On the other side of the screen, it all looks so easy

Archive for SciFi

Danger! High Voltage

Settembre: è tempo di pilot e di nuove serie. Ovviamente, da queste parti non ci si poteva far mancare il primo episodio Studio 60 On The Sunset Strip di Aaron Sorkin post-West Wing (il vigliacco, oltre all’aver riciclato un pezzo del cast ha pure preso lo stesso font e stile per i titoli; ma noi lo amiamo anche per questo).

Altra nuova serie da tenere d’occhio, sempre della NBC, è Heroes; il rischio di una nuova Firefly è elevato dato il tema, ma fortunatamente non è trasmessa dalla Fox quindi c’è sempre la speranza di una qualche forma di clue. Update 2006-09-28T00:17+0100: Heroes è sicuramente una delle serie più interessanti della stagione - sempre che duri (anche se con 14.3 milioni di spettatori un po’ più di sicurezza mi è venuta); il creatore è lo stesso di Crossing Jordan e a bordo ci sono anche Jeph Loeb (Smallville e Lost in TV, e una valanga di comic book tra Marvel e DC all’attivo) e Tim Sale per la parte grafica. In breve: Heroes sta a X-Men come Smallville sta a Superman - a meno dei riferimenti diretti a personaggi di carta.

now playing: Electric Six, “Fire” - compratelo: è un ordine, anche solo per questi due video

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When You’re Fourty

Star Trek compie i suoi primi quarant’anni, e dallo iato tra 1969 e 1987, questo è il primo anno senza Star Trek in televisione. Per fortuna, date le ultime due incarnazioni del mito, Voyager ed Enterprise. Ovviamente, altre serie hanno preso il posto della veterana: Stargate SG1, arrivata alla sua ultima, decima stagione è sicuramente la vera erede di Star Trek (da almeno un anno a questa parte ho in mente un post al riguardo); in più abbiamo Stargate Atlantis, la breve Firefly e, ovviamente, Battlestar Galactica.

Tuttavia, nonostante il collasso ad opera di autori non certo in grado di scrivere buone storie, Star Trek rimane sempre una grande saga di analisi dell’umanità, pregi e difetti, che usa la fantascienza come metacontenitore.

Per festeggiare la ricorrenza, Wil Wheaton (come “chi è”?) recensisce da par suo gli episodi di Star Trek: The Next Generation partendo dal primo regular The Naked Now, che apparve sui teleschermi americani diciannove anni fa e riavviò la magia dei tizi in tutina rossa che muoiono per primi in ogni away team, del teletrasporto che si guasta nei modi più inverosimili, delle navi stellari che sembrano delle camere sterili, degli ingegneri che trombano. Insomma, la magia della fantascienza.

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Galactica/2

Qui sono iniziati i sei giorni di Giuste Ferie®. Dopo la visita del fratellame, ci si rilassa con la seconda season di Battlestar Galactica - sempre meravigliosa, sempre adulta, sempre con il budget per episodio pari al PIL di una piccola nazione africana.

In più si è preso di recente:

  • il cofanetto di Band of Brothers;
  • The League of the Extraordinary Gentlemen - part I di Alan Moore;
  • Unity di S. D. Perry, per concludere degnamente Deep Space Nine cartacea (improvvidamente lasciata in quel di Milano);
  • Learning the World di Ken Macleod;
  • il libro su Mono della collana Developer’s Notebook della O’Reilly, accompagnato dalla piccola C# Reference Guide - perché sono curioso di capire per quale losco motivo il C# sia così interessante; da quanto ho visto fino a ora, il linguaggio in sé è quanto di più hip ci sia al momento, con decoratori e sovrabbondanza di keyword - mi chiedo se chi usa .Net si renda conto di quanto la piattaforma non sia nient’altro che un Perl lievemente (ma non troppo: public sealed class Foo { }? [Map enum]? public Foo () : base? Ha!) ripulito.

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Serenity

Dopo Battlestar Galactica, qui si è recuperato il cofanetto DVD di Firefly e il DVD di Serenity a chiudere la visione.

Non ci sono commenti: solo delizia per trame, personaggi e quotable material a profusione. Possano i cretini della Fox che hanno deciso la cancellazione di questa serie perire sulla tazza del cesso tra atroci tormenti intestinali.

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He’s dead, Jim

Una settimana fa c’è stata, in quel di Bellaria, la nuova edizione della STICCON, la convention organizzata dal Grande Nagus, Massimo Romani, e a cui è gentilmente concessa la partecipazione dello STIC.

Un momento, mi sono sbagliato: la convention è dello STIC.

Certo.

Come ho fatto a sbagliarmi.

Una svista madornale.

Anyway, quest’anno c’era l’ospite d’onore. Ma che dico “d’onore”, dico solo ospite. Ma che dico “ospite”: l’Ospite con la O, la S e la P maiuscole: Bill Da Panza/Kirk/tiggeioocher Shatner!

Proprio lui, il parrucchinomane grande obeso che sconfisse le pizze volanti di Deneva ingurgitandole tutte in un sol boccone; il mitico pancerato che usò tutto i triboli come parrucchini - nonostante le vivaci proteste degli ambientalisti di tutta la galassia; l’attore per il quale recitare ha sempre provocato strani mal di testa, fino a quando non gli hanno dato del digestivo per digerire il copione.

In breve, il capitano che tutti abbiamo adorato prima di uscire dalla nostra pubertà, esattamente come i Duran Duran, le gomme da masticare Big Bubble e le avventure di Gabriel Pontello.

Se volete sapere cosa ha fatto durante la convention, a parte tentare di mangiarsi il palazzo dei congressi di Bellaria, ecco un gustoso articolo sul Corriere della Fantascienza.

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Episode III

Non contento di aver visto la fine di una saga, sabato ho visto la fine di un’altra saga.

La sensazione preponderante è quella di un contraltare a Return of the Jedi, fin dal titolo (incomprensibile il plurale usato dall’edizione italiana: il plurale di Sith è Siths, come dice Christopher Lee nell’Episode II).

In generale, l’Episodio III è scandaloso per quanto riguarda i dialoghi, ma non è meglio della media di tutti e cinque gli altri episodi. Questo potrebbe essere visto come una debolezza intrinseca della saga: bei film, nessuno in grado di reggere da solo (a parte A new hope, pensato per essere parte di una saga, ma realizzato come unico capitolo). Revenge of the Sith, quindi, ristabilisce l’equilibrio alla Forza - e la definisce come destino immutabile di cui i Jedi e i Sith non sono che marionette scarsamente consapevoli: Anakin sconfiggerà i Sith (perché è lui che uccide Palpatine, mica quel pischello di Luke che ha fatto il corso di Jedi per corrispondenza alla Scuola Radio Elettra di Dagobah) facendo esattamente quello di cui Obi-Wan Kenobi lo accusa, ovvero passando al Lato Oscuro.

Ergo, la saga è completa, ed è integralmente da valutare - e non film per film. La nuova trilogia, per quanto visibilmente più deboluccia, non è poi peggio della vecchia; gli attori non sono granché migliori (hint: i doppiatori italiani uccidono letteralmente Hayden Chirstensen - guardate tutto in originale, e poi venitemi a dire che è peggio di Mark Hammil, forza); i dialoghi non sono eccelsi in nessuno dei sei film.

Se non altro, la nuova trilogia ci permette di valutare di nuovo (e, secondo il mio parere, al ribasso) la vecchia trilogia. Basta avere l’accortezza di non volere prendere questi tre nuovi film e volere che reggano sulle loro sole forze.

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Enterprise Regained/1

Tolgo 43 minuti da un lunedì noioso per spiegare perché l’ultimo episodio di Star Trek: Enterprise sia un “gran bell’episodio del cazzo”. Ovviamente, è un post pieno di spoiler, quindi lo leggete a vostro rischio e pericolo. Se avete cuore e fegato a sufficienza, andate avanti a leggere - altrimenti, se volete conservare intatta l’impressione che Star Trek non sia arrivata al capolinea, o se siete fan di Enterprise, fermatevi qui, e rimanete delle anime belle.

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Enterprise Regained/0

Ho buttato 43 minuti circa di tempo, e mi sono visto l’ultimo (ma proprio l’ultimo) episodio di Star Trek: Enterprise, ovvero These are the voyages….

Farò una recensione approfondita quando avrò altri 43 minuti di tempo, ma la versione extra-condensata è: che gran bel cazzo di puntata.

E, per inciso, rivoglio quei 43 minuti della mia vita.

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Enterprise Lost/2

Ecco i trailer degli ultimi due episodi di Star Trek: Enterprise, che andranno in onda il prossimo venerdì su UPN: Terra Prime e These are the voyages….

Non c’è bisogno di aggiungere che, probabilmente, saranno gli ultimi due nuovi episodi di Star Trek (anche se di un’idea malsana di Star Trek) in televisione per molto tempo.

Update 2005-05-11@11:22: ne parla anche il giudamaccablog, sul riformista (online per i soli abbonati) e sul suo blog. Come ho detto nei commenti del post, Enterprise è stato un prodotto mediocre, come serie televisiva di fantascienza, e inguardabile come serie di Star Trek. Lo ribadisco, ripescando il lungo pippone scritto quasi un anno fa, con la quarta stagione ancora da venire e più di un’ombra sul futuro di Enterprise (futuro confermato).

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Enterprise Lost/1

TrekUnited ha fallito.

Il finale che avevo riportato è stato confermato (e pare che la motivazione sia riassumibile in BB for Vendetta).

Cala, finalmente e giustamente il sipario su questa aberrazione di uno dei franchise più duraturi della televisione mondiale.

Quello che mi fa più ridere sono i fan di TrekUnited, che si sono lamentati che alcuni fan non hanno voluto continuare ad ingoiare la merda che la Paramount, Berman e Braga avevano deciso di propinarci:

A lot of our staff and members have taken a lot of abuse from others on forums and various places for standing up for what they believe in and something that they hold dear which is this wonderful world of Star Trek. Most of our members stand for what Star Trek is all about. Unity, peace and working together for a common cause and we did this against incredible odds which to be honest I thought was Paramount. I never dreamed that we would be fighting fans in this battle as well. This is NOT what Star Trek is all about.

Soprattutto l’appello finale allo Spirito Trek sa di patetica arrampicata sugli specchi - tipica da trekkie.

Now Playing: What a wonderful world, The Ramones

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Push the button

Una degna fine per una serie di merda come Star Trek: Enterprise (e giuro che mi sanguina il cuore a scrivere insieme queste tre parole):

Oh F*** it…Trip dies at the end and the episode is a holographic program on the holodeck of the Enterprise-D (yes…”D” as in how DUMB can you get!)which Riker and Troi are observing. The series itself is not a hologram program, but the likelihood of bringing it back after this bullshit is practically zero. You may now commense your saber rattling.

It’s a holographic recreation. They could always write that it was a different scenario being played out, but the bottom line is…that this will be the final episode if this is the final season (which is pretty certain, regardless of the hard work done by saveenterprise and united trek). I would say that is a pretty shitty way to go out…especially for a Star Trek series.”

evidenzia per leggere lo spoiler

Che usassero un reset button alla fine era temuto dai più - abbastanza ovviamente. Molti pensavano che, alla fine, la Temporal Cold War avrebbe fatto… no, non il suo porco dovere, Marta… riavvolgere il nastro, e far finire nel dimenticatoio tutto quanto (magari con una bella azione eroica di Archer, che salvava l’universo per poi esser dimenticato); invece, con la fine del super-plot della guerra fredda temporale al termine della terza stagione, le quotazioni di un finale “regolare” erano risalite.

Il tutto sarebbe consistente con le guest star annunciate per l’ultimo episodio: Marina Sirtis e Jonathan Frakes.

Tempo fa scrissi che avevano cominciato a scavare dopo aver raggiunto il fondo; ora sono arrivati in Cina, a furia di trapanare (non dico cosa).

ain’titcoolnews, via itatrek

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Happy Endings/2

Sempre a riguardo della cancellazione di Star Trek: Enterprise, ecco la posizione di J. D. Iliad Frazer su Userfriendly.org.

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Happy Endings

Pare che la UPN abbia finalmente messo fine a Star Trek: Enterprise.

Il grafico degli ascolti a picco, nonostante la “cura Manny Coto” (che, secondo alcuni fan, avrebbe decisamente giovato alle storie), avrebbe decretato la fine (anticipata, rispetto alle sette stagioni “standard” delle ultime tre serie) della quinta incarnazione della saga creata quasi quarant’anni fa dall’immaginazione di Gene Roddenberry.

Le preghiere dei fan di Star Trek sono state ascoltate; c’è da sperare che non vengano ascoltate quelle dei fan di Enterprise (i due insiemi non sono assolutamente coincidenti).

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Fandom

Ovvero fan domain.

Ehi tu! Si, proprio tu!

Tu che hai visto Guerre Stellari, e poi hai urlato “Ben, perché non gliel’hai detto!” in L’Impero colpisce ancora e ti sei sfrantumato le scatole con gli Ewoks in Il ritorno dello Jedi… Tu, che hai preso le videocassette, poi il cofanetto delle edizioni speciali, poi il cofanetto delle edizioni speciali in widescreen, poi il biglietto di La minaccia fantasma (quante lacrime, pensandoci, eh?) e, non contento, pure quello di L’attacco dei cloni (e giù altre lacrime).

Adesso stai pensando di spendere i tuoi sudati evro per il cofanetto DVD, perché… Perché… Beh, dopo aver speso tutti questi soldi per tre film di space opera, cerchi ancora un giustificazione logica per le tue azioni? Va là che sei un bel tipo…

Dicevo: vuoi prendere il cofanetto DVD, ma non sai dove Lucas ha deciso di torturare quanto rimane della tua fanciullezza e adolescenza, per poter far soldi con la tua maturità e con la fanciullezza dei tuoi figli?

Allora, ci sono questi tre articoli da leggere e da vedere, giusto per avere un’idea di cosa può fare un regista senza nessun rancor che lo tenga a bada.

Ah, quasi dimenticavo: ci vediamo per Il ritorno del Sith, vero?

dvdanswers, via slashdot.

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Anniversari

Cinque anni fa, la Luna veniva strappata alla sua orbita dopo l’esplosione di un deposito di stoccaggio di scorie nucleari. Da quel momento, il nostro ex-satellite vaga negli abissi interstellari.

Quattro anni fa, al Polo Sud cadeva un meteorite super-denso, che distruggeva il continente antartico e gettava nel caos climatico e politico il pianeta, in quello che successivamente venne chiamato Second Impact - voci riguardanti un “gigante di luce” ed esperimenti inerenti la teoria del professor Katsuragi sul Super Solenoide sono state dichiarate infondate dall’organizzazione denominata Seele.

Da queste parti, non si ritiene la scelta della data del secondo evento del tutto casuale.

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Paycheck

Uno guarda un film, in DVD, con Ben Bisteccone Affleck - sempre più carygrantizzato, anche se stavolta dichiaratamente, con una Uma Thurman che risulta essere bellissima anche quando dovrebbe apparire brutta, diretto dal miglior John Woo hollywoodiano (ché bello e bono come Chow Yun Fat in The Killer c’è poco, e del periodo americano del regista di Hong Kong si salva solo Face/Off).

Uno guarda un film, dicevo. Si diverte, molto. Però, non può fare a meno di chiedersi, a un certo punto, perché gli piaccia la science fiction (succede tutte le volte che vedo un film sci-fi che mi piace, non temete). Meglio (e più in generale) perché a lui e a quelli come lui piaccia la sci-fi.

E il film in questione gli dà la risposta, servita su un piatto d’argento, tramite una battuta (del cattivo):

Michael Jennings is not a super agent, he’s an engineer.

Un ingegnere, capite? E si fa Uma Thurman. Con, in più, due non detestabili side effect: salva il mondo, e si becca pure 90 milioni di zucche.

Come può non piacere, un film del genere?

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Fantasciemenza #0

Come per la rubrica de Le Scienze, “un cd, un libro, un film (di sci-fi) da buttare”. Per la precisione, mi concentrerò soprattutto sui primi due, ché i compact disc di fantascienza è dura trovarli. In generale, vorrebbe essere una guida per non ripetere gli errori fatti dal sottoscritto - a meno che non vi sentiate avventurosi.

Supernova

di Thomas Lee, con James Spader e Angela Basset

Nella fantascienza cinematografica, la componente visuale è, alle volte, più importante di quella narrativa. Prendiamo un capostipite del genere come lo è Star Wars: la storia è quella del principe a cui viene nascosta la sua vera identità e che viene cresciuto lontano dal padre, che parte per salvare la principessa dal malvagio cavaliere nero, venendo aiutato dal vecchio mago saggio e da uno scavezzacollo. Aggiungetegli, però, un X-Wing, una stazione spaziale grande quanto una luna, cannoni e spade laser, e avrete un paio d’ore di estasi visiva.

Il problema, nella fantascienza cinematografica moderna, è che la componente visiva sta diventando una mera scusa per sopperire alla mancanza di storia e di personaggi. Enters “Supernova”, un film in cui una nave stellare di soccorso viene chiamata per una missione di recupero, e scopre un artefatto alieno in grado di modificare i tessuti umani, ringiovanendoli e rafforzandoli, ma che - in realtà - si rivela essere una bomba “universale”. A parte l’idiozia varia che permea la storia, il vero scandalo è rappresentato dall’equipaggio. Composto da un capitano che sembra essere un personaggio interessante, ma che viene accoppato dopo cinque minuti, da pilota ex-tossicodipendente (Spader), con il carisma di un blocco di porfido (ma con una passione per la grappa alla pera), da due infermieri che non fanno altro che accoppiarsi come ricci, da una dottoressa (Basset) con più problemi dei suoi pazienti, da un ingegnere nerd che ha programmato il computer tanto da renderlo più carismatico del resto dell’equipaggio messo insieme, e da un ragazzo che vorrebbe fare il cattivo della situazione, ma che ispira solo una gran noia per la sua insipienza. Tutto questo fa da contraltare a una sequenza di “balzo iperspaziale” ben realizzata per quanto riguarda la CGI, ma che, sinceramente, non basta per giustificarne la durata di un’ora e mezza. Poi, all’improvviso, appaiono (in coda) i titoli di testa; al che, ti rendi conto di come gli ultimi novanta minuti siano stati il teaser di un film che, alas, non esiste.

imdb.

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Episodio III

Il film più atteso tra i film che verranno rilasciati il 19 maggio 2005, si intitolerà Star Wars Episode III: Revenge of The Sith.

Maggiori informazioni, qui (attenzione, al momento starwars.com è sottoposto allo slashdot effect; nel caso, riprovate più tardi). Io vado ad accendere un cero a San Obi Wan Kenobi, protettore dei colpiti da una lightsabre

starwars.com, via slashdot, heartstars.

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Il fondo del barile

Bill Shatner avrebbe parlato con Rick Berman riguardo delle idee per una sua apparizione in Enterprise. Sempre nello stesso articolo, si parla anche di un’apparizione di Brent Spiner come bis-bisnonno di Noonien Sing, il creatore di Data.

Commento - praticamente unanime - dei fan: pensavamo avessero toccato il fondo, adesso stanno cominciando a scavare.

imdb, trektoday.

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Giorni di un futuro passato: Brain Leech

2017, febbraio - Un team di ricercatori anglo-canadese (e, indipendetemente, un team francese) mette a punto il primo sistema di lettura/scrittura dei tracciati cerebrali. Il loro lavoro, teso a sviluppare le tecniche di diagnosi delle patologie mentali, viene utilizzato su un campione di centoventitre pazienti in cura presso gli istituti psichiatrici di Toronto; tramite un complesso apparato, composto da un risuonatore quantico e un supercomputer, diviene possibile eseguire una completa mappatura dell’attività cerebrale durante lo stato di veglia del paziente, e, dopo un’accurata calibratura, è addirittura possibile visualizzare su uno schermo le immagini generate dai processi cerebrali. I risultati delle ricerche vengono pubblicati sul numero di marzo di Nature; sul numero di aprile di Scientific American, filosofi, psicologi e scrittori di fantascienza vengono intervistati sulle possibili implicazioni di quello che viene chiamato “brain leech”; famosa la dichiarazione di Bruce Sterling, che scrive: “il ‘leech’ sarà, possibilmente, l’invenzione che maggiormente avrà impatto sulla vita degli esseri umani, fin dai tempi della ruota. Fino ad ora abbiamo vissuto nella convinzione che quanto accadesse nella nostra mente fosse solamente nostro; ora, invece, anche l’ultimo baluardo della privacy è caduto.” Gli scienziati assicurano: prima che un sistema di lettura abbastanza piccolo da entrare in una sola stanza venga costruito, passeranno almeno cinquant’anni.

2017, novembre - Il “brain leech” viene usato per la prima volta per la registrazione di una fase REM di un adulto sano. Il sogno registrato dura quarantasette primi e cinque secondi (è ambientato su una barca da diporto, ed è direttamente connesso ad un ricordo di gioventù del soggetto denominato “alfa”), e occupa circa ottantacinque gigabyte di spazio fisico. Un’equipe di fisici giapponesi sostiene di aver costruito un risuonatore quantico abbastanza piccolo da entrare in una scatola delle dimensioni di un armadio, tramite l’utilizzo di nanocristalli di diamante; tuttavia, l’esistenza di un prototipo non viene confermata.

2018, gennaio - Viene dimostrata l’impossibilità di playback forzato di una registrazione di un “brain leech” sul cervello: lo stato quantico memorizzato non può più essere riprodotto a distanza di tempo né sul cervello generatore dello stato, né su un cervello bersaglio. Un team di ricerca, finanziato dall’ARPA, l’agenzia per la ricerca del dipartimento della difesa statunitense, tuttavia, sostiene che sia possibile trasmettere stati quantici tramite una connessione quantistica (usando particelle entangled), simile al procedimento di crittografia quantistica realizzato cinque anni prima.

2018, dicembre - L’FCC americano approva il primo “dispositivo di lettura e memorizzazione dello stato neurale” portatile: ha le dimensioni di una ventiquattrore, viene alimentato dalla linea di corrente casalinga, e contiene memoria di massa sufficiente per la registrazione di sette notti di sogni (il supporto per memorie removibili è acquistabile a parte); il costo è di 1984 dollari e 95 centesimi su Amazon.com. Il primo stock di diecimila pezzi viene esaurito in due ore e mezzo.

2019, maggio - Il Dipartimento di Giustizia americano, il Comitato sulla Giustizia dell’Unione Europea e le equivalenti strutture della Confederazione Africana, della Repubblica Popolare Cinese e degli altri stati mondiali, ratificano la prima legge planetaria; oggetto della legge: l’impossibilità, da parte di terzi, di registrare e/o ristramettere il prodotto della mente di un essere umano senza la previa accettazione del creatore del prodotto. In giugno, signor Stanley Harrison chiede ed ottiene un indennizzo di un miliardo e novecento milioni di dollari da parte della AOL/Time Warner (che si trova a dover chiedere l’amministrazione controllata), rea di aver usato come base per un film, un’idea del signor Harrison, avuta dallo stesso durante una sessione di registrazione di un sogno. Il giudice Morris, al momento della sentenza, dichiara: “fino ad oggi, tutti i parti della mente umana avevano un prezzo, ivi incluse le idee; da oggi, stabiliamo che le idee, pur avendo mercato, non hanno prezzo.” Alcuni commentatori sostengono che un miliardo e novecento milioni per un’idea siano, invece, una buona definizione di prezzo.

2022, febbraio - A cinque anni di distanza dall’invenzione del brain leech, un gruppo di studenti del Caltech realizza un’interfaccia uomo/macchina completamente basata sull’interazione neurale. La “WetWired Inc.”, fondata dagli studenti e finanziata dalla Apple, permette di comandare dispositivi elettronici e ottici, di accedere ad Internet e di pilotare programmi stando comodamente seduti in poltrona. Viene registrato il primo concerto per pianoforte onirico e orchestra: il pianista Stanislav Mensky sogna il concerto KV 466 di Mozart e viene accompagnato dalla Berliner Philharmoniker.

2026, luglio - Prima di sottoporsi ad un intervento al cervello, il trentatreenne italiano Marco Salieri registra quello che viene definito uno “snapshot”: un’istantanea completa dello stato neurale da svegli. L’operazione, purtroppo, non va a buon fine: il giovane muore per complicazioni durante l’intervento. Lo snapshot viene mantenuto attivo dai famigliari, ma si forma un vuoto giuridico: pur essendo morto, Salieri è ancora neurologicamente attivo; la macchina che conserva lo snapshot, infatti, è connessa ad Internet e ad una serie di apparati sensoriali che permettono l’aquisizione di nuovi dati. Marco interagisce con gli inviati del Comitato di Bioetica dell’Unione Europea, che devono stabilire lo status giuridico della nuova forma di vita. La Chiesa Cattolica romana, quella anglicana, vari imam musulmani e altre organizzazioni religiose chiedono l’immediata terminazione del supporto a quello che il Papa Pio XIV definisce “un abominio contro le leggi di Dio e dell’Uomo”. Il due novembre, giorno dei morti, un attentato di fondamentalisti cattolici del Fronte della Vera Croce fa esplodere il generatore dell’ospedale che mantiene l’immagine mentale di Marco Salieri; fortunatamente, il generatore di riserva non viene toccato, e, a parte una interruzione nel feed sensoriale di cinque secondi e tre decimi, lo snapshot rimane intatto. Il pontefice loda l’azione degli appartenenti al FVC durante l’Angelus, e chiede che tutti i veri cristiani che assistono a questo scempio dell’anima di un essere umano si rifiutino di continuare a parteciparvi.

2027, gennaio - Marco Salieri viene ufficialmente dichiarato vivo, seppure nelle stesse condizioni di un malato cronico che deve dipendere da un macchinario per sopravvivere. Viene dichiarato, inoltre, capace di intendere e di volere, e responsabile delle proprie azioni e della propria esistenza. Viene trasportato a casa dalla famiglia. Il sistema informatico che ne sostiene l’immagine neurale viene dotato di tripla ridondanza energetica, nel timore di altri attentati. Un’azienda giapponese fornisce, gratis, alla famiglia un robot antropomorfo in grado di muoversi, pilotato da un’interfaccia neurale. Marco Salieri, tramite la sua “appendice robotica” si presenta al lavoro (uno studio legale milanese) il sei febbraio successivo.

2030, marzo - Primo caso di trasmissione telepatica tra due esseri umani. Tramite una connessione diretta neurale, le due cavie dell’esperimento Adam e Bob, posti in due edifici a duemila chilometri di distanza, condividono lo stesso pensiero.

2030, maggio - Una setta che si definisce “Gli Illuminati” mette a punto un sistema di interconnessione neurale chiamato “Comunanza”; grazie ad esso, i cinquanta membri della setta, fondono i pensieri in un’unica supercoscienza collettiva, utilizzando, oltre ad una serie di leech e di sistemi connessione quantistici, anche un varietà di droghe psicotrope. Durante una serie di trance collettive, mettono a punto il funzionamento teorico di un generatore a fusione miniaturizzato, una teoria fisica in grado di legare elegantemente relatività e meccanica quantistica e un nuovo tipo di smalto per unghie a strato monomolecolare, in grado di cambiare colore in base all’umore. I risultati vengono messi liberamente a disposizione su Internet. La setta compie un suicidio di massa il quattro di giugno, anche se alcuni sostengono che tutti gli appartenenti alla setta si siano fusi i lobi dell’encefalo nel tentativo di risolvere l’Ipotesi del Continuo.

2031, novembre - Nasce “BrainNet”, un network integrato in grado di connettere i vari brain leech, siano essi fissi che portatili. Il network cresce in maniera esponenziale, anche se contemporaneamente, crescono sacche di dissenso nell’utilizzo di questo sistema. Alcuni nodi di “BrainNet” vengono fatti saltare con il plastico da parte del neonato Mind Freedom Movement. La Cina, dopo aver perso il controllo del nodo primario di BrainNet, decide di chiudere ogni accesso da e per l’interno del paese; in seguito a questo evento, una rivolta su larga scala da parte del trentatrè per cento dei cinesi con accesso a BrainNet, in sole 48 ore mette in ginocchio l’economia cinese per cinque anni. Il governo popolare, guidato da Mao Lin Tze cade sotto la pressione interna e internazionale. Il nodo primario di BrainNet viene ripristinato 72 ore dopo la sua chiusura. La Rivoluzione dei Due Giorni conterà di soli due deceduti: il tecnico ospedaliero Xing Chai So (emorragia cerebrale nel tentativo di bloccare le quattordici linee di produzione di un’industria metallurgica) e il generale, responsabile del nodo BrainNet, Lao Xi Dong (emorragia cerebrale dovuta ad un corpo estraneo in piombo entrato ad alta velocità nella testa).

2033, luglio - Viene messa a punto, da un team di duecento tra fisici e ingegneri, un apparato di lettura basato su nanomacchine iniettate direttamente alla base del cranio, sulla medulla oblungata; le nanomacchine si replicano fino a creare una rete che connette vari punti del cervello. In seguito, una piccola banda metallica, posta intorno alla testa (e scherzosamente chiamata “aureola”) legge i dati inviati dalle nanomacchine. Il tutto è alimentato dall’elettricità naturale del cervello e da un network di induzione elettromagnetica disposto a celle su tutta la superficie terrestre.

2038, 13 settembre - Il novanta per cento dell’umanità è connessa per più del novanta per cento del tempo al BrainNet. L’ormai novantenne William Gibson dichiara in un pensiero diffuso su tutta la Terra: “Ci muoviamo in un mondo nuovo. Un mondo in cui gli esseri umani così come li conosciamo stanno varcando i limiti imposti dall’io personale per fondersi in un’unica coscienza collettiva. Non c’è nulla che una tale super-intelligenza non possa fare: ogni suo desiderio è tramutabile in realtà, ogni idea realizzabile senza sforzo apparente, ogni sfida raggiungibile con la semplice applicazione. L’evoluzione biologica del genus Homo è giunta alla sua naturale conclusione: l’inviolato cammino verso la divinità.”

Quello che un tempo era l’Uomo e che adesso era l’Uno, distolse l’attenzione dal pianeta che aveva gli fatto da culla. Miliardi di coscienze fuse in una alzarono lo sguardo verso il cielo, e videro le Stelle. Un banale sforzo mentale percorse le connessioni cerebrali che, luminose, attraversavano il globo; venne trovata la risposta su come attraversare il nero vuoto intorno alla Terra, e raggiungere in breve tempo quei punti di luce lontani, e i pianeti che lì vi si trovavano. Era giunto il momento di lasciare la propria casa, e di cercare compagnia nell’Universo.

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Sci-Fi #2

Dal Corriere della Fantascienza apprendo, con soddisfazione, che due vecchie conoscenze del mondo di Star Trek, ovvero René Echevarria e Ira Steven Behr (sceneggiatori e co-executive producer di “Star Trek: Deep Space Nine”) stanno lavorando, insieme a Francis Ford Coppola, ad una miniserie dal titolo 4400. Il numero si riferirebbe ad altrettante persone scomparse dalla faccia della terra in varie epoche, che riappaiono senza che sia passato per loro un giorno dalla loro scomparsa (sembra quasi l’incipit di “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo” di Spielberg, con le navi e gli aerei scomparsi che vengono ritrovati in vari angoli del globo).

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Me and my (many) Self

La meccanica quantistica, tra le altre cose, ci dice che, fintanto che non osserviamo una particella, essa assume contemporaneamente tutti gli stati possibili. È un po’ romanzata, ma è così. Questa proposizione ha fatto sì che alcuni fisici proponessero l’idea che esistano molti universi possibili, ognuno dei quali fosse basato sul fatto che una data particella assumesse uno stato oppure un altro; quello in cui viviamo, quindi, non sarebbe che un universo in cui la particella è stata osservata e per questo ha assunto un determinato stato. C’è molto scetticismo su questa ipotesi. Innanzitutto, non è verificabile empiricamente; in secondo luogo, quanti universi ci sarebbero? Secondo un calcolo approssimativo, ci sarebbe un numero di atomi, nel nostro universo, pari a dieci seguito da cinquantacinque zeri, e ognuno di essi potrebbe avere molti differenti stati; quanti di questi universi potrebbero essere quelli in chi esiste vita umana? E, infine: esiste la possibilità di vedere o visitare questi universi? E se fosse possibile, si potrebbe tornare a quello di partenza?

Io ho la risposta. La risposta è una macchina che ho inventato. Mi permette di viaggiare tra gli universi paralleli. Ovviamente, quelli “vicini”, quelli simili al nostro, quelli in cui non è cambiato molto, ma è cambiato a sufficienza per modificare la vita di una persona. La mia.

Emmanuele-alfa È la prima delle mie copie che incontro. L’universo in cui vive è praticamente identico al mio. Lui ha continuato a seguire il corso di ingegneria informatica, e, anche se è fuori corso e si lamenta spesso, ha intenzione di finirlo prima di avere dei nipoti. Ha conosciuto una ragazza, nel suo corso, e adesso esce con lei ogniqualvolta può prendere la macchina a suo fratello. Quando mi vede, non si spaventa; mi chiede se, percaso, ho viaggiato nel tempo. Anche lui è un lettore di libri di fantascienza, e quando gli dico da che universo vengo, fa come un cenno d’intesa. Mi racconta della sua vita, e io della mia. Divergono solo fino a giugno dell’anno scorso. Mi indica da lontano la ragazza: non vuole spaventarla. “Questo universo non è pronto per due Emmanuele”, mi dice, con un sorriso. Mi chiede come funziona la macchina di traslazione dimensionale, e io gli lascio un cd in cui sono scritte tutte le formule (non sai mai cosa può succederti in una dimensione parallela). Mi saluta, augurandomi buon viaggio, e mi dice che, forse, un giorno ci incontreremo di nuovo, in giro per qualche universo.

La macchina di traslazione dimensionale funziona grazie ad una piccola singolarità. La singolarità connette lo stesso punto in tutti gli universi: questo permette di spostarsi senza rischiare di finire in un momento in cui la Terra si trova in un’altra posizione rispetto al Sole, o al resto della galassia.

Emmanuele-beta non lo trovo in zona. Con un po’ di faccia tosta, chiamo a casa, e vengo a sapere che mi sono trasferito a Bologna, per finire gli studi. Vivo in un pensionato per studenti, e non mi faccio mai sentire (questa è mia madre). Prendo il treno e arrivo in città. Faccio un controllo sul mio cellulare, e scopro di avere lo stesso numero, ma che anche in questo universo lo tengo spento. Mangio qualcosa: fortunatamente, i soldi sono una costante. Il presidente del consiglio mi appare sorridente, con quella sua folta chioma e quell’aria da “grande sindaco del centro-sinistra”. Richiamo, senza grandi speranze, mentre penso di trasferirmi in questo universo; contro ogni previsione, il telefono squilla. Mi risponde E-beta. Mi presento. Non mi crede, e mi riattacca il telefono in faccia. Evito di tentare l’improvvisata, e di piombare dove abita. Apro la porta di traslazione, e me ne vado.

Gli universi sono virtualmente illimitati, date le possibili combinazioni. Eppure, le combinazioni che risultano nella vita umana e in una storia generale della civiltà sono abbastanza esigue da essere visitabili in una vita intera.

Scopro che Emmanuele-gamma vive a Milano. Ha già preso la laurea, in fisica, e sta lavorando ad un sistema di traslazione spaziotemporale. Nel tempo libero, cerca di fare il dottorato. Lavora part-time in un’azienda informatica: quanto basta per sbarcare il lunario. Quando lo incontro, quasi gli viene un infarto. Mi subissa di domande. È strano come la tua stessa voce possa darti sui nervi, dopo due ore di interrogatorio. E-gamma è felice come una pasqua, e mi dice che le mie idee combinate alle sue potrebbero funzionare. Mi scongiura di rimanere a dargli una mano: “due teste sono meglio di una, specie quando sono la stessa”. Rispondo che ho da fare, e che ho molti universi da visitare. Lo lascio con un sorriso stampato sul volto, e con l’aria di chi sta pensando a un milione di cose contemporaneamente, una delle quali è un discorso da tenere in Svezia, davanti alla regina.

Esistono anche universi in cui la similitudine con un proprio doppio avviene in un contesto storico differente. Capita se e solo se la propria vita e quella del proprio doppio non hanno, fino a quel momento, influito in maniera rilevante nella storia.

Nell’universo di Emmanuele-delta il petrolio è finito nel 1992. Il gas naturale nel 1996. C’è stata una guerra mondiale, nel 1983, fortunatamente senza l’impiego massiccio di armi termonucleari (secondo i libri di storia, ne sono state lanciate centosei, prima della doppia resa dell’Unione Africana e del Commonwealth israeliano). E-delta è un ragazzo magro, che lavora come tecnico in una centrale solare vicino alla capitale, Firenze. Ha una famiglia e un bambino piccolo, di nome Giuseppe. È figlio unico, a quanto pare. Ha la testa a posto, ben piantata sulle spalle. Suona la chitarra ogni tanto.

Il principio di congruenza dice che due universi, con simili probabilità di base, offrono un alta probabilità di congruenza sia nel contesto sia nell’esistenza dei propri doppi.

Emmanuele-epsilon è un geometra. Da quasi quattro anni ha sostenuto l’esame dell’ordine, e lavora in uno studio. Ritiene di potersi mettere in proprio subito dopo i trenta. Esce il venerdì sera con la stessa compagnia di quando andava alle superiori, e il sabato sera si divide tra una cena e la fidanzata storica (stanno insieme dalle medie). L’unico programma per computer che usa è Autocad (ammette di non capirci dentro molto in quelle macchine infernali), e di fisica sa quel tanto che basta per calcolare il carico di una trave. Le nostre vite divergono verso le elementari: lui non ha mai avuto un focolaio polmonare, e quindi ha iniziato ad uscire con i compagni di classe senza per questo passare la settimana dopo a letto con trent’otto di febbre. Non ha mai costruito un LEGO Technics, e legge due libri all’anno, durante le ferie. Ciononostante, mi crede. Mi racconta delle superiori, mi presenta alla sua ragazza. Quando mi chiede qualcosa di me, rimango sull’evasivo; sarà perché un po’ lo invidio.

Ovviamente, anche l’inverso del principio di congruenza è vero: presi due universi con differenti probabilità, quasi certamente mostreranno pochissima congruenza tra di loro.

Emmanuele-eta è, in realtà, Emmanuela. Meglio, Valeria. È una ragazza carina, ma ha quei capelli mossi che la fanno dannare. È intelligente, e si sta laureando in ingegneria aerospaziale. Vuole andare a vivere all’estero, vuole girare il mondo. Quando ride è perfino attraente; in questo, si vede che il Principio di Congruenza è decisamente veritiero. Non fosse che il nostro DNA ci renderebbe praticamente cloni, siamo decisamente differenti. Parlo un po’ con lei come farei con una sorella, e scopro che è single; vive per lo studio e per il lavoro; si lamenta che ingegneria sia un club ancora per maschietti. Parla tre lingue, ed ha trovato pure il tempo per diplomarsi in clarinetto al conservatorio. La invidio immensamente.

Non c’è da stupirsi se in un universo non esiste un proprio doppio: le probabilità che un singolo umano venga al mondo in un determinato contesto, alle volte, sono così differenti tra un universo e un altro, da rendere ognuno di noi praticamente unico.

Emmanuele-zeta ha cinque anni, e li avrà per sempre. È caduto dalle scale, e invece di fermarsi a dieci centimetri dal termosifone, ci è finito contro, rompendosi l’osso del collo. Mentre sono davanti alla lapide, sento una mano sulla mia spalla destra: è Emmanuele-alfa. Mi sorride, e rimaniamo per dieci minuti in silenzio, fermi lì, in piedi.

Dopo l’ultimo viaggio, ho spento la macchina di traslazione dimensionale. So che Emmanuele-alfa è ancora in giro, là fuori. Una volta, ha visitato anche questo universo: siamo usciti a cena, e lui mi ha raccontato di aver visto tanti altri universi, molti dei quali a bassa probabilità. Una volta, è finito su una Terra stretta tra i ghiacci, dove gli esseri umani sono costretti a vivere lungo la fascia equatoriale; in un altro universo, gli uomini sono già sulla Luna da quasi quarant’anni, e c’è stata un po’ di tensione con le colonie. Dopo cena, mi ha salutato, e mi ha invitato al suo matrimonio; gli ho fatto le congratulazioni, ma ho risposto che ci penserò. Mi ha stretto la mano, e ha attraversato la porta di traslazione.

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Where no american has gone before

Domenica, in un momento di debolezza, mi sono messo a guardare i tre episodi di Enterprise trasmessi da La7, in replica: Strange, new world, Unexpected e Terra Nova (maggiori informazioni sulle trame qui. Incredibilmente, non sono stato il solo, secondo i dati Auditel (share del 6%).

Mentre riguardavo queste tre repliche, mi sono ritrovato dinanzi ai dubbi che avevo già “sentito” alla prima visione della quinta incarnazione della saga creata da Roddenberry quasi quarant’anni fa. Il primo, e più legittimo, dubbio lo si prova per la continuity; capisco che questo tipo di dubbi possano essere sentiti a seconda di quanto si è fan di Star Trek, ma vi assicuro che per uno show che conta su una fan-base così potente come quella dei trekker, fare casino con la continuity (ovvero, con il contesto creato in quasi quarant’anni di storie) è sinonimo di fallimento. Il solo merchandising di Star Trek ha fruttato alla Paramount qualcosa come tre miliardi di dollari, fino ad ora; e i rating negli States indicano che o alla Paramount decidono di fare qualcosa di serio (come, ad esempio, licenziare Brannon Braga, il maggior responsabile dell’abisso in cui è finito Star Trek) oppure cominceranno a rimetterci più del possibile.

Un altro motivo per cui Enterprise non mi piace, e continua a piacermi sempre di meno, è qualcosa che agli americani penso sfugga, ma agli europei e, in generale, al resto del mondo, non credo faccia piacere; se si nota, mano a mano che la serie procede, ci si rende conto di come il processo di relativizzazione dei punti di vista, che negli anni ha portato a rappresentare gli esseri umani non come “i buoni” si sia invertito, e abbia condotto ad un nuovo modo di ritrarre la razza umana in Star Trek; il nuovo paradigma, se così si può dire, contempla gli esseri umani come unica e sola autorità morale. Tutti gli alieni sono macchiette, estremizzazioni di comportamenti umani, e, in generale, chiunque non sia umano e si scontra con questi ultimi, ne esce, eticamente parlando, a pezzi; e, poiché gli esseri umani sono rappresentati da americani, il passo verso il vetero-americanismo è talmente breve da risultare ovvio: gli americani sono l’unica autorità morale, e gli unici ad essere sostenuti da un’etica inappellabile.

Questo è, essenzialmente, il motivo per cui Enterprise non mi piace. Siamo lontani anni luce dal relativismo illuminato di The Next Generation, dall’oscurità di Deep Space Nine.

Dopo aver visto Terra Nova, mi sono rivisto un paio di episodi della settima e ultima stagione di DS9: The Siege of AR-558, Chimera, Inter Arma Enim Silent Leges. Non vorrei mancare di rispetto agli sceneggiatori di DS9 comparando queste opere di genio con i tre episodi di Enterprise, quindi mi fermerò qui; ma chi ha visto i tre episodi di cui parlo, beh: sa a cosa mi riferisco, e sarà d’accordo con me.

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