDA)
  • varie macchine di ripresa (ISS)
  • uno spettrometro del plasma (CAPS)
  • uno spettrometro agli infrarossi (CIRS)
  • uno spettrometro per particelle cariche e neutre (INMS)
  • un magnetometro (MAG)
  • un analizzatore per la magnetosfera di Saturno (MIMI).
  • un radar
  • un sensore per le radio-onde emesse da Saturno (RPWS)
  • un emettitore radio per l’analisi delle interferenze con corpi solidi (RSS)
  • uno spettrografro nell’ultravioletto (UVIS)
  • un’altro spettrometro ad alta risoluzione per gli infrarossi (VIMS)

Ovviamente, non c’è paragone: una sonda spaziale è ultra-ottimizzata perché non c’è l’assistenza ACI nello spazio. In più, buona parte delle tecnologie ingegnerizzate durante le missioni spaziali sono state poi utilizzate nell’industria terrestre, ivi inclusi i computer. Tuttavia, non si potrebbe avere un computer che consuma la metà (ché, tanto, metà dell’energia usata viene dissipata)?

Giusto per la cronaca, un lettore di Slashdot ha calcolato quanti chilogrammi di combustibili fossili ci sarebbero voluti per avere la stessa resa lungo i sette anni di viaggio: servirebbero circa 8 tonnellate di carbone, 5 tonnellate di petrolio o 70 tonnellate di benzina. In più, bisognerebbe portare l’ossidante, dato che nello spazio non c’è; in funzione del tipo di carburante, è necessaria una quantità di ossigeno pari fino a tre volte l’equivalente in combustibile. Contro i trenta chilogrammi di plutonio effettivamente usati dalla sonda, che funzionano in assenza di ossidante.

+++

giudamaccablog, leftwing, jpl, slashdot.

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Landmarks

Lunedì, ovunque voi siate, fate attenzione.

Alle tre e mezza del pomeriggio (ora italiana), entrerete, de facto, in una nuova era. Lunedì, alle tre del pomeriggio (9:30 am, ET), il vettore della Scaled Composites di Burt Rutan, porterà il primo aereo suborbitale commerciale dal primo spazioporto commerciale terrestre fino a cento chilometri di altitudine, ovvero il limite inferiore dello spazio esterno (piazzando una serie ipoteca sull’Ansari X-Prize) [qui trovate il countdown al lancio].

Update - 2004.06.21, 17:08 (GMT +0200): Ce l’hanno fatta! La SpaceShipOne è ufficialmente arrivata a 100km di altitudine sul deserto del Mojave. Il pilota, Mike Melvill, sta bene, ed è il primo astronauta privato della storia.

Update - 2004.06.21, 16:51 (GMT+0200): La SpaceShipOne è stata sganciata dall’aereo White Knight a 50.000 piedi (circa 15000 metri) di altitudine.

scaled composites, space.com, xprize, via slashdot.

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Padreppie

Buonasere attutti, ie so’ Padreppie. Pentiteve peccatoribus, e cunvertiteve, perché altrimente padreppie te mand’ tante de quei grattacape che le piache d’egitte ‘nu scherzo parono.

Sembra una delle parodie di Federico Sardelli, che appaiono sul Vernacoliere, e invece è vero: il faccione di Padreppie sarebbe apparso su una statua, in quel di Genova.

Oggi ho visto il telegiornale, ed effettivamente, quello che sembrava essere un volto umano era localizzato sul petto della statua del Cristo degli Abissi (che, con questo nome, più che al cristianesimo, sembra essere una statua appartenente ad uno dei culti lovecraftiani). Anche se a me sembrava più Vittorio Emanuele II, più che Padreppie. Piuttosto che proporre per la beatificazione l’ex re d’Italia, però, faccio mente locale, e mi ricordo della bufala del “volto di Marte” (noto anche come “la sfinge di Cydonia”), e di come un’innocua collinetta, fotografata da una macchina a bassa risoluzione, posta in orbita intorno ad un pianeta, sia diventata un volto androgino alieno. La spiegazione è semplice: gli esseri umani hanno un “circuito cerebrale” fatto apposta per riconoscere i volti. Tutte le volte che osserviamo qualcosa, una parte del nostro cervello tenta di associarlo ad un volto antropomorfo. Ci viene naturale, come respirare.

Ciò nonostante, come ci sono dei matti che tentano di dimostrare come la Sfinge di Cydonia sia parte dei resti di un’antica civiltà marziana, così quasi il 50% dei lettori del Quotidiano.net ritengono che si tratti di una manifestazione della fede.

repubblica, mars program @ nasa, quotidiano.net.

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Turing Dreaming or Dreaming Turing?

Cinquant’anni fa, moriva Alan Turing. Fu uno dei padri dell’informatica, così come la conosciamo (e, nel caso del sottoscritto, la studiamo) oggi. Lavorò, durante la Seconda Guerra Mondiale, a Bletchley Park, dove venivano sviluppate le prime macchine calcolatrici elettromeccaniche impiegate in applicazioni reali - per la preicisione, la “rottura” dei codici crittografici usati dai nazisti. Come matematico, si occupò di stendere le parte delle basi della teoria computazionale, ma anche dei sistemi caotici che si trovano in natura. Il lavorare con quelli che sarebbero diventati di lì a qualche anno i primi computer, fece si che Turing fu tra i primissimi a chiedersi se una macchina potesse davvero essere in grado, data abbastanza potenza, di pensare come un essere umano; per questo, propose quello che venne chiamato il “Test di Turing”, ovvero un sistema in grado di determinare se una macchina mostrasse o meno segni di pensiero intelligente.

Turing era, inoltre, omosessuale in paese (la Gran Bretagna) e in un’epoca (gli anni cinquanta dello scorso secolo) in cui l’omosessualità era ancora un reato. Scoperto e processato, per evitare la galera, fu obbligato a seguire un trattamento ormonale (che, all’epoca, si riteneva essere in grado di “curare” l’omosessualità riducendo la libido). Pose fine alla sua vita con una certa dose di melodramma: avvelenò una mela e la mangiò (anche se si pensa che, più che suicidarsi, fu suicidato dai servizi britannici, a causa delle sue conoscenze dei sistemi crittografici alleati e per la sua ricattabilità nella nascente era della Guerra Fredda). Tra parentesi, la famosa mela della Apple è stata scelta proprio per questo motivo da Wozniak e Jobs. Turing fu, in sintesi, un genio che salvò la società che, solo pochi anni più tardi, lo condannò.

Sia la BBC che The Register hanno un articolo per commemorare l’evento.

slashdot, the alan turing website, bbc, the register.

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Divieto di transito

Domani, dalle sette del mattino fino all’una del pomeriggio, Venere transiterà davanti al Sole, un evento che non accadeva dal 1882 (ma che si ripeterà nel 2012). Per evitare di disintegrarsi le retine, il sito dedicato alla sonda SOHO mostrerà le foto scattate dall’osservatorio spaziale in orbita nel punto lagrangiano numero uno (L1). Per gli astrofili italiani, la UAI ha creato un sito per l’evento.

nasa, uai.

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Fine e non Mezzo

Prende le mosse da un pezzo del Sofri grande, pubblicato dal Foglio e riportato dal Giudamaccablog, ma la discussione sulla fecondazione assistita prosegue su farfintadiesseresani. Sto avendo un piccolo rigurgito di passione per la storia delle filosofia (ho addirittura ritirato fuori il vecchio Sini[1] per rileggermi qualche cosa), e il solo citare Kant mi mette sull’attenti, e mi invoglia a scribacchiare qualcosa. Non che io sia in qualche modo qualificato per discutere di filosofia con un laureato e un docente, ma l’occasione è troppo ghiotta; perdonate, se potete, i deliri di questo post-ventenne. Un piccolo appunto: non ho intenzione di convincere nessuno a cambiare la propria posizione; in questo mondo si vuole “convincere”, spesso come tanti piccoli figli di Schopenhauer, e non “spiegare”.

Il contesto è quantomeno d’obbligo ricapitolarlo. Un giudice catanese ha applicato alla lettera la nuova legge sulla fecondazione assistita, impedendo ad una coppia (portatrice sana dei geni per la talassemia) la selezione dei blastocisti (agglomerati di cellule risultato iniziale della fecondazione, sia essa in vitro che in utero) per evitare l’impianto di quelli che avrebbero portato allo sviluppo di un feto prima, e di un bambino poi, affetto da talassemia (malattia debilitante che provoca anemia nel caso più lieve, e morte del bambino spesso poco dopo il parto nel caso più grave). La gravidanza, comunque, non va a termine per cause naturali. Fin qui, il contesto.

Da un lato, si può essere d’accordo con la sentenza del giudice, paventando il rischio di un’eugenetica strisciante. Il fatto che all’eugenetica invariabilmente venga associata l’immagine del bambino biondo-occhi-azzurri-fisico-perfetto è un meme iniziato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale (e il sottoscritto si chiede quando finirà di propagarsi) invece di essere associata alla riduzione di malattie genetiche, scopo senz’altro più coerente con il termine stesso di eugenetica (a proposito: lo sapevate che ben prima della Germania nazista furono gli Stati Uniti ad implementare direttive per l’eugenetica? C’è sempre da imparare); ma transeat. Lasciando da parte bambini biondi e dagli occhi azzurri, giusto per evitare di tediarvi oltre, vorrei arrivare al punto cruciale della questione, ovvero la liceità o meno della fecondazione medicalmente assistita. Sul perché, una volta accettata la fecondazione assistita, sia la legge che questa sua implementazione decadano, non mi pronuncio: mi risulta cristallino come una legge in palese contrasto con un impianto legislativo preesistente, e contro ogni logica, sia una condizione di contorno rispetto alla questione etica sottostante.

Farfintadiesseresani cita Kant e Wittgenstein (quello vero, non il blog, ça va sans dire); per la precisione, il primo ha detto come sia necessario considerare l’umanità sempre come un fine, e non come un mezzo (concetto che, se non sbaglio, viene espresso nella Critica del giudizio; ma non picchiatemi troppo forte se ho detto una vaccata). Operando un piccolo ribaltamento di prospettiva, tuttavia, si potrebbe facilmente affermare come quella che noi chiamiamo “umanità” non sia altro che l’unico modo per cui due filamenti di acido desossiribonucleico siano in grado di preservare metà della loro struttura. Visione estrema, lo ammetto, che ridurrebbe tutto ciò che siamo, che impariamo e che pensiamo di conoscere, a mere incrostazioni in un brodo di coltura; pensiero inaccettabile. Manteniamo l’asserzione kantiana come assioma, quindi; l’embrione diviene, così, un appartenente all’umanità, in quanto umanità “in potenza”, stadio attraverso la quale tutti noi, umanità “in atto”, siamo passati. Qui sta il nodo gordiano, direbbe Alessandro Magno; e, sfortunatamente per noi, al contrario di Alessandro non abbiamo uno strumento in grado di tagliare il nodo, in un magnifico esempio di pensiero laterale. L’unico strumento in nostro possesso è quello della scienza, che, alas non ci dà risposte, ma sa solo dirci come cercarle, e come validarle se pensiamo di averle trovate. Quindi, in una serie impressionante di reductio ad unum del problema, siamo giunti alla definizione di “umanità” come punto focale del problema. Qui si entrà, però, nell’annoso dilemma che attanaglia la nostra specie fin da quando essa ha iniziato ad interrogarsi su sè stessa e sull’altro da sè (Ah! La gnoseologia! Ore e ore di argomentazioni su quello che è pensabile o meno; che se Parmenide si fosse fatto una canna staremmo tutti molto meglio). Alla fine di tutto questo discorso, quindi, che abbiamo? Abbiamo uno di quei momenti che mi piace definire “goedeliani”, ovvero: non sappiamo che pesci prendere.

Quindi, come giustamente dice farfinta, si riduce tutto ad una decisione puramente arbitraria: alcuni possono decidere che qualunque cosa definisca l’umanità risieda, integralmente e in potenza, in un agglomerato di una dozzina di cellule non differenziate; altri, come il sottoscritto, preferiscono spostare questa “umanità in potenza” più avanti (a dire il vero, vi sono esempi di persone che, personalmente, non ritengo appartenere all’umanità anche ad anni di distanza dal parto). A questo punto, però, interviene la questione legale: io, Stato, posso prendere una tale decisione per i miei cittadini? Da liberale (in materia sociale), un’ingerenza del genere mi fa arricciare la punta delle scarpe come se fossi stato schiacciato da una casa trasportata da una tromba d’aria. Senza contare che, tale ingerenza sarebbe, come abbiamo dimostrato, figlia di un’operazione intellettuale che varia da persona a persona. Ritengo, quindi, che la decisione di ricorrere o meno alla fecondazione assistita, e a tutto quello che essa implica (ivi inclusa l’eliminazione di materiale organico/embrioni) sia qualcosa che vada deciso dal singolo, e su cui uno Stato di diritto non possa in alcun modo esercitare forzature, e in un senso e in un altro.

Ecco, lo sapevo: è venuta fuori la solita pappardella logorroica per dire le solite due cose. Il tizio vicino a me ha preso una tanica di benzina e se l’è versata addosso. Adesso vado, perché una delle hostess mi ha chiesto se so pilotare un aereo. Eh, lo facevo durante la guerra, prima dell’incidente in cui persi l’intera mia squadriglia…

+++

[1] Carlo Sini, “I Filosofi e le Opere”, Ed. Principato.

giudamaccablog, farfintadiesseresani, wikipedia, wittgenstein, imdb, cinemazone.

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Radiation

Un piccolo appunto a questo post di Marco: le radiazioni elettromagnetiche emesse dai terminali GSM, GPRS o UMTS (insomma: i telefonini cellulari) non sono radiazioni ionizzanti, al contrario delle radiazioni emesse dagli apparecchi radiografici (o da qualsiasi aggeggio che contiene materiale radioattivo). Per quelle abbiamo quarant’anni di studi che ci dicono quando diventano pericolose, e quando non lo son0.

Le antenne trasmittenti dei terminali portatili, poi, sono sottoposte ad una severissima legislazione, e sono praticamente sicure al di fuori del raggio di cinque metri (la potenza decresce con il cubo della distanza, e non sono isotropiche, ma direzionali).

Infatti da tempo continuo a sostenere che più antenne ci sono, meno potenti i telefonini devono essere per avere la stessa efficienza, meno problemi insorgono nel tenere una sorgente di campo elettromegnetico a 1 GHz attaccata al cervello. Esattamente il contrario di quanto sostengono i verdi, che vorrebbero meno antenne (e, di conseguenza, cellulari più potenti, ma a questo non ci hanno evidentemente pensato).

C’è da dire che, mentre abbiamo quarant’anni di studi sulle radiazioni ionizzanti e più di vent’anni di studi sulle radiazioni emesse dai sistemi di trasporto di energia elettrica ad alto e altissimo voltaggio (gli elettrodotti, per intenderci), non abbiamo equivalenti studi sulle radiazioni emesse a così piccola distanza da tessuti organici vivi da parte di terminali così piccoli. Le potenze usate (nell’ordine del watt/cm^2) lascerebbero intendere che i danni potrebbero essere minimi, ma ci vorranno ancora anni di studi e anni/uomo di test per verificare se questi danni esistono, e quanto bisogna fare per stare al sicuro. Non ritengo, tuttavia, applicabile il principio di precauzione tanto caro agli ambientalisti, in questo caso. In fondo, non abbiamo studi precisi sul gelato al pistacchio (se pensate di fare uno studio con un milione di anni/uomo di esposizione, contattatemi al mio indirizzo email), eppure i gelatai di tutto il pianeta lo vendono.

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Lesser Evil

Nel 1969, James Lovelock (un fisico inglese) proponeva una teoria interessante, seconda la quale la Terra, inteso come unicum di pianeta e di abitanti, era un sistema in perfetta omeostasi, in cui ogni singolo elemento bilancia gli altri. La teoria fu chiamata Teoria di Gaia. A parte fornire un plot per film in CGI, la Teoria di Gaia piacque particolarmente agli ambientalisti, che la modellarono, per le loro battaglie, su una metafora organica: la Terra diventava Gaia, un qualcosa di vivo, in cui ogni specie esistente non era nient’altro che un ospite, e l’omeostasi alla base (che nessuno scienziato contesta) come un processo intelligente (cosa di cui non esiste alcuna prova, e che difficilmente potrebbe essere un’ipotesi credibile).

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Sweet Seventeen #2

Sempre a riguardo delle cicale, e dato che l’articolo di Repubblica non ne parla[¹], un piccolo retro-spiegone relativistico sul ciclo di diciassette anni. Posto che ve ne freghi qualcosa, sia chiaro. Nel caso, ignorate il post.

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Energize

Rimbalzo da .mau. la notizia dell’apertura della centrale solare sperimentale a Priolo (nel siracusano), aperta dall’ENEA, sotto la direzione di Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica nel 1984.

SimCity: Solar Power CollectorIn breve, e giusto come premessa, le centrali di questo tipo si basano su un principio abbastanza semplice, ovvero che la luce solare scalda. Detta così sembra abbastanza banale, e infatti lo è. Tramite specchi parabolici, si può concentrare la luce solare su un punto preciso, magari un contenitore di liquido; il liquido si scalda fino ad ebollizione, fluisce lungo una conduttura a contatto con dell’acqua, avviene uno scambio termico e l’acqua si trasforma in vapore, che andrà a far muovere delle turbine (che produrranno energia), per poi finire in condensatori, pronta per ritornare ad essere scaldata. Come si vede, abbastanza banale.

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Flatlandia

L’ermo colle riporta l’incipit del libro di Abbott, e mi riporta istantaneamente a quasi dieci anni fa, in prima liceo (PrimaDiDue, come direbbero i Borg).

Flatlandia era (e lo è ancora, dice C.) il primo libro (di una lunga serie) consigliato dal professor Godio (Paolo D., per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo). I suoi studenti (di Disegno Tecnico e Storia dell’Arte) lo comprano immantinente, per poi scafarsi quando capiscono l’andazzo (comprare un libro alla settimana, per cinque anni, su una materia che può interessare relativamente fino ad un certo punto). Lo comprano, e lo leggono. Molti si fermano dopo venti pagine, trafitti dalla noia (perché come prosa è indubbiamente noiosa). Alcuni lo finiscono, ma più perché sono studenti del primo anno, e sappiamo tutti come sono i “primini”.

Pochi lo finiscono perché è un bel libro sulla geometria, che non è quella roba tipo “baseperaltezzadivisodue” che ti fanno mandare a memoria fin dalle elementari. Meglio, non è solo quella. La geometria, e ne parlo da profano (altri e altre ne sanno molto più di me, e sorrideranno a quel sempliciotto dell’autore, leggendo questo post) è prendere quell’esempio di semplicità, che solo le cose geniali sanno trasmettere, come la formula per il calcolo della distanza tra due punti su un piano, chiedersi “ma cosa succede se aggiungo una dimensione?”, e provare; e poi dimostrarlo per tutte le dimensioni superiori. Roba semplice, da studente di prima superiore. Ma, a quel punto, cominci ad intravedere in lontananza spazi vettoriali a N dimensioni, e ti rendi conto di essere solo sull’estremo di un continente vasto e misterioso, per i puri di cuore che si sentono avventurosi a sufficienza da volerlo esplorare.

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Faith

no, non Emilio.

Il giovane ingegnere riporta un articolo su “1972″ che riporta un articolo di Dinesh D’Souza che riporta un frammento della Critica della Ragion Pura di Kant[1] (adoro queste catene di sant’antonio del pensiero; se trovo tempo, ne farò una disamina più approfondita prossimamente).

Nell’articolo (giusto per condensare), D’Souza prende le mosse dal pensiero kantiano per dimostrare (ahinoi) che gli atei non sono così razionali come pensano (motivo scatenante, una piccata osservazione di Dennett secondo cui un ateo sarebbe più “intelligente” di un teista); per la precisione, teisti e atei sono agli estremi dello spettro delle weltanshaung sul numinoso, quindi entrambi forzano uno scelta non basata sulla razionalità, ergo irrazionale. In pratica, se i teisti rispondono alla necessità del numinoso nella vita e nell’universo con un dio, operando un processo che va al di là della ratio, ecco che gli atei forzano lo stato opposto, non già operando una scelta razionale, ma rinnegando irrazionalmente (perché impossibilitati dalla ragione a dimostrare questo rifiuto) in toto il concetto di divinità. A sostegno della tesi, D’Souza porta il pensiero kantiano secondo cui, poiché noi percepiamo la realtà attraverso i sensi, ci può essere qualcosa che i nostri sensi non percepiscono; di qui, il numinoso, ovvero ciò che di misterioso ed inspiegabile circonda l’Uomo inteso come animale dotato di ragione e che indaga ciò che lo circonda.

Il giovane ingegnere, 1972 e il Boroggu si dicono d’accordo, ma tutti citano fonti “theologically correct”, come l’enciclica Fides et Ratio, oppure don Giussani, o financo Pascal. Tutte le fonti richiamano una necessità del numinoso come parte integrante della natura umana. Ma se anche il numinoso fosse necessario (e, da buon ateo praticante, mi piace pensare che anche la scienza sia in gran parte una ricerca del numinoso) all’uomo, perché identificarlo con una divinità? È davvero necessario operare questa identità tra “misterioso” e “deiforme”? Esempio classico: un fulmine contiene una “carica numinosa” notevole, per qualcuno che non ne conosce i meccanismi; un lampo di luce abbagliante e un frastuono che la segue. È manifestazione divina? Per gli antichi greci si. Nel XXI secolo vorrei vedere qualcuno affermarlo. Più apprendiamo qualcosa sulla realtà che ci circonda, attraverso questi nostri cinque sensi, più il numinoso si riduce a enti via via più astratti di un fulmine. In realtà, quindi, il numinoso è identificabile non come il misterioso in sé, bensì come la necessità di avere una spiegazione per il misterioso che ci circonda.

Chiarito questo punto, quindi, un ateo come si pone dinanzi al numinoso? Semplicemente, accettando il bisogno del numinoso, ma non accontentandosi di un’interpretazione fideistica, che, a questo punto, assurge a ruolo della carta “esci di prigione” del Monopoli, dato che risponde, per necessità, a tutte le domande possibili; al contrario, l’ateo guarda il numinoso come sfida alle proprie capacità razionali. L’ateo, quindi, sa di non essere perfettamente razionale; tuttavia, è proprio per ridurre l’irrazionale che affronta il numinoso. Lungi da me trarre giudizi, ma non è forse un comportamento più razionale dell’accettazione fideistica di quanto di misterioso c’è in quest’universo? Secondo il mio modestissimo parere, si. Con buona pace di Dinesh D’Souza.

[1] Sorry, non c’è permalink.

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